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Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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Home Attività Campeggi 2006. San Cassiano (Val Badia)

2006. San Cassiano (Val Badia)

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Dopo la felice esperienza di esordio dell’anno scorso, anche quest’anno la Parrocchia ha organizzato il campeggio: 10 giorni sulle dolomiti, a San Cassiano di Val Badia. E con esito se possibile ancora migliore: una casa più bella, in una zona splendida e con la partecipazione di ben 32 ragazzi, dalla V elementare alla II superiore.

Sono stati per loro (e per tutti) giorni intensi di passeggiate, divertimento, preghiera: le lodi subito dopo la sveglia, la voce di don Giancarlo (Denti, non Nasi) col suo pensiero sul beato Piergiorgio Frassati (sempre breve, intenso incisivo), la colazione con burro e marmellata, le ore di cammino in salita (per raggiungere il rifugio Pisciadù o il Santuario di Santa Croce), il fiatone, la Federica che è sempre già avanti con qualche amica e un capannello di amici insolitamente pronti e attivi, Garuti che è sempre dietro e canta il “Don Giovanni” (Garuti non per chiamare lui per cognome e gli altri per nome, ma lo abbiamo sempre chiamato così, Garuti), la Jessica che fa l’ultimo tratto in spalla a Fabio. Poi l’arrivo, i panini col prosciutto e la coppa (ma anche l’ultimo giorno no, non dovevate), il galak, i gavettoni (aperti a tradimento durante la prima foto di gruppo e chiusi, altrettanto a tradimento, da un insolito don Giancarlo Denti con una sporta piena d’acqua), il caffè e la grappa al rifugio (sì, sì, questo solo i grandi), il Rosario in quota (e noi grandi che quasi ci vergogniamo a proporlo, il Rosario, che noioso... e la Madonna che invece sa il fatto suo). Poi la discesa, i piedi che fanno male, un po’ di caldo (più caldo che freddo, in questa estate dolomitica, anche ad alta quota), la testa di Elia che trova ristoro nell’abbeveratoio, le vacche che aspettano la Giovanna ad ogni voltata del sentiero, e il rientro a casa, le docce, quelli che allagano la camera, quelli che chiudono (sempre) Niko nel bagno (Niko non per chiamare lui con un nomignolo e gli altri no, si chaima proprio così, Niko), e la Messa insieme nella sala grande, e la consacrazione di don Giancarlo che dona intensità di raccoglimento.

E le giornate senza gita (solo 4 in dieci giorni): i falò sulla libertà, la mattina in chiesa per le Confessioni (e qui un altro miracolo: 32 adolescenti per più di mezz’ora sparsi per la chiesa in silenzio totale. A pensare. Pensare, pensare..), il pomeriggio al pattinaggio, le partite a calcio con l’Alice che insegna ai maschi come si fa a giocare.

E le cene, il gruppo apparecchio-sparecchio, fame-fame-fame sete-sete-sete, i cuochi (Silvano, Iler e Afro) in cucina a tirare chili di pasta con chili di speck e salsiccia. E il pranzo della domenica, con quel coniglio spettacolare e il tiramisù del Tablé (spettacolare, chiedete a don Giancarlo).

E i giochi la sera, a squadre, con trenta ragazzi in una stanza che esci col mal di testa, e la caccia al tesoro finale, che poi pioveva come tutte le sere e a cercare il tesoro fuori bisognava andarci con la mantella e le pile, e la Francesca (Pantaleoni) che scivola e rimane a terra e pensi: ecco qua, è finita, e Iler che fa il brillante e regala le cioccolatine che poi erano i premi finali.

Poi finalmente Compieta, il programma per il giorno dopo e tutti a letto. Un po’ di pace. I cuochi seduti fuori con l’ultima bottiglia di grappa, don Giancarlo che prepara per dire un’altra Messa per loro che l’avevano persa. Gli educatori, cotti, a chiacchierare. Quindici – venti minuti poi urla dai piani superiori. E Fabio che parte per primo per le scale: “Quindi?”. E la calma che ritorna. Per qualche istante. E avanti così per un’ora, col dentifricio sulle maniglie e le bestie di satana sui balconi e l’Eleonora e la Chiara (Bellocchi) che non c’entrano e i Bompani che “sono state le femmine“.

In fine, un saluto a quelli che ci hanno accompagnato solo per qualche giorno: l’Angela, Valentino e l’Alessandra e Maurizio e la Caterina (con tutti i bambini rispettivi), l’Anna con Nicola e le bimbe, i genitori della Caterina. Un grazie a don Giancarlo Denti (che ha accettato di seguirci), a don Giancarlo Nasi (che gli ha chiesto di seguirci), a Fabio e la Giovanna, Andrea e la Francesca (nel senso di Guaito e la Pina) e Alberto e l’Elena. Ma il grazie più grande deve andare ad Alberto che si è fatto carico di tutte le cose più noiose che sono necessarie per le organizzazioni.

A.G.

 

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