29.3.2005

Liturgia - Prediche del Don
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Martedì 29 marzo 2005

Martedì fra ll’ottava di Pasqua (A) – P
S. Secondo
Letture:
At 2,36-41
Salmo 32:
«Della grazia del Signore
è piena la terra.»
Gv 20,11-18

Martedì 29 marzo 2005
(chiesa di Mandriolo, ore 21.00: messa di chiusura delle «quarant’ore»)

« “Mistero della fede”. Sono le parole con cui il sacerdote conclude la consacrazione del pane e del vino nell’Eucaristia; sono l’espressione di un sempre rinnovato stupore per l’evento grande che si è realizzato tra le sue mani: Gesù che si è fatto presente in mezzo a noi e che, di lì a poco, vorrà entrare in noi. E’ davvero un mistero di fede, perché solo la fede ci può fare accettare questa presenza reale, vera, sostanziale, di Cristo nell’Eucaristia. Il resto, cioè le apparenze, rimangono quelle del pane e del vino.

A comprendere meglio questo mistero di fede, e che cosa è la fede, ci aiuta il vangelo della apparizione di Gesù a Maria di Magdala che noi abbiamo appena letto. Anzitutto c’è, da parte di Maria, una ricerca di Gesù. "Chi cerchi?", le dicono gli angeli; "Chi cerchi?", ripete Gesù (che ella credeva fosse il giardiniere). Non "che cosa" cerchi, ma "chi" cerchi, perché non è una pura astrazione ideale quello di cui ci si può innamorare nella vita, è una persona viva, concreta; ecco perché chiedono "chi cerchi?", e Maria di Magdala cercava il suo Gesù, il suo maestro, il suo Signore.

Ci deve essere, per arrivare alla fede, anzitutto questa ricerca di Dio, in certo senso; cioè, l’insoddisfazione di tutto quello che la vita presente, nel corpo, ci può offrire. Se uno si accontenta di star bene in salute, di mangiare e bere, di godere delle semplici gioie della vita, questi non cercherà mai sinceramente Dio; potrà eventualmente avere una certa pratica religiosa, dettata dalla tradizione, dalla famiglia, dalla mentalità corrente del luogo dove vive, però non è la vera fede. Se qualcuno, poi, addirittura disprezza la ricerca di un senso più grande che va al di là della vita terrena, cerca di affogare le esigenze della coscienza, cerca di fare tacere questa coscienza, con tutti i quesiti che gli propone riguardanti la verità e il bene; se uno fa questo, certamente non troverà mai Dio.

Noi dobbiamo essere aperti, l’uomo deve essere aperto, anzitutto, al soprannaturale; perlomeno alla ricerca di Dio, e io direi di più: anche alla ricerca di Gesù. Perché è Gesù la risposta alle nostre domande, quindi considerare perlomeno Gesù come un saggio, come un esperto di umanità, come un maestro di vita, leggere i suoi insegnamenti; allora certamente arriverà alla fede. Ci deve essere anzitutto questa ricerca. Ma poi, una volta che Gesù si è manifestato a Maria Maddalena, Maria Maddalena non lo riconosce. Non lo riconosce subito. Perché non lo riconosce subito? Secondo me per due motivi (io ce ne metto due).

Il primo è che le lacrime le facevano vela agli occhi e non riusciva a vedere bene; e questo ci dice una cosa: che una delle difficoltà maggiori per la fede è proprio quella del dolore. Noi ci chiediamo spesso, tutti gli uomini si chiedono spesso: ma se Dio c’è, se Dio ci ama davvero, ma perché permette questo, quest’altro, tante disgrazie, tante sofferenze, tante malattie, la morte di persone care, perché permette questo? Allora non ci vuole bene. Noi facilmente siamo turbati dal dolore che intesse tutta la nostra vita, tanto che Giobbe ha potuto dire: "La vita dell’uomo è tutto un combattimento".

La risposta ce l’ha data il vescovo nel messaggio pasquale che noi abbiamo letto domenica sera – e che io, naturalmente, non rileggo – ma, nella sostanza, dice questo: che il dolore è assolutamente necessario perché l’amore sia sincero, sia autentico. Cioè, solo l’amore è capace di dare un senso vero e una gioia piena alla nostra vita; l’amore però non si può raggiungere se non attraverso l’abnegazione di sé, il sacrificio, il consumarsi perché la persona amata si realizzi; c’è questo bisogno del sacrificio e dell’abnegazione. E’ tanto vero questo, che il dolore mancava a Dio: Dio, che è perfettissimo, proprio perché perfettissimo, è perfettamente felice e beato, e mancava a lui il dolore; egli è amore, amore infinito, però non aveva il dolore nella sua vita; e allora si è fatto uomo: si è fatto uomo, ha patito, si è fatto obbediente e umiliato fino alla morte, alla morte di croce, per dimostrare a noi il suo amore. E sottolineo questo fatto – eh? – per "dimostrare" a noi il suo amore: non è che Dio ci ha amato di più quando si è fatto uomo o quando è morto in croce; Dio è amore infinito, ci ama da tutta l’eternità e per tutta l’eternità, ma ha mostrato a noi di amarci soprattutto attraverso l’incarnazione, passione e morte. In questo modo ci ha amato e ci ha insegnato che solo attraverso la sofferenza noi possiamo raggiungere il vero amore.

