Mandriolo nella rete

Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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28.10.2007

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Domenica 28 ottobre 2007

XXX domenica del tempo ordin. (C) - II
S. Simone
Letture:
Sir 35,12-14.16-18
Sal 33: «Giunge al tuo volto, Signore,
il grido del povero»
2 Tm 4,6-8.16-18
Lc 18,9-14

Chiesa di Mandriolo. Messa parrocchiale, ore 10.30.

« Mi sembra che, ancora una volta, il Signore ci parli di preghiera, e di preghiera pubblica, fatta al tempio. Mette in risalto bene il diverso modo di rapportarsi con Dio dei farisei e dei pubblicani.
Il fariseo (che vuol dire “separato”, separato da tutti gli altri che sono peccatori, che sono indegni di stare davanti a Dio... avete sentito anche il fariseo della parabola che dice: “Ti ringrazio perché non sono come tutti gli altri uomini: ladri, adulteri e ingiusti..., no...”; quindi i farisei si ritenevano separati dagli altri, da tutta quella miseria morale, da quel peccato, da quei vizi che caratterizzano la vita degli uomini) ... e va al tempo a ringraziare Dio...

Questo – che vada a ringraziare Dio – è un aspetto buono: in fondo riconosce, in questo modo, che la sua giustizia (alla quale crediamo, io non la metto in dubbio) è anche opera del Signore, non è solo frutto del suo sforzo per essere giusto e osservare i comandamenti. Mette in risalto – il fariseo della parabole – che anche nelle piccole cose egli è fedele: pagare le decime, anche di erbaggi che si usano poco... fa addirittura due giorni di digiuno alla settimana. Notate che nella religione ebraica c’è un unico giorno in cui è obbligatorio il digiuno: il giorno del Kippur, egli invece digiuna due volte la settimana.

E’ un uomo retto, è un uomo buono? Sì. Direi: sotto questo aspetto noi tutti dovremmo cercare di imitarlo. Qual è il suo torto (se torti ne ha)? Quello di mettersi al centro di tutto. Sì, ringrazia Dio per questo, però, in fondo, si capisce che egli è là a dire a Dio: – Ringraziami che sono così bravo, sarai contento di me... Egli esalta sé stesso. Esaltando sé stesso (è una cosa che capita spesso) uno è portato a disprezzare gli altri, a confrontarsi con gli altri, a trovare la differenza, per cui lui è buono, è giusto, è perfetto e gli altri, invece, sono da scartare, e sono da disprezzare, e sono da offendere (“Non sono come questo pubblicano”). Ecco la figura del fariseo.

Poi c’è la figura, invece, del pubblicano. Il pubblicano, voi sapete, era... eran chiamati così, gli esattori delle tasse. Intanto esigevano le tasse a nome di una potenza straniera, cosa scandalosa per gli Ebrei; poi, nell’esigere le tasse, erano accompagnati da due soldati romani, per cui dovevano versarle davvero, e chiedevano delle volte anche di più di quello che dovevano versare. Cioè, essi erano d’accordo con l’autorità romana di dare un tot, naturalmente loro chiedevano di più, e alle volte, dicono, molto di più di quello che avrebbero dovuto dare. Quindi è un ladro, un ingiusto, è una vita sbagliata la sua.
Il pubblicano ha l’umiltà di riconoscere questo. Già nell’atteggiamento del suo corpo c’è questa umiltà: sta lontano, quasi a stabilire la lontananza di lui da Dio; si batte il petto, non osa alzare la testa, alzare gli occhi al cielo; dice solo e ripete: “Signore abbi pietà di me che sono un peccatore”.

Cioè, il pubblicano, pur avendo un sacco di peccati, un fardello notevole da portarsi dietro, ha però la fiducia nella misericordia di Dio. Spera, crede nella misericordia di Dio. E aspetta da Dio, quindi, la salvezza, non da sé stesso. Ecco quello che, secondo me, il Signore ha voluto insegnarci, perché al fariseo e al pubblicano, c’è anche un Altro nella parabola, ed è Dio, il giudizio di Dio su questi due modi di rapportarsi con Lui.
Quando uno si rapporta con Dio avendo in mente solo sé stesso, quasi elogiando sé stesso, e cade poi nella mancanza di carità, perché offende, perché disprezza gli altri, eccetera, non ha un rapporto buono con Dio. Quando invece uno confida e aspetta la salvezza solo da Dio, allora questi ha un rapporto buono. Gesù è venuto a insegnare al mondo la misericordia infinita e l’amore infinito di Dio per gli uomini.

Possiamo mettere insieme a questa parabola l’altra famosissima del figliol prodigo o del padre misericordioso. Il padre che accetta il figlio che ha sperperato i beni che gli ha dato con le prostitute, nelle gozzoviglie, eccetera; però quando viene lo accoglie con immenso affetto: gli salta al collo, lo bacia, vuole che lo vestano bene, fa uccidere il vitello grasso, manda a chiamare qualche musicante in modo che si faccia festa... perché è tornato il figlio, e lui ama suo figlio.
Il fratello maggiore che non vuole entrare in casa perché dice: – Come? A questo che ti ha sperperato tutti i tuoi beni con le prostitute fai una gran festa; a me che sono sempre stato obbediente... non mai permesso neanche di mangiare un capretto coi miei amici per fare un giorno di festa...? [...] Cioè: il fratello maggiore non ama; il padre ama.

Quello che chiede a noi il Signore è che noi siamo capaci di amare e che capiamo che l’amore è Lui, Dio, che si è incarnato e ha rappresentato al vivo cosa vuol dire amare. E’ meglio uno che ha fatto molti peccati ma ha tanta fiducia nella misericordia di Dio che non uno il quale non ha mai fatto peccati – almeno gravi – però è superbo, ritiene che quello che ha fatto è tutto merito suo.
Questo secondo me è l’insegnamento che il Signore ci vuol dare.

Sia lodato Gesù Cristo. »

 

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