27.8.2006

Liturgia - Prediche del Don
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Domenica 27 agosto 2006

XXI domenica del tempo ordinario (B) – I
S. Monica
Letture:
Gs 24,1-2a.15-17.18b
Salmo 33:
«Il Signore è vicino a chi lo serve.»
Ef 5,21-32
Gv 6,60-69

Domenica 27 agosto 2006 (messa parrocchiale, ore 10.30)

« Abbiamo letto l’ultima parte del discorso sul pane di vita che Gesù ha tenuto nella sinagoga di Cafarnao circa un anno prima della sua passione, morte e resurrezione. Abbiamo letto qualche brano, in queste domeniche, di questo discorso, di questa conversazione lunga di Gesù con la gente. Il brano finale, quello che abbiamo letto quest’oggi, mi sembra piuttosto difficile; e poi vi sono alcune frasi, sia dell’evangelista sia di Gesù stesso, che sono enigmatiche e quindi di difficile interpretazione. Cercherò di darvi una mano a interpretarle giustamente, almeno io spero. E cominciamo subito.

“Molti dei suoi discepoli,” – comincia così il vangelo di oggi – “dopo aver ascoltato, dissero: «Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?»”.
Che cosa vuol dire: “Questo linguaggio è duro”?
Può voler dire due cose.
Prima. Ve la dico in dialetto (anche se mi piace poco parlare in dialetto nelle prediche, però mi sembra che il dialetto reggiano lo esprima bene): “Ma chilò al strabàt!” (Questo qui, costui è diventato pazzo! E’ una pazzia quello che dice). Noi dovremmo ucciderlo, praticamente, farlo... non so, ai ferri, poi mangiare la sua carne, bere il suo sangue..., alcuni lo fanno, altri non lo potranno fare, perché il corpo è quello che è... E questi qui sarebbero quelli che hanno la vita eterna e la resurrezione gloriosa finale?! Ma... sarebbero quelli da condannare ancora di più! Comincia a sragionare questo uomo. Credevamo di avere seguito un maestro saggio di vita e invece ci accorgiamo che è uno che delle volte dice delle pazzie”.
Questo è il primo significato.

Il secondo significato che si può dare a questa frase – “Questo linguaggio è duro” – è questo.
“Ma noi eravamo venuti qui per eleggerlo re, perché ieri ha moltiplicato i pani e i pesci per noi, abbiam visto il miracolo grande che ha fatto, abbiam capito che questi è veramente il Messia, e noi desideriamo che egli ci liberi dalla occupazione, dal giogo dell’impero romano, e abbiamo voglia di vivere bene, in serenità, in salute... qui sulla terra. Questi ci viene a parlare solo di vita eterna e di resurrezione finale, ma... non ci siamo proprio. Non è questo il Messia che noi aspettavamo”.

Tra le due interpretazioni che si possono dare a questa frase, credo che la più giusta sia la prima. Infatti dice: “Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?”. E poi lo capiamo anche dalla risposta che dà Gesù. Gesù dà questa risposta: “Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? E’ lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita. Ma vi sono alcuni tra voi che non credono”.

Intanto la prima frase che dice Gesù è un’altra frase enigmatica: “Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima?”. Cosa vuol dire Gesù con questo?
Vuole dire pressappoco quello che dice una sposa che è rimasta delusa dal suo sposo, e dice: “io ritorno dalla mamma e chiudo con te”? Gesù dice la stessa cosa (“Ah sì, questo vi scandalizza? Io torno dal Padre mio. Io sto bene là... Voi vi arrangerete”)?
Non è proprio nello stile di Gesù parlare così. Gesù è venuto a parlarci di Dio, dell’amore infinito di Dio, della misericordia di Dio. Lo ha dimostrato coi fatti e con le parole tante volte, quindi certamente non è questo il senso giusto.
Piuttosto penso che possa essere questo. Ma se non credete adesso che io sono qui in mezzo a voi, ieri ho moltiplicato i pani, ho fatto tanti segni, vi parlo, mi vedete, quando non ci sarò più, quando sarò salito al Padre mio e di me non ci sarà più nulla di sensibile, di visibile, all’infuori dei segni sacramentali, come farete a credere?
Infatti, dice Gesù, chi ha la fede... è un atto che viene dallo Spirito di Dio, è ispirato dall’alto, non è qualcosa che la nostra natura carnale riesce a capire.
Perché l’uomo è pure un animale e vive nella carne, e gli interessa stare bene in salute, avere il necessario da mangiare, da vivere, da coprirsi... avere sicurezze, libertà politica, sociale... interessano queste cose, e noi non riusciamo ad andare oltre quello che vediamo e sperimentiamo.

