La passione secondo noi stessi
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prima rappresentazione assoluta
PRESENTAZIONE DELL’OPERA Ho letto per la prima volta LA PASSIONE SECONDO NOI STESSI una notte di estate di tre anni fa e, subito conquistato dalla novità del testo, mi sono preposto di adoperarmi in tutti i modi per portarlo in scena. L’attesa, costruttiva, ha portato via tre anni, ma ne è valsa la pena. Un’opera del genere dà tanti più frutti quanto maggiormente la si ripensa, la si matura. Un motivo in più che ha indotto a realizzarla, è stato il bisogno di divulgare l’opera, rimasta conosciua a pochi, ma tanto più profonda di quel famoso film americano Jesus Christ Superstar, di cui è antecedente di ben due anni!! Perchè PASSIONE SECONDO NOI STESSI? Semplice!, perchè non compare Cristo nè alcuno degli attori del Sinedrio o del Golgota. La testimonianza di quei momenti e di altri riguardanti il Nazareno viene desunta da citazioni dei quattro Vangeli, da parte di alcuni personaggi del mondo moderno: un marxista, una psicoanalista, un giurista, una moderna Maddalena, una casalinga, un gruppo di contestatori, portatori di una interpretazione di Cristo legata alla loro sensibilità o alla loro cultura, laica e tradizionalista, emotiva o diversamente positivista, di volta in volta suffragata dalle parole di questo o di quell’Evangelista, chiamato in causa a servire una certa tesi.
Contemporaneamente, in una bettola dell’antica Gerusalemme, potentemente evocata, prende vita, in un procedimento narrativo-drammatico, che di quello dialettico moderno è parte integrante, la Passione di Cristo secondo i testimoni di allora, rappresentanti di differenti destini: i semplici, i poveri, i derelitti, con il più disperato Giuda, i mercanti, gli zeloti (cioè i ribelli alla dominazione romana), i farisei, le pie donne, le meretrici, i viandanti, che Cristo hanno diversamente recepito, visto con scetticismo o con esaltazione, secondo la propria forma mentis, o secondo la capacità del cuore di accogliere il sublime. Tre novità almeno conta l’Autore: l’immagine di Cristo, innanzitutto. Scrive Berto: IL FATTO STRAORDINARIO E PER COSI` DIRE SOPRANNATURALE ERA NON LA DIVINITA` DI GESU`, MA LA CIRCOSTANZA CHE LA SUA VOLONTA` DI ESSERE DIVINO CONTINUAVA AD ESERCITARE, DOPO TANTI SECOLI, SU MILIONI E MILIONI, UN FASCINO TALE DA CONDIZIONARE IL LORO PENSIERO E LA LORO CIVILTA`. E` CHIARO CHE L’IDEA CHE GESU` AVESSE VOLUTO E CERCATO CON OSTINAZIONE LA MORTE (nel mio lavoro e nel mio pensiero egli aveva da essere semplicemene un uomo convinto d’essere Figlio di Dio, che per questa sua convinzione si fa uccidere, perchè così, secondo le Scritture, il Messia aveva da finire) PORTAVA ... ANCHE AD UN DIVERSO GIUDIZIO SU COLORO CHE SONO GLI ALTRI ATTORI DELLA TRAGEDIA. AD ESEMPIO, NON E` VERO CHE CAIFA E I SACERDOTI VOLESSERO METTERE A MORTE GESU`: NON LO GRADIVANO ... ANCHE PERCHE` ... A FORZA DI AUTOPROCLAMARSI RE DEI GIUDEI AVREBBE FINITO CON L’IRRITARE I ROMANI CHE OCCUPAVANO IL TERRITORIO. MA SE GESU` FOSSE ANDATO A PREDICARE LE SUE STORIE NEL DESERTO O AL PAESE SUO, SICURAMENTE NESSUNO L’AVREBBE DISTURBATO: CE N’ERANO TANTI, ALLORA, COME LUI.
Come ultima novità, inizialmente quasi schiacciati ai margini del racconto, un gruppo di giovani hippies contestatori e drogati, finisce, a poco a poco, per riassumere il vero senso dell’opera: il bisogno della certezza in Dio, che respinta dal mondo contemporaneo, continua a torturare con la sua assenza.
Opera provocatoria, questa Passione, ma di un rigore notevole, chiusa a preconcetti, ferocemente ironica quando invita a pensare, a cercare. Individuando nell’investigazione di noi stessi la sostanza del confronto coi Vangeli, col Cristo, l’opera possiede una tensione già di per sè ombra di assoluto. Questa l’opera. La regìa, nel proposito di assumerla così com’è, a soluzione aperta, si è proposta, volutamente, i seguenti problemi:
L’esigenza fondamentale da salvaguardare nell’allestimento è di conservare all’opera, nel suo passaggio dalla pagina da leggere alla scena da recitare, il suo carattere più evidente: la provocante novità, l’anticonformismo degli assunti tematici, l’invito alla tensione morale, che in quanto ricerca, è il massimo della grandezza consentitaci.
