Domenica 9 luglio 2006
| XIV domenica del tempo ordinario (B) – II |
| S. Veronica Giuliani |
| Letture: |
| Ez 2,2-5 |
| Salmo 122: «I nostri occhi sono rivolti al Signore.» |
| 2Cor 12,7-10 |
| Mc 6,1-6 |
Domenica 9 luglio 2006 (messa parrocchiale, ore 10.30)
« Lepisodio che abbiamo letto nel vangelo di oggi avviene pochi mesi dopo che Gesù ha iniziato la sua vita pubblica. Si era portato a Cafarnao (si era stabilito come abitazione a Cafarnao, molto facilmente nella casa di Simon Pietro); aveva girato le borgate e le cittadine della Galilea, predicando il regno di Dio.
Già, però, in questi primi mesi, aveva avuto i primi contrasti: i farisei e gli scribi, non contenti del suo insegnamento, perché andava contro, secondo loro, andava oltre, dobbiamo dire, gli insegnamenti del vecchio testamento, si erano messi daccordo con gli erodiani per farlo fuori (facevano presto a condannare a morte, allora, eh?). E i suoi stessi parenti erano andati una volta per prenderlo e portarlo di nuovo a Nazareth, perché, dicevano, è fuori di sé, cioè lo giudicavano un pazzo, un megalomane. Altra volta i suoi parenti erano andati e i discepoli che lascoltavano han detto a Gesù che era in casa: Cè qui fuori tua madre e i tuoi parenti che ti cercano, i tuoi fratelli..., e Gesù ha risposto: Chi è mia madre, chi sono i miei fratelli, le mie sorelle?, e girando gli occhi attorno ai suoi discepoli disse: Ecco, chi ascolta la voce del Padre mio e gli obbedisce, questi è per me fratello, sorella e madre. Costituiva quindi una nuova famiglia, diversa da quella naturale.
Ecco, è in questo momento ed in questo clima che Gesù si porta a Nazareth, nella sua città; e là, oltre che fare una visita di cortesia, diciamo così, alla mamma e ai parenti, agli amici, al sabato si porta nella sinagoga e prende la parola lui. Sappiamo da Luca, che narra lo stesso fatto, che prende la profezia di Isaia che dice: Il Signore mi ha consacrato con lunzione, mi ha mandato ad annunziare il lieto annunzio ai poveri, la gioia ai cuori spezzati, la libertà ai prigionieri; ad annunciare un anno di misericordia. Si presenta, cioè, come il Messia di cui parlava la profezia antica di Isaia.
Le reazioni dei Nazaretani, come abbiamo sentito dal vangelo di oggi, sono strane un po, perché da un lato sono meravigliati della sua sapienza e ascoltano con stupore quello che egli dice; hanno anche sentito dei prodigi, dei miracoli che ha fatto a Cafarnao e nelle altre località lì vicino, quindi hanno stupito; dallaltro, però, terminano dicendo (dicendo il vangelo): E si scandalizzavano di lui. Si scandalizzavano perché, dicevano: Ma costui cosa vuole venire a raccontarci? Sappiamo benissimo che egli è carpentiere, figlio di Maria... i suoi fratelli, le sue sorelle, la sua parentela è tutta qui tra noi, la conosciamo bene... quindi perché si vuole presentare come un profeta di Dio?.
Molto probabilmente o aderivano alle idee della parentela: che fosse un megalomane, quindi che fosse tutta millanteria quella che egli vantava con le sue parole, o si dicevano: Ma da chi gli viene questa sapienza?. Perché, vi faccio notare, la loro difficoltà non consiste nelloggetto della sua predicazione ma nellorigine della sua predicazione: Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data?. Cioè viene da Dio o viene dal maligno, da satana? Ecco perché si scandalizzavano di lui.
Questo che è avvenuto dei Nazaretani allora, può avvenire anche a noi adesso. Che ci pensiamo bene. Anche noi commettiamo forse delle volte degli errori. Io vi suggerisco alcune conseguenze, secondo me.
Primo. Quella di imbrigliare Gesù, il suo vangelo, la sua salvezza, dentro la nostra esperienza personale: le nostre pratiche di pietà, i nostri comportamenti, le nostre piccole cose... cui siamo legati e attraverso le quali noi manifestiamo la nostra fede, la nostra religiosità. E tutto lì Gesù.
