Domenica 4 maggio 2008
| Ascensione del Signore (A) – III |
| Celebrazione di SantEurosia |
| Letture: |
| At 1,1–11 |
| Sal 46: «Ascende il Signore tra canti di gioia.» |
| Ef 1,17–23 |
| Mt 28,16–20 |
Chiesa di Mandriolo. Messa parrocchiale, ore 10.30.
« Nel Vangelo di Matteo non abbiamo la descrizione della ascensione di Gesù al cielo, come abbiamo invece letto nel libro Atti degli Apostoli, come prima lettura, questoggi. Non abbiamo neanche un accenno alla ascensione del Signore, come fanno gli evangelisti Marco e Luca. Per di più, mentre gli altri tre evangelisti parlano della ascensione del Signore al cielo, da Gerusalemme, dal monte degli ulivi, che è lì a Gerusalemme, praticamente appena fuori della città, Matteo riporta, invece, questa apparizione di Gesù, su un monte della Galilea, ai suoi Apostoli. Non cerano solo gli Apostoli: secondo San Paolo ceran più di cinquecento persone a vederlo, in quelloccasione. E sembra proprio che per Matteo sia il saluto finale di Gesù ai suoi, anche se promette a loro che sarà con loro tutti i giorni fino alla fine del mondo.
Perché Matteo mette questo saluto di Gesù, questa apparizione definitiva del Signore risorto, in Galilea?
La Galilea, dal profeta Isaia, è chiamata il territorio dei gentili, cioè il dei pagani. Essendo, infatti, la Galilea una regione di passaggio (vi passava lì la via del mare che veniva dalla Mesopotamia, la Siria, passava, appunto, attraverso il territorio della Palestina, arrivava al Mare Mediterraneo e allEgitto), allora era facile che avvenissero dei matrimoni anche con altre persone di altra razza e di altra religione. Cera un po un miscuglio di religioni.
Al tempo di Gesù, circa lottanta per cento della gente adorava Javhè e aderiva, quindi, alla religione degli Ebrei, ma cera circa un venti per cento di persone che erano idolatre. Però Gesù – Gesù stesso, Gesù come persona – ha cominciato il suo discorso, i suoi insegnamenti, la vita pubblica, proprio dalla Galilea. Se vi ricordate – labbiam letto in una delle prime domeniche dellanno, quindi là in gennaio – Matteo dice che Gesù comincia a predicare a Cafarnao, poi a Nazaret... era il territorio di Nèftali e di Zàbulon, quella dove sarebbe apparso, secondo Isaia, una grande luce, che avrebbe illuminato tutti gli uomini.
Ecco, come Gesù ha cominciato dalla Galilea, così Matteo vuole che la divulgazione del Vangelo di Cristo avvenga lì. Cioè, in altre parole, Gerusalemme non è stata degna di Gesù: lha avversato, lha processato, lha crucifisso, lha ucciso, lha fatto tacere...: non è giusto che sia considerata ancora il centro spirituale dellebraismo. E allora è da questa terra semipagana che comincia la predicazione del Vangelo, e, si può dire, nasce la Chiesa. Lo vedremo poi domenica prossima con la Pentecoste.
Ancora. Qui, nel vangelo di oggi, Gesù dice agli Apostoli (e anche agli altri discepoli): Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Qui parla, quindi, di una predicazione universale del Vangelo. Il Vangelo, nella sua essenza, vi ricordo, è la resurrezione del Signore, però, oltre la resurrezione, venivano poi anche tutti quegli insegnamenti di comportamento morale che Gesù ci ha insegnato. Qui dice così.
Invece, durante la sua vita pubblica, Gesù aveva già mandato gli Apostoli a predicare, e aveva detto... questi Dodici Gesù li invio dopo averli istruiti: Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani. Rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della Casa dIsraele. Del resto, Gesù stesso, con la sua predicazione, si è sempre fermato nel territorio della Palestina. Se ha fatto qualche uscita è stata unuscita sporadica.
Perché questo? Perché Gesù ha predicato agli Ebrei. Non ricevendo il messaggio di Gesù gli Ebrei, gli Apostoli si rivolgono a tutti, a tutte le genti. È quello che, nella lettera ai Romani, ci ricorda San Paolo: la disobbedienza degli Ebrei ha portato allevangelizzazione dei pagani. Così Dio trae il bene anche dal male.
Altra osservazione, che non è da sottovalutare. Cioè, quando Gesù appare sul monte, si prostrano ad adorarlo. Dice il Vangelo: Alcuni, però, dubitavano.
Eh... come si fa a dubitare!? Avere la fede e poi dubitare? È proprio quello che avviene.
A parte che la verità è qualcosa di oggettivo, la certezza, invece, è qualcosa di soggettivo. A parte questo, la fede la si ha fintanto che uno non vede. Se vede, non cè fede. Noi non saremo premiati, alla fine della nostra vita, perché abbiam visto il sole, perché abbiamo goduto delle sue radiazioni. Affatto. È qualcosa di evidente...: basta. Ma se qualcuno di voi mi viene a dire che... in piazza San Quirino questa notte è successo questo e questaltro, e io do fede a lui, credo a lui, ecco qui cè la fede, perché io non ho visto niente: presto fede a uno che mi dice qualcosa.
E questo, da un lato ci urta. È un po la questione che cè attualmente tra il papa e i grandi pensatori moderni che dicono: insomma non... non cè... congiunzione tra fede e ragione.
In realtà, le ragioni della fede sono diverse da quelle del comune sentire e ragionare degli uomini. Sembra strano che Dio abbia creato luomo con delle capacità raziocinanti e, nello stesso tempo, non cerca, attraverso queste capacità, di fare toccare alluomo la Verità: lascia la intelligenza umana e parla, si rivela, alluomo e chiede la sua fede.
Sentite cosa dice, allinizio della lettera ai Romani, San Paolo: Per mezzo di lui – Cristo, cioè – abbiamo ricevuto la grazia dellapostolato per ottenere lobbedienza alla fede da parte di tutte le genti, a gloria del suo nome. Lobbedienza. E, in un modo ancora più deciso, ancora più profondo, nella prima ai Corinzi, dice: poiché, infatti, nel disegno sapiente di Dio, il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. Quindi quello che io faccio adesso è stoltezza.
Però è anche vero, e lo dobbiamo riconoscere, che la fede in qualche modo ha un merito. Mentre, appunto, la evidenza, la esperienza diretta dei nostri sensi non ha nessun merito, la fede ha un merito: se uno mi dice qualcosa e io gli credo, certamente merito davanti a lui, pongo fede in lui, mi appoggio a lui, quindi ho un merito.
E forse è questo il motivo per cui Dio è ricorso alla fede. E chiede a noi la fede.
Sia lodato Gesù Cristo. »
| < Prec. | Succ. > |
|---|
