Mandriolo nella rete

Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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11.11.2007

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Domenica 11 novembre 2007

XXXII domenica del tempo ord. (C) - IV
S. Martino di Tours
Letture:
2 Mac 7,1-2.9-14
Sal 16: «Ci sazieremo, Signore,
contemplando il tuo volto»
2 Ts 2,16 - 3,5
Lc 20,27.34-38

Chiesa di Mandriolo. Messa parrocchiale, ore 10.30.

« Siamo verso la fine dell’anno liturgico. Fra due settimane celebreremo l’ultima festa che chiude l’anno, sempre, quella di “Cristo Re”. Questo anno è stato caratterizzato dal Vangelo di Luca.
È la prima volta, però, che noi troviamo nel Vangelo di Luca nominati i Sadducei: una setta religiosa che era composta di gente piuttosto benestante, ricca. Erano stati, ed erano, collaborazionisti dei Romani, quindi dell’Impero romano. Normalmente da loro uscivano i sacerdoti, specialmente i sommi sacerdoti. Una setta importante nell’ebraismo, nella religione ebraica d’allora, ma nello stesso tempo una setta conservatrice, che si radicava soprattutto nella Torà, cioè nei primi cinque libri della Bibbia, i soli che riteneva ispirati da Dio. Gli altri erano scritti edificanti – quelli dei profeti, dei saggi, i salmi... – ma non erano, per loro, ispirati da Dio. Mentre tutti gli altri Ebrei li ritenevano... pure... tutta la Bibbia ispirata da Dio.

Tra le verità che negavano i Sadducei c’era anche quella della resurrezione della carne: resurrezione dei morti alla fine del mondo. In questo si opponevano soprattutto i farisei. I farisei avevano grande fede nella resurrezione finale, anche se la ritenevano, avevano un concetto un po’ rozzo, diciamo, di questa resurrezione: sarebbe stata una rianimazione del corpo che avrebbe soltanto goduto e non avrebbe più incontrato sacrifici, pene, eccetera.

I Sadducei non credevano nella resurrezione della carne perché, dicevano, nella Torà, nel Pentateuco, quello che noi chiamiamo il Pentateuco – nei primi cinque libri della Bibbia – non c’è neppure una frase che accenni alla resurrezione dei morti; quindi questa è una invenzione degli uomini che son venuti dopo, non accettiamo questo.
E allora questi Sadducei pongono il problema a Gesù di Nazareth. Non lo riconoscono come Figlio di Dio e neanche come Messia, però vedono che è un grande profeta, vedono che è un maestro di vita e si presentano a lui con una storiella curiosa, strana, direi quasi ridicola.

C’era nel Pentateuco – l’aveva ordinato Mosè – la legge del levirato. Cioè, cosa significa? Se un uomo sposato moriva senza lasciare figli, il fratello maggiore doveva unirsi a quella donna e dare figli, che sarebbero stati considerati figli del morto, del fratello morto. E che cosa succede? – raccontano i Sadducei a Gesù – Succede che una donna sposa un primo figlio, un fratello; poi, dopo, ne sposa altri sei. Sette fratelli, lì logora tutti quanti, la donna, senza lasciare figli con nessuno. Se si crede nella resurrezione dei morti – dicono – di chi sarà moglie questa donna? Perché tutti sette sono stati con lei... Ecco l’obiezione.
E Gesù risponde... dà una duplice risposta: primo quello che riguarda la resurrezione dei morti; secondo quello che riguarda il Pentateuco (se parla o no della resurrezione).

La risposta per la resurrezione è questa. I farisei si sbagliano a concepire la resurrezione finale così, perché “I figli di questo mondo” – dice Gesù, lo leggo dal Vangelo – “prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni dell’altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito; e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli ed, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio”. Cioè, si sbagliano i farisei e tutti quelli che pensano alla resurrezione finale come un prolungamento della vita attuale.
In realtà, se ci pensiamo bene, sarebbe una cosa quasi assurda, quasi una “cattiveria” di Dio – mi perdoni Dio – cioè, averci fatto per vivere sempre in questo corpo alla stessa maniera; prima ci fa morire poi ci resuscita per darci la stessa vita di prima. Ma tanto vale lasciarli in vita e basta...

La vita nuova... beh, intanto vi leggo un brano di Giobbe – Giobbe, sapete quello della pazienza – che riassume un po’ l’idea che avevano gli Ebrei allora. Siamo circa nel V° secolo avanti Cristo. Dice Giobbe: “Poiché anche per l’albero c’è speranza: se viene tagliato, ancora ributta e i suoi germogli non cessano di crescere; se sotto terra invecchia la sua radice e al suolo muore il suo tronco, al sentore dell’acqua rigermoglia e mette rami come nuova pianta. L’uomo invece, se muore, giace inerte, quando il mortale spira, dov’è? Potranno sparire le acque del mare
e i fiumi prosciugarsi e disseccarsi, ma l’uomo che giace più non s’alzerà, finché durano i cieli non si sveglierà, né più si desterà dal suo sonno”
. Questo pensava Israele prima della venuta di Cristo, o meglio fino al II° secolo avanti Cristo, quando esplicitamente il libro del profeta Daniele dice che ci sarà la resurrezione finale: alcuni risorgeranno per andare con Dio, per la vita eterna, e altri a una pena eterna.

I Maccabei, di cui abbiamo letto qualcosa come prima lettura, credevano nella resurrezione ma anche loro credevano nella resurrezione come credevano i farisei al tempo di Gesù.
Bisogna che chiariamo un momento questo concetto. Cos’è la resurrezione dei morti che aspettiamo noi, anche per noi stessi alla fine del mondo?

