15.11.2006. Funerale di Gianluca Catellani

Liturgia - Prediche del Don
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Mercoledì 15 novembre 2006

XXXII settimana del tempo ordin. (B) – IV
S. Alberto Magno
Letture:
Sap 3,1-9
Salmo 102:
«Preziosa agli occhi del Signore è la morte dei giusti.»
Mt 25,31-46

Mercoledì 15 novembre 2006 (chiesa parrocchiale di Mandriolo, ore 10.30)

FUNERALE DI GIANLUCA CATELLANI.

« I miei pensieri non sono i vostri pensieri, e le vostre vie non sono le mie vie – oracolo del Signore. Perché come il cielo sovrasta la terra, così le mie vie sovrastano le vostre vie, e i mie pensieri i vostri pensieri”.

Caro Papà celeste, Tu l’hai detto e noi lo crediamo, ma mai, come in certi frangenti, quando muore un giovane di trentanove anni, papà, con dei bimbi piccoli... ci pare assurdo questo. E quando pensiamo... – perché il volgo lo dice, e noi lo diciamo con lui – e quando pensiamo che ci sono tante coppie che non vanno d’accordo, che si dividono... questa coppia, così bella, così esemplare, di Gianluca e l’Anna, Tu la dividi...
No, Papà, non c’è logica, secondo la nostra corta intelligenza, in quello che fai Tu, nelle tue scelte, nei tuoi comportamenti.

C’è un’altra parola della scrittura a cui disubbidisco io quest’oggi, ed è la parola di Gesù che dice: “Non giudicate...”, cui corrisponde quella di San Paolo, nella prima ai Corinzi: “A me poco importa essere giudicato da voi. Mio giudice è il Signore”. Io, invece, quest’oggi, mi permetto di emettere un giudizio (ma in positivo, però).
E’ morto Gianluca. Con tutto il rispetto e la stima che ho per tutti voi, mi permetto di pensare che è morto il migliore di tutti noi. ...
C’è qualcuno di noi che ha visto alle volte Gianluca arrabbiato, irritato, o perlomeno con la voce alterata?
C’è qualcuno che ha chiesto un favore a Gianluca e ha sentito dirsi di no?
C’è qualcuno che ha sentito Gianluca parlare della sua malattia, lamentarsi...?
E allora torna la domanda: – perché una persona così positiva è stata rubata alla vita a soli trentanove anni?

Cerchiamo di capire qualcosa della sapienza e dei piani di Dio.
La vita non è nostra, ma di Dio che ce l’ha donata perché noi lo conoscessimo, lo ri-conoscessimo, lo lodassimo, lo amassimo e servissimo il prossimo con amore e per amore. Ecco perché Egli, Dio, fa dono della vita nella misura che crede bene Lui: a uno dà un giorno di vita, a un altro cento anni. La vita è sua.
Già Cicerone, scrivendo a un amico cui era capitato un lutto di famiglia, diceva: “Non dovete imprecare contro gli dei perché ve l’hanno tolto, ma piuttosto lodarli, ringraziarli perché ve l’hanno dato”.

Egli coglie ognuno (dalla vita terrena) nel momento in cui ha raggiunto il culmine di amore di cui è capace, perché così entra in Dio. Dio, infatti, è amore e chi vive per amore vive in Dio e Dio in lui, e Dio vive in lui. Non è vero, quindi, che Gianluca – scusate la freddezza – a Gianluca è stata rubata la vita, perché oltre i trentanove anni e alcuni giorni, non possedeva nulla, Gianluca, non era sua la vita; Dio gli ha fatto dono di quella vita, di trentanove anni.
Saprà Dio, nella sua onnipotenza, nel suo amore infinito, provvedere a coloro che qui in terra piangono quel caro come morto.

