14.8.2005

Liturgia - Prediche del Don
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Domenica 14 agosto 2005

XX domenica del tempo ordinario (A) – IV
S. Massimiliano Maria Kolbe
Letture:
Is 56,1.6-7
Salmo 66:
«Popoli tutti, lodate il Signore.»
Rm 11,13-15.29-32
Mt 15,21-28

Domenica 14 agosto 2005 (messa parrocchiale ore 10.30)

« A sud di Gerusalemme, appena fuori dalla città, esiste un campo che è ancora chiamato il "campo del vasaio"; è quel campo che il gran sinedrio comprò con le monete d’argento che Giuda, pentito e disperato per l’atto che aveva fatto, aveva restituito. In quel terreno, veramente, già prima di questa compera, erano successi dei fatti brutti: alcuni re di Israele avevano ucciso i loro figli in sacrificio a Ibaa; per questo nell’VIII° secolo, verso la fine dell’VIII° secolo, il pio re Giosìa dichiarò quel terreno profano, cioè dissacrato, pressappoco quello che avviene oggi quando un vescovo dissacra una chiesa e la rende di uso profano per il tempo a venire. E quindi per gli Ebrei era il massimo dell’ignominia, diciamo, essere poi sepolti in quel terreno.

Ecco perché il gran sinedrio ha comprato quel terreno per la sepoltura degli stranieri, cioè volevano che anche da morti di fosse la distinzione tra gli eletti (quelli appartenenti al popolo santo di Dio) e i reprovi, i reietti, i pagani. Era una distinzione che era nata un po’ col popolo eletto. Il libro del Deuteronomio dice, ad esempio, di non fare alleanze con gli stranieri; di non dare le proprie figlie in sposa agli stranieri, ai pagani; di non prendere per i propri figli delle spose da altri popoli, perché non avvenga che i tuoi figli lascino il culto di Jahvè, del Dio vero e unico, per adorare altre divinità.

Poi c’è stata l’esperienza dell’esilio di Babilonia: oltre cinquant’anni di esilio, un’esperienza amara ma, sotto questo aspetto, preziosa. Preziosa perché gli Ebrei esiliati nella Mesopotamia, nel territorio di Babilonia, si accorsero che la religione pagana non era tutta da buttare. Certo, erano degli idolatri... [il microfono è disturbato; lo spegne – n.d.r.] (mi sentite?) erano degli idolatri, però avevano poi grandi valori: erano stati ospitali, accoglienti, solidali, li avevano aiutati nelle loro necessità; cioè, mentre i soldati caldei erano prepotenti e spesso anche crudeli, il popolo, che praticava la religione pagana, non era poi così... da buttare, tutto da buttare come fosse stato caldeo. Si è cominciato ad avere nel popolo ebreo una mentalità un po’ universalistica. Questo, però, da parte del basso popolo, diciamo, dei fedeli, perché i capi continuarono nella loro mentalità esclusivista, chiusa... così, ad esempio, di Esdra – Esdra insieme a [...] sono quei due che ricostituiscono, dopo l’esilio di Babilonia, lo stato e la religione ebraica – Esdra, a riguardo la parte religiosa, si straccia le vesti, si strappa i capelli e [...] la barba quando sente che alcuni si sono uniti a delle donne straniere, alcuni Ebrei, e quindi hanno inquinato il popolo santo, il popolo eletto.

Esdra è quello che ha ricostituito la religione ebraica dopo l’esilio di Babilonia ed è considerato un po’ il padre del cosiddetto giudaismo, quella visione della religione che noi troviamo anche ai tempi di Gesù, e che persiste tuttora negli Ebrei credenti: una visione chiusa, esclusivista, che non vuole sapere di contatti con gli altri popoli perché loro sono... gli eletti e il popolo di Dio.

E’ in questo contesto che parla il profeta che noi abbiamo sentito, che è nel libro del profeta Isaia, ma è [...] che chiude, dopo l’esilio di Babilonia, subito dopo l’esilio di Babilonia, ed ha seguito i maestri, il grande maestro Isaia (ha anche uno stile che si assomiglia), annuncia appunto che tutti – avete sentito nella prima lettura – tutti, anche i pagani che si convertono a Dio, che osservano la sua legge, potranno salire al tempio di Gerusalemme, fare i loro sacrifici, essere graditi a Dio. E’ quello pressappoco che dice San Pietro, quando va nella casa di Cornelio [...], dice: "Mi sto rendendo conto che qualsiasi uomo che pratichi la giustizia, a qualsiasi popolo appartenga, è gradito a Dio".

