Mandriolo nella rete

Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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28.5.2006

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Domenica 28 maggio 2006

VII domenica di pasqua (B) – III
Ascensione del Signore
Letture:
At 1,1-11
Salmo 46:
«Ascende il Signore tra canti di gioia.»
Ef 4,1-13
Mc 16,15-20

Domenica 28 maggio 2006 (messa parrocchiale, ore 10.30)
Durante la messa, ricevono il battesimo SERGIO e IVAN CASARINI

« [...] ... intervenire a questo evento di grazia che è il battesimo di Sergio e Ivan. E’ il battesimo, penso, più desiderato, più atteso, da tutta la comunità parrocchiale. Perché noi sentiamo un po’... la Natalia, Sergio e Ivan... anche come nostri figli, figli della comunità. E questo fa sì che noi partecipiamo con particolare... passione a questo evento.

Veramente noi sentiamo, come ho detto, come nostri figli, ma chi ha riscattato questi bimbi, chi li ha adottati, chi ha dato loro un nome, una casa, una famiglia, chi li mantiene, li educa, li cresce, con grande fatica fisica, stress psichico, costo economico, sono loro due: l’Alle e Tino. S’intende, con la sponda dei loro parenti, in modo particolare dei genitori, e qualche sporadico (penso) aiuto di qualche amico vero. Loro dicono che non fanno niente di straordinario, niente di più di quello che altri genitori fanno quando hanno tre figli da mantenere e da crescere. Va be’, se loro la pensano così sono contento, però noi, almeno io, non la penso proprio così e penso che sia particolarmente meritevole da parte loro le opere che hanno fatto. Hanno adottato tre figli.

Ma oggi è un giorno grande perché Sergio e Ivan vengono adottati dal Padre eterno come suoi figli. Dio, infatti, li ha scelti prima della creazione del mondo perché fossero santi e immacolati nell’amore, predestinandoli ad essere suoi figli, in Gesù Cristo. Ed è questo che ricevono questa mattina: l’adozione a figli di Dio. L’adozione a figli di Dio vuole dire che essi dovranno vivere come vive Dio, dovranno imitare Dio; e Dio è amore, come avete sentito dalla sacra scrittura.

Noi celebriamo, quest’oggi, la Ascensione di Gesù al cielo, e questo ci ricorda che l’umanità è stata assunta fino al cielo, in Gesù Cristo, e noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo, nostro capo, nella gloria. Tutto quello che facciamo è in vista del cielo che ci attende. “La speranza”, però – dice San Paolo nella lettera ai Romani – “non delude perché l’amore di Dio è stato effuso nei nostri cuori dallo Spirito Santo che ci è stato dato”.

La seconda lettura di oggi, tratta dalla lettera agli Efesini, riporta, tra l’altro, una frase di un salmo: “Ascendendo in cielo ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini”. Prende l’immagine dal ritorno glorioso [...] di un qualche stratega che aveva combattuto e vinto una battaglia, come avveniva allora nei tempi antichi (con San Paolo siamo a circa duemila anni fa). Lo stratega arrivava nella città, nella propria città, preceduto dai trofei, seguito dai soldati e soprattutto da una serie sterminata di schiavi, legati con le catene, e portava i doni preziosi con cui aveva depredato la città che aveva conquistato o il luogo che aveva conquistato. E prendendo spunto da questo fatto qui ci dice che Gesù, “Ascendendo in cielo ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini”.

“Ha portato con sé prigionieri”, cioè ha portato con sé, prigioniera, l’umanità, l’uomo. Non più legati dai poteri ma dai vincoli dell’amore. Gesù è sceso dal cielo per insegnare agli uomini l’amore, per portare Dio – l’Amore – agli uomini; e quando è asceso al cielo ha portato in certo senso con sé tutta l’umanità. Redenta, cioè capace di amare, perché quelli che sono capaci di amare entreranno con lui nella gloria di Dio, nella gloria infinita ed eterna di Dio. Quelli che non son capaci di amare, per loro c’è solo la tenebra esteriore del pianto e stridore di denti.

Ma a quelli che egli porta come prigionieri – se vogliamo usare questa parola – ha dato in dono lo Spirito di Dio. Ha [descritto?] doni agli uomini, in modo particolare il dono del Dio altissimo che è lo Spirito Santo, che è l’amore eterno tra il Padre e il Figlio. E’ stato dato a noi, in modo che noi diventiamo capaci di amare. Ecco, l’umanità è [...] in questo senso: nel senso che è fatta capace di amare.

La differenza tra l’amore terreno, che troviamo sulla terra, e l’amore che avremo in cielo è che qui, in certo senso, c’è il sacrificio, là il premio; qui abbiamo la fatica, là il riposo; qui abbiamo l’abnegazione, là l’esaltazione. Però anche questa distinzione non è così netta, in quanto penso che anche in cielo, se dovremo amare, dovremo donare in qualche modo noi stessi agli altri; un servizio completo e gioioso, però che richiede veramente sacrificio.
E nello stesso tempo l’amore, quaggiù, ha già le caratteristiche di gioia, di felicità piena, di pienezza, appunto, che ha in cielo. Mi diceva un sacerdote che ha istituito delle istituzioni caritative e che fatto tante opere di bene: – “Credimi che è tale la gioia che io provo quando posso aiutare questi poveri handicappati, quando posso fare del bene a qualcuno (trovare un posto di lavoro a uno che ne ha bisogno...), è talmente grande la gioia che io credo di non averne neanche più un merito.”. Ecco, è proprio così, cioè la gioia piena è quella che abbiamo detto.

Noi preghiamo quindi quest’oggi, perché l’Alle e Tino crescano nell’amore; perché crescano e vivano nell’amore Sergio e Ivan; perché tutti noi viviamo e cresciamo nell’amore di Dio. Perché in questo modo il cielo è già sulla terra.
Ditemi voi se non sanno di cielo questi marmocchi che vengono battezzati questa mattina. Ditemi voi se l’amore dell’Alle e di Tino, e ogni situazione di amore nel mondo, non è già in qualche modo un anticipo del cielo. E penso che il Signore faccia sì che noi tocchiamo il cielo sulla terra, lui che dalla terra è asceso al cielo. Così sia.

Sia lodato Gesù Cristo. »



 

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