Mandriolo nella rete

Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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2000. I giusti

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I giusti

di Albert Camus. Gruppo Teatrale Mandriolo (2000).

I giusti (Albert Camus). Gruppo Teatrale di Mandriolo, 2000. I giusti (Albert Camus). Gruppo Teatrale di Mandriolo, 2000.

Con i Giusti di Camus il Gruppo Teatrale di Mandriolo segna il trentesimo anno di attività. Un'avventura nata nel 1970 quando si pensò di mettere in scena, per la prima volta dopo molto tempo, un testo vero, un'opera completa tutta in italiano: la locandiera.

Nell'opuscolo "Mandriolo, almeno mille anni" pubblicato dal Consiglio Sinodale nel 1981, in appendice, leggiamo il titolo "Mandriolo e il suo teatro", lì si parla della nascita del GTM gìà al passato remoto. Noi oggi, rileggendo quelle righe, non dico che avvertiamo un sapore di antico, ma un pizzico di nostalgia certamente sì:

...incredibile ma vero, la locandiera va in porto (di stretta misura, perché il teatro si impara facendo, cioè sui propri errori). Incancellata e non in me (Arrigo Vezzani) soltanto, spero, l'emozione di quel debutto e delle repliche successive: la Maria dottoressa Pallini promossa sul campo abile suggeritrice, la Zulma, truccatrice-consigliera dell'ultim'ora, Don Nasi fotografo dalla platea (...), le care Ginevra Mazzali e Zelinda Guerra Rustichelli emozionate per il debutto delle nipotine eccetera. E come per la frutta di primavera, che a mangiare una ciliegia, viene voglia di mangiarne un'altra, l'anno dopo, con più determinazione (o incoscienza) ci abbiamo riprovato, con fortuna, non c'è che dire.

I giusti (Albert Camus). Gruppo Teatrale di Mandriolo, 2000. I giusti (Albert Camus). Gruppo Teatrale di Mandriolo, 2000.

E dopo la seconda viene la terza e così via, fatto sta che trent'anni non sono pochi, e a giudicare da quanto visto l'altra sera nella chiesa di San Sebastiano il GTM ha ancora molto da dire. Il collante che ha tenuto unito il nocciolo duro del gruppo deve essere stato un mix di tradizione, di passione per il teatro e di desiderio di comunicare qualcosa alla gente, che forse è poi la stessa cosa. In tutto questo tempo si sono susseguiti interpreti e collaboratori delle più diverse qualità e ragioni sociali, ma sempre accomunati dal desiderio di fare teatro insieme in una realtà provinciale, dove provinciale non è un offesa ma un felice modo di vivere.

La tecnica espressiva di quei vecchi "gladiatori" (sì, perché a far teatro oggi bisogna essere anche un po' quello) ha raggiunto un espressività tale da permettere al gruppo di affrontare anche testi difficili, criptici, in cui il messaggio ultimo è recondito, appunto come ne I Giusti di Camus che è stato allestito quest'anno dal solito gruppo ancora una volta guidato da Arrigo Vezzani.

Scritto negli anni 50, ambientato in una fredda Mosca zarista qualche tempo prima della rivoluzione d'Ottobre, il testo racconta di un organizzazione terroristica che deve rovesciare la tirannia dello zar mediante atti eversivi. Nello svolgersi della vicenda si intrecciano episodi e sentimenti diversi tra loro, ma tutti accomunati da un unico denominatore: il terrorismo; a causa di questo finisce l'amore di due ragazzi martiri di un'ideale che il pubblico vede (speriamo) di dubbia solidità; lo struggersi di una donna che perde il proprio marito per la "causa"; l'ansia ed il dubbio che si insinuano in uno dei terroristi fino a spingerlo ai confini della pazzia. Camus, e così fa il regista rispettando in pieno l'autore, lascia ampia libertà al pubblico di decidere con chi schierarsi, se essere solidali con la Gran Duchessa durante il suo struggente lamento, o se ammirare i due giovani che muoiono nel rispetto di un ideale comune; a me è piaciuta la granduchessa, personaggio poliedrico, interpretato da Donatella Zini, che si racconta tutta in un affasciante monologo-dialogo esponendo la sua religiosità (e forse anche quella di Camus) che non è già una preghiera, ma è ancora una ricerca disperata di Dio. Non si può non rimanere colpiti dalla voce di Bernardelli, e principalmente in due momenti e per due motivi: a) per la sua bravura quando negli ampi volumi della chiesa risuona profondo il suo "io odio"; b) per la bravura di Camus quando il vecchio leader dell'org., interrogato sul loro futuro da un compagno, dice: "dopo di noi verranno altri uomini", ed è esplicito il richiamo a quella che sarà la rivoluzione d'Ottobre, in cui Camus vede la sostituzione di una dittatura vecchia, lo zar, con una dittatura nuova, i rivoluzionari. Contenti del bello spettacolo cui abbiamo assistito, applaudiamo tutti gli attori, il regista, e la troupe.



 

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