Gianluca – tutti lo possiamo testimoniare – ha raggiunto un alto grado di amore. Veramente, come dice il libro della Sapienza, “giunto in breve alla perfezione, ha compiuto una lunga carriera”. Era un lavoratore indefesso. Mai stanco, si direbbe. Il lavoro che faceva, lo faceva con intelligenza. Io non so come facesse tutte le volte a trovare, a capire bene il problema, e a trovare la soluzione. Era indubbiamente dotato di notevole intelligenza. Lo faceva, questo lavoro, con passione; era contento di riuscire, voleva a tutti i costi riuscire; soprattutto lo faceva per amore, e questo verso tutti quelli che gli chiedevano un favore. Tutti. Perché Gianluca non ha lavorato solo per la famiglia, per l’azienda agricola, per la parrocchia: ognuno di noi, quando chiedeva un aiuto a Gianluca, Gianluca era pronto, sempre. Non so dire quanto noi in canonica, ad esempio, abbiamo “sfruttato” Gianluca per questo, ma so che molti altri l’hanno “sfruttato” (se si può dire); si sono serviti delle sue capacità, del suo lavoro.

Gianluca, poi, è stato segnato con il marchio degli eletti di Dio: la sofferenza. Perché dice la lettera agli Ebrei: “Il Signore corregge colui che Egli ama e sferza chiunque riconosce come figlio”. Anche il libro della Sapienza... si ricorda – lo abbiamo letto quest’oggi – “Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio. Nessun tormento le toccherà. Agli occhi degli stolti parve che morissero”. Chi sono gli stolti? Quelli che mettono come scopo della vita il piacere, l’avere, il potere. Continua ancora la sacra scrittura, il libro della Sapienza, dicendo: “In cambio di una breve pena riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé; li ha saggiati come oro nel crogiuolo e li ha graditi come un olocausto. Quanti confidano in Lui comprenderanno la verità. Coloro che gli sono fedeli vivranno presso di Lui nell’amore, perché grazia e misericordia sono riservati ai suoi eletti”.
Dobbiamo dire che, frastornati e confusi dalla mentalità moderna, molti rifiutano in toto, completamente, aprioristicamente, la croce, ma gli eletti comprendono la verità. E Gianluca è stato uno di questi.

Anche perché derivava da una radice buona (mi scusi Tonino qui presente... perché non è forse mai corretto parlare bene delle persone che ci sono, che sono vive, che sono tra di noi). Quando ieri mattina ho espresso le mie condoglianze a Tonino, dicendo: “Tonino, ma... vedere morire un figlio mi sembra... che sia come vedere girare alla rovescia la ruota del tempo. O no?”. E lui mi ha risposto: “Il Signore ha voluto così. Il Signore fa tutto per il nostro bene. Sia fatta la volontà di Dio”. Ooooh!... Voi capite che in quel momento... non è come quando noi nel “Padre nostro” diciamo: “sia fatta la tua volontà”. Lì era un papà che aveva perso un figlio! E’, come di dico, per dirla in dialetto, “l’è la sòca ch’le bòuna” che ha dato origine a Gianluca. Il quale ha però i suoi meriti, ha la sua responsabilità, e certamente dobbiamo dire bravo Tonino e bravo Gianluca.
Ha ragione il vescovo, piuttosto, di dire che la fede si respira in famiglia; che se c’è una associazione che è capace di educare alla fede, di far crescere la fede, questa è la famiglia, prima ancora che la parrocchia e tutto il resto.

Vorrei concludere dicendo qualcosa a Gianluca.
Gianluca, ora che non sei più fisicamente con noi, non credere di avere terminato il tuo ruolo, specialmente di papà e di coniuge. Io ti ho già canonizzato, questa mattina. Tu adesso comportati come i santi, cioè intercedi per noi. Perché noi non abbiamo solo bisogno... specialmente intercedi per l’Anna, per i tuoi bimbi, per i tuoi genitori, un po’ per tutti voi, perché noi non abbiamo solo bisogno dell’esempio dei santi, ma anche della loro intercessione.

Grazie, Gianluca.

Sia lodato Gesù Cristo. »