Vi faccio un esempio (che feci ancora, tempo fa, ma che mi sembra pertinente). Nei primi venti giorni del mio sacerdozio – quindi saliamo al millenovecentocinquantadue – andai come cappellano in un ricovero dello spettacolo viaggiante, dei circensi, quindi, a Scandicci, vicino a Firenze. E una sera – tra questi anziani c’era anche uno cieco dalla nascita, che non aveva mai fatto, quindi, giochi circensi, ma era stato mantenuto dai suoi genitori poi viveva con la propria famiglia e... e basta; adesso era ricoverato lì – una sera ci trovavamo seduti sul muretto a guardare, alla luce del sole che tramontava, queste colline fiorentine, così dolci, così verdi, così belle, e facevamo le nostre meraviglie. Egli, che era vicino a me, si è voltato e ha detto: – “Don Giancarlo, io la luce non l’ho mai vista, ma penso... che il verde sia un suono flebile, dolce... E’ così?”
Ho detto: – “Sì, sì, è così.”, cosa povero dire? Cioè egli non poteva parlarmi di cose di cui non aveva esperienza. La luce non l’aveva mai vista...

Altrettanto succede a noi per quanto riguarda le cose di Dio, della vita soprannaturale: sono cose che sfuggono alla nostra esperienza, quindi la carne non giova a nulla; la nostra natura non giova a nulla. Giova invece quella fede che viene dallo Spirito Santo, perché nessuno può dire che Gesù è il Signore, se non nello Spirito.
E’ un po’ quello che ci dice San Paolo, poi, nella prima lettera ai Corinzi: “L’uomo naturale ... non comprende le cose dello Spirito di Dio; esse sono follie per lui, e non è capace di intenderle, perché se ne può giudicare solo per mezzo dello Spirito”.
Ecco quello che dice Gesù a costoro i quali dicono: è un linguaggio duro. Dice: voi bisogna che abbiate fede. Eh? Questo è quello che dice Gesù. E, difatti, aggiunge: “Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio”. E qui è un’altra frase enigmatica: beh, perché, il Padre eterno cos’ha, dei cocchini a cui dà la fede e degli altri a cui non la dà?

La frase così come detta da Gesù sembra avallare questa interpretazione, ma... di fatto è una cosa che aveva detto anche all’inizio del suo discorso (forse lo ricorderete), che bisognava essere attratti dal Padre per credere in lui. Ma aveva anche detto che ciascun uomo sarebbe stato istruito da Dio. Ciascuno, tutti gli uomini, nessuno escluso. Il che vuol dire che Dio la grazia per credere la dà a tutti. “Egli vuole che tutti siano salvi”, dice San Paolo. Ciascuno, però, di noi può riceverla o non riceverla questa grazia; può accoglierla o no.
Voi ricorderete, forse, quando Gesù, bambino di quaranta giorni, viene presentato al tempio e Simeone lo prende tra le braccia e dice alla madre: “Questi è qui per la rovina e la resurrezione di molti, perché siano svelati i pensieri di molti cuori”. Cosa vuol dire “siano svelati i pensieri di molti cuori”? Siano svelate le intenzioni delle coscienze (perché il cuore, nell’ebraico, è la coscienza); perché si sappia chi vuol credere e chi non vuol credere; chi è aperto al soprannaturale, a Dio, all’infinito, e chi, invece, vuole trovare in sé stesso le ragioni della propria esistenza, e non si fida di altri che di sé stesso.

