Domenica 3 settembre 2006
| XXII domenica del tempo ordinario (B) – II |
| S. Gregorio Magno, papa |
| Letture: |
| Dt 4,1-2.6-8 |
| Salmo 14: «I puri di cuore abiteranno nella casa del Signore.» |
| Gc 1,17-18.21b-22.27 |
| Mc 7,1-8.14-15.21-23 |
Domenica 3 settembre 2006 (messa parrocchiale, ore 10.30)
« Dopo che per cinque domeniche la liturgia ci ha fatto leggere il discorso sul Pane di vita, come si trova nel capitolo VI del Vangelo di Giovanni, questoggi riprende la lettura, e quindi la meditazione, del Vangelo di Marco.
La questione di cui tratta il brano del Vangelo di oggi è una questione che ormai non ci riguarda più tanto, se non nel senso che anche oggi cè gente che è molto più preoccupata di far la doccia due volte al giorno e non di andarsi a confessare e purificare lanima. In questo può essere attuale la lettura, ma certo noi non poniamo questioni di purezza legale, di purità legale, come, invece, ponevano i farisei, soprattutto, e molti rabbini, scribi.
Per essi la purità legale aveva unimportanza grande, tanto che si può dire che davano più peso alla purità legale che non alla purezza interiore del cuore.
Prendendo un po dalla sacra scrittura, che stabiliva ad esempio che i sacerdoti e i leviti, prima di offrire un sacrificio, dovevano lavarsi le mani e i piedi, hanno portato questa pratica del lavarsi anche nelle case, nelle famiglie: prima di mangiare bisogna lavarsi bene. Non è che ne facessero una questione di igiene (perché sotto questo aspetto predicavano una cosa buona), però facevano una questione morale: per loro il contatto – diciamo così – con gli idoli, che sono idoli vani, morti, in confronto al loro Dio, che è il Dio vivo e vero, questo contatto con gli idoli porta alla morte; e quindi ogni contatto, non solo con gli idoli, ma con i pagani, che adorano e venerano gli idoli, ma con la morte e con tutto ciò che in qualche modo sa di morte, tipo la lebbra, ... e poi pian piano questa purità legale lhanno estesa anche ai cibi: certi cibi erano puri, certi altri erano impuri... questa tradizione che, appunto, si è tramandata di generazione in generazione era diventata di unimportanza enorme al tempo di nostro Signore Gesù Cristo. Tanto che nostro Signore, appunto, li accusa di trascurare i comandamenti di Dio per osservare la tradizione degli uomini; e porta anche degli esempi, che nella lettura liturgica non sono stati portati, son stati saltati – diciamo così, no? – ecco... i versetti che riportano questi esempi (tipo un figlio il quale dice: quello che debbo dare a te, genitore, che sei vecchio, anziano, bisognoso, lo do al Corbàn, lo do come offerta sacra al tempio, non è più obbligato a fare per i suoi genitori quello che, invece, dovrebbe fare. Voi distruggete il comandamento di Dio, onora il padre e la madre, in nome della vostra tradizione, diceva Gesù).
Perché, allora, ne parliamo? Perché è stata posta nella liturgia, oggi, nel duemilasei?
Perché quello che, in qualche modo, è attenzione alle tradizioni può esserci, e cè, normalmente, un po in tutte le forme di religiosità, e anche nella nostra religione cattolica. Io ho notato, ad esempio, che già da alcuni anni, nella domenica delle Palme ho più gente in chiesa che non la domenica di Pasqua. Perché nella domenica delle Palme, cè il rito dellulivo, cè da prendere lulivo benedetto, che vale molto di più che non la comunione pasquale... (nella mente di tanti, si vede). E allora, ecco che noi dobbiamo stare attenti: sono necessarie le tradizioni, nel senso che noi dobbiamo incarnare in qualche modo, concretizzare la nostra religiosità, la nostra fede, il nostro amore di Dio.
