7.9.2008

Liturgia - Prediche del Don
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Domenica 7 settembre 2008

XXIII tempo ordinario (A) – III
S. Grato
Letture:
Ez 33,7-9
Sal 94:
«Fa’ che ascoltiamo, Signore, la tua voce.»
Rm 13,8-10
Mt 18,15-20

Chiesa di Mandriolo. Messa parrocchiale, ore 10.30. La messa è celebrata in suffragio di padre Joseph Oliapram, già parroco di Razole (nel primo anniversario della morte).

Mormorazione

« Mi sembra evidente che nel Vangelo di oggi Gesù ci parla di correzione fraterna, da non confondere con la mormorazione. Mentre la correzione è un atto di amore verso il fratello, la mormorazione è un peccato. La mormorazione normalmente la si fa in un... capannello, in un piccolo gruppo di persone, che raccontano i misfatti o le cose negative che ha, sulla bocca o nelle azioni, uno conosciuto. Quindi colui che dovrebbe essere corretto manca da questo gruppo. Se ne parla con altri e si parla per disprezzare quella persona, per mettere in risalto certe sue eresie o certi errori che fa, che commette.

La correzione fraterna, invece, nel primo grado – perché Gesù nel Vangelo di oggi, avete sentito che ci dà vari gradi: il primo, immediato, è una conversazione fatta con tanto garbo e intenzioni buone, da parte di uno a un fratello che ha commesso un errore o che ha commesso un peccato evidente – la si fa per aiutare questo fratello. Quindi è una cosa buona.

Ma, uno potrebbe dire: beh, ma interessarsi un po’ troppo degli altri non è un male? Ecco, state attenti perché questo pensiero ci può venire da una certa propensione, che c’è oggi, a lasciare libero ciascuno di pensare, di dire, di fare quello che crede bene. Gesù, invece, ci insegna che noi dobbiamo evangelizzare tutto il mondo, tutte le genti, e dobbiamo anche correggere chi eventualmente sbaglia. Delle volte non lo facciamo per paura, delle volte non lo facciamo per pigrizia. Che non avvenga questo.

Certo che è una cosa molto delicata. Direi che questo primo punto da assolvere è il più difficile dei tre, perché tu devi essere attrezzato e pensare: cosa vorrei che altri, che mi corregge da un mio difetto, mi dicessero e come lo dicessero? Ecco, se noi pensiamo a quello, forse ci mettiamo sulla strada buona per trovare il momento, le parole che possono convincere colui che ha sbagliato e, quindi, recuperarlo, diciamo così, alla vita cristiana, alla comunità cristiana.

Quando Dio chiese a Caino: – Dov’è tuo fratello? Caino ha risposto: – Sono io forse il guardiano di mio fratello? Come dire: va’ a cercarlo tu, io... non centro con mio fratello.
La risposta di Caino è stata una risposta giusta, vera, buona? ... No. Infatti, il libro sapienziale dice: "Dio mandabit unicuique de proximus sui" (Dio ha comandato a ciascuno di noi di interessarsi del proprio prossimo). Lo possiamo fare per curiosità: una curiosità quasi morbosa, di voler sapere che cosa fanno in una famiglia, nell’altra, chi fa questo, chi fa quest’altro... delle volte lo facciamo proprio per una curiosità che se non è peccaminosa poco ci cala. Ma... l’interessarsi degli altri è un impegno, quando noi non lo facciamo per curiosità, non lo facciamo con intenzioni cattive ma per vedere se possiamo aiutare qualcuno.

Gesù dice che il secondo momento della correzione fraterna è il chiamare qualcun altro con noi, se il fratello che noi abbiamo cercato di correggere non si è corretto, chiamare uno o due che insieme a noi – e tutti devono farlo con molto tatto, con molta prudenza, in un modo molto equilibrato – nella parola di due o tre più facilmente si potrà convertire. Specialmente se le persone che prendiamo con noi sono stimate, da colui che deve essere corretto, come galantuomini, come gente per bene.

Il terzo momento che raccomanda il Signore è di dirlo alla comunità. Cioè, se non si vuole correggere davanti alla proposta anche di due o tre persone, dirlo alla comunità. Non è un andare a far la spia, è che le cose devono essere corrette: una comunità cristiana deve essere, in piccolo, la famiglia dei figli di Dio. E allora, se vogliamo essere la famiglia dei figli di Dio, che è amore, dobbiamo anche intervenire col nostro amore per guarire coloro che sono ammalati; per convertire coloro che sono peccatori.
Se non ascolterà neppure la comunità – dice Gesù (ed è una delle parole più forti che troviamo sul labbro di Gesù) – bisogna trattarlo come un pagano e un pubblicano, cioè uno che è eretico, che non crede, o un grande peccatore pubblico. Bisogna trattarlo così. È Gesù che lo dice, io non posso criticare quello che ha detto Gesù. Se Gesù dice così, sarà giusto fare così.

Il modo, però, come noi trattiamo coloro che sono scomunicati, in certo senso (non fan parte più della comunità cristiana) deve essere... molto signorile, non possiamo accettare più che coloro i quali sono eretici vengano bruciati vivi sulla pubblica piazza come è avvenuto qualche secolo fa. La Chiesa ha usato metodi forti – a mio parere troppo forti, anticristiani – per recuperare quella gente. Noi non dobbiamo dire che hanno la libertà di pensare quello che vogliono. Quella libertà lì è una libertà psicologica ma non morale. Moralmente noi dobbiamo credere, perché Gesù ha detto: – Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo. Chi non crederà sarà condannato. Il peccato per eccellenza è quello di non accettare Gesù, con la sua persona, con la sua opera, con la sua giustizia: è il peccato massimo.

Direi che Gesù mette anche un quarto grado. Infatti sta parlando di correzione fraterna e dice, a un certo punto, in fondo al brano: – In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà, perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro.
Mi sembra che sia un’aggiunta... fuori posto dal tema che stava trattando (la correzione fraterna), ma non fuori posto se Gesù vuole insegnare a noi a chiedere l’aiuto di Dio. Cioè quello che noi forse non siamo riusciti a fare (non abbiamo avuto il tatto, la delicatezza di fare, abbiamo sbagliato il tono della voce, gli aggettivi usati, queste cose qui), per cui non abbiamo ottenuto niente, noi possiamo sempre rivolgerci a Dio perché infonda Lui il suo Spirito in quel luogo: a Dio nulla è impossibile, dice Gesù tante volte nel Vangelo.

E allora dobbiamo, come ultima cosa, chiedere l’aiuto e lo Spirito di Dio. Così sia.

Sia lodato Gesù Cristo. »

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(Don) « Preghiamo anche per padre Joseph. È stato un uomo eccezionale quando era quaggiù. Ha fatto grandi cose, come fabbricati... e soprattutto come attenzione: ai bimbi, ai poveri, agli ammalati. Noi avremmo desiderato che lo lasciasse ancora qui tra noi, ma Gesù avrà capito che l’apice dell’amore l’aveva già raggiunto e l’ha preso con sé in cielo. Per lui preghiamo. »