Lunedì 28 marzo 2005
| Lunedì dell’Angelo (A) – P |
| Letture: |
| At 2,14.22-32 |
| Salmo 15: «L'anima mia esulta nel Signore.» |
| Mt 28,8-15 |
Lunedì 28 marzo 2005 (messa parrocchiale ore 11.00)
« Non commento i brani della scrittura che abbiamo letto, invece faccio una riflessione sulle parole della consacrazione che abbiamo letto anche ieri sera e che voi conoscete bene: "Gesù prese il pane, rese grazie, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli e disse: ‘prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi’. Allo stesso modo prese il calice e disse: ‘prendete e bevetene tutti, questo è il calice del mio sangue per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati’".
"Questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi". Propriamente, Gesù dice "dato per voi", però questo "dato" vuole significare, appunto, "offerto in sacrificio". "Sangue sparso per voi e per tutti in remissione dei peccati". Gesù dice "per molti", ma è un’espressione semitica che vuole dire "per la moltitudine", ecco perché la chiesa stessa – l’autorità ecclesiastica – ha permesso alle traduzioni in lingua volgare di dire "per tutti", perché il significato è quello. Quindi il corpo è sacrificato per noi; il sangue è sparso per la remissione dei peccati nostri e di tutti gli uomini: è la salvezza. E’ la salvezza che ha operato Cristo.
Quindi anche la celebrazione eucaristica è un sacrificio non nel senso che si assommi al sacrificio della croce; non nel senso che manchi qualcosa al sacrificio della morte e resurrezione di Cristo; ma nel senso di attualizzare nel tempo e nello spazio quel sacrificio. Difatti, nell’Eucaristia, Gesù offre di nuovo il suo corpo e il suo sangue per noi, e dato che l’essenza del sacrificio è questa offerta, ecco che anche l’Eucaristia diventa un sacrificio; è un sacrificio per la nostra salvezza.
Questo ci deve riempire di ardore missionario per portare, annunciare, questa salvezza a tutti; però vorrei questa mattina fermarmi soprattutto sul fatto che è salvezza per noi, anzitutto; per noi che siamo qui, per il sacerdote che celebra, per la gente che è presente; certo, serve a tutti, perché non c’è limite nella salvezza portata da Cristo – a meno che uno volontariamente rifiuti questa salvezza, ma se non c’è questo rifiuto deliberato, la salvezza di Cristo raggiunge tutti gli uomini – però in modo particolare, credo che si possa dire senz’altro, raggiunge coloro che stanno celebrando quella messa. Quindi l’Eucaristia è per la nostra santificazione, per la nostra salvezza.
Ma ho usato il vocabolo "santificazione" perché, di per sé, la salvezza è questa santificazione, raggiunge la sua pienezza nella santificazione della nostra anima, con una santità soprannaturale che ci rende figli adottivi di Dio. E vorrei chiarire meglio. Gesù, con tutta la sua vita, dalla nascita all’ascensione al cielo, ha meritato la nostra salvezza. E’ vero, però, che questa salvezza, questa opera di salvezza (meglio) raggiunge il suo culmine nella passione, morte e resurrezione del Signore; e in questi fatti, noi con la nostra mente facciamo una distinzione: cioè, la passione e la morte ha servito per riparare il peccato, il male fatto; la resurrezione per comunicarci la grazia santificante, lo Spirito di Dio.
Anche le litanie dei santi hanno questa espressione: "Per tuam santam resurretionem, libera nos, Domine" (per la tua santa resurrezione, liberaci, Signore – liberaci dal male). Questi aggettivi usati nelle litanie dei santi hanno un loro significato: così come si dice "Per tuam dolorosam passionem", "Per la tua mirabile ascensione al cielo", ecco, dolorosa, mirabile, santa... per la resurrezione usano l’aggettivo "santa". Santa, perché? Perché Gesù è stato ucciso nella carne – direbbe San Paolo – ma vivificato dallo Spirito mediante la resurrezione. E’ lo Spirito di Dio che vivifica il corpo morto di Cristo attraverso la resurrezione; e gli dà una vita nuova, perché anche nel corpo Gesù dimostra questa vita nuova; questa vita nuova l’ha meritata per tutti noi, anche se noi, nel corpo, riceveremo questo aspetto della vita nuova solo dopo la resurrezione del nostro corpo; però nell’anima, già dal momento del battesimo, viene innestata questa vita nuova ("Se qualcuno non rinascerà dall’acqua e dallo Spirito", cioè si rinasce già in quel momento).
