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Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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Grest 2004. Il mantello di Paolo

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Un Grest diverso

Ha avuto successo il grest di quest’anno, un successo confermato dalla partecipazione costante di un buon numero di bambini e di adolescenti. La progettazione dell’attività è stata piuttosto impegnativa poiché, prendendo lo spunto da una traccia di lavoro già pronta, si è dovuto creare un testo nuovo dal titolo: “Il mantello di Paolo”. Autore della rielaborazione del testo: Giorgio Grisendi che intelligentemente l’ha trasformato in un’opera teatrale originale, dinamica, divertente.

Il palcoscenico mutava continuamente: a volte era il teatrino, spesso gli spazi circostanti la chiesa. Gli attori erano i bambini e gli animatori guidati dal bravissimo Andrea Guaitolini, in arte “Siro”. Ogni giorno Siro, con capacità dialettica e inventiva, portava tutti alla ricerca di Paolo di Tarso, ripercorrendo le tappe del suo lungo viaggio allo scopo di consegnargli il mantello che aveva dimenticato a Troade.

Naturalmente la storia del mantello è stata un pretesto per condurre i bambini a capire, con l’aiuto esperto del Don, i messaggi forti lasciati dal grande evangelizzatore nelle varie città da lui raggiunte.

In un primo tempo si temeva che il tema fosse troppo impegnativo e serio per un grest, invece nel tessuto dinamico dell’attività si è inserito il gioco guidato dalla bravissima Francesca Benassi che ha saputo rendere la storia più facile e divertente.

In sintesi, bilancio positivo sia per il comportamento partecipe e corretto dei bambini sia per la collaborazione dei bravi animatori e dei genitori che hanno offerto la merenda ogni giorno. In ultima analisi si pu proprio dire che quest’anno il grest, dato il tema, ha unito l’utile al dilettevole.

Gigliola Masoni

dall’articolo di “2 parole in famiglia” di ottobre 2004



Dalla S. Messa di San Luigi Gonzaga (domenica 12 settembre 2004)
celebrante Don Franco Gallingani
letture:
  • Es 32,7-11.13-14
  • Salmo 50
  • 1 Tm 1,12-17
  • Lc 15,1-32


  • accoglienza (Don Franco Gallingani)

    « Oggi il Signore viene a noi con dei doni grandi [...] ci dona anche di incontrare un giovane: Luigi Gonzaga, che ha vissuto la sua breve vita (23 anni) in una dedizione piena e totale al Signore, rinunciando a ci a cui tanti darebbero chissà che cosa per poter ascendere. Lui invece, con estrema fatica, con impegno e dovendo vincere innumerevoli resistenze rinuncia agli onori e sceglie la via dell’umiltà, la via della penitenza, la via della carità eroica. Ecco, allora al Signore oggi chiediamo che ci aiuti un po’ a fare nostri questi doni, ad accogliere con un cuore docile la sua parola, a lasciarci imprimere un po’ l’immagine di questo giovane. Questa esortazione è rivolta in particolare ai giovani presenti, ma poi a tutti quanti, i genitori che sono chiamati ad educare ai valori della fede e che non abbiano mai timore, non abbiano mai paura, certo con delicatezza, ma anche con quell’entusiasmo che viene dal viverli in prima persona questi valori. »


    preghiere dei fedeli

    « Preghiamo perché i ragazzi siano guidati da genitori ed educatori a scegliere programmi televisivi di qualità e a trovare attività costruttive alternative. Preghiamo.

    Signore, due giovani ragazze che hanno scelto di aiutare la popolazione irakena sono state rapite e stanno passando dei momenti di grande paura sia loro sia le rispettive famiglie. Illumina il cuore dei rapitori affinché capiscano che fare della violenza non porta mai a scopi positivi. Noi ti preghiamo.

    Signore su esempio di San Luigi fa che ognuno possa comprendere il proprio progetto di vita, possa utilizzare i talenti, fare scelte di bene, sentire il tuo perdono per le nostre debolezze, desiderare la gioia autentica che deriva dalla tua presenza in noi attraverso l’eucaristia. Noi ti preghiamo.

    Il Papa richiede sempre più spesso il dono della pace. Signore aiutaci a cercare la pace del cuore, ad avvicinarci sempre più al sacramento della riconciliazione perché solo con il tuo perdono possiamo imparare a comprendere i fratelli e a compiere azioni di pace autentica. Noi ti preghiamo.

