15.1.2006

Liturgia - Prediche del Don
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Domenica 15 gennaio 2006

II domenica del tempo ordinario (B)
S. Mauro
Letture:
1Sam 3,3b-10.19
Salmo 39:
«Ecco, io vengo, Signore, per fare la tua volontà.»
1Cor 6,13c-15a.17-20
Gv 1,35-42

Domenica 15 gennaio 2006 (messa parrocchiale ore 10.30)

« Cari ragazzi, e anche i più grandi, dato che dei ragazzi... ce ne sono pochi, eh?, però prenderete poi in mano questo foglietto, in modo che guardiamo di studiare un po’ le letture di oggi... e comincio così.

Noi abbiamo un corpo formato da circa centomila miliardi di cellule. Sono tutte uguali queste cellule? Beh, sostanzialmente sì, però insieme a tutte le altre cellule dello stesso tessuto formano... hanno delle facoltà che sono diverse. Voi capite, altro è l’importanza dell’unghia e altro quella del cervello, anche se fanno parte del corpo sia le unghie che il cervello.

Se un’unghia potesse dire: “Ma, io non voglio essere unghia, voglio essere cervello”, farebbe una bella cosa? Non farebbe una bella cosa, perché la sua funzione è quella di essere unghia.
C’è, alle volte, ad esempio anche nella nostra Chiesa, qualcuno che critica il papa per quello che ha detto: “Farebbe meglio a tacere...”. Ma tu, unghia, vuoi essere cervello? Lascia che il cervello faccia la sua parte secondo l’ispirazione dello Spirito Santo e la sua coscienza. Tu cerca di difendere il corpo di Cristo (perché le unghie questo hanno di proprietà, no?, di difenderci).
Se un membro, un organo del nostro corpo volesse... non accettasse di fare la sua funzione, uscire, quindi, dalla sua posizione, noi avremmo una lussazione, una slogatura che ci farebbe soffrire enormemente. Se la spalla è slogata, vero, ci fa soffrire enormemente; deve stare lì al suo posto.

Perché vi dico questo? Vi dico questo perché anche noi siamo stati creati da Dio e dobbiamo accettare anzitutto questa verità – che siamo delle creature – e Chi ci ha creato ci ha creato per un scopo ben preciso. L’accettare questo scopo e vivere la propria vocazione con amore porta al massimo di felicità e di serenità, così come un membro, se ha il suo corpo e funziona bene, fa non soltanto il benessere di tutto il corpo ma anche il suo stesso benessere, la sua felicità.

La seconda lettura di oggi – se voi guardate questo foglietto è messa in risalto anche... in verde, in alto, nella seconda pagina – “I vostri corpi sono membra di Cristo”, quindi non solo siamo stati creati da Dio ma siamo stati scelti per diventare membra del corpo di Cristo. Nel santo Battesimo ciascuno di noi è entrato in qualche modo in comunione vitale con Gesù. La stessa vita divina, che in Lui è naturale, affluisce a noi (“Dalla sua pienezza noi abbiamo ricevuto grazia su grazia”, abbiamo letto nel prologo del Vangelo di Giovanni nella festa di Natale). E allora noi siamo uniti, vitalmente, tutti, a Gesù Cristo che è il nostro capo, e noi siamo le membra, anzi siamo una cellula di questo grande corpo.
Vedete come ha raffigurato qui, colui che ha fatto questo foglietto, la cosa: ha messo Gesù e ha messo nel suo abito tante facce, vero, per dire che noi siamo il corpo di Cristo. Anche se lì apparirebbe più direttamente che noi ci siamo rivestiti di Cristo. Infatti San Paolo, in altre occasioni, in altre lettere, dice che noi ci siamo rivestiti di Cristo; ci siamo rivestiti di Cristo perché, per natura, noi siamo delle creature, siamo degli uomini, e la vita soprannaturale è sopraggiunta dopo, però di fatto siamo uniti vitalmente a Gesù, e quindi siamo membra del suo corpo.
E allora, ciascuno di noi deve compiere il suo dovere, deve sviluppare la sua vocazione.

Come fa uno a sapere qual è la sua vocazione? Perché Samuele è stato fortunato, come dice nella quarta pagina il foglietto: che fortunato, Samuele! Dio gli ha parlato, e anche ad Andrea, a Pietro. Pietro, ma Dio parla anche a te, parla a tutti, dice il prete. Eh? Però dobbiamo riconoscere che Samuele, Pietro, hanno avuto un ruolo di capitale importanza nella storia della salvezza. Samuele nel vecchio testamento, Pietro nel nuovo, certamente hanno avuto una importanza grande. Non dobbiamo meravigliarci che a loro Dio abbia parlato, proprio, anche direttamente.

