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Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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Home Tempi che corrono Pillole Famiglia sfigurata. Dalla TV.

Famiglia sfigurata. Dalla TV.

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Fino a cinquant'anni fa la sera, nelle case, attorno al tavolo c'erano le famiglie.

Poi comparvero nei tinelli i primi, monumentali televisori. Fu come l'arrivo di un nuovo congiunto. Discreto prima, poi sempre più invadente, fino a ridurre quasi al silenzio quella corte di parole e memorie che aveva fino ad allora accompagnato gli italiani al sonno. L'ultima convitata, delle nostre case s'è fatta padrona. E' solo un mezzo, minimizza qualcuno. Già, ma che mezzo: ti racconta in diretta lo sbarco su Marte, ti porta in casa la guerra, ma quella che vuole, e ne tace, e quindi nega, cento altre - come non fossero mai esistite. A questi media indissolubilmente installati in casa nostra il Papa dedica la giornata delle comunicazioni sociali, e particolarmente ai media in famiglia, che definisce "rischio e ricchezza".

TV

Ricchezza, certo. Certa tv - non molta - è ricchezza. Ma non è in genere la tv che governa le nostre case. Che è invece quella dei talk show, di miss Italia e dei quiz miliardari, degli sceneggiati che gli italiani si vedono dopo cena, perchè a fine giornata bisogna pur tirare il fiato. E' questa la convitata accattivante che ci riempie le sere. Ma non esistono parole neutre, e nemmeno un gioco è privo di significato. "Ogni comunicazione ha una dimensione morale" scrive Woityla. E "la statura morale delle persone cresce o si riduce a secondo delle parole che esse pronunciano e dei messaggi che scelgono di ascoltare".

Ecco, da cinquent'anni siamo come tutti allegati da un'unica maestra...

Da cinquant'anni, ogni sera un po' di più, ascoltiamo storie di un mondo trasformato. Norma ed eccezione, capovolte. Norma, oggi, è la lietezza dei serial in cui le famiglie nascono, si dividono e si annullano come molecole in un vetrino di microscopio, "naturalmente", e senza all'apparenza alcun dolore. C'è qualcosa di falso. La realtà racconta altri bisogni, e altre fatiche.

Da martedì, annuncia il ministro Maroni, entra in funzione un Osservatorio della famiglia, col compito di ascoltare e registrare queste domande. Ben venga, se saprà riferire il tempo negato delle madri, i figli non avuti per paura di un futuro precario, l'ansia di povertà dei vecchi. C'è una famiglia sommersa e silenziosa. Altra da quella banalizzazione degli affetti, dall'allegria obbligatoria delle famiglie in qualunque modo "allargate", come si usa oggi secondo l'insegnamento inculcato. Poichè nulla dura per sempre, ci viene detto, occorre accontentarsi, e sorridere. Nelle case, la sera, si tace. Parla quasi solo l'invitata.

Tratto da “Editoriale” di Marina Corradi
(quotidiano “Avvenire”, 25 gennaio 2004).



 

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