Non è... – dico anzitutto quello che non è – non è l’immortalità dell’anima umana. L’anima umana è spirituale, quindi è immortale, però non è l’immortalità dell’anima umana. Per prendere un esempio dalla scrittura, ad esempio Saul quando sta per fare l’ultima battaglia contro i Filistei, nella quale morirà anche lui e i suoi figli, invoca Samuele, il sacerdote Samuele che era morto poco prima; e vede Samuele che gli predice che il giorno stesso, nel giorno, ci sarà una battaglia in cui lui e i suoi figli moriranno, perché non è stato obbediente a Dio. Bene. Ecco, se ha visto questo ha visto lo spirito di Samuele che aveva preso forma – perché necessariamente gli esseri spirituali, se vogliono parlare con noi, bisogna che prendano una forma umana, abbiano una voce umana, eccetera – però era uno spirito: lo spirito immortale.

Non è neanche – la resurrezione dei morti – la reincarnazione dell’anima umana, come pensano in alcune religioni: quando io muoio, la mia anima va ad animare una mucca, un topo... un’ortica... non so che cosa. Va bene? No, non è la reincarnazione dell’animo umano.

Non è neanche la rianimazione di un corpo umano, com’è avvenuta, ad esempio, nella resurrezione che Gesù ha operato durante la sua vita. Quando ha chiamato Lazzaro fuori dal sepolcro, ha “rianimato”, ha dato lo spirito di Lazzaro di nuovo al corpo, e il corpo è stato rianimato (per un po’ di tempo): Lazzaro ha vissuto la vita di prima, poi sarà anche morto, la seconda morte definitiva per lui. Quella è rianimazione. E più facilmente la chiamiamo resurrezione, infatti si parla di resurrezione di Lazzaro, di resurrezione del figlio della vedova di Naim, eccetera, però non è propriamente la resurrezione, è una rianimazione di un corpo.

La resurrezione, invece, comporta che ci sia una vita nuova. E non dobbiamo meravigliarci più di tanto che Dio, nella sua infinita fantasia e potenza, sia capace di creare forme di vita diverse da quelle che conosciamo noi quaggiù. Noi abbiamo un esempio di questa resurrezione in Gesù risorto. Gesù risorto, da un lato dimostra d’avere veramente un corpo umano: mostra le sue piaghe, mangia una porzione di pesce arrostito coi suoi Apostoli, cioè dimostra che, veramente, il suo corpo è risorto. Però fa delle cose – ad esempio entrare e uscire a porte chiuse dal cenacolo – che noi certamente non riusciamo a fare. Cioè è una vita diversa. È una vita in cui il corpo ha meno importanza – anche se è il corpo che risorge – però ha meno importanza dello spirito: mentre nella vita attuale noi sentiamo più prepotente il corpo, o meglio l’animalità nostra, che non la spiritualità nostra, allora ci sarà, invece, una prevalenza dello spirito.

Vi leggo quello che dice San Paolo nella prima lettera ai Corinzi, dove il capitolo XV è la pagina più completa sulla resurrezione dei morti che noi abbiamo in tutta la Bibbia. Vi leggo alcuni versetti.

“Qualcuno dirà: ”Come risuscitano i morti? Con quale corpo verranno?“. Stolto! Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore; e quello che semini non è il corpo che nascerà, ma un semplice chicco, di grano ad esempio o di altro genere. E Dio gli dà un corpo come ha stabilito, e a ciascun seme il proprio corpo. ...
Così anche la risurrezione dei morti: si semina corruttibile e risorge incorruttibile; si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorgerà pieno di forza; si semina un corpo animale, risorgerà un corpo spirituale”
.
Ecco, ci ha dato alcune caratteristiche del corpo risorto, San Paolo, per farci capire che “è” e, nello stesso tempo, “non è” il corpo di prima. Mi sembra che l’esempio del grano è un esempio che calza a pennello. Cioè, il grano che noi andiamo a mettere là in giugno è quello che abbiamo seminato?
“È” e “non è”. “È” nel senso che deriva da quello là, però è un grano nuovo, diverso. Così sarà di noi. Quella che rimane è la nostra identità personale.

Se vogliamo sapere qualcosa di più, sempre San Paolo ci illumina a questo riguardo. San Paolo è stato assunto in cielo. Ha avuto una visione, così, dal cielo. Dice, però, che sono ineffabili le cose che ha visto, non si possono raccontare. Dice, però: “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano”. E con questo noi non è che ne sappiamo molto di più, ma non ci deve poi meravigliare più di tanto la cosa, perché non abbiamo esperienza della vita risorta.
Provate a pensare, faccio un esempio, a un bimbo, a un feto umano che è nel grembo materno. Se potesse pensare, potrebbe immaginare la vita, quando uscirà dal grembo materno, come sarà? Non riesce a immaginarsela, perché non l’ha sperimentata. Altrettanto noi, non abbiamo sperimentato questa vita di risorti... abbiamo queste indicazioni... crediamo a Gesù che ce la ha insegnate.

Aggiunge – e finisco – aggiunge un’ultima cosa, Gesù. Risponde anche al fatto che... all’idea dei Sadducei che il Pentateuco, la Torà, non parla mai di resurrezione dei morti, e dice: “Che poi i morti risorgono, lo ha indicato anche Mosè” – è Mosè l’autore del Pentateuco – “a proposito del roveto, quando chiama il Signore: Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui”. E così ha messo a posto anche i Sadducei, nostro Signore, che la sa più lunga di tutti noi, e al quale noi prestiamo la nostra fede volentieri.

Sia lodato Gesù Cristo. »

 

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