Domenica 18 febbraio 2007
| VII domenica del tempo ordin. (C) - III |
| S. Cinzia |
| Letture: |
| 1 Sam 26,2.7-9.12-13.22-23 |
| Sal 102: «Il Signore è buono e grande nell’amore» |
| 1 Cor 15,45-49 |
| Lc 6,27-38 |
Chiesa di Mandriolo. Messa parrocchiale, ore 10.30.
« Come avete sentito, Gesù quest’oggi nel vangelo dice alcune sentenze molto sagge sull’amore, in modo particolare, mi sembra, parla: dell’amore ai nemici, del perdono e della gratuità dell’amore. Quello che dice, direi, è molto chiaro, non ha bisogno di grandi spiegazioni; le conseguenze sono ovvie. Io mi fermerò a sottolineare alcune cose.
Prima. Parlando di amore dobbiamo ricordare che certi nostri atteggiamenti dipendono dal cuore, dal sangue, dai nervi, i quali non sono liberi; solo in parte dipendono dalla volontà, e la volontà è la facoltà, è l’unica facoltà che noi abbiamo che è libera. I sentimenti, le reazioni sentimentali, lo stesso giudizio della mente, dell’intelligenza, non sono liberi. Uno dice, ad esempio, “siamo in un’epoca di libero pensiero, quindi io penso quel che voglio...”. No: lui pensa quello che ritiene vero. Poi si può sbagliare, ma lui lo ritiene vero.
L’unica facoltà che abbiamo, che è libera, è la volontà. Allora con la volontà noi dobbiamo cercare di dominare anche il nostro corpo, anche le reazioni istintive del nostro corpo; però ricordatevi che, nell’espressione dell’amore e nelle reazioni che noi possiamo avere riguardo alle persone che ci stanno attorno, molto dipende dal cuore e dal sangue.
Mi ricordo, ad esempio, che una donna – nei primi anni in cui ero sacerdote (non si tratta di una persona di qui, è una persona che abitava da un’altra parte, quindi non è che tradisca il segreto confessionale) – una donna venne a confessare che verso l’uccisore del suo figlio – un bravo ragazzo di vent’anni che era stato ucciso dai partigiani, perché fascista – verso gli uccisori del suo figlio, ogni tanto aveva il sangue che ribolliva, aveva bisogno... “avrei voluto saltare addosso, anche, all’uccisore, e strangolarlo... vorrei, vorrei, vorrei...”. Non sono volontà: volete che una mamma, davanti a chi ha ucciso suo figlio, non provi niente, rimanga fredda, così come se si trovasse davanti a un tavolo? No. Necessariamente il sistema nervoso e il sangue si ribellano.
– “Come è andata poi a finire, signora, ha bastonato, ha fatto qualcosa verso...”
– “No, cosa vuole, non... non voglio, anche come cristiana non posso...”
– “Brava. Allora, lei dica pure che ha perdonato chi ha ucciso suo figlio. Perché il perdono non deve dipendere dal sentimento ma dalla volontà: la volontà di non fare del male, di non rispondere al male col male, ma di rispondere al male col bene”.
Seconda osservazione. Gesù, in questo brano, e anche altrove, non è che ci ordini di amare “affettivamente” gli altri, ma “effettivamente”. Amare affettivamente vuol dire, appunto, avere sentimento di simpatia, di stima, che ci porta verso l’altra persona. E’ logico che, delle volte, noi non abbiamo nessuna stima di chi ci ha fatto del male, di chi ci ha calunniato dicendo falsità contro di noi. Il Signore non vuole, quando dice “perdonate”, non vuole che noi proviamo affetto; vuole che noi non rispondiamo al male con il male. San Paolo direbbe “vinci il male con il bene”. Questo ci ordina. Cioè, in effetti, noi dobbiamo scegliere quello che è espressione di amore o comunque non è espressione di odio, di cattiva volontà verso quel tale.
{mospagebreak_scroll}La terza osservazione che io faccio è questa. A un certo punto il Signore dice: – “Pregate per coloro che vi maltrattano”. Il Signore Gesù ci ricorda che c’è anche la preghiera per andare incontro a coloro che ci hanno offeso, per rimettere pace tra di noi. Nella preghiera noi interpelliamo il Papà celeste perché ci dia il suo Spirito e ci dia quei pensieri, quei sentimenti, quegli atteggiamenti che sono espressione d’amore.
Noi arriviamo con la nostra di volontà fino ad un certo punto, ma poi dopo necessariamente siamo limitati, non arriviamo oltre. Allora il Signore Gesù, con la preghiera, ci dà il suo Spirito, in modo da cambiarci dentro, da renderci capaci di quelle cose che da soli non riuscivamo a fare.
Coloro che hanno sperimentato la preghiera e la forza della preghiera possono testimoniare con me che, con la preghiera, noi riusciamo a fare più cose che non se ci limitiamo alle nostre forze naturali.
S’intende bene che noi non possiamo limitare il nostro amore al prossimo pregando per il prossimo. Noi dovremo anche aiutarli, dovremo sopportarli, dovremo perdonare, dovremo cercare di mettere pace... cioè ci sono tante cose che dobbiamo fare, perché la carità ha molte sfaccettature, come del resto ci ricordava San Paolo nella famosa lettera (la prima ai Corinzi). Noi siamo chiamati, laddove non riusciamo a raggiungere con le nostre forze, a invocare lo Spirito di Dio che è Spirito di amore, in modo da essere capaci di fare quello che è necessario fare.
Quarta osservazione. Noi diciamo (e anche Gesù l’ha detto) che tutto, tutta la legge e i profeti sono riassunti nei due comandamenti della carità: amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze, e il prossimo tuo come te stesso.
Sono frasi prese dal vecchio testamento, in modo particolare “ama il prossimo tuo come te stesso” è preso dal libro del Levitico. Gesù, però, fa un passo più avanti, dice: “Siate misericordiosi come è misericordioso il padre vostro. Egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi”. Cioè, Dio, come dice Gesù Cristo in altra parte del vangelo, vuole che nessuno si perda degli uomini, li vuole salvi tutti.
Allora? Allora noi dobbiamo ricordarci di questo: che la perfezione verso la quale tendiamo è la perfezione infinita del Padre celeste. Anche in altra occasione, Gesù aveva detto: “Siate perfetti come è perfetto il padre vostro celeste”. E’ una misura smisurata; è una misura che noi non raggiungeremo mai; è come l’orizzonte che non lo si raggiunge mai: uno s’incammina ma l’orizzonte lo precede sempre, va avanti. Altrettanto qui, nell’esercizio della carità, noi dobbiamo cercare di progredire sempre più per raggiungere – magari – la perfezione di Dio; però, pur non raggiungendo la perfezione di Dio, è importante che ciascuno di noi faccia ogni giorno dei passi avanti nell’esercizio della carità del prossimo.
Io vi lascio questi pensieri. Chiediamo a Gesù che ci dia il suo Spirito, in modo da essere capaci di amare come Lui ci ha insegnato: con l’esempio, poi con la parola. Così sia.
Sia lodato Gesù Cristo. »
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