Domenica 4 febbraio 2007
| V Tempo ordinario (C) – I |
| S. Veronica |
| Letture: |
| Is 6,1-2a.3-8 |
| Salmo 137: «Cantiamo al Signore davanti ai suoi angeli.» |
| 1Cor 15,1-11 |
| Lc 5,1-11 |
Domenica 4 febbraio 2007 (messa parrocchiale, ore 10.30)
« Questoggi non ho intenzione di farvi la predica ma di leggervi il messaggio dei vescovi italiani in occasione della giornata per la vita. Ci richiamano alcune idee, alcuni pensieri, che, anche se non ci interessano direttamente (perché non tutti aspettano un bimbo, o hanno un malato grave, o sono malati gravi da avere problemi di vita...), però è bene ribadire queste idee, ogni tanto, e ricordarcele, perché mi sembra che sia facile che noi ce ne dimentichiamo, presi dalla mentalità comune.
Voi, ad esempio, avete sentito che ieri laltra sera, nella partita tra Catania e Palermo ci sono stati dei tafferugli tali che un poliziotto ci ha rimesso la vita e tanti sono stati feriti... ci hanno rimesso, insomma. E stata una cosa brutta? Bruttissima. E specialmente per quel poliziotto che è morto mi dispiace tanto. Però è stato tutto in can can...
Sapete che ieri laltro, contemporaneamente, in Italia sono stati praticati circa un centinaio di aborti, e ieri altrettanto, e questoggi sarà lo stesso. Di questi trecento bimbi uccisi, ne avete sentito parlare voi dai mass media? No, ormai ci abbiamo fatto il callo, e crediamo che sia una cosa normale: fin tanto che uno è nel grembo materno...
Il grembo materno, lutero è stato creato da Dio proprio come custodia per la vita nascente; invece adesso, proprio lì uno corre dei pericoli. Se fa tanto di mettere il becco fuori dal guscio... allora ha diritto di vivere, perché è un uomo. E prima che cosera? ... Un pipistrello? Uno struzzo? Cosera, prima? E mai possibile che diventi un uomo quando esce? ... Era uomo anche prima; era una vita umana; era una persona. E noi li uccidiamo, questi bimbi, così... con una freddezza e con una apatia morale che mi sconvolge. Perché guardate che siamo in una delle epoche più barbare di tutta la storia dellumanità: vengono uccisi... vengono uccise delle persone fragili, incapaci di difendersi, deboli, i più deboli della nostra specie umana noi li uccidiamo. Per di più vengono uccisi quasi sempre dalle loro mamme. Questo è il colmo. E il massimo! Pensiamoci.
Vi leggo quello che ci scrivono i vescovi.
[messaggio del Consiglio episcopale permanente, per la XXIX giornata per la vita - 4 febbraio 2007 - n.d.r.]
« Non si può non amare la vita: è il primo e il più prezioso bene per ogni essere umano. Dallamore scaturisce la vita e la vita desidera e chiede amore. Per questo la vita umana può e deve essere donata, per amore, e nel dono trova la pienezza del suo significato, mai può essere disprezzata e tanto meno distrutta. Certo, i giorni della vita non sono sempre uguali: cè il tempo della gioia e il tempo della sofferenza, il tempo della gratificazione e il tempo della delusione, il tempo della giovinezza e il tempo della vecchiaia, il tempo della salute e il tempo della malattia... A volte si è indotti spontaneamente ad apprezzare la vita e a ringraziarne Dio, amante della vita (Sap 11,26), altre volte la fatica, la malattia, la solitudine ce la fanno sentire come un peso.
Ma la vita non può essere valutata solo in base alle condizioni o alle sensazioni che la caratterizzano nelle sue varie fasi; essa è sempre un bene prezioso per se stessi e per gli altri e in quanto tale è un bene non disponibile. La vita, qualunque vita, non potrà mai dirsi nostra. Lamore vero per la vita, non falsato dallegoismo e dallindividualismo, è incompatibile con lidea del possesso indiscriminato che induce a pensare che tutto sia mio; mio nel senso della proprietà assoluta, dellarbitrio, della manipolazione. Mio, ossia ne posso fare ciò che voglio: il mio coniuge, i miei figli, il mio corpo, il mio presente e il mio futuro, la mia patria, la mia azienda, perfino Dio al mio servizio, strumentalizzato fino al punto da giustificare, in suo nome, omicidi e stragi, nel disprezzo sommo della vita.
