1.11.2004

Liturgia - Prediche del Don
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Lunedì 1° novembre 2004

XXXI settimana del tempo ordinario (C) – P
Tutti i Santi
Letture:
Ap 7,2-4.9-14
Salmo 23:
«Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.»
1 Gv 3,1-3
Mt 5,1-12

Lunedì 1° novembre 2004 (messa parrocchiale ore 10.30)

« Ia festa di tutti i santi ci richiama alla santità e, per chi non è santo, è difficile parlare della santità. E’ qualcosa che ci sfugge, un po’, la santità; è difficile definire la santità, così come è difficile definire Dio. San Giovanni della Croce, non solo grande santo ma uno dei più grandi mistici della chiesa, diceva che "Dio è tenebra perché la sua luce è così abbagliante che acceca". E lo stesso si può dire della santità, del resto la santità si identifica con Dio.

Ma come? – direte voi – abbiamo appena parlato ieri che Dio accoglie i peccatori, vuol bene a tutti... C’è sempre da fare quella distinzione che facemmo sabato sera: tra errore ed errante, tra peccato e peccatore. Iddio vuole bene agli erranti e ai peccatori: sono tutti sue creature e cerca di portarli tutti all’intimità di vita con lui; però necessariamente ha in odio l’errore, la cattiveria, il peccato.

"Tu così puro" – dice il profeta Abacuc – "che scorgi il peccato anche negli angeli". Ecco la santità. Quando Isaia fu chiamato alla missione di profeta, era nel tempio di Gerusalemme a pregare. Il tempio si riempì della gloria di Dio, vide in qualche modo Dio e i serafini che cantavano "Santo, Santo, Santo il Signore Dio degli eserciti!", quel canto che noi ripetiamo oggi in ogni santa messa. Isaia s’è sprofondato e ha detto: "Ohimé, io sono perduto, perché sono un peccatore, un uomo dalle labbra impure, come posso stare al cospetto di Dio?". E alla fine della visione proclamerà: "Tu solo Signore sei Santo!". Noi oggi questa espressione – "Tu solo sei Santo" – la diciamo nel gloria, che abbiamo cantato prima, riguardo Gesù Cristo. A lui diciamo "Tu solo sei Santo".

Perché diciamo così? Perché Gesù Cristo è l’incarnazione di Dio, è Iddio messo in forma umana, visibile, tangibile, vorrei quasi dire imitabile, anche se capisco che la perfezione di Gesù Cristo è irraggiungibile; e tuttavia egli si è fatto uomo anche per questo, perché imparassimo com’è che i figli di Dio – noi, che siamo stati benvoluti e adottati da Dio – dovessero vivere. Guardando a Cristo noi sappiamo qual è la vita che noi dobbiamo condurre. Indubbiamente per essere santi bisogna essere conquistati da Cristo, come dice San Paolo nella lettera ai Filippesi: tanto da considerare tutto il resto "sterco", cioè meno che nulla, in confronto alla conoscenza e all’amore di Cristo Gesù. E’ stato scritto che la vita di Gesù fu bella, buona e felice; tanto che il grande filosofo e scrittore spagnolo Unalumo disse rivolgendosi a Gesù: "Fratello, di che cosa vivremo noi se non del sogno della tua anima?". E’ questa la bellezza di Gesù.

Oggi abbiamo delle persone, diciamo, indubbiamente di un certo rilievo, brillanti, che esibiscono la bellezza delle forme del loro corpo. Eppure noi avvertiamo che la bellezza vera non è mai sfacciata, non è mai conturbante, non è mai aggressiva; la bellezza vera ha sempre una nota di purezza, di candore, di silenzio: la bellezza dell’acqua cantata da San Francesco d’Assisi nel cantico delle creature che è umile, preziosa et casta; oppure, se volete, la bellezza delle fonti del Clitunno, forse vari di voi l’hanno viste: le fonti del Clitunno sono acque quiete, però non stagnanti, limpidissime, che vanno in mezzo al verde, un verde intenso, pieno anche di uccelli variopinti... quella è la bellezza per noi; la bellezza di certi laghetti incantati di alta montagna; oppure la bellezza che – ricordo – vedemmo noi una volta nei campeggi che facemmo: eravamo andati a celebrare la messa all’aperto, e abbiam trovato un prato verdissimo circondato da un ruscello alpino, però non troppo gorgogliante, era... era... andava quasi pari... e circondava questo prato verde, e là in fondo c’era una cascata... un grosso getto di acqua non tanto lontano da potere essere visto e non tanto vicino da disturbarci col suo fragore; davanti a noi c’era una roccia, a picco, che brillava al sole col suo colore rosa... arancione; io avevo l’impressione di essere capitato nel paradiso terrestre!

