Domenica 17 agosto 2008
| XX tempo ordinario (A) – IV |
| S. Giacinto |
| Letture: |
| Is 56,1.6-7 |
| Sal 66: «Popoli tutti, lodate il Signore.» |
| Rm 11,13-15.29-32 |
| Mt 15,21-28 |
Chiesa di Mandriolo. Messa parrocchiale, ore 10.30.
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« I rabbini di Israele, nell’ammaestrare i loro discepoli, usavano più o meno lo stesso stile che usava Gesù coi suoi discepoli, coi suoi apostoli.
C’era un rabbino che ha raccontato questa parabola. Un agricoltore volle piantare molti alberi da frutto nel suo campo; annaffiò quelle piante, le concimò, stette ad aspettare, paziente, alcuni anni...; non si vide niente, o meglio: molte foglie, pochi fiori, niente frutti.
Allora decise di dar fuoco a tutto il frutteto, ma quando aveva preso questa decisione ha visto, su una pianta, una melagrana; e allora l’ha tirata giù... e l’ha mangiata... era squisita! Ecco – dice – per amore del melograno lascerò vivere anche tutte le altre piante.
I rabbini concludevano: – Così, per amore di Israele che è fedele a Dio, Iddio salva tutta l’umanità.
Nella conclusione il rabbino si è sbagliato un po’. Un po’, perché ha ragione: per la bontà di Uno tutti sono salvi, ma quell’Uno è Gesù Cristo. E’ Lui che ha riparato, con la sua vita, la sua passione, la sua morte, la sua resurrezione, il nostro peccato. Dice San Paolo, proprio oggi, nella lettura di oggi (la seconda), “Dio, infatti, ha rinchiuso tutti nella disobbedienza per usare a tutti misericordia”.
Noi, invece, non solo gli Ebrei [...], tutti noi, comunque, abbiamo facilmente, nella nostra mente, e forse anche nella vita pratica, una distinzione: tra buoni e cattivi, tra puri e impuri, tra vicini e lontani, e normalmente quando pensiamo a queste cose – io le dico così... nel senso che capita a me così, e penso che capiti anche agli altri – quando però pensiamo a questa divisione, a questa distinzione, noi ci mettiamo sempre dalla parte dei buoni, dei puri, dei vicini; ma chi è che ci assicura che noi siamo vicini (a Dio)?
Nel Vangelo io leggo, ad esempio: – “I pubblicani” – cioè i pubblici peccatori – “e le prostitute vi precederanno nel regno di Dio”. E, se non altro, c’è una frase che viene ripetuta perlomeno sei, sette volte nel Vangelo, in situazioni diverse (deve essere una frase che è uscita tale e quale dalla bocca di Gesù): – “Vi sono molti dei primi che saranno ultimi, e ultimi che saranno i primi”.
Allora dobbiamo pensarci sul serio, eh?
Perché è brutta questa distinzione? Perché facilmente quando uno si sente di quella razza, di quella religione, di quel popolo che ha la salvezza da Dio, che ha le premure di Dio, l’amore particolare di Dio, facilmente diventa superbo, orgoglioso, crede di avere tutta la verità in tasca lui, crede di avere in tasca la soluzione di ogni problema che si presenta. Non vogliono il confronto perché loro san già tutto..., loro sono orgogliosi e si sentono i puri, i salvati, i vicini a Dio.
E questo orgoglio prende qualsiasi forma di vita che noi viviamo insieme a qualcuno che la pensa come noi. Pensate che siamo arrivati all’orgoglio dei gay..., all’orgoglio dei pedofili... che è... un’insulsaggine, è una cosa tremenda. Però si può arrivare a questo quando uno è convinto di essere in piena ragione, lui.
A questo riguardo, certo sarebbe necessario che ciascuno di noi si esaminasse, ogni tanto, a vedere com’è il suo rapporto con Dio e col Vangelo di Cristo.
Sembra che Gesù Cristo, guardando il fatto del Vangelo di oggi, sembra che Gesù Cristo avesse più o meno questa stortura nel suo animo, nella sua mente, uguale a quella dei farisei. Cioè, Egli si atteggia... “Io non sono stato mandato a altro che per le pecore perdute del gregge di Israele” (questa qui è una Cananea... deriva forse dai Fenici... perché debbo ascoltarla?).
E poi avete visto l’atteggiamento sprezzante che ha il Signore Gesù con questa donna: primo non le rivolge neanche la parola; secondo, alla preghiera o alla sollecitazione degli Apostoli, risponde: – “Io non sono stato mandato a altro che per le pecore perdute di Israele”. E quando la donna si prostra ai suoi piedi e dice: – “Signore, salvami...”, come risponde? – “Non è bene prendere il pane... la mensa dei... familiari per gettarlo ai cani”. Quindi chiama quella donna un cane, una cagna, come facevano gli Ebrei nei riguardi degli altri popoli (almeno una volta, non so se adesso continuano così, ma una volta, al tempo di Gesù li chiamavano cani).
Allora cos’ha di esemplare, per noi, questa donna?
E’ una donna della quale Gesù poté dire: – “Donna, davvero grande è la tua fede. Ti sia fatto come desideri”. Il che mi mette un po’ una pulce nell’orecchio: l’atteggiamento di prima di Gesù è stato tutto una messa in scena per arrivare a questo punto, a cui Egli sapeva che sarebbero arrivati, e per insegnare quindi agli Apostoli, agli amici che aveva vicino a sé, con quale fede, con quale... insistenza si deve pregare.
Faccio notare anche che Gesù loda la fede di questa donna come ha lodato la fede del centurione di Cafarnao. Voi ricorderete il fatto: questo centurione aveva un servo gravemente infermo che soffriva. Allora dice: – Vengo e lo guarirò. E il centurione dice: – Ma Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto (sapeva la mentalità degli Ebrei di non poter avvicinare i pagani), ma dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Perché anch’io che sono un subalterno ho però dei soldati sotto di me e se dico a uno “va”, va e se dico all’altro “vieni”, viene, e se dico a un altro “fa questo”, lo fa; altrettanto devi fare tu. Dimostrando quindi la fede che, anche a distanza, Gesù Cristo avrebbe potuto guarirlo. Infatti Gesù in quell’occasione si volta indietro verso i discepoli e la gente che lo segue e dice: – “In verità, in verità vi dico, io non ho mai trovato tanta fede in Israele”.
Quindi il popolo eletto, il popolo prediletto riceve lezioni, riguardo alla fede, da due pagani: la donna cananea e il centurione romano di Cafarnao.
E nella donna, allora, dobbiamo non solo ammirare la fede che ha: che manca di permalosia, di orgoglio... ferito, pestato da Gesù Cristo (perché realmente, stranamente Gesù Cristo non si era comportato molto bene, non aveva dato delle risposte da Dio, o da Salvatore degli uomini). Allora Gesù ci dice: abbiate la stessa insistenza che ha questa donna; abbiate l’umiltà che ha questa donna.
Noi non dobbiamo e non possiamo vantare diritti davanti a Dio. Quello che siamo e quello che abbiamo è opera sua; di opera veramente nostra ci sono i nostri peccati. Poi qualche volta avremo anche corrisposto alla grazia del Signore, però è una preghiera che, secondo me, è fatta più per abitudine, tante volte, che non con fede. La fede ce l’ha insegnata questa donna cananea.
Speriamo di impararla.
Sia lodato Gesù Cristo. »
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