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Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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Home Liturgia Prediche del Don 4.4.2010. Pasqua

4.4.2010. Pasqua

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Domenica 4 aprile 2010

Pasqua
Risurrezione del Signore
Letture:
At 10,34.37-43
Salmo 117:
«Questo è il giorno di Cristo Signore:
alleluia, alleluia.»
Col 3,1-4
Gv 20,1-9

Chiesa di Mandriolo. Messa parrocchiale, ore 11.00.

« La messa che stiamo celebrando è chiamata, nella preghiera eucaristica seconda, "memoriale della morte della resurrezione del Signore Gesù". Cioè, voglio innanzi tutto farvi notare questo, cioè morte e resurrezione. Ambedue, sono due facce dello stesso mistero che celebriamo per Pasqua. E la prima cosa che vi dico è... una specie di... studio filosofico o... conseguenza filosofica del fatto. Cioè, la morte non esiste. Non esiste la morte.

Resurrezione Resurrezione

Non esiste nel senso più pieno della parola, cioè nel senso metafisico [...] che avesse qualcosa che denota la morte. La vita è qualcosa di positivo, è qualcosa che c’è, ma la morte no: uno fin quando è lì è in vita; quando cessa la vita, è la morte. La cessazione della vita la chiamiamo morte. Ecco perché nel Libro della sapienza si legge che Dio ha creato tutto per la vita, ma non per la morte. Ma la morte entrò nel mondo per l’invidia del diavolo. Teniamo presente anzitutto questo.

Seconda cosa. Il Signore Gesù parla anche di morte: parla della sua morte, parla di peccati che portano alla morte e anche di morte, ma indubbiamente non è nel senso tipico che intendiamo noi adesso. Cioè, ad esempio, quando dice: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue avrà la vita eterna, ma chi non mangia la mia carne e non beve il mio sangue ha la morte eterna" [...] non è una morte fisica. [...] Non è una morte fisica. Quindi c’è un’altra morte, così come c’è un’altra vita.

E qui se vorremo approfondire alcuni aspetti di merito, bisognerà che pensiamo che in noi, oltre la vita naturale, quella [...] come uomini, come animali pensanti e liberi, c’è un’altra vita che ci è stata donata nel battesimo. Però stiamo attenti, perché la vita che ci è donata nel battesimo, e che viene perfezionata sempre più attraverso la ricezione dei sacramenti e attraverso le opere buone, non è qualcosa di sostanziale per noi, ma è qualcosa di marginale. Cioè, non è che noi cambiamo [...] quando diventiamo cristiani (: prima eravamo uomini, adesso siamo dei figli di Dio), no: rimaniamo uomini, per natura siamo uomini, ma diventiamo anche figli di Dio.

Allora questa vita nuova non può essere altro che una qualità della nostra vita. Di fatto nella nostra vita noi facciamo delle azioni che riguardano soprattutto la vita vegetativa e normalmente non sono azioni libere (respirare, il circolo del sangue, tutte queste cose qui) noi [...] le facciamo, così... senza rendercene neanche conto. Poi ci sono delle attività che facciamo come animali, e allora ricerchiamo il piacere dei nostri sensi. Qui c’è già qualcosa di volontario, anche se indubbiamente certi [...] che abbiamo dentro appartengono alla natura, però qui entra in ballo anche la nostra libertà.

Poi abbiamo la vita spirituale che riguarda la nostra anima. Voi pensate, ad esempio, la musica. La musica è qualcosa che... va al di là... Per fare la musica, per suonarla, sono necessari degli strumenti e tuttavia non è quello che lo strumento suona, la musica; la musica è quella che avvertiamo noi in modo diverso (c’è una sensibilità diversa da persona a persona) e che ci fa vibrare dentro il cuore. Pensate alla [...], pensate alla pittura, ci sono sante espressioni dello spirito umano: le invenzioni...

Ma c’è un’altra attività che riguarda sempre il nostro spirito ed è il compiere il bene, facendo possibilmente attenzione a non cadere invece nel male, nel fare il male. Che sia importante fare il bene lo si deduce anche dal fatto che Gesù Cristo, più volte, nel suo insegnamento, ha detto che noi saremo poi giudicati secondo le nostre opere. Dice, ad esempio, in una discussione al tempio con i farisei: "Non vi meravigliate di questo, perché verrà l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la mia voce e ne usciranno; quanti fecero il bene per una resurrezione di vita, e quanti fecero il male per una resurrezione di condanna. Io non posso far niente da me stesso, giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto perché non cerca la sua volontà ma la volontà di colui che mi ha mandato" (il Padre).

Anche San Paolo, ad esempio, scrivendo al discepolo Tito che era vescovo nell’Isola di Creta dice – e voi sapete San Paolo quanto spesso nelle sue lettere dice che noi siamo tutti ridotti sotto al peccato perché Dio volga misericordia a tutti, ma non dobbiamo intendere questo nel senso che per Dio sia uguale che noi facciamo il bene o il male perché lui ci salverà in tutti modo. No, noi siamo stati salvati per operare il bene – e dice: "Nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo, il quale ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formarsi un popolo puro che gli appartenga, zelante nelle opere buone".

Da questo capiamo che la grazia di Dio (la misericordia, la grazia è segno di misericordia), la grazia di Dio è quella che ci cambia, dentro: è come se Dio innestasse in noi una vita nuova; il frutto di questa grazia di Dio in noi è l’operare il bene, le opere buone. E noi siamo chiamati a fare queste opere buone. Dice la sequenza di oggi... accenna a questo quando dice: "Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto, ma ora vivo trionfa".

Anche noi, in una giornata come questa, dato che tutti siamo peccatori, dovremmo proprio proporre di lasciare lì il male, correggendoci di un difetto alla volta. E’ già tanto, se riusciamo a fare questo. E, pian piano avviandoci a vivere nel bene, ad operare il bene. Quella grazia che ci è data ci santifica, ci rende santi e ci rende figli di Dio. Lo dice con chiarezza San Paolo all’inizio della lettera agli Efesini. Dice che prima della creazione del mondo Dio ci ha chiamati per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, avendo l’adozione a figli. Noi diventiamo figli adottivi, quindi non possiamo diventare Dio (Dio, uno o lo è o non lo è mai, noi non possiamo diventare Dio), ma è vero che Dio ha avuto il merito, per la sua immensa bontà verso di noi, di crearci per fare un nozze eterno fra lui e l’umanità. E’ una festa meravigliosa.

E’ una scelta [...] di tale gioia che tutte le sofferenze che accompagnano questa nostra vita naturale sulla terra diventano nulla davanti a questa prospettiva. Mentre se manca questa apertura alla speranza, questa apertura alla vita eterna, questa apertura a Dio, noi cadiamo nella depressione. La depressione... è una malattia che in Italia copre già oltre il 50% della popolazione. Se noi non abbiamo fede nell’opera di Gesù, che è morto e risorto per noi, siamo destinati a questo.

Rinnoviamo quindi la nostra fede quest’oggi nella morte e resurrezione del Signore. Noi possiamo dire che mentre nel Natale (Iddio perlomeno può fare questo, ad ogni modo ci vogliono in due in due, no? Dio e l’uomo), mentre nel Natale è stato Dio che si è abbassato al livello dell’uomo, nella [...] festa della resurrezione noi ricordiamo l’uomo che è stato elevato da Dio [...] lo sposalizio tra noi e la divinità. Così sia.

Sia lodato Gesù Cristo. »



 

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