1971. Il mercante di Venezia

Teatro - Gruppo Teatrale Mandriolo (GTM)
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Il mercante di Venezia

TEATRO PARROCCHIALE DI MANDRIOLO
DOMENICA 12 SETTEMBRE - ORE 20,30
RIDUZIONE E ADATTAMENTO IN DUE PARTI
A CURA DELLA COMPAGNIA
REPLICHE.
DOMENICA 19 SETTEMBRE - ORE 20,30
DOMENICA 26 SETTEMBRE - ORE 20,30
DOMENICA 10 OTTOBRE - ORE 20,30
LUNEDÍ 11 OTTOBRE - ORE 9 (MAGISTRALI)
MARTEDÍ 12 OTTOBRE - ORE 15 (LICEO)
MERCOLEDÍ 13 OTTOBRE - ORE 9 (SCUOLE MEDIE)

PERSONAGGI E INTERPRETI
IL DOGE DI VENEZIA
IL PRINCIPE DEL MAROCCO
IL PRINCIPE D’ARAGONA
ANTONIO
BASSANIO
GRAZIANO
LORENZO
SHYLOCK
TUBAL
PORZIA
NERISSA
GESSICA
ANCELLA DI PORZIA
PAGGIO
FERNANDO FORONI
ADOLFO GHIDONI
ENZO MARAMOTTI
GIORGIO GRISENDI
GIORGIO RUSTICHELLI
PAOLO BERNARDELLI
GIANNI RUSTICHELLI
CORRADO LUGLI
UBER LIGABUE
FULVIA RUSTICHELLI
ANGELA MAZZALI
RITA CASARINI
MARIA CASARINI
CORRADO BASSOLI
e inoltre
ARMANDO CASARINI - VINCENZA CERRI - LUCIANO LUGLI - CLAUDIO LUPPI - ERIO ROSSI.

l’opera

Il mercante di Venezia (William Shakespeare). Gruppo Teatrale Mandriolo, 1971. Il mercante di Venezia (William Shakespeare). Gruppo Teatrale Mandriolo, 1971.

Il dramma è tra i più famosi e fortunati di Shakespeare soprattutto per il personaggio di Shylock, tratteggiato con robustezza e verità, che ha sempre attirato grandi attori a impersonarlo. Inoltre ha scene tra le più drammatiche e brillanti che l’autore abbia scritto: la scena del contratto, quella dove Shylock si rammarica della fuga della figlia coi suoi denari, la scena della scelta degli scrigni da parte di Bassanio, la scena dinanzi alla corte di giustizia, la scena della musica al chiaro di luna. Infine l’abilità con la quale Shakespeare ha combinato motivi diversissimi e pittoreschi e la morale del dramma, che celebra la vittoria della misericordia sulla rigida giustizia, ha esercitato un fascino sul pubblico teatrale di ogni tempo. Il dramma ha un carattere italiano, non solo per i nomi dei personaggi e qualche precisa allusione geografica, ma anche per qualità più generali che mostrano i due aspetti del rinascimento: il mondo dei ricchi mercanti e la raffinatezza artistica dei costumi e dei modi, simboleggiati in Venezia e Belmonte.

Il mercante di Venezia (William Shakespeare). Gruppo Teatrale Mandriolo, 1971. Il mercante di Venezia (William Shakespeare). Gruppo Teatrale Mandriolo, 1971.

appunti per una regia

Di quest’opera vasta e composita sono rimasti i temi tradizionali, favolistici e spettacolari:

