Domenica 30 dicembre 2007
| Tempo di Natale (A) - P |
| Santa Famiglia |
| Letture: |
| Sir 3,2-6.12-14 |
| Sal 127: «Vita e benedizione sulla casa che teme il Signore» |
| Col 3,12-21 |
| Mt 2,13-15.19-23 |
Chiesa di Mandriolo. Messa parrocchiale, ore 10.30.
« Noi celebreremo domenica prossima larrivo dei Magi a Betlemme ad adorare Gesù. Il fatto che abbiamo letto questoggi nel Vangelo avviene dopo la visita dei Magi. Essendo questoggi la festa della Sacra Famiglia, hanno cercato – i liturghi – di mettere, come Vangelo, un brano di Evangelo dove fossero nominati tutti tre i personaggi della Santa Famiglia: Gesù, Maria e Giuseppe. In questo anno "A" abbiamo Matteo che ci ha raccontato, appunto, questo... la fuga di Gesù in Egitto e il ritorno, poi, nella Terra Santa: in Israele.
Dobbiamo stare attenti a non prendere troppo alla lettera quello che è stato scritto, e mi spiego. I vangeli apocrifi, ad esempio, abbondano di dettagli su questa fuga di Gesù e della Sacra Famiglia in Egitto: le palme si piegavano per permettere a Maria di coglierne i frutti; le bestie, anche feroci, si inginocchiavano al passaggio di Gesù; gli idoli degli Egiziani sono caduti per terra quando è arrivato Gesù in terra dEgitto... e tutte queste storie qui, che sono storie, sono fantasie e basta.
Quello che racconta Matteo, invece, è vero, però usa un racconto per comunicare a noi un messaggio teologico. Cioè, in seguito, in questi duemila anni, i teologi hanno cercato di dire in modo astratto i dogmi della fede: attraverso disquisizioni filosofiche, discussioni, formule teologiche, hanno fissato con parole precise i dogmi, le verità di fede. Matteo, invece, lancia un messaggio teologico attraverso un racconto.
Il racconto ha due quadri ben precisi: primo, la fuga in Egitto; secondo, il richiamo dellangelo verso la Sacra Famiglia (lo dice a Giuseppe, ma per avvertire tutti) di tornare, il ritorno nella Terra Santa. Ambedue questi quadri terminano con una frase della Sacra Scrittura che è presa, appunto, come profezia sul Messia.
Allora io comincio dalla prima profezia, dopo il primo quadro, che dice che andò in Egitto perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta (il profeta Osea): – dallEgitto ho chiamato il mio Figlo. Cioè, si ricorda che il popolo ebreo era il popolo prediletto da Dio; era il primogenito; verso quel popolo aveva nutrito un sentimento di affetto grande, e anche se qualche volta lo castiga, poi, dopo, si pente in certo senso del castigo... dice che ha castigato anche troppo... e riabbraccia il suo figlio primogenito: il popolo ebreo.
Matteo allora cosa ci vuole insegnare? Ci vuole insegnare che il Figlio primogenito di Dio è proprio Gesù Cristo. Il popolo ebraico era soltanto una figura di quello che sarebbe stato Gesù Cristo. E Gesù Cristo il Figlio prediletto di Dio, il quale, venuto sulla terra, ha voluto provare tutti i nostri disagi, le nostre penurie, le nostre pene, e tra queste, nel Vangelo di oggi, ci ricorda lesilio: ha dovuto andare in esilio.
Allora, da questa prima parte del Vangelo, io traggo due insegnamenti per noi.
Primo. Oggi – oggi, per dire in questo tempo – è un tempo di grandi immigrazioni. Voi sapete che, ad esempio, in Italia ci sono tre milioni di persone extracomunitarie. Sono persone che vanno in cerca di un paese che li ospiti, che dia loro ospitalità, lavoro, un po di benessere. Mentre, nei loro paesi di origine, sono soggetti alla fame, alla malattia, e tante volte, quindi, si trovano in una vita grama. Ecco, allora noi verso questi rifugiati qui dobbiamo avere carità. E la carità quella che ci chiede il Signore.
Nellesame finale, quello al giudizio universale, tra le altre cose Gesù ci ha messo anche: alloggiare i pellegrini. Noi non so se riusciamo ad alloggiarli, certo dobbiamo trattarli con estrema carità. Non cediamo alla facile tentazione di generalizzare tutto, per cui si dice: - Eh, ma quel popolo lì è un popolo cattivo, commette solo degli atti delinquenziali, delle violenze, delle sopraffazioni, vengono a disturbare il nostro benessere.
No. Io vi faccio notare che se una madre uccide suo figlio, di questo fatto se ne parlerà per parecchio tempo dai mass–media, ma non parlano di tutti gli altri diciannove milioni e rotti di mamme che ci sono in Italia e che non uccidono i loro figli, anzi, vivono per i loro figli. Anche tra questi stranieri, molti, moltissimi, certamente la grande maggioranza è retta, è corretta, cerca quello di cui ha bisogno: il cibo, lalloggio, cerca queste cose. Allora noi... io non dico che dobbiamo dare a loro qualcosa, direi che dobbiamo dare tutto, ma perlomeno abbiamo la carità.