Quel Gesù che ha detto alla Samaritana: Dora innanzi né su questo monte, né in Gerusalemme si adorerà il Padre, perché Dio è Spirito e cerca tali adoratori, che lo adorino in Spirito e verità è anche quel Gesù che ha inventato il Battesimo che, guarda caso, si fa proprio con lacqua, oltre che con lo Spirito Santo; che ha inventato lEucaristia e ci ha dato lordine di ripetere questo rito, sempre, in memoria di Lui. Quindi ha inventato i santi sacramenti. Noi abbiam bisogno di materializzare anche, proprio, la nostra... sensibilizzare, di renderla visibile, sensibile, la nostra spiritualità, la nostra fede, la nostra religiosità, però dobbiamo stare attenti che non succeda che le pratiche religiose diventino più importanti che i sentimenti interiori del cuore. Perché sotto questo aspetto, anche le stesse pratiche religiose, vorrei dire anche la stessa messa quotidiana, possono diventare degli idoli per noi, se li facciamo ormai per abitudine, senza uno slancio di fede, senza sincero amore e passione per Gesù. Allora diventano degli idoli che sostituiscono Dio.
Cè anche un altro pericolo in questa attenzione alle pratiche religiose, specialmente quando queste pratiche, o questi riti, queste tradizioni si moltiplicano e diventano minuziose... cè il pericolo che uno si senta a posto in coscienza perché ha osservato tutto le pratiche.
Noi questa settimana avremo il triduo di San Luigi (magari fosse frequentato!), comunque cè il triduo di San Luigi, cè la veglia dellImmacolata, ci sono le Ceneri, cè questo rito, questaltro... ecco, uno cerca di essere ligio a tutte queste cose e, facendo tutte queste cose, si sente quasi santo, beato, è a posto, non ha bisogno di altro, perché, certamente, è un buon cristiano...
Cioè noi attribuiamo a noi stessi quella santità che, invece, è sempre e solo dono di Dio, che noi dobbiamo accogliere, attraverso i santi sacramenti, attraverso anche le pratiche religiose, se volete, però è dono di Dio la santità, e nessuno può sentirsi a posto. Anche perché, quando ci si sente a posto per queste pratiche a cui noi siamo ligi, succede che noi ci troviamo anche... ansiosi, scrupolosi, facilmente; abbiam paura di non aver fatto tutto alla perfezione, e se labbiamo fatto, siamo soddisfatti per questo, però non ci sentiamo liberi interiormente, come invece lamore di Dio dovrebbe rendere ciascuno di noi.
Cè anche sempre il pericolo che noi diamo più valore a queste pratiche che non alla parola di Dio, mentre noi, come ci ricorda anche San Giacomo, questoggi, nella seconda lettura... Ci ha generati con una parola di verità. Accogliete con docilità la parola che è stata seminata in voi e che può salvare le vostre anime. Gesù ha detto: Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. E domenica scorsa, ricorderete forse che ha detto: Le mie parole sono spirito e vita.
La parola di Dio è quella che rimane davvero in eterno. Le tradizioni possono passare. Ma se noi diamo troppo valore alle tradizioni, succede che mettiamo alla pari le tradizioni con la parola di Dio e magari, tra le due, scegliamo la tradizione. Forse qualcuno di voi ricorderà (bisogna che abbia qualche annetto sul groppone), ricorderà la crisi creata dal Concilio Vaticano II° quando hanno detto di mettere la liturgia nelle lingue volgari, nelle lingue parlate, quindi qui da noi, ad esempio, in italiano, e si è lasciato il latino. A lasciare il latino sembrava di aver distrutto la religione cattolica! Per qualcuno era la fine della religione, perché si lasciava il latino.
Noi corriamo questo rischio: di dare tanto peso alle tradizioni che mettiamo in secondo piano la parola di Dio. Quindi il Signore Gesù questoggi ci insegna che invece quello che interessa a Dio, a Lui, è il cuore, perché solo dal cuore, cioè dallinteriorità, dalla coscienza, deriva il bene e il male.
Bisognerebbe che ci abituassimo di più, come si faceva una volta, a esaminare la nostra coscienza. Se noi dedicassimo due minuti alla sera per vedere se abbiamo agito con cuore, se abbiamo messo cuore nelle cose che abbiamo fatto, se abbiamo agito secondo i dettami della nostra coscienza, forse saremmo più cristiani che non se andiamo a messa tutti i giorni. Stiamo attenti, eh? Perché la coscienza è quella che centra, quella che... che dà il senso della nostra vera fede cristiana e del nostro amore di Dio.
Il salmo responsoriale di oggi dice: I puri di cuore abiteranno nella casa del Signore. E Gesù ci ha detto: Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. E il cuore che interessa. San Giovanni Bosco diceva che la educazione è un affare di cuore. Ma io credo che la vita, tutta, la vita umana, e ancora di più la vita cristiana, è un affare di cuore.
Sia lodato Gesù Cristo. »
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