    Signore, accogli nel tuo regno tutte le vittime dei soprusi e delle violenze più brutali che avvengono nel mondo, in particolare i bambini che sono i più indifesi. Aiutaci a comprendere i tuoi disegni che la nostra mente rifiuta e a condividere il peso della croce, delle sofferenze del mondo. Preghiamo.

    Il Grest appena terminato ci ha aiutato a pregare, a conoscere Paolo di Tarso, a vivere nell’amicizia. Per questo noi ringraziamo il Signore. Preghiamo. »


    offertorio

    « Oggi si è conclusa una grande avventura per noi ragazzi: abbiamo trascorso insieme due settimane di Grest e San Paolo è stato la nostra guida. Le sue lettere, i suoi messaggi ci hanno aiutato a scoprire ancora di più Gesù.
    Signore oggi ti portiamo all’altare una navicella che simboleggia il mezzo usato da Paolo per viaggiare in posti diversi per far conoscere la parola di Dio. Fa’ che anche il nostro cammino sia un viaggio verso di te.
    Ti portiamo la frase più significativa della lettera ai Corinzi: se non ho la carità non sono niente. Aiutaci a comprendere a fondo il significato e a metterlo in pratica.
    Ti consegniamo il pane ed il vino affinché tu possa trasformarli nel dono eucaristico per stare sempre dentro di noi e noi in te. Ti doniamo anche le nostre piccole offerte affinché la carità si concretizzi in piccoli segni di amore verso i fratelli. »


    omelia (Don Franco Gallingani)

    « Tutte e tre le letture di questa domenica diciamo... vanno all’unisono e ci presentano questo tema della misericordia. Tralascio un attimo la prima lettura perché ci porterebbe forse lontano, e allora vorrei riprendere, iniziando, questa affermazione dell’apostolo Paolo, in questo inizio della lettera a Timoteo. Dice nella seconda parte: "Gesù Cristo è venuto nel mondo per salvare i peccatori, e di questi il primo sono io. Egli ha voluto dimostrare in me, per primo, tutta la sua longanimità a esempio di quanti avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna". Ecco, questo è un bellissimo riassunto della missione di Gesù: Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori. Allora non ci stupisce quello che Gesù spesso nel suo Vangelo afferma a riguardo proprio di questa necessità: sono i malati che hanno bisogno del medico, non i sani. "Sono venuto non per i giusti ma per i peccatori". E non ci stupisce la pagina evangelica di oggi (abbondante, ma... si poteva fare una lettura parziale, ma sarebbe stata, credo, una bestemmia oggi di fronte a queste parole di Gesù).

    Innanzi tutto il contesto: Gesù parla ai farisei agli scribi a quelli, cioè, che all’interno del popolo ebraico erano coloro che si consideravano i capi, i puri, i santi, quelli che ritenevano di aver diritto, di aver diritto, della salvezza di Dio. Ne avevano diritto, e questo era il loro grosso limite, perché in questa situazione guardavano gli altri dall’alto in basso. Avevano elencato seicentotredici comandamenti o precetti, e Gesù anche su questo si scalderà. Dice: ma, avete fatto molta confusione tra il comando di Dio e i precetti degli uomini; avete messo un po’ tutto, appiattito tutto allo stesso livello. Ma, ecco, erano un po’ così. E disprezzavano, eh? Gli altri, tant’è che, appunto, di fronte al fatto che Gesù, invece, riceve i peccatori, mangia con loro, mormorano. Un termine che nella bibbia viene usato spesso, soprattutto nel libro dell’esodo, nel libro da cui è stata tratta la prima lettura: "popolo che mormora contro il Signore". Eh... un po’ aveva il significato che poi ha anche oggi. Nella mormorazione c’è sempre della cattiveria; c’è sempre una punta di disappunto con l’altro, ma diventa più grave quando la mormorazione è rivolta verso Dio e verso Gesù. Ed è proprio per questo che Gesù allora sente il bisogno, ancora una volta, di esprimere... ecco... quella che è la fondamentale sua missione che poi altro non è che l’incarnazione dell’amore del Padre.