Più arbitrari all’apparenza, ma intimamente fondati, secondo quel principio che giustamente o no il lettore o il teatrante nell’assumere l’opera dell’Autore, la continua, sono certi effetti comici o liricheggianti, inventati durante le prove, ma capaci di costituire nuove occasioni di teatro. ARRIGO VEZZANI «Per restringere il mio intervento allo spettacolo di questa sera, devo dire che mi ha ampiamente soddisfatto, anche se si potrebbero trovare delle riserve relativamente all’allestimento: un certo appesantimento, alcune note di prolissità che, d’altronde, non so se fossero eliminabili, in quanto è uno spettacolo prolisso ma denso, prolisso, ma sostanzioso».
«La messa in scena mi ha stupito, prima di tutto perchè è ricca di invenzioni e poi per l’entusiasmo manifestato e la fiducia del regista in questo mio lavoro. Ritenevo che fosse una cosa assolutamente pazza mettere in scena un lavoro del genere. Comunque il regista è stato bravissimo e i suoi collaboratori anche. Naturalmente è sempre un lavoro dato da non professionisti, ma ecco che suppliscono al mestiere con l’entusiasmo».
«Sotto le arcate della quattrocentesca chiesa di S. Francesco di Correggio, in un ambiente improvvisato ma di indubbio effetto, ha visto la luce la prima rappresentazione della Passione secondo noi stessi di G. Berto. Una pazzia l’ha definita lo stesso Berto, intervenuto alla prima rappresentazione, una pazzia che solo un gruppo teatrale di dilettanti s’è preso la briga di tradurre in scena. Il regista Arrigo Vezzani ha dedicato alla realizzazione dell’opera sei mesi di lavoro con risultati sorprendenti e una notevole inventiva. L’obiettivo di provocare il pubblico ad un interesse, anche se insofferente e polemico verso il punto di vista di Berto sul dramma di Cristo lo ha raggiunto».
«Nella splendida cornice della chiesa di S. Francesco a Correggio, la compagnia sperimentale di Mandriolo nei giorni scorsi ha messo in scena in modo egregio un’opera pungente e dissacrante che ha suscitato vivo interesse. La regia è di Arrigo Vezzani che, con gli attori, merita un plauso particolare per l’interpretazione intelligente di un testo non certo facile e ricco di flash retrospettivi che costringono continuamente lo spettatore a spostarsi tra presente e passato alla ricerca, con l’autore, del senso della passione di Cristo e del suo valore, passando in rassegna tutte le possibili interpretazioni».
«Molto interessante è stata a Correggio la prima dell’opera di Berto. I coraggiosi debuttanti, i giovani del Gruppo Teatrale di Mandriolo di Correggio guidati da Arrigo Vezzani, hanno affrontato con entusiasmo ma anche con buona competenza tecnica le innumerevoli difficoltù di un’opera di tanto livello... Tra i nostri contemporanei spiccano il marxista, dinoccolato e raffinato rappresentante dell’Intellighentija rivoluzionaria, il bravo Silvio Panini, la vagamente nevrotica psicoanalista interpretata da Sara Liuzzo, la perennemente vilipesa casalinga dalle tesi ortodosse e un po’ beghine e la peccatrice-Maddalena moderna. Nell’antica taverna troviamo invece una bellissima figura di Giuda, impersonata da Adolfo Ghidoni, un giovane col profilo affilato e intensamente oscuro dei Giuda dei dipinti trecenteschi, insieme alle figure di angosciate prostitute e di un dimenticato da Gesù, un disgraziato senza gambe, che Armando Casarini interpreta molto bene trascinandosi con le ginocchia legate. La messa in scena di quest’opera è poi veramente suggestiva: allestita tra le arcate solenni della chiesa di S. Francesco a Correggio, non può non evocare l’atmosfera dell’antichissima e ormai perduta tradizione delle sacre rappresentazioni medievali, in tutto trasformata, si capisce, ma ancora un po’ veicolo rivitalizzante del tormentato ma ancora vivo messaggio evangelico».
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da una recensione de "il Resto del Carlino" Un eco positiva ha suscitato in tutto il correggese, ma anche a Reggio, la notizia del successo ottenuto da un gruppo di attori dilettanti, alle prese con un opera di Giuseppe Berto, "La Passione secondo noi stessi", rappresentazione in prima nazionale dal gruppo teatrale della frazione di Mandriolo. Lo spèettacolo è andato in scena Sabato e Domenica nella sala maggiore della settecentesca (quattrocentesca) chiesa di San Francesco, con le musiche di Umberto Pieroni e l'apprezzata regia di Arrigo Vezzani, costata ben quattro mesi di duro lavoro.Tra il folto pubblico che gremiva la sala nelle due serate si notavano Giuseppe Berto (che si è compiaciuto con regista ed attori), critici teatrali, presidi di istituti della provincia. Il noto regista televisivo Vittorio Cottafavi, come giovani del gruppo hanno tenuto a precisare, non ha collaborato alla realizzazione dello spettacolo. Per la passione secondo noi stessi, Sabato si è portata a Correggio una troupe rai che ha registrato alcune parti dello spettacolo. Un servizio, sarà messo in onda nel corso del tg delle 13.30. Al termine della rappresentazione il pubblico ha lungamente aplaudito, questa sera si replica. |
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