Ma poi c’è un altro motivo per cui Maddalena non conosce Gesù: il Gesù risorto doveva essere diverso da quello che c’era prima, quando viveva sulla terra, fino a quando l’hanno crocifisso. Doveva essere diverso perché il vangelo dice, ad esempio: "Vide Gesù che stava in piedi ma non sapeva che era Gesù". Come "non sapeva che era Gesù"?! San Luca dice, nel suo vangelo, che ha cacciato da Maria Maddalena sette demoni; dice anche che era una delle donne che hanno accompagnato Gesù dalla Galilea fino a Gerusalemme; che faceva per Gesù e per gli apostoli quei servizi (penso il far da mangiare, lavare i panni, eccetera, vero…) di cui avevano bisogno. Non conosceva Gesù?! Non ha riconosciuto Gesù?! Doveva essere un Gesù diverso.

Voi pensate ai due discepoli di Emmaus che camminano con Gesù per undici chilometri di strada, tanti ce ne sono da Gerusalemme ad Emmaus, e non riconoscono nel pellegrino che si è accompagnato a loro Gesù. Erano suoi discepoli! Hanno pure sentito riscaldarsi il cuore quando parlava, e quel pellegrino avrà ricordato a loro l’oratoria di Gesù, le idee di Gesù… l’hanno riconosciuto solo nel gesto eucaristico, e questo è bello, però prima non l’hanno riconosciuto. San Matteo ci dice che su un monte della Galilea si sono adunate oltre cinquecento persone, un monte a cui aveva dato appuntamento Gesù, e si sono prostrati, l’hanno adorato, alcuni però dubitavano, dubitavano che fosse proprio Gesù.

E quando è apparso al lago di Genezaret, l’ha riconosciuto San Giovanni, dalla barca: "E’ il Signore". Allora Pietro, con la sua irruenza, si butta in acqua e raggiunge direttamente il Signore, mentre gli altri apostoli pian piano arrivano con la barca; e aggiunge, San Giovanni: "Nessuno chiese a lui: ‘ma tu chi sei?’, perché sapevano bene che era Gesù". Però, se fa quell’osservazione lì, vuol dire che… non era così sicuro, non era così preciso che fosse proprio Gesù. E’ un Gesù diverso, ed essendo diverso, è sempre lui però in un corpo diverso, ecco che non era facilmente riconoscibile.

E’ un po’ quello che accade a noi, del resto, quando celebriamo l’Eucaristia, quando riceviamo Gesù nella comunione eucaristica, e noi ci chiediamo (qualche volta almeno ce lo saremo chiesti): "Ma è lui? E’ proprio lui? O non è lui? Ci sarà davvero, o non ci sarà?". Gesù ci ha dato dei segni, molti segni in questi duemila anni: l’ostia che ha emesso sangue; l’ostia che si conserva senza corrompersi e che assume tutte le fibre della carne; persone che per decine d’anni si son cibate solo della particola; malati che a Lourdes guariscono nel momento che fanno la comunione. Sono tutti segni che Gesù ci dà per rinforzare la nostra fede.

Io ho detto molti segni, ma in realtà sono poi rarissimi i segni che il Signore ha dato e dà, perché, se voi pensate che vengon celebrate oltre quattrocentomila messe al giorno, tutti i giorni da duemila anni (no, da duemila anni no, perché i primi tempi non c’erano in quattrocentomila sacerdoti, però da molto tempo), certamente i segni che dà sono molto rari; a parte il fatto che basterebbe un segno veramente documentato, attestato e riconosciuto come tale per dirci che Gesù è presente nell’Eucaristia. Qualche segno, però, Gesù ce lo dà, ma non ce ne dà troppi perché ci vuole in quella beatitudine che egli annunciò a Tommaso l’apostolo: "Tu hai creduto perché hai veduto. Beati quelli che crederanno senza aver visto".

E delle volte Gesù ha sbuffato davanti a chi chiedeva un segno, ad esempio davanti al funzionario legale di Cafarnao: "Voi se non vedete dei segni non credete". Ecco, Gesù ci vuole in questa fede pura; e nella fede pura, che ci fa accostare all’Eucaristia, ci dona sé stesso, ci dona la sua vita, ci dona la sua gioia; quella gioia che noi dovremmo essere in grado di annunciare dopo che abbiamo contattato Gesù nell’Eucaristia; dopo che Gesù si è immedesimato con noi dovremmo uscire e la nostra vita, se non le nostre parole, dovrebbero annunciare a tutti: "Ho visto il Signore", come ha fatto Maddalena. Così sia.

Sia lodato Gesù Cristo. »