Però anche nel cristianesimo – vi faccio notare – è stato difficile arrivare a questa mentalità universalistica: all’inizio, nell’era apostolica, c’erano cristiano che venivano dal giudaismo che difficilmente accettavano quelli che venivano dal paganesimo; han cominciato a credere che solo i Giudei, solo gli Ebrei erano destinati alla salvezza portata da Cristo; poi hanno accettato che anche altri..., poi hanno accettato che gli altri, quando entravano nelle chiese, non erano obbligati a far circoncidere i figli e ad assoggettarsi a tutte le pratiche religiose della religione mosaica; però... E’ stato il concilio di Gerusalemme, nell’anno cinquanta, che ha stabilito questo.

Ma noi, ad esempio, vicino all’anno sessanta, quando San Paolo sale per l’ultima volta a Gerusalemme, l’apostolo Giacomo, il cugino del Signore Gesù, lo chiama, gli dice: "Guarda che qui molti hanno sentito dire che tu parli male della tradizione dei padri, e del tempio santo di Dio..., e di Gerusalemme..., quindi se vai al tempio a pregare sta’ attento a come agisci, come parli, perché c’è qualcuno che ti spia per coglierti in errore". Questo per dirvi quanto sia stato difficile arrivare a questa mentalità universalistica.

Di fatto anche per noi è delle volte difficile; cioè, anche per noi è facile fare la distinzione fra buoni e cattivi, tra eletti e reietti, tra santi e peccatori, e noi ci mettiamo sempre dalla parte dei buoni e dei santi, non dall’altra parte. Ora, chi è che ci da il diritto di credere che noi siamo degli eletti? Che noi siamo addirittura dei santi? Tutti siamo in cammino per imitare l’esempio sublime che è Cristo e per raggiungere la percezione del Padre che è irraggiungibile. Tutti stiamo camminando così.

Quindi io credo che per essere capaci di un colloquio sincero con quelli di altre religioni, o di altro pensiero, o atei, miscredenti, sia necessario da parte nostra avere una grande umiltà; ritenerci peccatori anche noi come gli altri, forse più degli altri, proprio per le grandi grazie che Dio ci ha concesso. [...], e allora diventiamo capaci di dialogo, diventiamo capaci di capire quello che di vero c’è in ciò che dicono gli altri, quello che di buono c’è nella loro condotta e apprezzarlo; solo così è possibile il dialogo.

Un’altra cosa che è necessaria per avere questo dialogo, secondo me, è la conoscenza, la conoscenza anzitutto della nostra religione, perché mi sembra di avvertire che ci sono molte conoscenze pressapochistiche e nebulose anche nella testa di molti di noi; dobbiamo conoscere bene il nostro credo, la nostra religione, Gesù Cristo, la rivelazione divina; e dobbiamo conoscere anche gli altri. In una società che sta diventando sempre più pluralista dobbiamo essere in grado di sapere le cose fondamentali che [...] quelli di altr[...]. Allora il dialogo può essere proficuo nel senso che è basato sulla verità.

[...]

Allora mi fa piacere leggere sempre in questo ciclostilato che mi arriva tutte le settimane da Roma che l’International Erald Tribune paventa (paventa lui, io ne sono contento) un ritorno dei conservatori. Scrive: "Crescono il supporto e i fondi ai movimenti contro l’aborto; un movimento eterogeneo che raccoglie consensi in tutta Europa, dalla Polonia all’Italia, dalla [...] alla Lituania, e persino in [...], si oppone fermamente non solo all’aborto ma anche alla contraccezione, all’educazione sessuale" – (a un’educazione sessuale che qui in questa nazione è più una diseducazione sessuale) – "all’inseminazione artificiale e ai diritti degli omosessuali." – e continua – "In Francia e in Italia alcuni gruppi [...] in scuole e ospedali, organizzano marce, promuovono l’astinenza sessuale e si rifanno a Giovanni Paolo II° quale modello da seguire. Il pontefice era noto per la sua forte opposizione ad aborto e contraccezione".

Ecco, io credo che anche in occasione dell’ultimo referendum riguardante la procreazione medicalmente assistita abbiamo dimostrato di saperci destreggiare [...], ed è questo che dobbiamo cercare di [...]: i valori nostri. Il dialogo va bene, ma stiamo attenti perché c’è pericolo di un sincretismo, di un irenismo, di una rinuncia a dei valori veri, quello che non possiamo mai fare. Quando Gesù ci ha detto che ci mandava "come agnelli in mezzo ai lupi" ha aggiunto "siate perciò semplici come le colombe, astuti come i serpenti".

Chiediamo al Signore quest’oggi che ci renda capaci di [...] sempre queste due cose: la semplicità della colomba, la prudenza del serpente. Così sia.

Sia lodato Gesù Cristo. »