Però, dice qui, sempre nella seconda lettura, in fondo (anche questo e messo in risalto col colore verde), “il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo”. Cioè, quella che è l’anima in noi, nel corpo di Cristo è lo Spirito Santo; lo Spirito Santo che ha fatto sì che il Figlio di Dio fosse concepito nel grembo verginale di Maria; lo Spirito Santo che ci rende tutti figli di Dio, perché siamo rinati dall’acqua e dallo Spirito Santo. Allora, il primo mezzo che noi abbiamo per conoscere la nostra vocazione è affidarci allo Spirito Santo.

Lo Spirito Santo, del resto, è Dio, e voi capite, Dio non ha bisogno di parlare per dirci qualcosa: basta che ci faccia venire in mente quella cosa. Cioè, io adesso sto parlando a voi; le mie parole raggiungono i vostri padiglioni auricolari, poi il nervo dell’orecchio porta il messaggio al cervello, il cervello decodifica quella parola ed ecco che si trasforma in un’idea, in un ideale, in qualcosa dentro di voi, nella vostra anima. Dio, che è Spirito, parla direttamente a noi. Noi normalmente conosciamo la nostra vocazione interrogando la nostra coscienza, noi stessi. Uno pensa: come sarebbe bello poter diventare sacerdote (quello che ho pensato io, fin da piccolo), è la cosa più grande che si possa fare... ecco, accarezza tanto ideale che vuol dire che... è un ideale, un’idea che viene da Dio. E` una vocazione.
Uno incontra una bella ragazza, un bel giovane, un giovane intelligente, e dice: ma quello... ma quello è un ideale di vita! Ma, io sono nato per... per... per vivere con quella persona! Anche questo può essere il segno di una vocazione.
Oppure uno dice: come sarebbe bello passare la vita a fare del bene a chi è ammalato, a chi soffre, a consolare, a insegnare ai bimbi, a educarli... Ciascuno, cioè, ha ricevuto la sua vocazione, ma il primo mezzo che noi abbiamo per conoscere qual è la nostra vocazione è interrogare la nostra coscienza, perché dentro di noi parla lo Spirito Santo.

Può capitare, però, che uno magari confonde la voce dello Spirito Santo con delle sue fantasie, e allora ecco una cosa che ci insegnano le letture di oggi. Chi è stato che ha detto a Samuele: “Se senti ancora chiamarti, dì: Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”? E` stato il sommo sacerdote Eli, è stato lui che ha consigliato Samuele e ha fatto capire a lui la sua vocazione: nascerà la sua vocazione, di sommo sacerdote a sua volta (Samuele è giudice degli Ebrei, è vero), nascerà proprio per questo indirizzo avuto dal sommo sacerdote d’allora, Eli.
Nel Vangelo è Giovanni il Battista che indica Gesù a due dei suoi discepoli. Chi sono, poi? Andrea e Giovanni (l’evangelista) che diventeranno, appunto, apostoli di Cristo. Ma seguono Cristo perché è Giovanni Battista che indica Gesù come l’Agnello di Dio, e quindi il Messia. Il giorno prima aveva detto io posso testimoniare che questi è il Figlio di Dio; allora questi... questi giovani (allora erano giovani) hanno seguito Gesù.

Noi abbiamo, anche nella nostra vita, dei sacerdoti o delle persone sagge che ci possono – possono essere forse anche gli stessi nostri genitori – che ci possono illuminare meglio sulla nostra vocazione.

Però c’è una terza via che ci aiuta in questo, ed è la stessa parola di Dio, scritta nella scrittura, nella Bibbia. Voi avete letto – abbiamo sentito, almeno, leggere – la finale della prima lettura di oggi, e dice: “Samuele acquistò autorità poiché il Signore era con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole”. Ha sempre ascoltato Dio che gli parlava e ha fatto sempre in tutto, perfettamente, quello che Dio gli chiedeva. Noi bisogna che ci abituiamo ad ascoltare, a leggere, a meditare, a ruminare, a fare nostra la parola di Dio.

