Domenica 21 agosto 2005
| XXI domenica del tempo ordinario (A) – I |
| S. Pio X, papa |
| Letture: |
| Is 22,19-23 |
| Salmo 137: «Nella tua bontà, Signore non abbandonarmi.» |
| Rm 11,33-36 |
| Mt 16,13-20 |
Domenica 21 agosto 2005 (messa parrocchiale ore 10.30)
« Loracolo di Isaia che noi abbiamo letto come prima lettura è stato pronunciato nellanno settecentouno avanti Cristo, al tempo in cui era re di Giuda Ezechia, un re pio, molto buono, che però aveva scelto come suo maggiordomo, o sovrintendente del palazzo – come è chiamato qui – , un certo Sebna: un mestatore politico che aveva cercato di indurre Ezechia ad allearsi con lEgitto, contro il parere del profeta Isaia e di molti altri. E poi soprattutto aveva abusato del suo potere: il prefetto di palazzo, infatti, amministrava tutti i beni della casa reale e aveva in mano le chiavi della reggia, tutte le chiavi della reggia; spettava a lui, cioè, ammettere alludienza del re quelli che desideravano parlare col re, e calendariare, diciamo, queste udienze, dare delle precedenze a ognuno.
Sebna aveva abusato di questo potere nel senso che si era appropriato, in parte, dei soldi del re, della casa reale, per farsi un mausoleo: aveva scavato la propria tomba nella roccia e sopra la roccia vi aveva fatto una grande costruzione del tipo dei mausolei che i re e gli imperatori pagani si facevano. Per questo il Signore ispira Isaia a dire a Sebna che è venuta la fine del suo ruolo, del suo compito, perché, appunto, è stato disonesto; e al suo posto viene scelto Eliakìm, un uomo che non si interessa direttamente di politica, come non avrebbe dovuto interessarsene come maggiordomo della casa reale, e che è molto capace, però, molto onesto, molto retto.
Di lui dice il profeta Isaia che sarà come un padre per gli abitanti di Gerusalemme e per il casato di Giuda. Non dice semplicemente il casato di Davide, cioè la famiglia reale, ma il casato di Giuda, cioè tutto il popolo del regno di Giuda; egli agirà come un padre, come un vero padre. Un vero padre, anche se ha molti figli, può avere più stima e anche più simpatia, più affetto, per luno o per laltro, ma certo non farà parzialità di persone, o, se lo fa, lo fa a pro di chi è meno provvisto, cioè di chi è meno capace, di chi è più piccolo, di chi è ammalato, eventualmente; verso di loro avrà unattenzione maggiore che non verso quei figli che sono più capaci di camminare con le proprie gambe.
Eliakìm ha agito in questo modo, quindi è stato una benedizione non solo per il re Ezechia e la casa reale, ma anche per Gerusalemme e tutto il popolo di Giuda.
Che Sebna sia stato allettato, diciamo, a fare propri i denari che amministrava è una cosa disonesta, però non ci meraviglia più di tanto – vero? – cioè, il proverbio stesso dice che il canale che porta lacqua per irrigare le campagne anzitutto irriga le sue rive, le rive che portano questacqua; Sebna, con molta facilità, non sarà stato il primo ad abusare del suo potere per appropriarsi di denaro pubblico; certo non è stato lultimo, perché la nostra esperienza ci dice che anche oggi molti di quelli che governano o amministrano i soldi pubblici in parte se ne appropriano.
La cosa interessante, sotto un certo aspetto, è che anche Eliakìm è poi caduto nello stesso difetto. Lultimo versetto dice: Lo conficcherò come un piolo in luogo solido e sarà un trono di gloria per la casa di suo padre. Sembra che il profeta Isaia qui faccia in certo senso lelogio di Eliakìm, ma sentite cosa dice nei due versetti immediatamente seguenti (cè molta ironia da parte di Isaia): A lui attaccheranno ogni gloria della casa di suo padre: discendenti e nipoti, ogni vaso anche piccolo, dalle tazze alle anfore. In quel giorno – oracolo del Signore degli eserciti – cederà il piolo conficcato in luogo solido, si spezzerà, cadrà e andranno in frantumi tutto ciò che vi era appeso, perché il Signore ha parlato. Cioè, anche Eliakìm, che era partito così bene, con molta correttezza, con molto senso del dovere che competeva a lui, al suo ruolo, cade però nel nepotismo e favorisce i suoi famigliari. Questo ci turba nel senso che anche le persone più oneste è facile che cadano in questo difetto.