Se siamo attenti, qualcosa dentro di noi ci avverte che la vita è il bene supremo sul quale nessuno può mettere le mani; anche in una visione puramente laica, linviolabilità della vita è lunico e irrinunciabile principio da cui partire per garantire a tutti giustizia, uguaglianza e pace. Chi ha il dono della fede, poi, sa che la vita di una persona è più grande del percorso esistenziale che sta tra il nascere e il morire: ha origine da un atto di amore di Colui che chiama i genitori a essere cooperatori dellamore di Dio creatore (FC n. 28). Ogni vita umana porta la Sua impronta ed è destinata alleternità. La vita va amata con coraggio. Non solo rispettata, promossa, celebrata, curata, allevata. Essa va anche desiderata. Il suo vero bene va desiderato, perché la vita ci è stata affidata e non ne siamo i padroni assoluti, bensì i fedeli, appassionati custodi.
Chi ama la vita si interroga sul suo significato e quindi anche sul senso della morte e di come affrontarla, sapendo però che il diritto alla vita non gli dà il diritto a decidere quando e come mettervi fine. Amandola, combatte il dolore, la sofferenza e il degrado – nemici della vita – con tutto il suo ingegno e il contributo della scienza. Ma non cade nel diabolico inganno di pensare di poter disporre della vita fino a chiedere che si possa legittimarne linterruzione con leutanasia, magari mascherandola con un velo di umana pietà. Né si accanirà con terapie ingiustificate e sproporzionate. Nei momenti estremi della sofferenza si ha il diritto di avere la solidale vicinanza di quanti amano davvero la vita e se ne prendono cura, non di chi pensa di servire le persone procurando loro la morte.
Chi ama la vita, infatti, non la toglie ma la dona, non se ne appropria ma la mette a servizio degli altri. Amare la vita significa anche non negarla ad alcuno, neppure al più piccolo e indifeso nascituro, tanto meno quando presenta gravi disabilità. Nulla è più disumano della selezioni eugenetica che in forme dirette e indirette viene sempre più evocata e, a volte, praticata. Nessuna vita umana, fosse anche alla sua prima scintilla, può essere ritenuta di minor valore o disponibile per la ricerca scientifica. Il desiderio di un figlio non dà diritto ad averlo ad ogni costo. Un bambino può essere concepito da una donna nel proprio grembo, ma può anche essere adottato o accolto in affidamento: e sarà unaltra nascita, ugualmente prodigiosa.
Il nostro tempo, la nostra cultura, la nostra nazione amano davvero la vita? Tutti gli uomini che hanno a cuore il bene della vita umana sono interpellati dalla piaga dellaborto, dal tentativo di legittimare leutanasia, ma anche dal gravissimo e persistente problema del calo demografico, dalle situazioni di umiliante sfruttamento della vita in cui si trovano tanti uomini e donne, soprattutto immigrati, che sono venuti nel nostro Paese per cercare unesistenza libera e dignitosa. È necessaria una decisa svolta per imboccare il sentiero virtuoso dellamore alla vita. Non bastano i no se non si pronunciano dei sì, forti e lungimiranti a sostegno della famiglia fondata sul matrimonio, dei giovani e dei più disagiati.
Guardiamo con particolare attenzione e speranza ai giovani, spesso traditi nel loro slancio damore e nelle loro aspettative di amore. Capaci di amare la vita senza condizioni, capaci di una generosità che la maggior parte degli adulti ha smarrito, i giovani possono però talora sprofondare in drammatiche crisi di disamore e di non–senso fino al punto di mettere a repentaglio la loro vita, o di ritenerla un peso insopportabile, preferendole lebbrezza di giochi mortali, come le droghe o le corse del sabato sera. Nessuno può restare indifferente.
Per questo, come Pastori, vogliamo dire grazie e incoraggiare i tanti adulti che oggi vivono il comandamento nuovo che ci ha dato Gesù, amando i giovani come se stessi. Grazie ai genitori, ai preti, agli educatori, agli insegnanti, ai responsabili della vita civile, che si prendono cura dei giovani e li accolgono con i loro slanci entusiasti, ma anche con i loro problemi e le loro contraddizioni. Grazie perciò a quanti investono risorse per dare ai giovani un futuro sereno e, in particolare, una formazione e un lavoro dignitosi.
Sì, la vita umana è unavventura per persone che amano senza riserve e senza calcoli, senza condizioni e senza interessi; ma è soprattutto un dono, in cui riconosciamo lamore del Padre e di cui sentiamo la dolce e gioiosa responsabilità della cura, soprattutto quando è più debole e indifesa. Amare e desiderare la vita è, allora, adoperarsi perché ogni donna e ogni uomo accolgano la vita come dono, la custodiscano con cura attenta e la vivano nella condivisione e nella solidarietà. »
Così sia.
Sia lodato Gesù Cristo. »
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