Allora, ecco la prima cosa che dobbiamo fare: essere molto aperti. Molto aperti anche alle novità che Dio suscita attraverso i suoi profeti, perché ci manda sempre dei profeti. Io ricordo che quando Don Mario Prandi ha cominciato a istituire le case della carità, da parte di noi seminaristi (io ero seminarista allora) e da parte anche del clero, sentivo, dei preti, lo si considerava tutti come un pazzo. Un pazzo. Succede sempre così un po ai profeti, eh? E successo ad Ezechiele, a Geremia, a Isaia, a San Paolo..., a Gesù. E allora noi dobbiamo essere più aperti e capire che noi captiamo solo e abbiamo captato solo una piccola parte della ricchezza di Gesù.
In lui ci sono tutti i tesori della sapienza e della scienza, ha detto San Paolo; e San Giovanni della Croce, che è uno che ha fatto molta più esperienza di noi nella conoscenza dellamore di Dio e di Cristo, dice che quello che è stato detto finora – era nel millecinquecento – su Gesù Cristo è solo una piccolissima parte della ricchezza che si trova in Gesù. Prima osservazione.
Seconda osservazione. Noi, normalmente, cerchiamo di ridurre Gesù, il suo vangelo, il regno di Dio stesso, dentro a delle esperienze nostre, a delle leggi, dei regolamenti.
Cominciamo dallalto. Io non sono contrario ai concordati che la Chiesa fa coi vari stati, perché capisco che in quel modo la Chiesa chiede uno spazio di libertà per sé. Però, se ci pensate bene, quello che va oltre quello spazio non è più ambito della Chiesa, e la Chiesa deve tacere. Ecco allora che si mettono dei limiti alla forza rivoluzionaria del vangelo.
E quello che diciamo dei concordati, ditelo delle nostre tradizioni. Perché le tradizioni, cui erano attaccati i Nazaretani, e siamo attaccati anche noi, perché la nostra vita è fatta di abitudini, le tradizioni sono nate quasi sempre da un certo compromesso tra le esigenze del vangelo e la mentalità mondana. Quindi dobbiamo stare attenti.
Allora, la seconda cosa che dobbiamo fare è quella di essere abbastanza critici, sempre, con tutto e con tutti: critici verso la politica; critici verso i mass–media; critici verso la mentalità del mondo in genere.
Terza osservazione. Ciascuno di noi dovrebbe avere a cuore di crescere sempre nellamore di Dio, e questo perché succede, appunto, facilmente che ciascuno di noi si attacca a delle pratiche, a degli atteggiamenti, a delle feste da celebrare e... chiude la espressione della sua fede in queste cose. Mentre ciascuno di noi, giorno per giorno, dovrebbe leggere, meditare, masticare, ingoiare, rendere spirito del suo spirito il vangelo, vita della sua vita, in modo da crescere sempre più. E del vangelo, io dico, indipendentemente da tutti quanti gli altri documenti o regole che eventualmente ci sono.
E con questo capisco che noi stiamo vivendo un periodo felice, sapete, sotto un certo aspetto, perché raramente nella storia bimillenaria della chiesa abbiamo avuto un episcopato così allaltezza della sua missione. Normalmente sono cristiani fino in fondo i nostri vescovi e cercano di interpretare la realtà odierna alla luce del vangelo di Cristo, quindi dobbiamo ascoltare anche loro, però affidiamoci soprattutto al Vangelo. Al vangelo – direbbe San Francesco dAssisi – sine glossa, cioè senza note, senza commenti che storpiano un po, tentano di storpiare un po il senso vero del vangelo. Ciascuno di noi cerchi di vivere secondo il vangelo.
Aggiungo unultima osservazione. Gesù va a Nazareth con i propri discepoli: è la sua nuova famiglia.
La famiglia deve essere difesa e anche questoggi, in questi giorni, il papa a Valencia, in questo convegno internazionale sulla famiglia, cerca di ribadire certi concetti. Noi dobbiamo ringraziare Gesù che ha fatto della famiglia la prima cellula del regno di Dio; che ha fatto della famiglia, in certo senso, una fioritura damore, damore vero, damore sereno, damore totale, damore gratuito, damore fedele; dobbiamo ringraziare Dio per questo.
Ma Gesù, però, è venuto a istituire unaltra famiglia, tanto che ha detto: nellaltra vita non ci si sposerà, ma saranno come gli angeli di Dio; e ha dato il consiglio di castità perfetta e perpetua perché, appunto, ci fosse in qualche modo già in antecedenza la testimonianza, da parte di qualcuno almeno, di questa realtà: che noi siamo diventati figli di Dio.
Ecco, allora, lultima considerazione che ho fatto, ed è che il vangelo di oggi è anche un invito allaccoglienza, alla mondialità, alla missionarietà, alla fraternità universale.
Vedete quante cose ci ha insegnato il vangelo di oggi. E che il Signore Gesù ci aiuti a metterle in pratica.
Sia lodato Gesù Cristo. »
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