Noi abbiamo celebrato, mi sembra ieri laltro, lanniversario della morte di Alcide De Gasperi – credo che lo possiamo nominare, anzi… anche perché è in atto la causa di beatificazione di questo uomo, ma perché pur avendo governato per sette anni lItalia nellimmediato dopoguerra, e ha praticamente favorito la ricostruzione dellItalia dopo la guerra – quando ha ceduto il posto, non è più stato nominato capo del governo, non possedeva assolutamente nulla se non i propri libri, non un appartamento, non una casetta; tantè che alcuni della democrazia cristiana hanno fatto una raccolta e gli hanno regalato una casetta in Val Sugana, ma lui, di suo, non aveva niente: un uomo esemplare.
Però io allargo il discorso, e lo allargo a noi. Perché? Perché tutti in qualche modo siamo amministratori di quello che siamo e di quello che abbiamo: noi ci troviamo al mondo intelligenti o poco intelligenti, capaci o meno capaci…, con personalità forte, personalità debole…, noi ci troviamo al mondo e forse abbiamo ereditato qualche proprietà dai nostri avi, o forse non abbiamo ereditato assolutamente niente, non possediamo niente…; quello che abbiamo e quello che siamo, labbiamo da altri; e anche quello che facciamo con le nostre mani, dobbiamo ricordare che è sempre un po, come uso, di tutti.
Mi spiego un pochino meglio. Nella dottrina sociale cristiana, si stabilisce che come diritto la proprietà è anzitutto dei singoli, e poi del pubblico, della società. Cioè, è meglio che la proprietà sia in mano ai singoli che non alla società, perché, appunto, essendo in mano alla società, si moltiplicano i burocrati e coloro che in qualche modo si sporcano le mani con il denaro (perché il denaro, si vede che è qualcosa di vischioso, insomma, si attacca facilmente…, pensate che questo è ancora più vero oggi, in cui tutto si valuta col denaro, perfino lonorabilità di una persona è valutata col denaro: se io calunnio uno di voi, il giudice cosa fa? Mi fa pagare mille, diecimila, centomila euro – ammesso e non concesso che li abbia, è vero? – per riparare la calunnia che ho fatto. Tutto è valutato col denaro, ecco perché facilmente ci si attacca al denaro). Allora è meglio che come diritto sia in mano ai privati. come uso, però, cioè quello che produce la proprietà, è anzitutto della società e poi dei singoli individui. Cioè ha una funzione sociale la proprietà, e noi dobbiamo rispettare questa funzione sociale.
Sentite cosa dice San Paolo ai preti di Efeso che ha incontrato a Mineto, nel saluto finale, quello che è considerato un po un testamento spirituale di San Paolo apostolo. Dice loro, fra laltro: Non ho desiderato né argento, né oro, né la veste di nessuno. Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani. In tutte le maniere vi ho dimostrato che lavorando così si devono soccorrere i deboli, ricordandoci delle parole del Signore Gesù, che disse: Vi è più gioia nel dare che nel ricevere!. E un esempio… luminoso! Noi dovremmo sempre averlo presente: San Paolo, il grande apostolo Paolo, non era pagato per quello che faceva come apostolo; manteneva sé stesso e i suoi collaboratori col suo lavoro manuale – costruiva delle tende – e quello che rimaneva (si vede che… aveva un tenore di vita abbastanza spartano), quello che rimaneva lo dava in beneficenza per soccorrere i deboli. Ecco lo stile di vita che noi dovremmo imparare.
Voi ricorderete certamente la parabola di Gesù del fattore disonesto, quello a cui il padrone dice: Cosa sento di te? Rendi conto della tua amministrazione perché devi lasciare il posto – un po come Sebna, no? – e quegli cosa fa? Chiama uno e dice: Tu cosa devi al mio padrone?. Cento barili dolio. Scrivi cinquanta. Tu cosa devi?. Cento misure di grano. Scrivi ottanta. Il padrone lodò – dice Gesù – la furbizia di questo amministratore, perché – aggiunge Gesù – i figli di questo mondo sono molto più scaltri verso i loro pari che non i figli della luce. E come conclude Gesù questa parabola? Ebbene io vi dico: procuratevi amici con la iniqua ricchezza, perché quando essa verrà a mancare vi accolgano nelle dimore eterne. Se non siete stati fedeli nelliniqua ricchezza, chi vi affiderà quella vera?.