    E allora ci sono queste tre parabole. Le prime due, o comunque la prima comincia con la domanda: chi di voi se ha cento pecore e ne perde una non lascia le novantanove nel deserto? Voi capite che è una domanda provocatoria perché a una domanda di questo tipo si fosse [...] la domanda: beh... avrebbero detto tutti nessuno fa così! E’ insensato lasciare le novantanove, lasciarle in fondo a rischio, e andare a cercarne una. Beh, posso trovare quella, ma quando torno se per caso invece di novantanove ne trovo novanta o anche solo novantasette, ne ho già perse due... per una non ne vale mica la pena! Ecco, val la pena darla persa. Nel calcolo della statistica delle probabilità bisogna mettere nel conto anche questo: qualcosa a volta va perduto. Ma Dio non ragiona... non fa le statistiche, non usa il calcolo delle probabilità. Per Dio ogni persona è una persona unica, irripetibile, come per ogni papà ed ogni mamma un figlio è unico e irripetibile, e non si fa una media ma c’è posto nel cuore per ciascuno; e il posto che uno occupa nel cuore di Dio, come nel cuore di un papà, di una mamma, non toglie nulla al posto che c’è anche per gli altri. Ecco, quindi Dio agisce in questo modo.

    Ma direi [...] dell’annuncio del modo di agire di Dio si raggiunge proprio nella terza parabola, quella che noi siamo abituati a chiamare la parabola del figliol prodigo. Oggi si è più inclini a riconoscerla come la parabola dell’amore del Padre o, al limite, alla parabola dei due fratelli, perché si dimentica spesso il terzo protagonista che è il fratello maggiore, ed è forse invece quello che, nella parabola, è proprio l’immagine di quei farisei, scribi, a cui Gesù si rivolge e forse è proprio l’insegnamento fondamentale che il Signore ci vuole donare. Certo c’è un figlio minore che fa degli errori madornali: se ne va, lascia il padre, lascia la casa paterna, dissipa tutto ciò che gli è stato dato (che è suo perché poi gli è stato dato, gli spetta ma non è frutto del suo lavoro, è dono dunque), sciupa tutto; ecco, e a un certo punto decide di tornare ma è una decisione, più che dettata dalla consapevolezza di aver tradito un amore, è dettata dalla pancia vuota. Poi dopo verrà anche questo, scoprirà, riscoprirà quell’amore, ma all’inizio ciò che vuole [?] è il fatto che lui qui non ha da mangiare; là i salariati, anche i servi, han comunque la pancia piena. Son servi, è vero, ma insomma... e allora va.

    Ed è interessante l’accoglienza che gli viene riservata. Intanto è un’accoglienza frutto di un’attesa: il padre lo vede da lontano; gli corre incontro. E’ vero? Non è andato a cercarlo come nelle prime due parabole dove c’è il tema della ricerca, ma c’è però una ricerca che è frutto dell’amore; che è questa attesa e questo vegliare ogni giorno per vedere se è venuto il momento che torni; è questo corrergli incontro; è questo lasciargli dire... ma poi fermato nel punto cruciale (se ci avete badato il padre lo interrompe nel momento in cui doveva dire: trattami come uno dei tuoi servi). Non glielo lascia dire e, invece, comincia a dare ordini: Presto! Il vestito più bello, i calzari, l’anello al dito (l’anello al dito lo sapete equivale a dire la firma sul libretto degli assegni, eh? E’ il sigillo), quindi restituita tutta la dignità, non c’è un momento di prova... adesso vediamo come ti comporti... no, no, no, no. Per Dio questo non esiste, l’amore di Dio è incondizionato, non dipende da noi, dalle nostre risposte.

    Certo, di fronte all’amore di Dio noi siamo richiamati alle nostre responsabilità, siamo richiamati ad uno stile di vita nuovo, è indubbio! Quella frase che Gesù tante volte ripete: "va’ e d’ora in poi non peccare più" è sacrosanta, però non è che il perdono sia legato solo a questo, o comunque non aspetta che arrivi questo: il perdono previene, il perdono precede! Dio aborrisce l’errore, i peccati, ma ama sempre l’errante, il peccatore, lo accoglie lo fa oggetto del suo amore perché sa che in fondo è l’esperienza dell’amore di Dio che può rimuovere dal cuore dell’uomo il desiderio di allontanarsi. Anche se poi si ripresenta questo desiderio, però è l’esperienza dell’amore che aiuta a camminare sulla via della conversione, del ritorno vero e autentico al Signore. Ecco, e allora fin qui, davvero, mi pare di poter richiamare me e voi a quest’esperienza della riconciliazione, l’esperienza dell’amore che perdona. Abbiamo bisogno di fare spesso quest’esperienza.

