7.1.2007

Liturgia - Prediche del Don
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Domenica 7 gennaio 2007

Battesimo del Signore (C) – P
Letture:
Is 40,1-5.9-11
Salmo 103:
«Benedetto il Signore che dona la vita.»
Tt 2,11-14; 3,4-7
Lc 3,15-16.21-22

Domenica 7 gennaio 2007 (messa parrocchiale, ore 10.30)

« Sottolineo alcune particolarità del battesimo di Gesù che interessano anche noi e il nostro battesimo.

La prima cosa che vi faccio notare è che Gesù si accomuna ai peccatori che vanno da Giovanni Battista a farsi battezzare. Anzi, lo sappiamo da Matteo, dal vangelo di Matteo, che quasi quasi Giovanni Battista si scandalizza e dice: “Ma io debbo essere battezzato da te, non tu da me”. E lui dice: “Lascia fare, si deve compiere ogni giustizia”. La giustizia di Dio è che Gesù prenda su di sé i nostri peccati.
Già anche la prima lettura, la profezia di Isaia (“Consolate, consolate il mio popolo...”), dice perché: perché è stata scontata la sua iniquità.
Non parliamo poi della lettera a Tito, che abbiamo letto come seconda lettura, e che dice: “Quando si sono manifestati la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per la sua misericordia mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo, effuso da lui su di noi abbondantemente per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro, perché giustificati dalla sua grazia diventassimo eredi, secondo la speranza, della vita eterna”.

Allora, queste letture ci insegnano che le opere che noi facciamo per riparare i nostri peccati non arriveranno mai a riparare pienamente il peccato (le preghiere, le penitenze, i digiuni, queste cose). Dio ha pensato di riparare Lui, il peccato, direttamente, di scontarlo sulla carne del suo Figlio; mandando il suo Figlio sulla terra – abbiamo celebrato... stiamo finendo di celebrare il mistero dell’incarnazione – ebbene, è venuto sulla terra come salvatore nostro.
Nel vangelo di Giovanni, non quello di Luca che abbiam letto quest’oggi, parlando del battesimo di Gesù, Giovanni presenta Gesù, il giorno dopo del suo battesimo, con queste parole: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo”. Cioè, Gesù carica su di sé il nostro peccato, e lo sconta in sé stesso.
Ecco perché noi veniamo battezzati: veniamo battezzati perché viene applicata a noi la redenzione operata da Cristo.

Tuttavia io metto in risalto un’altra cosa che è più importante ancora. Cioè, il battesimo, per noi, più ancora che remissione dei peccati – per noi che l’abbiamo ricevuto tutti da piccoli – più ancora che la remissione dei peccati, è l’infusione della grazia di Dio in noi. Cioè, il peccato originale in che cosa consiste, per noi? Perché come peccato, cioè disobbedienza a Dio, l’hanno fatto Adamo ed Eva, noi non l’abbiamo mica fatto: non potevamo farlo. Però il peccato di Adamo ed Eva ha tolto a tutti gli uomini, a tutti i discendenti di Adamo ed Eva, la grazia che ci rendeva partecipi della natura divina. Quindi per noi il peccato consiste soprattutto in questa privazione della grazia; e il battesimo consiste soprattutto nella infusione, di nuovo, della grazia di Dio nelle nostre anime. Grazia di Dio che ci rende figli di Dio. E’ questo l’effetto principale del battesimo. Certo, anche il peccato originale viene riparato come colpa della natura, come sciagura della natura, però la cosa principale, l’effetto principale del battesimo in noi, è proprio questa infusione della grazia di Dio.

Voi vedete, questo concetto è enunciato nel vangelo di Luca, quest’oggi, con queste parole: “il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal cielo: «Tu sei il mio Figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto»”.
Allora, “il cielo si aprì” non vuole dire che si è squarciato, si sono squarciate le nubi, è disceso un raggio di sole su Gesù: sarebbe una cosa abbastanza banale. “Il cielo si aprì” risponde a quella domanda che avevano fatto gli Ebrei: che ormai, da alcuni secoli, non avevano più profeti che parlassero loro in nome di Dio; era una situazione di dipendenza politica e di miseria morale, per gli Ebrei; e allora avevano detto a Dio: “Oh, se tu squarciassi i cieli e scendessi!”. Ebbene in occasione del battesimo di Gesù si sono squarciati i cieli, cioè il cielo è sceso sulla terra; Iddio si è fatto vicino all’uomo; Iddio ha preso su di sé le miserie umane.