Liniqua ricchezza: la chiama ricchezza iniqua quella di questo mondo perché tante volte è nata dalliniquità e dallingiustizia; i più ricchi hanno fatto delle leggi in modo da difendere i loro diritti e da non dare diritti ai non abbienti. Ma è iniqua anche perché noi continuiamo a contribuire a questo: noi eleggiamo della gente, che vanno al governo; il governo elegge altri che vanno agli organi internazionali i quali normalmente cercano di opprimere e di spremere i popoli poveri. Allora noi siamo corresponsabili di queste ingiustizie che vengono fatte nel mondo. Quindi è una ricchezza iniqua quella che ci passa tra le mani, poco o tanto iniqua. Iniqua, se non altro, per queste mancanze di giustizia da parte degli organi pubblici, ma delle volte anche da parte nostra.
Ecco allora il consiglio di Gesù: con la ricchezza iniqua fatevi degli amici, i quali vi accolgano nelle dimore eterne. Cioè, fate delle opere di bene, cercate di aiutare chi è nel bisogno, perché questi poveri, un giorno, quando noi arriveremo a rendere conto al Padre eterno della nostra vita terrena, possono raccomandarci al Padre eterno, e dire: ... è uno che mi aiutato ... è uno che mi ha dato da mangiare … è uno che mi ha dato dei soldi: aiutalo, ricevilo nelle tue dimore eterne. Perché se noi poi non siamo onesti nellamministrare, e solidali nellamministrare la ricchezza quaggiù, chi è che ci affiderà la ricchezza vera, cioè Dio, leternità, la vita eterna? Chi è che ce laffiderà? Iddio non si fiderà a darci questo, perché se siamo stati disonesti nel poco lo saremo anche nel molto!
Aggiungo solo una osservazione. Come mai questa lettura è stata messa a fare da pendant al vangelo di oggi, che sembra tutto un altro vangelo? Io credo che il motivo sia laccenno alle chiavi: Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide; se egli apre, nessuno chiuderà; se egli chiude, nessuno potrà aprire. Cioè, Eliakìm è lamministratore del re Ezechia; è il re Ezechia che dà a lui le chiavi perché amministri bene i suoi beni, i suoi tesori. Nel nuovo testamento abbiamo Gesù che è il re, e affida le chiavi del regno dei cieli a Pietro perché amministri bene la sua chiesa (a Pietro prima e poi a tutti gli altri apostoli).
Allora noi dobbiamo ricordarci che Pietro, gli apostoli, i loro successori, hanno ricevuto questo compito dal Signore: A chi rimetterete i peccati saranno rimessi; a chi li riterrete resteranno non rimessi. Dobbiamo ricordarci di questo. E dobbiamo ricordarci che se egli chiuderà rimarrà chiuso, cioè se il papa, i vescovi, proibiscono qualcosa vuole dire che quella cosa è proibita. Affrettiamoci a leggere, a studiare la dottrina sociale della chiesa, e anche a metterla in pratica. Perché io ho questa impressione (forse è unimpressione mia, per la mia ignoranza), ma mi sembra di vedere, nel mondo, che molti, anche i governi, i parlamenti, dopo aver litigato, destra e sinistra, sono arrivati a riconoscere e ad ammettere – sulla carta – la verità della dottrina sociale della chiesa; anche popoli che non sono per niente cristiani. Poi – nella pratica – è una politica libertaria al massimo quella che viene attuata, normalmente.
Diceva già il papa Giovanni Paolo II°: Non cè nessuna costituzione al mondo che non metta al primo posto luomo, la sua dignità, la sua libertà, i suoi diritti; eppure mai come in questo tempo ci sono stati lager, campi di concentramento, atti terroristici, violenze gratuite nei riguardi delluomo; e mai come in questo tempo ci sono state molte persone, milioni di persone, che muoiono di fame o di malattia, e non sono riconosciuti i loro diritti.
Che il Signore ci illumini, ci aiuti.
Sia lodato Gesù Cristo. »
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