Domenica 14 settembre 2008
| XXIV tempo ordinario (A) – IV |
| Esaltazione S. Croce |
| Letture: |
| Sir 27,33 - 28,9 |
| Sal 102: «Il Signore è buono e grande nell’amore.» |
| Rm 14,7-9 |
| Mt 18,21-35 |
Chiesa di Mandriolo. Messa parrocchiale, ore 10.30. Si celebra San Luigi.
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« Il Vangelo di oggi riporta un piccolo brano della conversazione che Gesù fece con un certo Nicodemo che era un anziano del popolo, cioè un senatore eletto dal popolo a far parte del gran sinedrio. Il gran sinedrio era l’organo supremo che dirigeva la nazione ebraica: all’infuori di certe cose molto gravi che i Romani riservavano a se stessi – quindi al governatore romano – le altre cose erano tutte amministrate dal gran sinedrio. Ebbene Nicodemo è un sinedrita, eletto dal popolo. Ed era anche un fariseo, come dice il Vangelo, cioè apparteneva a quella setta di osservanti scrupolosi della legge di Dio, che anche nelle più piccole cose cercava di agire correttamente secondo la legge del Signore.
I farisei, come voi avrete capito in questi anni in cui avete meditato varie volte il Vangelo, erano piuttosto contrari a Gesù, alla sua manica larga, alla sua misericordia, e... volevano contrastarlo. Nicodemo, però, osserva che Gesù sta facendo dei miracoli grandi e che non può fare certi miracoli se Dio non è con lui, e quindi vuole andare ad appurare meglio chi è Gesù e che cosa e venuto a portare Gesù all’uomo. Ci va però di notte per non essere visto dagli altri farisei.
Il brano che noi abbiamo letto comincia con la frase di Gesù che dice: “Nessuno è mai salito al cielo fuorché il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo”. Con questo Gesù non vuole negare quelle ascensioni al cielo che leggiamo nella Bibbia, nel vecchio testamento (in modo particolare Enoc e il profeta Elia); vuole semplicemente dire che Egli è venuto a portare la rivelazione divina agli uomini, e lo poteva fare perché veniva dal cielo, e che i farisei e tutti gli altri non eran mica andati in cielo, non sapevano di Dio quello che sapeva lui. Egli era il maestro per eccellenza, ecco perché dirà poi agli Apostoli: “Nessuno di voi si faccia chiamare padre, perché unico è il Padre vostro: quello dei cieli. E nessuno si faccia chiamare maestro, perché unico è il vostro maestro: il Cristo che vi parla – cioè Lui – e voi siete tutti discepoli”.
Qui ribadisce lo stesso concetto: Egli è venuto per rivelare Dio agli uomini, per rivelare l’Uomo agli uomini, per rivelare la storia e il senso della storia agli uomini. Egli è il rivelatore di Dio. “Dio non l’ha mai visto nessuno. L’Unigenito che è nel seno del Padre, Egli stesso ce l’ha rivelato”, così Giovanni dice nel prologo del suo vangelo. Quindi Gesù viene a noi come il grande rivelatore di Dio.
E poi aggiunge: “E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio, infatti, ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia ma abbia la vita eterna”.
Qui Gesù si riferisce a un fatto accaduto durante il cammino degli Ebrei dall’Egitto alla terra promessa e che è stato riportato dalla prima lettura di questa messa. Cioè, gli Ebrei, per l’ennesima volta, contestano Dio e Mosè che li hanno liberati dall’Egitto. Avrebbero preferito essere schiavi in Egitto ma avere un menu un po’ più diverso, non sempre la stessa minestra... di nuovo rifatta, riscaldata, eccetera... cioè erano stanchi anche della manna, volevano qualcosa di diverso; poi erano stanchi di girare, di camminare... Cioè, sono comprensibili queste contestazioni degli Ebrei verso Mosè, nello stesso tempo, però, dovrebbero anche capire che per essere liberi debbono sopportare qualcosa, prima.
