28.8.2005

Liturgia - Prediche del Don
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Domenica 28 agosto 2005

XXII domenica del tempo ordinario (A) – II
S. Agostino
Letture:
Ger 20,7-9
Salmo 62:
«Ha sete di te, Signore, l'anima mia.»
Rm 12,1-2
Mt 16,21-27

Domenica 28 agosto 2005 (messa parrocchiale ore 10.30)

« Il salmo 37 dice: “Manifesta al Signore la tua via, fidati di lui: compirà la sua opera; farà brillare come luce la tua giustizia, come il meriggio il tuo diritto ... i malvagi saranno sterminati, ma chi spera nel Signore possederà la terra”. E il salmo 73: “Quanto è buono Dio con i giusti, con gli uomini dal cuore puro!”.

Tutte le religioni insegnano che Dio premia i buoni e castiga i cattivi. Però quando guardiamo i fatti come avvengono, nel mondo, anche oggi, ci chiediamo: Ma... sono vere queste idee, queste parole, anche dei salmi? O sono solo delle chiacchiere? Ecco, allora, che può succedere che anche il giusto rimanga frastornato dall’esperienza della vita in cui tante volte chi opera il bene è più oppresso di chi opera il male; e può uscire in frasi, in espressioni che dicono il dolore, l’amarezza, quasi quasi blasfema.

Qui, nella prima lettura di oggi, Geremia dice a Dio: “Tu sei stato un traditore” (non ha mica usato un’espressione da poco!). Che cosa era successo? Era successo che, mancavano... siamo a pochissimi anni dalla invasione dell’esercito caldeo in Gerusalemme e in Giudea; Gerusalemme è stata distrutta e molti Giudei sono deportati come schiavi in Babilonia. Allora Dio suscita, in mezzo al suo popolo, Geremia, come profeta, perché parli a nome suo; gli dice (Geremia non vorrebbe accettare perché è giovane, perché non sa parlare, era un carattere, si vede, un po’ timido [...]), il Signore gli dice: “Non dire: Sono giovane, ma va’ da coloro a cui ti manderò e annunzia ciò che io ti ordinerò. Non temerli, perché io sono con te per proteggerti ... Ti muoveranno guerra ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti”.

Di fatto, a Gerusalemme abbiamo: Ioakim, che è il re e che è più preoccupato di ricostruirsi una grande e lussuosa reggia che non della salvezza del suo popolo; abbiamo sacerdoti, notevoli, che rassicurano la gente, “Non succederà nulla, abbiamo solo fiducia in Dio, venite, offrite i vostri sacrifici, pregate, e questo vi salverà”. Predicavano, però, in questo modo, una religione fatta soprattutto di riti e di culto e non di fedeltà all’alleanza con Dio e di osservanza dei suoi comandamenti.

Allora Geremia deve predicare “violenza e oppressione”, come dice il testo che abbiamo letto questa mattina; e questo comincia a mettere Geremia in contrasto col re, in contrasto con i capi militari, in contrasto coi sommi sacerdoti; e poi alla fine anche il popolo stesso, nella grande maggioranza, si irrita nel sentire sempre questo profeta di sventure, e chiede per lui che sia allontanato, che sia ucciso, lo aggrediscono, lo bastonano; i suoi stessi amici, quelli che erano amici, gli tendono un’insidia e vogliono processarlo, cercano prove perché sia processato, e per fortuna sua il processo si volge a suo favore: è assolto. Però tutta questa... ostilità, da parte dei capi, politici, militari, religiosi, della folla, degli amici stessi, ha scosso profondamente il suo equilibrio psicologico, ed egli paragona la sua vita, la sua esistenza, la sua vocazione, a una ragazza che è stata sedotta da un giovane, forse intelligente, forse avvenente, forse... capace di raggirare le ragazze, ed ha ceduto alle sue esigenze, alle sue voglie; poi quel ragazzo si allontana, non si fa più vedere, e lascia così la ragazza: sola, magari con un bimbo che è stato concepito nel grembo; quella ragazza non potrà altro che maledire il giorno in cui ha conosciuto quel ragazzo [...].