La bellezza che noi ammiriamo è questa, quella di un fiore che sboccia fra i crepacci delle rocce delle dolomiti, quella di una brezza profumata che si respira nel bosco e ci accarezza il viso, quella, se volete, anche di un azzurro intenso, immenso, del mare... noi ammiriamo questa bellezza, che ci commuove. Ebbene, i santi, che sono persone felici perché sono come Gesù, sono persone belle come Gesù, hanno questa bellezza, cioè un tratto dolce, modesto; sono umili in modo semplice, sincero, quasi naturale; hanno una gentilezza d’animo, una capacità di empatia, di ascolto, di dialogo, che ci commuove.

La bellezza più vera dei santi è la loro bontà. La bontà d’animo, infatti, è il poema più bello, indubbiamente, che l’uomo possa cantare; specialmente quanto la bontà diventa vera carità; allora la carità ci fa attenti, ci fa capaci di aiuto, capaci di abnegazione. Quante persone – e quindi ci sono dei santi anche tra noi – sono capaci di aiuto disinteressato a persone piccole, i bimbi, a persone ammalate, a persone anziane, a persone bisognose, e... e si danno da fare, nell’umiltà, nel silenzio, magari in una ripetizione quasi monotona, tutti i giorni, di certi atti, che però esprimono sempre tanta dolcezza e tanta carità.

E poi i santi sono persone felici. Sono persone felici non della felicità dei sempliciotti, quelli che se stanno bene in salute, tutte le glandole funzionano bene, sono contenti; non di un ottimismo ingenuo, di coloro che sanno vedere solo il bene e non si accorgono anche di tanto male, di tante cattiverie, di tante miserie, di tanta tristezza che c’è nel mondo. No, non sono felici in questo senso, perché ingenui. Sono felici perché hanno la speranza, e la speranza è fondata in Cristo risorto. Cioè, i santi sono coloro che hanno la visione precisa, e quindi decisa anche, semplice, dello scopo della loro vita: Iddio, la visione di Dio. Diceva Santo Stefano davanti ai suoi accusatori: "Io vedo i cieli aperti!". Ecco, i santi sono così, quelli che vedono il cielo aperto, vedono Dio già, in qualche modo. Certo non è la visione beatifica di Dio perché, come abbiamo letto nella seconda lettura di oggi, questo ci sarà solo al di là della prova terrena, però già tendono a Dio con tutte le forze, e tutto il resto serve se conduce a Dio, se no lo scartano; si è semplificata la loro vita, è piena di speranza, e quindi è piena di gioia. Quelli che non hanno la gioia sono quelli che non hanno speranza, quelli che hanno messo lo scopo della loro vita nei beni terreni, nel successo terreno, nei piaceri del corpo, e si trovano sempre un po’ a mani vuote, si trovano sempre davanti a un abisso, si trovano nel buio più tetro, e non sono contenti, non sono felici; anzi sono ansiosi, sono angosciati, sono depressi, qualche volta addirittura disperati.

I santi, invece, sono persone liete, sono persone liete; perché hanno avvertito, capito, la bellezza di quel poema, aspro e dolce, se volete, doloroso e gaudioso, di morte e di resurrezione, che sono le beatitudini pronunciate da nostro Signore Gesù Cristo: la pagina più alta, più nobile, più possente, più sconvolgente, più rivoluzionaria di tutte le letterature del mondo; sono le parole che il Figlio di Dio, fatto carne, ha pronunciato all’inizio del suo primo discorso, quando parlava da una collina della Galilea prospiciente il lago di Genezaret. Ce le ha pronunciate perché noi siamo beati. Lo dirà alla fine della sua vita: "Le cose che vi ho dette ve le ho dette perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena". Ecco, i santi sono coloro che camminano così come ha camminato Gesù; si sforzano, direi sono un riflesso, o forse sarebbe meglio dire sono un riverbero, della luce di Cristo. Riverbero nel senso che ciascuno, nella sua vocazione, vivendo la sua vocazione personale, riflette un particolare aspetto della santità piena e perfetta di Gesù.

Gesù ha pronunciato le beatitudini per noi, perché noi le viviamo e, vivendole, viviamo nella sua gioia, conosciamo la sua gioia. Così sia.

Sia lodato Gesù Cristo. »