Potrebbe esserci anche da parte nostra laccortezza di stare attenti a non essere ingannati, forse, nonostante questo, saremo stati ingannati. Personalmente preferisco essere stato ingannato qualche volta, ma che non debbano dire che li ho trattati male. Ecco, mi sembra che la capacità di un sorriso, di un dialogo, di un interessamento, di unattenzione vera alla loro necessità debba essere la nostra divisa.
Ma cè unaltra cosa che mi suggerisce questa prima parte del Vangelo. Anche noi siamo pellegrini. La lettera a Diogneto, che è un documento del secondo secolo, di uno... di un cristiano che sapeva - forse San Giustino, ad ogni modo non si conosce lautore; Diogneto, anche questo non è che si conosca, si conosce perché, appunto, scrive a Diogneto, ma non sappiamo nulla, sarà stato un ricco, un filosofo, un saggio che ha domandato spiegazione a un cristiano della loro fede - allora, in questa lettera a Diogneto, lautore della lettera dice che i cristiani non hanno nessuna patria e tutte le patrie, tutti i posti, per loro, sono patria. Non hanno nessuna patria nel senso che diceva San Paolo: - non habemus hic manentem civitatem, sed [...] inquirimus (non abbiamo qui una cittadinanza vera, ne cerchiamo unaltra), la nostra patria è nel cielo donde verrà Gesù Cristo e trasformerà il nostro corpo mortale a immagine del suo corpo glorioso.
Noi, quindi, siamo di passaggio qui, e da altra parte, potremmo essere in altri luoghi, saremmo sempre comunque a casa nostra, perché quello che è di Dio è stato dato a noi.
Però, ecco, questo vivere la vita come un pellegrinaggio non è una cosa semplice, ricordiamolo. Cioè, è abbastanza semplice quando crediamo che quel traguardo, diciamo, con Dio, il passaggio allaltra vita ci sembra abbastanza lontano, e allora fissiamo la nostra tenda qui: abbiamo i nostri ricordi, le cose che ci stanno a cuore, le persone a cui vogliamo bene, ci sono tutte queste cose qui che formano la nostra vita. Dobbiamo pensare che, quando poi sopraggiunge una malattia che è inguaribile, o corriamo grossi rischi, e capiamo che è il momento della morte, abbastanza vicina... eh, ci dispiace morire, perché la morte è proprio una morte. Cioè, quelle cose, quelle persone, quelle relazioni, quei rapporti, quelle attività che facevamo qui non ci saranno più. Più, più per leternità. Ho tanta fede nella fantasia infinita di Dio e nella sua onnipotenza, nel suo amore immenso, che sarà capace di procurarci unabitazione ancora ben migliore...
Questa è la prima parte.
Nella seconda parte, mi sembra che Matteo voglia fare un parallelismo tra Gesù e Mosè.
- Al tempo di Mosè, il faraone aveva dato ordine di uccidere tutti i bambini ebrei gettandoli nel Nilo; al tempo di Gesù, Erode uccide tutti i bambini di Betlemme e dintorni.
- Allora si è salvato solo Mosè; qui si è salvato solo Gesù Cristo.
- Allora Mosè ha dovuto scappare, perché era cercato a morte. Ha dovuto scappare, è scappato via dallEgitto, è andato alla terra di Madian; qui abbiamo Gesù, invece, che scappa dalla Giudea e va verso lEgitto.
- Poi un angelo avviserà Mosè e gli dirà: - sono morti tutti quelli che insidiavano la tua vita. Torna in Egitto, torna dal mio popolo, eccetera; qui abbiamo Gesù che torna nella Terra Santa, non fidandosi Giuseppe di Archelao, re della Giudea, si porta nella Galilea, a Nazareth, per cui sarà chiamato poi Nazareno.
Questo parallelismo tra Gesù e Mosè mi richiama allora quella profezia che fece Mosè prima di morire: - il Signore Iddio verrà a visitarvi e susciterà per voi, in mezzo a voi, uno che, al pari di me, vi guiderà. Voi ascoltatelo, seguitelo quel profeta.
Fin dallinizio, da quando Mosè ha parlato così, gli scribi, poi i dottori della legge, i rabbini hanno inteso quelle parole come riferentisi al Messia: è il Messia quello che deve venire e che, al pari di Mosè, libererà gli uomini, eccetera.
Allora, ecco, mettendo insieme le due parti, direi che... non cerchiamo di trovare la soluzione ai nostri problemi in quello che la società, lumanità, la scienza è capace di darci. E giusto che noi approfittiamo delle scoperte della scienza e della tecnica, e indubbiamente abbiamo reso la nostra vita ben più comoda e più bella, forse, di quella dei nostri vecchi. Cerchiamo la liberazione vera, la salvezza, nel Salvatore che ci è stato dato: Gesù.
Vi leggo le due frasi ultime della preghiera degli anziani.
- Liberami, Signore, dalla debolezza, di ricercare sicurezza e garanzie di vita dai beni, dalle cose, dalle persone, dal denaro, dalle comodità.
- Che a tutti permetta di compiere il loro cammino di amore e che io accetti il mio, certo che la pienezza di vita è solo sulla sponda delleterno. Amen.
Sia lodato Gesù Cristo. »
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