L’Eucaristia serve come sacrificio e come convito, come banchetto, per alimentare, crescere, perfezionare sempre più questa vita santa in noi. Credo che fosse stata Santa Teresa di Lisieux che disse: "Basterebbe una comunione per rendere uno santo" (Ohimè, noi che abbiamo fatto migliaia e migliaia di comunioni, come dobbiamo batterci il petto... perché forse riceviamo Cristo con poca fede, con poco amore, per abitudine, superficialmente... ecco, pensiamoci); l’Eucaristia è quella che ci rende più santi, e noi dobbiamo tendere sempre a questa santità. Coloro che sono soci dell’apostolato della preghiera sanno che ogni mattina noi preghiamo così: "Offriamo la nostra giornata a Gesù, in riparazione dei peccati, per la salvezza di tutti gli uomini". In modo particolare, poi, in questo mese, abbiamo pregato perché ogni diocesi, in vista della nuova evangelizzazione, prepari cristiani santi.
Vi voglio leggere, al riguardo, il messaggio del papa – voi sapete che il papa ha scritto la "Novo millennio ineunte" all’inizio del millennio nuovo, e ha ribadito quello che già la "Lumen gentium" aveva messo in risalto: che, cioè, tutti sono chiamati alla santità; il papa, nella "Novo millennio" ripete la stessa cosa, ma adesso vi leggo due numeri di questo messaggio.
"‘Duc in altum!’ Il comando di Cristo è particolarmente attuale nel nostro tempo, in cui una certa mentalità diffusa favorisce il disimpegno personale davanti alle difficoltà. La prima condizione per ‘prendere il largo’ è coltivare un profondo spirito di preghiera alimentato dal quotidiano ascolto della Parola di Dio. L’autenticità della vita cristiana si misura dalla profondità della preghiera, arte che va appresa umilmente ‘dalle labbra stesse del maestro divino’, quasi implorando, ‘come i primi discepoli: Signore, insegnaci a pregare!’. Nella preghiera si sviluppa quel dialogo con Cristo che ci rende suoi intimi: ‘Rimanete in me e io in voi’." – qui il papa non lo dice, ma Gesù lo dice: "perché senza di me non potete far nulla", aggiunge, quando dice: "Rimanete in me e io in voi" –
"L’orante legame con Cristo ci fa avvertire la sua presenza anche nei momenti d’apparente fallimento, quando la fatica sembra inutile, come avvenne per gli stessi apostoli che dopo aver faticato tutta la notte esclamarono: ‘Maestro, non abbiamo preso nulla’. È particolarmente in tali momenti che occorre aprire il cuore all’onda della grazia e consentire alla parola del Redentore di agire con tutta la sua potenza: Duc in altum!"
"Chi apre il cuore a Cristo non soltanto comprende il mistero della propria esistenza, ma anche quello della propria vocazione, e matura splendidi frutti di grazia. Di questi il primo è la crescita nella santità in un cammino spirituale che, iniziato con il dono del Battesimo, prosegue sino al pieno raggiungimento della perfetta carità. Vivendo il Vangelo ‘sine glossa’ ..." – "sine glossa" vuol dire "senza commenti", che alle volte possono "stiracchiare" il senso delle parole pronunciate da Cristo, da una parte o dall’altra, e fare dire a Cristo delle cose che lui non ha detto. Credo che abbia usato per primo questa espressione, "sine glossa", San Francesco d’Assisi quando ha detto ai suoi frati minori di seguire in tutto il vangelo "sine glossa", cioè senza... senza guardare tanto ai commenti, prendete il vangelo così come appare chiaro nelle sue parole – "... vivendo il vangelo ‘sine glossa’, il cristiano diventa sempre più capace di amare al modo stesso di Cristo, di cui accoglie l’esortazione: ‘Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste’. Egli si impegna a perseverare nell’unità con i fratelli entro la comunione della Chiesa, e si pone al servizio della nuova evangelizzazione per proclamare e testimoniare la stupenda verità dell’amore salvifico di Dio".
Sia lodato Gesù Cristo. »
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