Lo stesso fa Geremia: “Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto forza e hai prevalso. E così sono diventato oggetto di scherno ogni giorno; ognuno si fa beffe di me”. Che cosa potrà fare allora Geremia in questa situazione? E’ stato coinvolto in un amore burrascoso, e allora prende una decisione, la decisione che normalmente prende chi è stato tradito dal proprio partner: “Non penserò più a lui, non parlerò più in suo nome”; voglio sradicare dal mio cervello e dal mio cuore il ricordo di questo amore così infelice; voglio strapparlo via dal mio animo; non voglio pensare più a lui, non parlerò più in suo nome. Ma aggiunge: “Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo”, cioè l’amore di Dio ormai era penetrato come un fuoco nel suo animo, nella sua psiche, nel suo corpo, fino al midollo delle ossa; ormai non poteva più tacere e doveva continuare la sua missione. E Geremia continuerà la sua missione, nonostante questo momento di grande sconforto e delusione.

Questo fatto cosa dice a noi oggi? ... Alcune cose.

Primo. Che Dio forse non è così onnipotente come noi crediamo. La sua onnipotenza non è illimitata: egli ha creato anche delle creature libere, se non altro gli angeli e noi uomini; non sappiamo se da altre parti esistano altri esseri viventi, ma noi senz’altro. E l’uomo ha la possibilità di progettare la sua vita in modo diverso da come ha pensato Dio; quindi di non attendere al progetto di Dio, alla rivelazione di Dio, ai comandi di Dio, ma di vivere secondo il suo proprio progetto. Questo – voglio mettere in risalto – è la grandezza [...] dell’uomo.

E’ la sua grandezza, perché l’uomo può progettare contro Iddio; può cercare di programmare la sua vita, di progettare la storia umana, in modo diverso da come Dio aveva pensato. E’ questa la grandezza dell’uomo. [...] Però questa grandezza è anche il suo [...], perché quando l’uomo fa così, si crede onniscente e onnipotente lui, crede di sapere tutto, crede di potere progettare le cose come vuole lui; alla fine, conquistasse pure il mondo intero, perderà l’anima sua – come dice il vangelo di oggi – e allora cosa può dare l’uomo in cambio della sua anima?

Ioakim, che ha agito in contrasto con le rivelazioni di Geremia, e i capi militari e religiosi vedranno di lì a poco cadere Gerusalemme, essere distrutta completamente dall’esercito caldeo, essere distrutto il bel tempio, e quasi tutta la gente di Gerusalemme [...] deportati via in Babilonia come schiavi. Quindi non hanno ottenuto niente andando contro alla rivelazione che Dio aveva fatto loro per mezzo del profeta Geremia. E così è per noi: noi abbiamo questa possibilità che è grande, perché la libertà è la massima grandezza dell’uomo, però stiamo attenti perché se vogliamo progettare le cose diversamente da come Dio le ha progettate per noi, andremo a finire... di perderci anziché salvarci.

Potremmo però anche chiederci: ma perché Dio, che sapeva tutto questo, sapeva come sarebbe andata a finire la missione di Geremia, coinvolge anche Geremia in questa cosa, dal momento che poi è stata un fallimento la sua missione di profeta?

Qui dobbiamo dare alcune risposte.

La prima è che Dio vuole annunciare la sua volontà di rivelare sé stesso, il suo progetto, a tutti gli uomini, perché egli, di per sé, vuole che tutti siano salvi; quindi anche se sa che quel qualcuno rifiuterà la sua parola, la sua rivelazione, vuole rivelarla a tutti.

