Mandriolo nella rete

Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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Genesi del gemellaggio

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Dal bollettino parrocchiale
«2 parole in famiglia»
edizione dicembre 1976
primo decennio del gemellaggio

«Come sono i parrocchiani di Mandriolo venuti a conoscenza di Amalapuram?

Fu nel 1966, quando una nostra parrocchiana, amica della dottoressa Bianca Morelli, ritenne di non considerare più un fatto solo privato la corrispondenza con l’amica che già da sette anni dirigeva in qualità di medico chiururgo un ospedale ad Amalapuram, ma ne fece parte al resto della parrocchia. Dapprima soltanto alcune persone accettarono l’impegno della preghiera e dell’offerta in denaro, quindi, col passare del tempo, si fece strada più ampiamente e con più forza l’idea del rapporto stretto con la parrocchia gemella. Ecco come in una lettera di Bianca Morelli viene espresso in modo toccante il significato di questo rapporto.

Amalap. 27/11/’66

Carissima Maria [Pallini, n.d.r.],

alcuni giorni fa ho ricevuto la tua lettera e mi sono sinceramente commossa al sentire che vi è della gente che si interessa ai nostri quotidiani problemi e necessità, tanto più che anche l’Italia in questi giorni è stata provata dall’alluvione (l’alluvione di Firenze, n.d.r.) ed avete non poca gente senza tetto, senza vestiti, senza cibo. Qui è una cosa di tutti gli anni, ma la popolazione non ne soffre molto, perché c’è abituata e se anche perde la casa col suo contenuto perde poco. Dunque, venendo al sodo, sono proprio contenta che Mandriolo abbia deciso di aiutare un padre indiano e di adottare, per così dire, la sua parrocchia. Anche se farete pochissimo sarà sempre molto, soprattutto se accompagnato dalle preghiere e dall’offerta di sacrifici quotidiani, interessando malati, sofferenti, anime in pena, poveri..., perché ho notato che sì, i soldi ci voglio e con essi si può fare tanto bene, ma se non siamo accompagnati dallo Spirito Santo, tutto va a rotoli; impegnerò anche i cattolici di qui a pregare per la vostra parrocchia e per tutte le sue spirituali necessità, così la loro dignità sarà salva anche se riceveranno il vostro denaro, perché in fondo quello che conta non è il numero di cappelle nuove che costruiremo, anche se ci vogliono, o il numero dei convertiti, ma lo stato della nostra anima in punto di morte, sia che siamo indiani o italiani...

Sempre nella stessa lettera ci vengono introdotte le figure dei due Padri e quella che è la loro opera di conversione nei villaggi.

... Ora Amalapuram è retta da due Padri indiani, il parroco: Padre Bernardo Harper e il curato, Padre Giuseppe. I villaggi da seguire sono quaranta, quasi una diocesi. I Padri escono quasi tutti i giorni per celebrare la S. Messa e distribuire i sacramenti in uno o due di questi villaggi (ogni villaggio ha la Messa solo ogni due o tre mesi). Le strade sono scomode e la vita nei villaggi disagevole, dato che sono ancora allo stato primitivo, senza comodità, luce elettrica, acqua di pozzo, eccetera, ma lo fanno volentieri. Questi sono i villaggi cattolici, ma la zona a loro affidata è vastissima, comprende tutta l’isola, quindi lavoro da fare ce ne sarà moltissimo, dato che è una zona nuova, molti villaggi chiederanno di convertirsi, di qui la necessità di nuovi catechisti, di chiesette da costruire, seppure di fango e foglie. È una cosa entusiasmante vedere come la fede si propaga e il vostro aiuto, anche se minimo, sarà utilissimo.»

Per ulteriori informazioni sulla storia del gemellaggio, consultare questa pagina.

 

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