Noi celebriamo oggi, in parrocchia, la festa di Sant’Antonio abate. Perché Sant’Antonio abate è diventato un così grande santo? Perché noi, oggi, normalmente, ad esempio – e certamente si tratta di un grande santo – celebriamo molto San Francesco d’Assisi, qualcuno addirittura, specie di quelli che non vengono normalmente in chiesa, mi ha detto delle volte: “L’unico, in duemila anni, che ha messo in pratica in Vangelo è stato San Francesco d’Assisi, tutti gli altri no”. No, un momento, insomma, ci sono stati anche degli altri: Sant’Antonio abate è stato uno di questi. Era ricchissimo, ha rinunciato a tutto, si è dato alla vita ascetica, è diventato grande direttore spirituale... e quindi noi dobbiamo anche seguire questi esempi, eh?

A proposito di direzione spirituale, io vi ricordo, ricordo a voi: i ragazzi, ma anche a tutti, che ad esempio nella metà del milleottocento, circa, alla metà, un giovane francese di nome Luigi si è presentato al convento, al monastero del Gran San Bernardo, per chiedere di entrare là e fare vita ascetica in quel monastero, aiutando magari i pellegrini che passavano o quelli che si perdevano nei ghiacciai delle Alpi. Il priore l’ha accolto nel convento e dopo pochi giorni ha avuto una conversazione con lui, e poi gli ha detto: “Luigi, la tua strada non è questa. Esci e trovane un’altra”.
Press’a poco, negli stessi anni, una ragazza, Zelìa Maria, si è presentata alle Suore della carità, quelle istituite da San Vincenzo de’ Paoli, perché voleva diventare suore. La madre superiore l’ha accolta subito in parlatorio, ha parlato per oltre un’ora. La finale di questa conversazione è stata questa, la madre gli ha detto: “Cara la mia ragazza, esci e fatti una famiglia cristiana, che è la tua vocazione”.
Ci avevano preso il priore di San Bernardo e la madre superiora delle Suore della carità? Ci ha avevano preso: dopo pochi anni, fortuitamente, i due si sono incontrati, Luigi e Zelìa Maria. E si sono sposati. Si sono stimati, amati, sposati; hanno messo al mondo cinque figlie che son diventate tutte suore, tutte brave suore, e una è diventata anche grande santa e dottore della Chiesa: Teresa di Gesù Bambino. Avevano ragione quei... direttori spirituali. Eh?

Ma un altro mezzo, dicevo, è la parola di Dio. Sentite cosa dice Sant’Atanasio. Sant’Atanasio era contemporaneo di Sant’Antonio abate, per cui, pur essendo vissuto quasi millesettecento anni fa (Sant’Antonio abate), abbiamo la vita scritta immediatamente dopo la morte da Sant’Atanasio e conosciamo benissimo la sua vita. Vi leggo una pagina di questa vita.

“Non erano ancora trascorsi sei mesi dalla morte dei genitori, quando un giorno, mentre si recava, come era sua abitudine, alla celebrazione eucaristica, andava riflettendo sulla ragione che aveva indotto gli Apostoli a seguire il Salvatore dopo avere abbandonato ogni cosa. Richiamava alla mente quegli uomini di cui si parla negli Atti degli Apostoli che, venduti i loro beni, ne portavano il ricavato ai piedi degli Apostoli perché venissero distribuiti ai poveri. Pensava inoltre quali e quanti erano i beni che essi speravano di conseguire in cielo.
Meditando su queste cose entrò in chiesa proprio mentre si leggeva il Vangelo e sentì che il Signore aveva detto a quel ricco: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri, vieni e seguimi e avrai un tesoro nei cieli».
Allora Antonio, come se il racconto della vita dei Santi gli fosse stato presentato dalla provvidenza e quelle parole fossero state lette proprio per lui, uscì subito dalla chiesa; diede in dono agli abitanti del paese le proprietà che aveva ereditato dalla sua famiglia (possedeva infatti trecento campi molto fertili e ameni), che non fossero motivo di affanno per sé e per la sorella; vendette anche tutti i beni mobili e distribuì ai poveri la forte somma di denaro ricavata, riservandone solo una piccola parte per la sorella che era minorenne.
Partecipando un’altra volta all’assemblea liturgica sentì le parole che il Signore dice nel Vangelo: «Non vi angustiate per il domani...».
Non potendo resistere più a lungo, uscì di nuovo e donò anche ciò che gli era ancora rimasto; affidò la sorella alle Vergini consacrate a Dio e poi egli stesso si dedicò, nei pressi della sua casa, alla vita ascetica, e cominciò a condurre con fortezza una vita aspra senza nulla concedere a sé stesso”.

Ha trovato la sua vocazione ascoltando e praticando la parola di Dio.
Che il Signore conceda la stessa cosa a noi.

Sia lodato Gesù Cristo. »