  1. La scelta dello sposo legata ad una lotteria imposta alla figlia da un padre tiranno.
  2. Il prestito concesso da un Ebreo ad un Cristiano dietro la richiesta di una libbra di carne umana in caso di mancata solvenza.
  3. L’amicizia disinteressata del mercante Antonio per Bassanio, il giovane innamorato della bella Porzia.
In più si sono voluti esaltare alcuni temi moderni che non sembrano inopportuni:
Il mercante di Venezia (William Shakespeare). Gruppo Teatrale Mandriolo, 1971. Il mercante di Venezia (William Shakespeare). Gruppo Teatrale Mandriolo, 1971.
  1. L’amore visto nella sua vera natura di attrazione e di sentimento.
  2. Il contrasto tra i giovani, visti qui come egoisti golosi di sensazioni, insofferenti di impacci e la vecchia generazione, grottesca, istrionica, in fondo vana e impotente. Il vecchio Ebreo diventa simbolo di una pretesa autorità familiare e di un odio di classe troppo disordinato per assicurare una vittoria finale. Il Doge, sepolto di paramenti è querulo e inutile. La sua autorità è sostenuta da valori formali; per questo facilmente Porzia lo piega al trionfo della giustizia, che significa sconfitta della collera cieca, dell’ottusità ufficiale e trionfo della giovanile malizia, della convenienza a tratti crudele dei giovani.

Il mercante di Venezia (William Shakespeare). Gruppo Teatrale Mandriolo, 1971. Il mercante di Venezia (William Shakespeare). Gruppo Teatrale Mandriolo, 1971.

Così i personaggi non risultano sempre simpatici, ma in compenso sempre veri. Di essi più che Shylock giustamente ricondotto al ruolo originario di secondo attore, e per questo non più soltanto odioso, ma anche commovente e, a lampi, divertente, due personaggi abbiamo soprattutto sottlineato:

  1. PORZIA che dall’immobilità iniziale abbiamo insistito a rendere appassionata prima e, temeraria custodel del suo amore in un secondo tempo.
  2. Il mercante ANTONIO di cui abbiamo rilevato la moderna insoddisfazione della vita quotidiana e la volontà di superarla mediante la dedizione per gli amici. Personaggio scettico per quanto riguarda il proprio modo di affrontare la vita, non desidera però vedere intorno a sè persone altrettante pessimiste, per questo egli sa impegnarsi per gli altri e occare quasi l’eroismo. Conclusasi però la vicenza senza danno per lui, anche se con grande pericolo, il suo atteggiamento torna ad esere permeato di sottile sconento.

appunti per una scenografia

Il mercante di Venezia (William Shakespeare). Gruppo Teatrale Mandriolo, 1971. Il mercante di Venezia (William Shakespeare). Gruppo Teatrale Mandriolo, 1971.

Sostanzialmente lo schema è quello estremamente semplice a scena fissa con tra uscite (due laterali ed una centrale) del teatro elisabettiano in cui vennero rappresentate per la prima volta le opera di Shakespeare. Si è cercato così di evitare la facile tentazione di una scenografia troppo varia, complicata e barocca, a cui è istintivo pensare, mettendo in scena Shakespeare, data l’abbondanza e la diversità dei luoghi nei quali si svolge l’azione. Uno sfondo elegante ma semplice, il più possibile uniforme, caratterizzato solo da una linea architettonica rinascimentale, per lasciare il maggior spazio possibile ad ogni soluzione registica e dare risalto all’azione dei personaggi che creeranno di volta in volta l’ambiente della scena con l’ausilio di una appropriata illuminazione: una strada, una piazza di Venezia, l’interno di una villa del ’500, ecc... Unica eccezione la casa di Shylock: un mondo a sè per ciò stesso in netto ed immediato contrasto con tutto il resto, sola e isolata come il personaggio. Un forziere in disfacimento, un intrigo di buchi, di inferriate e di serrature, fino ad evadere dal verosimile per arrivare al grottesco e al paradossale. Si vede in essa il simbolo della rozzezza, della meschinità, della doppiezza, dell’avidità insaziabile e della speculazione ostinata che si esprimono e si concretizzano su quelle tavole ammuffite, sfruttate fino all’inverosimile, di cui tutto, ogni taglio, ogni pertugio è calcolato.

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nel programma di sala.