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Home Liturgia Prediche del Don 12.4.2009. Pasqua (vespri)

12.4.2009. Pasqua (vespri)

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Chiesa di Mandriolo. Vespri di Pasqua, 12.4.2009, ore 19.00.

« Dalla lettera agli Ebrei.

Sacerdozio di Cristo Sacerdozio di Cristo

“Cristo, avendo offerto un solo sacrificio per i peccati una volta per sempre si è assiso alla destra di Dio, aspettando ormai soltanto che i suoi nemici vengano posti sotto i suoi piedi. Poiché con un’unica oblazione egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati. Parola di Dio.”

In questi giorni la liturgia ci fa leggere, come lettura breve, dei vespri perlomeno, brani della lettera agli Ebrei, perché se c’è un libro nella Sacra Scrittura che parla di Cristo sacerdote dell’umanità questo è proprio la lettera agli Ebrei. La lettera agli Ebrei si potrebbe dire è come una lunga omelia sul sacerdozio di Cristo, su Cristo che è sacerdote; che è l’unico sacerdote, perché avete sentito che “con una oblazione unica ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati”, e sostituisce così gli antichi sacrifici che si facevano nella religione ebraica, e continuano a farsi nella religione ebraica.

Quest’unico sacrificio con cui Cristo, per cui Cristo è sacerdote dell’umanità non toglie il valore, però, di altri sacrifici fatti a Dio, prima di Cristo specialmente: anche gli animisti, oltre a venerare le anime dei loro antecessori, trapassati, venerano il Grande spirito, il Re supremo. Ecco, quello è un Dio; sacrifici fatti in questo senso hanno il loro valore (non così, invece, l’idolatria, quando ci si inginocchia e si venerano degli idoli, di metallo, di pietra, di altro materiale: qui diamo l’onore che è dovuto solo a Dio a delle opere dell’uomo).

Cristo, dal momento che è venuto, con il suo sacerdozio, un’unica oblazione, ha reso perfetti per sempre quelli che sono santificati.

Beh, se l’ha fatto con un’unica oblazione, allora è quella del Calvario che ci ha santificati..., non l’Eucaristia...? L’Eucaristia... Perché noi parliamo di “sacrificio eucaristico”? Perché l’Eucaristia e il sacrificio della croce sono un unico grande sacrificio. L’Eucaristia è come un prolungamento del sacerdozio che Cristo ha esercitato sul Calvario in tutti i tempi e in tutti i luoghi, è la continuazione di quello. Normalmente per spiegare questo io ricorro all’esempio dell’acquedotto, cioè c’è una fonte, supponiamo per noi qui la gabellina, sotto il passo del Cerreto, che butta fuori un grande getto d’acqua. Lì è la fonte, poi, attraverso chilometri e chilometri di tubi, quest’acqua arriva nelle case; e noi dobbiamo aprire i rubinetti, però, per avere l’acqua, ecco. Allora il Calvario sta alla fonte della gabellina come l’Eucaristia sta ai rubinetti di casa nostra: porta a noi gli effetti, la grazia meritata da Cristo sulla croce, per tutti.

E noi? Cosa c’entriamo noi, quindi? Noi partecipiamo del sacerdozio di Cristo. Ancora di più quelli che sono chiamati sacerdoti, anche ora. Perché? Perché a noi Gesù ha affidato i suoi sacramenti. È il sacerdote che può celebrare l’Eucaristia, che può perdonare i peccati, che può santificare l’amore umano come il dolore, cioè questo è chiamato sacerdozio ministeriale, nel senso che è uno strumento nella mano di Cristo, per tutti noi. Ma c’è anche un sacerdozio universale, dato, comunicato a tutti quando vengono battezzati.

Sentite cosa dice San Pietro nella sua prima lettera: – “Stringendovi a Lui, pietra viva” – Lui, poi, è Cristo – “rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo”. Ecco il nostro sacerdozio, sacerdozio di tutti noi.

E come sacerdoti cosa facciamo? Facciamo, praticamente, quello che dice San Paolo nella lettera ai Romani: – “Vi esorto, dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio. È questo il vostro culto spirituale”. Un culto spirituale nel senso che, per mezzo di Cristo, noi offriamo a Dio la nostra vita, la nostra attività, le opere che facciamo, s’intende le opere buone. Quello è un modo di esercitare il sacerdozio che Cristo ha prolungato e prolunga in noi.

Ci sono alcuni passi, ad esempio, nella Sacra Scrittura che specificano ancora meglio questo. Nella seconda ai Corinzi, San Paolo, dopo avere invitato a fare una colletta per la Chiesa di Gerusalemme che si trovava in estrema povertà, dice: – “L’adempimento di questo servizio sacro non provvede soltanto alle necessità dei santi, ma ha anche maggiore valore per i molti ringraziamenti a Dio”. Vedete che siamo a questa offerta, o offerte, le chiama “sacrificio santo”.

Nella lettera ai Filippesi dice... ha ricevuto dai Filippesi, Paolo che era prigioniero ad Efeso, dei doni, dei soldi per poter campare; glieli ha portati Epafrodito, e dice San Paolo: – “Adesso ho il necessario e anche il superfluo, sono ricolmo dei vostri doni ricevuti da Epafrodito, che sono un profumo di soave odore, un sacrificio accetto e gradito a Dio”. Quindi diventa sacrificio ogni cosa che noi facciamo bene e lo offriamo a Dio attraverso Cristo.

Ecco, allora, sempre nella lettera ai Filippesi, San Paolo dice: – Solo quello che è puro, che è nobile, che è buono, che è giusto, questo sia oggetto dei vostri pensieri.

Allora quando compiamo queste azioni senza passare attraverso Cristo, hanno un valore lo stesso? Certo, sono opere buone, per cui anche un ateo che faccia questo fa delle opere buone, non delle opere cattive; però per avere un valore più perfetto noi dovremmo unirle al sacrificio di Cristo. Cristo si è dato a noi con l’incarnazione, con la crocifissione, morte e resurrezione, e si dona a noi nell’Eucaristia – soprattutto questo – per venire a fare un’unica cosa di noi con Lui: mentre il suo corpo scende e si unisce al nostro corpo, il suo spirito si unisce al nostro spirito.

Ecco, questo è vero in sé [...] perché Dio ha voluto così, e quindi quando noi siamo battezzati, da quel momento in avanti noi diventiamo membra del Corpo di Cristo. Ma dobbiamo fare in modo che quello che avviene in sé avvenga anche attraverso la nostra volontà: ricordiamoci di offrire a Dio la nostra giornata, e quando compiamo il nostro dovere, specialmente se facciamo delle opere buone, delle opere di bontà verso gli altri, diciamo a Gesù: – Le offro a Te, perché Tu le offra al Padre. Perché acquistano il valore del sacrificio di Cristo, l’esercizio del suo sacerdozio.

Sia lodato Gesù Cristo. »



 

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