Mandriolo nella rete

Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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28.12.2008

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Giovedì 28 dicembre 2008

Santa Famiglia (B) - P
Letture:
Gen 15,1-6; 21,1-3
Sal 104:
«Il Signore è fedele al suo patto.»
Siracide 3,2-6.12-14
Lc 2,22-40

Chiesa di Mandriolo. Messa parrocchiale, ore 10.30.

Ebbrezza di Noè

« C’è un po’ di confusione nelle letture di questa festa, di questa domenica, perché è una di quelle poche (per fortuna) feste che sono nate con un formulario unico: non hanno A, B, C, no, un formulario unico che andava sempre bene. Poi, da alcuni anni hanno fatto anche il formulario B, il formulario C, però si può sempre usare quello A, oppure mescolare le pagine sacre in modo da mettere... una seconda lettura di qui, quell’altra di là... È un po’ una confusione.

Io, comunque, ho fatto leggere questa seconda lettura che è presa dal libro del Siracide e che, fra l’altro, ... sì è quella messa nel nuovo ordinamento come seconda lettura dell’anno B in cui noi siamo, però vi faccio notare che è una delle rarissime volte in cui la seconda lettura, anziché essere presa dal Nuovo Testamento – esclusi i vangeli che si leggono come terza lettura – ha, invece, un’altra pagina del Vecchio Testamento, presa dal libro del Siracide.

Il libro del Siracide è stato scritto circa duecento anni prima di Cristo da un rabbino, colto, educato nella fede di Israele, che si chiamava Ben Sira, per questo si chiama Siracide. Ma... ha un complesso di... consigli, raccomandazioni, affermazioni, che riguardano un po’ le relazioni che il pio israelita può avere con tutti: i genitori, i figli, il marito o la moglie, gli altri parenti, i vicini di casa, gli amici, gli ospiti, i soldati, i servitori... un po’ con tutti.
Cioè, ha spremuto – diciamo così – la sua scienza biblica e l’ha messa in formule di... di azione, insomma, e quindi sono nati tutti questi consigli e queste raccomandazioni.

Pensate che, ad esempio, il Siracide era uno dei libri più letti nelle messe festive prima dell’ultima innovazione creata dal Concilio Vaticano II. Allora alla domenica c’erano due letture soltanto, non tre: una presa da qualsiasi libro della sacra scrittura, eccetto i vangeli, e una dal Vangelo. Ebbene, su cinquantadue domeniche ce n’erano diciotto che avevano come prima lettura un brano del Siracide, tanto era considerato questo libro, che era chiamato allora, appunto, “Ecclesiastico” perché era da leggere nella chiesa.

Noi abbiamo qui, nel brano che noi abbiamo letto, il verbo onorare che risulta cinque volte in tre versetti. È il verbo che usa per dire l’atteggiamento del figlio nei riguardi dei genitori: onorare. Onorare vuol dire anzitutto, come è nella logica delle cose, fare onore, rispettare, se volete, ma soprattutto, appunto, fare onore ai propri genitori. Cioè, comportarsi in un modo così rispettoso, così educato, così giusto che chi viene a conoscenza dei figli avrà grande stima dei suoi genitori, perché l’hanno educato bene. Questo è certamente il primo significato.

Onorare significa anche dare l’onorario. Cioè, allora non esistevano le pensioni. Si dava perciò il caso di gente – che ha lavorato tutta la vita e si trova alla fine, verso la fine dei suoi giorni, quando ormai le forze vengono meno, non riesce più a lavorare, si trova là, solo... – a cui i figli debbono dare il necessario per vivere e mantenerlo. Se lo facevano, bene, ma se non lo facevano passavano degli anni brutti quei vecchi lì. E allora, ecco, onorare nel senso di dare loro il necessario per vivere, non permettere che debbano morire di stenti.

Onorare, poi, ha anche un significato più ampio e... il libro del Siracide, l’autore del libro del Siracide mette cinque punti.

“Soccorri tuo padre nella vecchiaia, non contristarlo durante la sua vita”. Cioè... il verbo onorare, propriamente, nell’ebraico, significa dare di peso, dare peso. Allora, dare peso ai propri genitori vuol dire sentire [...] la loro idea a riguardo di un affare, di una cosa che si deve fare, si deve prendere, si deve vendere, eccetera: dare peso.

Se si accorgono che noi li snobbiamo o addirittura ridiamo delle loro soluzioni, voi capite che [...] rimane enormemente offensivo per loro. Quindi: dare peso a quello che dicono, che non vuol dire, poi, fare quelle scelte che loro dicono. Uno può avere delle ragioni per fare una scelta diersa, però dare peso, considerare.

“Anche se perdesse il senno, compatiscilo e non disprezzarlo, mentre sei nel pieno del vigore”. Cioè, la vecchiaia tocca a tutti quelli che non muoiono giovani, e la vecchiaia, coi suoi limiti, sempre più grandi, sempre più evidenti, si farà sentire anche per te. E allora, fintanto che puoi trattare bene i tuoi genitori, trattali bene.

Trattarli bene non vuole dire permettere abitudini che sono poco belle, permettere un linguaggio che è scurrile, che è scorretto, che offende Dio o quelle stesse persone che lo vanno a trovare; non vuole dire accettare tutto quello che essi dicono e fare come se avessero ancora il pieno delle forze. No. Uno dovrà avere l’equilibrio, la prudenza di soppesare bene ma poi di fare quello che, in coscienza, capisce essere la cosa migliore. Però ascolta e... e non deride mai i propri genitori, per nessuna ragione.

Queste cose ce le insegna la sacra scrittura, perché, al di là dell’autore umano (Ben Sira), questo libro è posto tra i libri ispirati da Dio, e Gesù ha confermato questa ispirazione divina dei libri santi. Ecco perché noi dobbiamo leggerli, meditarli e cercare di praticarli nella nostra vita. Così sia.

Sia lodato Gesù Cristo. »

 

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