Ecco, Gesù, praticamente, dice così: o fidarsi o non fidarsi di me; chi non è con me è contro di me.

Vedete... Gesù, una volta, nel tempio, ha detto questa frase: che lo Spirito sarebbe diventato come una fonte d’acqua viva che zampillava per la vita eterna, in coloro che credevano.
Ecco, allora, noi proviamo a guardare i canali che irrigano le nostre terre.
Ci può essere quello che dice: “Beh, io non mi do da fare molto; l’acqua tracima dagli argini del canale e irrigherà un po’ anche la mia terra”. Secondo me la terra di quel contadino lì gli renderà poco.
C’è qualcun altro che prende, invece, dei tubi del venti e col motorino, le turbine, eccetera, riesce a irrigare il proprio campo ed avere i frutti.
C’è addirittura chi ha fatto un fosso con la chiavica in modo che, quando vuole, dal canale tira giù l’acqua in tutto il suo territorio.

Noi abbiamo la possibilità di dire “sì” o “no” a Dio; e c’è chi dice un “sì” più generoso e chi lo dice meno generoso. Siamo noi che crediamo o non crediamo. E’ dono di Dio, anzitutto, la fede, ma è anche accoglienza nostra. C’è un intreccio strano, un po’, tra la ragione umana e la fede. E’ un po’ anche l’argomento del Meeting di Rimini quest’anno. Perché noi crediamo, riteniamo che la fede sia quella che, in qualche modo, come una luce dall’alto, che illumina il buio della notte della vita umana. Questo è la fede.

E allora voi capite quanto è bella la risposta di San Pietro. Dopo avere parlato delle mormorazioni dei Giudei, dell’abbandono di molti discepoli di Gesù; dopo avere accennato al tradimento di Giuda, Gesù, che non fa sconti a nessuno, neanche agli Apostoli, dice: “Volete andarvene anche voi?”. Risponde Simon Pietro, con una professione di fede che è tra le più alte e belle che noi troviamo in tutta la scrittura: “Signore da chi andremo?”. Come a dire: ma a chi ci rivolgiamo? A coloro che schiamazzano sulla terra? Agli imbonitori? Ai mercanti? Ai politici? Ai giornalisti? Ai filosofi, che ci vogliono riempire delle loro idee?
“Tu solo hai parole di vita eterna”: tu hai squarciato i cieli, hai allargato gli orizzonti, ci hai fatto capire che la nostra vita quaggiù è soltanto un inizio di una vita eterna, perché tu, come Dio, vuoi dare a noi una vita eterna, “e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”.

Vi faccio notare che dice prima “creduto” poi “conosciuto”. Cioè, non è che la fede nasca dalla conoscenza (s’intende ci sono dei fondamenti, anche, nella fede: Gesù è venuto, ha fatto dei miracoli, è risorto; ci son delle testimonianze, anche col sangue, con la vita, di questa resurrezione del Signore... bene, la nostra fede non è campata per aria, non è qualcosa che noi, è vero, accettiamo così... irrazionalmente, no, ha una base razionale anche la fede), eppure la fede è quella che ci fa andare “oltre” la nostra ragione e ci fa aderire in pieno a Dio, cioè è un modo nuovo di conoscere: “abbiamo creduto” perciò abbiamo “conosciuto che tu sei il Santo di Dio”.

Preghiamo il Signore, quest’oggi, che dia a noi in abbondanza il suo Spirito, perché possiamo credere con la stessa fede genuina, semplice, alta di San Pietro. Così sia.

Sia lodato Gesù Cristo. »