E infatti Dio li castiga mandando serpenti velenosi che li mordono e li fanno morire; e allora essi finalmente riconoscono che hanno sbagliato, che hanno peccato contro Dio e il suo mandato, Mosè; e allora vogliono che Mosè preghi Dio per loro in modo da essere liberati da questi serpenti velenosi che li mordevano, li uccidevano; Mosè prega e Dio, naturalmente, concede.
Vi faccio però presente l’interpretazione di queste guarigioni data dal Libro della sapienza, che dice: “Invece contro i tuoi figli neppure i denti di serpenti velenosi prevalsero, perché intervenne la tua misericordia a guarirli, perché ricordassero le tue parole, feriti dai morsi erano subito guariti ... Infatti chi si volgeva a guardarlo – a guardare il serpente di rame elevato da Mosè – era salvato non da quel che vedeva ma solo da te, salvatore di tutti”. Interessante questa osservazione del Libro della sapienza. Cioè, non è il fatto materiale di guardare il serpente di rame, che Dio aveva detto a Mosè di fare, che li salvava, ma era la fede nella parola di Dio che li salvava.
Così è per noi: noi abbiamo ben più che... una lamina di rame sbalzato a forma di serpente, noi abbiamo il corpo di Cristo presente qui in mezzo a noi; noi abbiamo il Figlio di Dio fatto uomo e fatto nostro cibo. Eppure anche per noi quello che vale è la fede. Cioè, Cristo è come il sole che ci illumina, ci riscalda, ci dà energie, ci dà forza; la nostra fede è come le persiane, gli scuri che abbiamo in casa: li possiamo tenere spalancati, entra tutto il sole; li possiamo entrare chiusi, non entra niente del sole; li possiamo tenere socchiusi, allora qualcosina entra... siamo noi, cioè, che regoliamo l’efficacia della salvezza operata da Cristo, con la nostra fede.
Finisce il brano con queste parole: “Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui”. Anche questa è un’affermazione potente. Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio, non ha perdonato neppure al suo Figlio.
Dice San Paolo nella lettera ai Romani: “Che diremo dunque in proposito? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui? Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica. Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi? Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? ... Io sono convinto che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore”.
Dice delle cose, qui, San Paolo, che, stando semplicemente a queste affermazioni, si direbbe che la salvezza è tutta e solo opera di Dio. Dio, difatti, rispetta la nostra libertà, quindi dipende anche da noi, però è vero che la salvezza è opera di Dio. Noi non riusciamo a salvarci da soli. Noi, abbandonati a noi stessi, diventiamo sempre peggiori. Solo Dio è capace di perdonarci e di rinnovarci dentro.
E allora le figure come San Luigi cosa ci stanno a fare? Uno che è stato l’immagine della purezza, della mortificazione...? Ci dicono che ci sono dei cristiani che han preso Cristo e il suo Vangelo sul serio; hanno abbandonato gli onori, il potere, i soldi... hanno abbandonato tutto, e hanno rivestito l’umiltà di Cristo. Quel verbo che noi troviamo qui nella seconda lettura – spogliò se stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini – ecco, questo “spogliò”... bisognerebbe proprio dire: “annientò” se stesso.
San Luigi, nel suo piccolo (in confronto a questo: nel suo piccolo), ha fatto altrettanto e ha amato le cose umili: ha chiesto di poter andare a fare la questua presso i ricchi e i patrizi di Roma, vestito di un umile sacco; ha chiesto e ottenuto di andare a fare la dottrina ai bimbi delle borgate romane, in periferia di Roma, dove c’erano solo dei poveracci; ha chiesto e ha ottenuto (ha strappato, veramente, questo permesso ai superiori) per accudire agli appestati, in occasione appunto della peste, e, avendo trovato uno ormai semi–morto lungo il ciglio della strada, se l’è caricato sulle spalle e l’ha portato all’ospedale per essere pulito, perlomeno, e magari medicato; e ha contratto in questo modo la peste di cui è morto, poi, anch’egli.
Ecco, è uno che ha preso sul serio il Vangelo di Cristo. Perché, se è vero che Cristo ci ama tanto da dare tutto se stesso per noi, noi non possiamo dire di amare Cristo se non lo seguiamo con la nostra vita, col nostro pensiero e con le nostre scelte. Così sia.
Sia lodato Gesù Cristo. »
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