E dal momento del battesimo di Gesù comincia veramente la redenzione. Cioè, prima c’erano stati i trent’anni della vita privata – diciamo così – di Gesù in cui lui era vissuto a Nazareth ma non aveva manifestato molto le sue caratteristiche di salvatore degli uomini, di Figlio di Dio. Col battesimo comincia la sua azione salvifica veramente, che culminerà in quell’altro battesimo di sangue che è la passione e morte del Signore. Però col battesimo comincia. E allora, ecco, si sono squarciati i cieli: Iddio si è fatto vicino all’uomo.

E’ sceso lo Spirito Santo in forma corporea, come di colomba. Non dice il testo che è scesa una colomba su lui: è sceso lo Spirito Santo, in forma corporea come di colomba. Che significato ha questo? La colomba è un’animale semplice e, nello stesso tempo, affezionato al suo nido. Bisogna dire, allora, che è sceso lo Spirito Santo per renderci semplici come i bambini. Vi ricordate quelle parole di Gesù? Gesù esultò nello Spirito Santo – dice il vangelo – e disse: “Ti benedico, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai rivelato queste cose non agli intelligenti e ai sapienti, ma ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te”. Cioè, la rivelazione di Dio la capiscono soprattutto le anime semplici; non quelle complicate, non quelle superbe, che vorrebbero capire tutto con le proprie forze e con la propria intelligenza.
Nello stesso tempo, lo Spirito Santo anche riunisce. Ci sono molti carismi – dice San Paolo nella prima ai Corinzi – ma unico è lo Spirito Santo che opera tutto in tutti per il bene comune. Ecco l’effusione dello Spirito Santo.

E poi, ancora, le altre parole: la voce che viene dall’alto “Tu sei il mio Figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto”. Certo, queste parole sono vere soprattutto per Gesù, che è il Figlio unigenito del Padre, ma sono vere anche per noi: crediamo che col battesimo di Gesù, quel rito, che era semplicemente un rito penitenziale, diventa veramente un sacramento. Sacramento per cui, quando noi lo riceviamo, il Padre può dire su ciascuno di noi, su ciascuno di questi bimbi che voi avete riportato qui quest’oggi, “tu sei il mio figlio prediletto” (io ti ho eletto, ti ho amato, ti ho scelto; sei il mio figlio prediletto). Entriamo, col battesimo, a far parte della famiglia divina.

Ecco gli effetti del battesimo. Noi bisogna che lo ricordiamo e lo ricordiamo soprattutto quest’oggi, in cui celebriamo questa festa dei battesimi dell’anno scorso.

Un’ultima annotazione appena, poi ne parleremo magari alla fine. Dice il vangelo: “Quando tutto il popolo fu battezzato e mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito Santo...” eccetera. Cioè, questa manifestazione divina, questa manifestazione soprannaturale, per cui viene annunciato che quegli è il Figlio prediletto del Padre, avviene quando Gesù è in preghiera. San Luca, nel suo vangelo, spesso ricorda che Gesù prega; prima delle azioni principali, Gesù prega. Gesù, delle volte, passava la notte in preghiera, ci dice il vangelo.
Bene, ecco, io dico ai genitori di questi bimbi: anche voi pregate. Se metterete un po’ di preghiera, di conversazione intima con Gesù, magari anche di lettura del vangelo, basta una frase al giorno, meditandola un pochino, perché la preghiera è un dialogo, se è un dialogo dovete parlare voi con Dio, ma anche Dio parlare con voi, allora... leggete la parola di Dio, e poi la meditate, ed effondete il vostro cuore nel cuore di Gesù, con sentimenti di adorazione, di gratitudine, di compunzione, di domanda (perché ci sarà bisogno di tante grazie di Dio, per le necessità spirituali e materiali di voi e della vostra famiglia, dei vostri bimbi).

Ecco, abituatevi a mettere della preghiera, a “condire” di preghiera la vostra giornata. Non è necessario che vi fermiate, che abbiate molto tempo da dedicare esclusivamente alla “recita delle orazioni”. Pregare non vuol dire recitare le orazioni, vuol dire comunicare con Dio; se voi comunicate con Dio, certamente sarete in grado di capire il disegno di Dio su di noi e di attuarlo. Questo ve lo auguro con tutto il cuore.

Sia lodato Gesù Cristo. »