    Quando ero parroco a Salvaterra, i miei confratelli della zona, visto che noi avevamo l’abitudine di fare una liturgia penitenziale comunitaria mensile, e per grazia del Signore, non certo per merito mio ma dei parroci che avevano preceduto, era una liturgia a chiesa piena, gremita di solito, eh? Certi momenti di più, certi meno, però... e mi dicevano sempre: "ma insomma, sei il parroco di una comunità di grossi peccatori!". Io invece vorrei stasera complimentarmi con Don Giancarlo perché lui invece è parroco in una comunità dove non ci sono peccatori! Venerdì sera eravamo quasi pari sacerdoti e penitenti: eravamo quattro sacerdoti e nove penitenti. Quindi dovrei davvero rallegrarmi perché ha una comunità di santi e non di peccatori, e questo [...] è una battuta ma che vuole essere un richiamo forte. Certo ognuno può scegliere altri momenti, altri canali, per l’amor del cielo! Vedo che in San Quirino non raramente qualcuno anche dalle parrocchie fuori, anche... però... però credo anche che le occasioni che la comunità offre per trovarsi insieme davanti al Signore e riconoscersi insieme peccatori, al di là poi che uno senta o che abbia l’esigenza di confessare i propri peccati, sia una assemblea a cui dobbiamo essere presenti sempre, tutti. Ecco, è molto importante. Questo lo dico soprattutto ai giovani.

    I giovani! Che rischiano di avere dimenticato, tante volte, l’importanza di questo dono; di guardarlo un po’ con sospetto questo sacramento. E’ una grazia! E’ un dono stupendo quello della misericordia di Dio. E’ un partecipare... o meglio, dare a Dio l’occasione di fare festa. Avete sentito la conclusione della terza parabola? Al fratello che non vuole [...], lasciamo stare questo aspetto perché non ci salteremmo più fuori, ma dice il padre: bisognava far festa! Per Dio è un’occasione direi unica per far festa, quella della riconciliazione dei suoi figli.

    Anche San Luigi ci richiama a questo aspetto. La sua vita è una vita vissuta certamente con della penitenza scelta come virtù e come scelte penitenziali e sappiamo che a volte gli veniva quasi rimproverato questo stile duro con se stesso, eh? Tant’è che anche poco prima di morire chiede di poter morire sulla terra, per terra, e il suo superiore generale glielo vieta ma oltre alla penitenza come virtù e come, quindi, stile di vita, c’era anche questo impegno a ricorrere con frequenza al sacramento della riconciliazione nei modi in cui veniva esercitata allora quattrocento e più anni fa, ma, ecco... c’era questo impegno; che era poi legato alla gioia nel partecipare con il cuore totalmente rinnovato all’eucaristia, perché è vero che tante volte noi, così... ricorriamo, partecipiamo all’eucaristia anche con la comunione, e certamente lo facciamo consapevoli di non avere... di non essere in situazione di peccato grave, però, ecco... credo che ci sia comunque... ci dovrebbe essere questo impegno forte.

    Quand’ero giovane, ragazzo adesso ormai comincio ad essere vecchio, ma... c’erano le sei domeniche di San Luigi che precedevano la festa in cui soprattutto i giovani erano invitati alla confessione e alla comunione, ecco... vissute proprio come cammino di conversione al Signore. Ecco, allora anche la figura di San Luigi oggi ci richiama a questo importante dono che il Signore ha lasciato alla sua chiesa.

    Vorrei elencare altre tre virtù che San Luigi ha fatto proprie e che sono molto importanti. Non sempre sono moderne, ma la modernità... Beh, ci sono due tipi di modernità: quella del mondo e quella del vangelo, e dato che Gesù ci dice: siate nel mondo ma non del mondo, ci esorta a non essere mai moderni secondo il mondo; sempre in mezzo al mondo ma portando con noi la modernità che viene dal vangelo, perché è quella che noi siamo chiamati a testimoniare, a seminare lungo il cammino che percorriamo nella nostra vita.

    Innanzi tutto il tema della purezza, della verginità. A dieci anni, pensate, per noi sembra un paradosso; certo il grado di maturità forse allora era diverso; mi permetto di dire era già diverso trent’anni fa: un giovane a vent’anni aveva abbastanza le idee chiare sulle scelte di vita; a ventitre anni qualcuno diventava prete; a vent’anni, a ventuno, a ventidue ci si sposava, a volte, ma abbastanza spesso, non sempre perché era urgente e necessario, ma per scelta. Oggi si dilaziona, si dilaziona, quindi questo dilazionare, che è il frutto di una adolescenza che si prolunga eh, qualche studioso dice che ormai ha raggiunto i trentatrentacinque anni l’adolescenza, pensate che disastro! Perché poi non c’è spazio per la giovinezza: si passa dall’adolescenza a [...] pensione, ecco... o giù di lì insomma, ecco... eh? E’ rischioso! ebbene, allora forse era diversa: a dieci anni uno forse era più responsabile però era sempre un bambino. A dieci anni, nell’Annunziata, a Firenze, Luigi fa il voto di castità per tutta la vita, e rimane fedele.

