23.9.2007

Liturgia - Prediche del Don
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Domenica 23 settembre 2007

XXV domenica del tempo ordin. (C) - I
S. Pio da Pietralcina
Letture:
Am 8,4-7
Sal 112: «Lo sguardo del Signore
è sopra il povero»
1 Tm 2,1-8
Lc 16,1-13

Chiesa di Mandriolo. Messa parrocchiale, ore 10.30.

« Avrete notato che è già da alcune domeniche che ci viene riportato un brano del Vangelo di Luca che dice... ci insegna quale deve essere il nostro rapporto col denaro, con la ricchezza.
Io non commento la parabola. Mi soffermo un momento, invece, su quei detti di Gesù che completano il Vangelo di oggi. Sono detti che vogliono esprimere a noi, secondo me, come praticamente dobbiamo mettere in pratica, appunto, la lezione della parabola.

Primo detto.
«I figli di questo mondo, verso i loro pari, sono più scaltri dei figli della luce».
Ed è anche giusto che sia così. Cioè, chi non crede in Dio, chi non accetta un’Autorità superiore, che ci dice, ci insegna come dobbiamo comportarci, deve fare i calcoli con sé stesso, la sua coscienza, ed eventualmente le leggi civili. Che poi le leggi civili normalmente uno si accontenta di non essere... scoperto, e deve pagare delle multe.
Il cristiano, il discepolo di Cristo, deve invece obbedire a delle leggi superiori; ha più, più chiara, più netta la differenza tra bene e male. Ed è giusto che sia così, anche se indubbiamente delle volte si corre poi il pericolo di essere cantonati, magari dagli stessi credenti, perché non abbiamo agito «con scaltrezza».

Seconda... frase o detto del Signore.
«Ebbene, io vi dico: procuratevi amici con la iniqua ricchezza, perché quand’essa verrà a mancare vi accolgano nelle dimore eterne». È una frase che dice anche in un’altra occasione nostro Signore. Direi che è la frase più importante, nel senso che è quella che meglio delle altre tre esprime il significato della parabola. Cioè cerca (nostro Signore) di dirci concretamente come dobbiamo fare per essere alla pari dell’amministratore infedele (che non viene lodato - dico tra parentesi - per la sua disonestà: è lodato per la sua scaltrezza).
Ebbene, Gesù ci dice: se proprio non riuscite a rinunciare a tutti gli averi vostri, almeno, almeno fatevi degli amici, i poveri, i bisognosi, dando da mangiare agli affamati, da bere agli assetati, vestendo gli ignudi, accogliendo i pellegrini, eccetera. Facendo questo voi vi acquistate degli... avvocati presso Dio, che lavoreranno per la vostra causa; che diranno a Dio: ma questo mi ha aiutato in tante occasioni, così e cosà...

Noi dobbiamo essere abbastanza aperti a fare queste offerte, perché il mondo sta andando malissimo, e allora... cioè voi pensate: ogni tre secondi muore un bambino di fame o di conseguenza della fame, della denutrizione.
Paolo VI°, già nella «Populorum progressio», disse: noi dobbiamo sovvenire a queste persone. Non possiamo permettere che muoiano continuamente degli innocenti di fame. Davanti a Dio, quel giorno, non potremo dire “non sapevamo” o “non potevamo”, dovremo solo dire “non volevamo”.
Quindi facciamo di tutto il nostro meglio per aiutare chi è nel bisogno. Se non altro siamo generosi nel fare le elemosine a chi ci è davanti.

Terza frase.
«Chi è fedele nel poco è fedele anche nel molto, e chi è disonesto nel poco è disonesto anche nel molto».
Cioè nostro Signore ci insegna a non trascurare le piccole cose o i piccoli doveri/impegni nostri. Noi dobbiamo fare bene sempre, cominciando dalle cose più piccole.
Se uno si abitua quando è piccolo ad essere bugiardo coi suoi genitori, divenuto grande ruberà al fisco e agli altri, il prossimo. Se uno si abitua a pregare bene, almeno un pochino, dedicare qualche minuto nella giornata alla preghiera, crescendo crescerà anche la sua preghiera, che gli darà soddisfazioni e aiuti. Se uno trascura le cose piccole, pian piano cade nelle grandi.

Quarto detto (del Signore Gesù).
«Non potete servire a Dio e a Mammona».
Mammona, voi sapete, è un termine fenicio - mi sembra - che vuole dire quella ricchezza che noi mettiamo da parte per il futuro, per avere la sicurezza del futuro. Allora non c’erano le società assicurative e allora c’era chi metteva da una parte una certa somma per essere sicuro che, se arrivava la vecchiaia e non sapeva più provvedere a sé stesso, aveva un piccolo gruzzolo, perlomeno, da cui potere attingere.
Gesù dice: basta ad ogni giorno il suo affanno, perché il Padre vostro che è nei cieli sa che avete bisogno di queste cose, quindi ve le darà... È una fede notevole quella di Gesù Cristo (almeno Lui, spero che avesse una grande fede...).
Noi dobbiamo ricordare comunque questo che Gesù ci dice: non si può servire a due padroni, non si può fare dei compromessi, perché se si ama l’uno - Iddio - non si può amare il denaro. Se ci si affeziona troppo al denaro, facilmente lasceremo inaridire nel nostro cuore l’amore di Dio. Cioè, il denaro deve essere sempre - ce l’ha detto Gesù - un mezzo per sopravvivere, non lo scopo della vita.

Questo è avvenuto soprattutto - un po’ c’è sempre stato, da parte dell’uomo, la corsa verso il denaro - ma questo è avvenuto soprattutto con la industrializzazione e poi il capitalismo; quindi è una roba di questi ultimi duecento anni. Voi direte: E beh, dici poco? ... E beh, ma la storia dell’uomo è molto più lunga.
Prima c’era un prodotto e il denaro come mezzo per scambiarci i prodotti tra di noi. Chi produceva del frumento, chi del latte, chi delle stoffe, eccetera... era un mezzo... di... di mercato, diciamo così. Dopo il capitalismo, invece, dopo l’industrializzazione si è pensato che bisognava partire dal denaro: io ho un piccolo gruzzolo di denaro. Con questo faccio poco, però qualcosa lo potrei fare... e faccio quel poco, perché so che il mercato tirerà e io farò molti soldi.
Allora vedete che si è invertita la cosa: il denaro, la produzione, i soldi (il compenso, il profitto).

Noi bisogna che smettiamo questa mentalità, perché è con questa mentalità che noi, popoli ricchi, opprimiamo i popoli poveri. Quello che avveniva a livello individuale o di famiglia fino al ’700, adesso si è avverato tra i popoli poveri e i popoli ricchi.
Ecco, io vi lascio questi pensieri...

Sia lodato Gesù Cristo. »