Domenica 24 agosto 2008
| XXI tempo ordinario (A) – I |
| S. Bartolomeo |
| Letture: |
| Is 22,19-23 |
| Sal 137: «Nella tua bontà, Signore, non abbandonarmi.» |
| Rm 11,33-36 |
| Mt 16,13-20 |
Chiesa di Mandriolo. Messa parrocchiale, ore 10.30.
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« Abbiamo letto questa pagina del vangelo di Matteo anche il 29 giugno, festa del Santi Apostoli Pietro e Paolo (che quest’anno tra l’altro capitava in domenica). L’abbiamo riletto nella lettura del vangelo di Matteo nei giorni feriali, proprio in questo tempo (in luglio mi sembra); lo rileggiamo come vangelo festivo quest’oggi. Indubbiamente è una di quelle pagine che più spesso troviamo nella liturgia, come l’annunciazione di Maria, o le beatitudini, sono pagine privilegiate.
Perché questa pagina ha tanta importanza per noi?
Gesù si è ritirato con i suoi Apostoli a riposarsi un po’ alle fonti del Giordano. Là, vicino alle fonti del Giordano, Filippo, figlio di Erode il grande, fece costruire una città: Cesarea – chiamata Cesarea in onore ai Romani, che erano i padroni di tutto là – e qui Gesù ne approfitta per porre due domande ai suoi Apostoli:
- La gente che cosa dice di me?
- E voi che cosa dite?
Rispondere alla prima era abbastanza facile, anche se ci si poteva sbagliare, ma si riferiva alle idee degli altri... si fa presto a dire: – Mah, ti considerano un grande personaggio religioso, simile a un Giovanni Battista, Geremia, a Mosè, che so io... Ma quando la domanda è rivolta a loro personalmente (E per voi chi sono io?), ecco qui diventa più difficile rispondere, perché poi bisogna agire di conseguenza. Pietro, però, prende la parola e per tutti risponde con una risposta che è piena, perfetta, comprensiva di tutto: – “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Professa, quindi, la divinità e, nello stesso tempo, l’umanità di Cristo. Perché è anche il Cristo. E fa una professione di fede che diventa la base, il fondamento di ogni fede durante tutti i secoli.
Io faccio presente, però, che non è semplicemente la fede espressa da San Pietro quella roccia su cui è fondata la Chiesa di Cristo: è Pietro stesso. Difatti, alle parole di Pietro “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” corrispondono le altre “Tu sei Pietro e su questa pietra io fonderò la mia Chiesa”. È Pietro il fondamento.
Non è fondamentale Pietro come lo è Cristo – perché voglio anche chiarire questo: che è l’unica volta in cui questa pietra angolare, fondamentale, della costruzione della Chiesa è riferita a San Pietro – in genere è Cristo la pietra fondamentale, che trasmette, però, parte dei suoi poteri a Pietro.
Avrebbe dovuti fare gesti non comuni se avesse detto: – Tu sei Pietro e sulla professione di fede che hai fatto è fondata la mia Chiesa...
Su questa pietra, che è Pietro. Cioè, insieme ad un elemento (chiamiamolo così, ma è una Persona divina) che unifica la Chiesa (lo Spirito Santo, lo Spirito di Dio), ha voluto dare anche un segno esterno: Pietro.
Già all’inizio del II° secolo Sant’Ignazio di Antiochia dice che la Chiesa romana è il fondamento e ha il diritto di presiedere a tutta la carità della Chiesa. Noi crediamo che sia così. Anche se, indubbiamente, ci possono essere stati dei torti da tutte le parti, perché non sempre il modo con cui Pietro o un suo successore ha esercitato il suo potere è stato un modo molto cristiano: alle volte no.
Nello stesso tempo, noi comprendiamo che... dal dire al fare – dice il proverbio – c’è di mezzo il mare: è facile fare delle professioni di ecumenismo; non è altrettanto facile essere veramente ecumenici, aperti a tutte le espressioni della fede (l’ecumenismo, sapete, è quel movimento che cerca di portare all’unificazione perlomeno le chiese cristiane e, possibilmente, anche gli Ebrei, magari i musulmani, che adorano l’unico vero Dio).
Ora io vi faccio presente questo. “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” è un salmo che comincia così. Cos’è, il Salmo 21 o il Salmo 22? Alcuni scrivono 21, altri scrivono 22. Perché i cristiani, fin dai primissimi tempi, hanno scisso il salmo 9 e l’hanno diviso in due: naturalmente la prima parte è totalmente diversa dalla seconda. L’han chiamato Salmo 9 e Salmo 10. Gli Ebrei però non han voluto sapere: continuano a chiamare Salmo 9 tutto.
Chiese cristiane ed Ebrei non si sono ancora messi d’accordo sul numero da dare ai salmi. Personalmente il numero non mi interessa niente, neanche un po’; mi interessa quello che dice il salmo e il fare mie i sentimenti, i pensieri, le meditazioni che questo salmo offre. Eppure non hanno ancora raggiunto l’accordo. L’ecumenismo... di là da venire, eh?
Mi sembra che sarebbe logico, dato che il Vecchio Testamento è stato ispirato per gli Ebrei, di accettare quello che gli Ebrei dicono. È la stessa cosa... no? Anche le cose piccole diventano grandi se non si vuole andare d’accordo, e quindi noi pregheremo quest’oggi perché tutti i cristiani, di tutte le chiese, e gli Ebrei, e i musulmani, riescano a trovare una via d’accordo, perlomeno sulle cose pratiche, che forse sono quelle che possono cominciare a costruire un certo ecumenismo.
È bello, ad esempio, che in paesi di missione, da tante parti, mentre una volta ogni chiesa aveva le sue strutture, adesso, se debbono fare un asilo, un ospedale, qualcosa che serva socialmente a quella popolazione, magari la Chiesa anglicana o luterana si mettono d’accordo con la Chiesa cattolica, coi missionari della Chiesa cattolica e lo fanno insieme. Quindi certe attività in comune ci sono, però dobbiamo pregare molto perché ci sia più unità, più capacità di comprenderci a vicenda e di vivere questa unità, dimostrare anche questa unità.
Una seconda cosa che vi volevo dire è questa: non meravigliamoci che ci sia un papa che può dire... può fare il bello e il cattivo tempo, insomma, in certo senso, che può dire: questa è verità di fede, questo è un valore a cui non possiamo rinunciare; quest’altra è un valore a cui possiamo rinunciare. Perché ci sarebbe un guazzabuglio di idee che porterebbe lontano molto da quell’unità che Cristo voleva. Prova ne sia le oltre settecento chiese protestanti che esistono. Vuol dire che ciascuno è andato per proprio conto, insomma.
E allora, ecco, noi ringraziamo invece di averci dato il papa, e direi ringraziamo anche di averci dato questo papa, che indubbiamente vale tanto anche come persona umana. E siamo contenti di potere avere dal papa la luce per comprendere quello che personalmente forse non riusciremmo a comprendere. Affidiamoci così perché è la volontà di Dio questa: le porte degli inferi non prevarranno contro di essa perché essa continua ad essere assistita dallo Spirito Santo e diretta esternamente da Pietro.
Sia lodato Gesù Cristo. »
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