11.5.2008

Liturgia - Prediche del Don
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Domenica 11 maggio 2008

Pentecoste (A) – P
Letture:
At 2,1-11
Sal 103: «Del tuo Spirito, Signore,
è piena la terra.»
1 Cor 12,3b-7.12-13
Gv 20,19-23

Chiesa di Mandriolo. Messa parrocchiale, ore 10.30.

« LLa nostra Pentecoste è stato il battesimo. Nel battesimo, infatti, noi siamo rinati dall’acqua e dallo Spirito Santo, come ha detto Gesù a Nicodemo, un anziano del popolo che faceva parte del Gran Sinedrio e che era andato da Gesù di notte (per non essere visto, forse, da altri) per chiedere spiegazioni sulla dottrina di Gesù.
Nicodemo, intendendo proprio in modo molto naturale e alla lettera le parole di Gesù che aveva detto: “Bisogna rinascere ... nascere di nuovo”, aveva detto a Gesù: - Ma come è possibile che un vecchio rinasca di nuovo? Mica può entrare nel grembo di sua madre e tornare a nascere...?!

Battesimo di Cristo Battesimo di Cristo
E Gesù, appunto, dice: - Se non rinascete dall’acqua e dallo Spirito Santo non potete entrare nel Regno di Dio. E ha aggiunto: - Quel che è carne è carne, quel che è spirito è spirito. Cioè ci sono due nascite: una nella carne (la nascita naturale) e un’altra spirituale, per opera, appunto, dello Spirito Santo, che noi celebriamo quest’oggi che è Pentecoste.

Nel battesimo, come del resto nella Pentecoste, potremmo fare alcune distinzioni (spero di non creare confusione nella vostra testa). Comunque mi sembra abbastanza chiaro che c’è un aspetto “negativo”, nel battesimo, e un aspetto “positivo”. Quando dico un aspetto negativo non intendo dire che sia “cattivo”, quest’aspetto, ma è negativo nel senso che “toglie” qualcosa. Cosa toglie? Il peccato originale, e anche gli altri peccati, se uno viene battezzato da grande.

Quindi, l’aspetto negativo è il perdono del peccato; l’aspetto positivo è l’infusione della grazia santificante nell’anima di chi viene battezzato.

Ora, partiamo da questa ultima parte: la infusione della grazia santificante, anche perché Beatrice, come del resto tutti noi quando siamo stati battezzati (penso che tutti siamo stati battezzati da piccoli) non ha un peccato personale. Che cosa consiste, quindi, per noi, il peccato originale? Nella assenza della grazia di Dio. Cioè, è la parte positiva, del battesimo, soprattutto, che funziona nei bambini.

Che sia un’infusione della grazia lo sappiamo da tanti testi sacri del Nuovo Testamento. Così, ad esempio, San Paolo, nella prima lettera ai Corinzi, dice: - “Ma non sapete che voi siete tempio di Dio e che lo Spirito Santo abita in voi?”. Da altra parte Gesù aveva detto nella conversazione dell’ultima cena, con gli Apostoli: - “Se qualcuno mi ama il Padre mio lo amerà e anch’io lo amerò e verremo a lui e faremo dimora presso di lui”. Quindi il Padre, il Figlio e anche lo Spirito Santo prendono dimora in noi attraverso la grazia santificante.
Cioè, in altre parole, le tre persone della Santissima Trinità prendono nella loro famiglia, adottandoli come figli, gli uomini che vengono battezzati, le persone che vengono battezzate.

E’ un’unione... più che morale. Un’unione morale la si ha quando tutti si intende, con la volontà, la stessa cosa, lo stesso bene. Supponiamo: noi qui quest’oggi siamo... non in tanti, ma quei pochi che siamo, siamo qui per partecipare alla Santa Messa, quindi c’è un’unione di volontà tra di noi.
Non è, d’altra parte, neanche un’unione sostanziale, come può essere quella dell’anima e del corpo in noi.
E’, però, un’unione vitale perché la stessa vita, da Dio, viene infusa in noi. Cioè, non potendo fare di noi delle altre divinità (perché uno o è Dio, da sempre, per sempre, o non lo può diventare), ci adotta, però, il Padre eterno, come figli suoi. Ed è lo Spirito Santo che santifica così le anime.

Col nome di “grazia”, però... questa che abbiamo detto adesso è la grazia “abitudinale”. Si chiama così perché è una specie di abito che uno mette: anche a Beatrice, a momenti, daremo la veste bianca, a significare il cambiamento della sua anima. Cambiamento non sostanziale, però, anche se è accidentale ha una grande importanza, perché, appunto, porta a una vita nuova.
Voi provate a pensare, ad esempio, ai fili di rame che vengono usati come filo elettrico, come cavo elettrico. A un certo punto, quando in quei fili scorre la energia elettrica, noi non li chiamiamo più fili di rame (anche se per natura continuano ad essere dei fili di rame), li chiamiamo “cavi elettrici”, perché è talmente più importante la energia che vi scorre dentro che prevale anche sulla stessa natura. Così i cristiani sono uomini, anch’essi come tutti gli altri, ma sono soprattutto figli di Dio.
Questa e la grazia “abituale”.

