Mandriolo nella rete

Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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1.1.2008

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Martedì 1° gennaio 2008

Tempo di Natale (A) - P
Maria Ss. Madre di Dio
Letture:
Nm 6,22-27
Sal 66: «Dio ci benedica con la luce del suo volto»
Gal 4,4-7
Lc 2,16-21

Chiesa di Mandriolo. Messa parrocchiale, ore 11.00.

« Il mio dire, quest’oggi, riguarda la prima delle tre letture e direi neanche tutta la prima: riguarda la parola “benedizione” e il verbo “benedire”. E’ un verbo che noi troviamo cinquecentocinquantadue volte nel vecchio testamento. E’ molto importante la benedizione. E’ necessario che noi benediciamo ed è necessario che Dio ci benedica.

Anzitutto noi. Benedire, come dice anche in italiano bene il verbo, è “dire bene”, ma per dire bene (gli uni degli altri) bisogna anzitutto “pensare bene”. Il Signore Gesù ci ha insegnato che noi non dobbiamo giudicare (per non essere giudicati a nostra volta). Quindi non spetta a noi il giudizio sugli altri. Noi dobbiamo essere portati a pensare il bene. Ma... ci sbagliamo in questo modo. Non sempre ci sbagliamo e comunque è meglio che erriamo, nel senso che non sappiamo cogliere la verità, piuttosto che mettere cattiveria nell’animo, nelle parole, nel comportamento degli altri, che non c’è. Quindi anzitutto dobbiamo pensare bene.
Poi dobbiamo anche dire bene. Dire bene non vuol dire approvare tutto quello che gli altri fanno. Per quanto riguarda noi stessi, siamo... dovremmo essere più capaci di dire quello che abbiamo fatto di bene o di male, ma la benedizione riguarda gli altri.

Noi non siamo capaci di soppesare la responsabilità degli altri, quindi, anche se non possiamo scusare le azioni degli altri (perché dobbiamo pure giudicare della bontà delle azioni o della malizia delle azioni nella loro obiettività, anche per non abituarci... così... a una specie di... non so come dire... di sincretismo, per cui diciamo che tutto va sempre bene. No, non è giusto: noi dobbiamo sapere giudicare quello che è bene e quello che è male), però nel giudizio dei soggetti – non quindi un giudizio obiettivo ma soggettivo – nel giudizio dei soggetti, nel giudizio degli altri, noi non dobbiamo vedere malizia; possibilmente non dobbiamo vedere malizia. Quindi, se non possiamo scusare le loro azioni, dobbiamo scusare almeno le intenzioni.

Dire bene vuol dire anche, secondo me, sapere vedere il bene che c’è negli altri, non soltanto il male. Diceva già il Beato Giovanni XXIII°: - sono molto più le cose che ci accomunano che quelle che ci dividono. Se noi sapessimo vedere sempre quello che ci unisce (e parlava dell’unione dei cristiani), noi saremmo un’unica famiglia. Ecco, sapere vedere quello che fanno di bene, e sapere mettere in risalto (eventualmente, in una conversazione in cui si parla male di qualcuno), sapere mettere in risalto quelle attitudini e quelle azioni buone che quel tizio ha. Questo vuol dire “benedire”: “dire bene” degli altri.

Ma poi, noi dobbiamo anche benedire Dio, a nostra volta. “Ti benediciamo, Signore”, tante volte si trova nei salmi questa frase: “ti benediciamo”. Cosa vuol dire benedire noi Dio? Vuol dire anzitutto ringraziare Dio, benedire Dio vuol dire anzitutto ringraziare Dio. E noi possiamo fare questo non solo ogni giorno dell’anno, ma ogni momento del giorno: di tutto quello che ci capita, che ci faccia piacere o no, che sia pro la nostra salute, il nostro successo... o non sia, invece, secondo la nostra..., noi dobbiamo sempre dire “grazie, Dio”, cioè riconoscere che Dio tutto fa per il nostro bene; e anche quello che alle volte ci turba, ci fa male, ci addolora è sempre un atto della bontà del Signore che sta scolpendo in noi, in certo senso, il suo Figlio, e ci vuole perfetti; e volendoci perfetti, delle volte, ci purifica attraverso anche il dolore, la sofferenza.
Quindi, benedire Dio vuol dire “grazie, Signore, grazie di tutto”. Se noi ci abituiamo a dire di Dio questo, pian piano anche attorno a noi si formerà una mentalità di... di fede, una mentalità di benedizione del Signore.

Ma benedire Dio vuol dire anche “dire bene” di Dio, cioè avere il coraggio, la paressìa, la franchezza di dire il nostro pensiero e di esprimere la nostra fede. Dobbiamo fare questo. Specialmente in una situazione come quella della nostra cultura attuale, in cui sembra che tutte le idee sono messe sullo stesso piano, come se fossero tutte vere, nessuna vera del tutto e... noi dobbiamo stare attenti; anche l’andare d’accordo con gli altri, il fare pace (è la giornata della pace) non dipenderà dal fatto che noi ci lasciamo pestare i piedi... e diamo ragione anche dove gli altri non hanno ragione. Noi dobbiamo dire, con coraggio, con rispetto verso le idee degli altri, ma con coraggio, la nostra idea. Benedire Dio vuol dire anche questo.

C’era un teologo che, in una discussione trasmessa dalla televisione circa un mese fa, diceva: - Noi, se vogliamo andare d’accordo con tutti, dobbiamo anche sapere rinunciare alle nostre idee, ai nostri dogmi, ad esempio quello del peccato originale, della resurrezione di Cristo...
E che, scherziamo? Noi dobbiamo rinunciare alla nostra idea e convertirci alle idee degli altri? No. Noi dobbiamo invece dire con franchezza la nostra idea.
Piuttosto, direi che la pace, più che nel rinunciare alle nostre idee, alla nostra identità, la pace consiste nel saper perdonare le offese che eventualmente abbiamo ricevuto.

Voi sapete che adesso non è affatto una comunità di pace la famiglia umana. Il Santo Padre l’auspica questo, però non è così, ancora, assolutamente: tutti i giorni sentiamo di violenze gratuite, di atti di terrorismo, di guerre... Perché questo? Perché normalmente ciascuno è tanto geloso della propria identità che vede gli altri, quelli che son diversi da lui, come un nemico, o addirittura hanno ricevuto dei torti (torti di famiglie, torti di etnie, di popoli, eccetera). Se noi non sappiamo perdonare... bisogna che sappiamo perdonare. Perdonare vuol dire dimenticare completamente quello che abbiamo ricevuto. Se noi non sappiamo perdonare e non sappiamo dialogare... perché il Signore ci ha dato la parola proprio perché noi dialoghiamo, e cerchiamo la verità, insieme... Poi, dopo, io arrivo fino a un certo punto, l’altro arriva a meno o arriva a di più... bisogna anche saperci rispettare: che ogni idea è diversa. Possiamo benissimo andare d’accordo nella stessa comunità con idee diverse.

Ecco, io credo che la benedizione comporti questi atteggiamenti nostri. E che il Signore ci benedica.

Sia lodato Gesù Cristo. »

 

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