Secondo: non è che la missione di Geremia sia andata male per tutti; c’è stato qualcuno in Gerusalemme che si è convertito e ha creduto a Geremia; così come è avvenuto – lo abbiamo letto qualche domenica fa [...], del profeta Elia, quando scappa e va sul Sinai, vero, e dice al Signore: “Prendi la mia anima perché io non sono migliore dei miei padri. Sono rimasto solo”. E Dio cosa gli dice? “Non è vero che tu sei rimasto solo. In Israele io ho almeno settemila uomini che non hanno piegato il ginocchio a Ibaa e sono rimasti fedeli alla mia alleanza”. Quindi, si vede che Elia non è che fosse valso a niente: ha salvato quei settemila uomini. Altrettanto Geremia è servito a qualcuno; e Dio è interessato a che ognuno di noi, anche il più piccolo, si salvi. Quindi, anche se la sua missione è servita a pochi e non alle moltitudini, ha servito a qualcosa.

Terza osservazione che possiamo fare. Quando Geremia è coinvolto in questo fallimento, in questa desolazione, in questa angoscia, prova a Dio il suo amore [...]. Cioè, se tutte le cose andassero sempre bene a chi è buono, forse si potrebbe compiere il bene perché le cose vanno bene, e agire bene ci produce del bene: ci produce ricchezza, pace, serenità, sicurezza... ci produce ogni genere di bontà. Invece è proprio nel momento del dolore – può essere la malattia, può essere il fallimento, può essere l’illusione, può essere la solitudine, possono essere tante cose che ci fanno soffrire – è proprio allora che noi gli possiamo dire di amare Lui. Non abbiamo le consolazioni di Dio, ma il Dio della consolazione.

Ma poi c’è un’ultima osservazione che noi possiamo fare. Cioè, anche la nostra sofferenza... quando pure il nostro agire correttamente, lo svolgere bene la nostra missione sulla terra, ci procurasse soltanto dolore e beffe da parte degli altri, derisione, quindi ci procurasse solo del male, della sofferenza, noi sappiamo, dalla rivelazione, che questa sofferenza serve a [...], serve a portare la grazia di Dio a qualcuno.

Io sono stato, tempo fa, al Pian del Re sul Monviso, dove sgorga il Po: un getto d’acqua [...] che salta fuori dalla terra; non certamente il Po come si vede a passare nel Polesine, intendiamoci, [...], però un getto d’acqua che nasce sul Monviso, alle falde del Monviso, e viene... da dove? Dal mare, attraverso la terra, [...] e irriga in questo modo la terra: come ha fatto bene le cose Dio! In modo che le terre vengono ad essere irrigate dall’acqua. Ci sono anche nella vita soprannaturale dei canali segreti con cui il bene che noi facciamo, la sofferenza che sopportiamo, è utile a portare la grazia a qualcuno. Santa Teresa di Gesù bambino, quando soffriva molto, diceva: “Gesù, prendi la mia sofferenza e aiuta... forse ci sono dei missionari in questo momento che devono compiere la loro missione e stanno male: fa’ stare bene loro in modo che compiano la loro missione”.

[...] chi prega in chiesa, doveva essere come il cuore, il cuore che porta il sangue a tutte le membra; altrettanto doveva essere lei: l’amore; perché senza l’amore gli apostoli non avrebbero predicato, i martiri non avrebbero offerto la loro vita, i dottori della chiesa non avrebbero avuto la luce per capire e sviscerare il senso della rivelazione, le vergini forse sarebbero venute meno al loro voto e si sarebbero comportate male..., ecco, è necessario l’amore. E noi quando soffriamo dimostriamo a Dio che lo amiamo, e il nostro amore può [...] qualcun altro. Questo non riceve molto, può solo dare, ma a persone che hanno bisogno della grazia di Dio. E Domine Dio misura la sua grazia secondo la preghiera, la bontà, la santità, l’amore, degli uomini che vivono sulla terra, dei suoi discepoli.

Il suo amore è infinito, ma è misurato da noi, dalla nostra capacità di donarci e di amare.

Ecco, glielo chiediamo questo a Dio insieme e... facciamone tesoro.

Sia lodato Gesù Cristo. »