Ma c’è anche una grazia “attuale”. Attuale vuol dire che riguarda un atto, un’azione. Tante volte noi usiamo la parola “grazia” in questo senso, no? Magari uno ha un malato inguaribile in casa, va in pellegrinaggio a Lourdes a chiedere la grazia alla Madonna. Cosa va a chiedere, che grazia va a chiedere? E... che sia guarito, il suo parente. E ancora di più è giusto chiamarla “grazia” quando noi intendiamo chiedere degli aiuti soprannaturali. San Paolo, però, nella lettera ai Romani, dice noi neppure sappiamo cos’è giusto credere. Ecco che allora lo Spirito di Dio “prega in noi con dei gemiti inenarrabili”, perché Egli sà quello che è secondo i disegni di Dio.

Ecco, allora lo Spirito Santo serve anche per questo: per intrometterlo tra noi e il Padre eterno come mediatore. Che poi, in un senso più pieno, non è che lo Spirito Santo prega il Padre, perché anch’Egli è una persona divina. E’ pregato, non prega. Siamo noi che preghiamo, ma lo Spirito Santo ci ispira, ci suggerisce come pregare e cosa chiedere nella preghiera.
Parte positiva.


La parte negativa. E’ il peccato, l’assenza del peccato, la vittoria sul peccato, il perdono del peccato...

Quando... non so se voi attendete alle parole... non so se vi confessate, intanto, e se attendete alle parole che il sacerdote dice quando vi dà l’assoluzione dai peccati. Dice: “Il Padre che attraverso la morte e resurrezione del suo Figlio ha riconciliato a sé il mondo e ha effuso lo Spirito Santo per la remissione dei peccati ti conceda, mediante il ministero della Chiesa, il perdono e la pace. E io ti assolvo, eccetera...”.

Del resto, il Vangelo stesso di oggi narra un fatto che non è avvenuto il giorno di Pentecoste, è avvenuto il giorno della resurrezione del Signore, il giorno di Pasqua. E che cosa fa Gesù il giorno di Pasqua? Dice agli Apostoli, chiusi nel cenacolo: - Mostrò loro le mani e il costato e i Discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro: “Pace a voi. Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”. Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo. A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi, a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”.
Gesù è morto per riparare i nostri peccati. Ecco allora che, appena appare dopo la morte, cioè nella resurrezione, quel che gli interessa è che gli Apostoli suoi vadano a perdonare i peccati agli uomini.

Ma poi c’è anche... anche nel peccato, ci sono due aspetti. Facciamo un esempio: io appartengo a una banda che va a defraudare quelli che abitano nelle ville in campagna; e facciamo un bel colpo, riusciamo a trovare centomila euri, e poi... dei gioielli, eccetera... Allora, il peccato, come colpa, l’ho commesso io, magari i miei compagni con cui siamo andati a fare questa azione delinquenziale. Ma c’è una conseguenza, nel peccato, che la subiscono anche altri: quelli che son stati derubati. Per loro... ehhh!
Così è avvenuto per il peccato originale. Il peccato originale, come peccato vero e proprio, cioè come disobbedienza alla legge di Dio, ai comandi di Dio, l’hanno commesso Adamo ed Eva; le conseguenze le portiamo noi, le portiamo anche noi.

E allora... ecco, dobbiamo ricordarci di quelle parole che San Paolo dice nella lettera agli Efesini. Alla fine della lettera, dice: - “Il nostro combattimento non è contro la carne e il sangue ma contro gli spiriti delle tenebre”. Cioè, noi, per agire sempre bene, per fuggire sempre il male, abbiamo bisogno di una forza superiore: da soli, contro il demonio, non ce la facciamo, ed ecco allora che viene lo Spirito in noi. E dice, tra l’altro, queste parole che io vi leggo: - “Per questo, dico, io piego le ginocchia davanti al Padre dal quale ogni paternità, nei cieli e sulla terra, prende nome, perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere potentemente rafforzati dal suo Spirito nell’uomo interiore”. “Potentemente rafforzati”.
Perché, come abbiamo spiegato ieri sera, lo Spirito Santo è la potenza di Dio. Anche i segni stessi esterni con cui si manifesta, no? Un vento gagliardo che fa tremare la casa, fuoco che distrugge... Ecco, lo Spirito Santo è certamente più potente del diavolo.

E allora noi dobbiamo abituarci a pregare lo Spirito Santo perché ci aiuti in questa lotta e ci renda sempre vittoriosi. E’ quello che che cercheremo di fare per Beatrice, quest’oggi, ma anche per tutti noi che siamo qui...

Riprendiamo ora il rito del battesimo con la preghiera dei fedeli... »