    Ecco, questo impegno [...]; e certo non erano tempi facili, sapete, soprattutto per un giovane di corte. Per un giovane di corte! Oggi è difficile, eh? Questo tema è molto difficile, è messo alla prova, però quando si vive un forte rapporto col Signore, nella preghiera, nel sacramento della riconciliazione, nella comunione eucaristica, nella vita sacramentale, beh... anche quelle che sono le luci fatue che ci vengono proposte continuamente attorno, beh... riacquistano un po’ la loro dimensione, il loro senso; ci si rende conto che sono cose che valgono poi poco. Ecco, quindi comunque è un valore quello della vita vissuta nella purezza, per amore di Dio; vissuta nella ricerca... e badate non aveva mica deciso di fare il prete o il religioso: lui era ancora l’erede al marchesato di suo padre, aveva ancora davanti una vita, comunque, che gli prospettava nel potere, però ha fatto quella scelta.

    Ecco, la seconda cosa, la rinuncia a questo secondo elemento: il potere. Oggi c’è una corsa dietro a queste cose, all’avere, al potere. Ecco, questo giovane ci dice che invece la serenità nella vita si raggiunge molto più facilmente mettendo da parte tutto quello. Non è forse vero che quando uno ha molte cose ha tanti pensieri, ha tanti problemi. E’ vero, casomai dice: sì, ho tanta possibilità, ma ha tanti pensieri, ha tanti problemi. Il non avere gran ché, beh... è fonte di grande consolazione tante volte. Comunque credo che un cristiano debba e le prossime domeniche ci inviteranno a riflettere anche sul nostro rapporto col denaro [...] il Signore poi ci dice un po’ le stesse cose. Uso San Luigi adesso come immagine vicina, perché oggi facciamo la sua festa, ma lui non fa altro che incarnare poi il vangelo.

    Il terzo elemento, stupendo: l’obbedienza. Lo diciamo ai bambini ma anche noi grandi... ci sono dei bimbi a cui insegniamo ad essere ubbidienti. Un’altra virtù che non è molto di moda oggi, ed è così importante! Ubbidiente. Ha cercato sempre l’ubbidienza, prima di tutto a Dio, ma poi sapeva che per ubbidire a Dio bisogna ubbidire alle persone a cui l’ubbidienza è dovuta: i genitori... ha dovuto lottare per convincere suo padre a liberarlo dal giogo del potere e a dare quindi il peso, che era poi un peso [...], del marchesato al fratello, eh? Al secondogenito. Lui era il primogenito e ne aveva diritto, e suo padre che aveva scoperto che era un ragazzo eccezionale voleva che fosse lui, ma, invece, lui lo convince pian piano, arriva a disarmarlo. Arriva a disarmarlo!

    Quando il padre gli dà la lettera che lo accompagnerà a Roma, quando entra nella Compagnia di Gesù, da dare al superiore, al generale, eh? C’è scritto: "le consegno il mio tesoro più prezioso, ne abbia cura". Era consapevole, però... è ormai... si è arreso di fronte alla forza di Luigi ma anche al fatto che Luigi non ha mai urtato, non ha mai fatto di testa sua; così continuerà durante tutti i pochi anni di vita religiosa. Da ultimo [...] il figlio, l’amore, l’amore, la preghiera, i sacramenti, la purezza, l’obbedienza non possono che sgorgare in una vita di amore, una vita che fa del dono di sé, a imitazione di Gesù, il cardine. Noi sappiamo che muore perché ha esercitato l’amore eroico caricando quel famoso appestato che, visto che lui era molto gracile, lo ha contagiato e in poco tempo lo ha portato alla morte.

    Ecco, allora lo poniamo davanti a noi come modello. E’ modello per i giovani per eccellenza, lo è sempre stato modello per la gioventù, ma è per tutti noi, che vogliamo essere giovani [nel ruolo?], giovani nello spirito, giovani davanti al Signore. E vogliamo chiedere davvero al Signore, per sua intercessione, che rafforzi la nostra fede, il nostro amore, e ci aiuti davvero a rinvigorire la nostra vita cristiana, la nostra vita di discepoli del Signore.

    Sia lodato Gesù Cristo. »



     

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