Domenica 26 marzo 2006
| IV domenica di quaresima (B) – IV |
| S. Emanuele |
| Letture: |
| 2Cr 36,14-16.19-23 |
| Salmo 136: «Il ricordo di te, Signore, è la nostra gioia.» |
| Ef 2,4-10 |
| Gv 3,14-21 |
Domenica 26 marzo 2006 (messa parrocchiale, ore 10.30)
« Il brano di evangelo che noi abbiamo letto fa parte del dialogo tra Gesù e Nicodemo, un anziano del popolo, fariseo, che era andato da Gesù di notte perché ammirava molto Gesù e il suo insegnamento. Il brano veramente riporta solo le parole di Gesù, che è stato poi colui che ha parlato di più. Era cominciato con una lode di Nicodemo a Gesù. E Gesù gli dice subito: In verità ti dico, se qualcuno non nascerà dallalto, non può entrare nel regno di Dio. E Nicodemo gli risponde: Ma come uno potrà rinascere? Può rientrare nel grembo di sua madre e nascere di nuovo? E impossibile!. E Gesù risponde: Quel che è nato dalla carne è carne. Quel che è nato dallo Spirito è Spirito. E precisa, allora: Se uno non rinascerà dallacqua e dallo Spirito Santo, non può entrare nel regno di Dio.
E proprio il battesimo, quello che ci apprestiamo ad amministrare a Dario, eh? Se uno non rinascerà dallacqua e dallo Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Perché questo? Perché – e mi riferisco soprattutto alla seconda lettura, bellissima, presa dalla lettera agli Efesini – nei versetti antecedenti il brano che abbiamo letto, San Paolo dice che noi eravamo tutti sotto il peccato, e nomina anche varie dissolutezze, vizi, passioni sregolate, che gli uomini facevano, anzi dice che facevamo, quindi si mette anche lui in mezzo a quegli uomini. E, però, aggiunge – ecco il brano – Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati ci ha fatti rivivere in Cristo. Per grazia infatti siete stati salvati.
Allora una prima idea è questa: noi per natura siamo dei peccatori. Certo, non è vero questo per Dario, perché non ha ancora potuto fare dei peccati; in lui cè solo la privazione della grazia di Dio, perché in questo consiste il peccato originale per noi. Però noi tutti che siamo adulti abbiamo esperienza che veramente siamo facilmente portati al peccato: lorgoglio, legoismo, le passioni sregolate, il piacere, il potere, lavere, sono cose che ci allettano, sono veramente delle insinuazioni, delle tentazioni del serpente infernale.
Noi abbiamo vinto il peccato per mezzo della grazia di Dio. Cioè non è luomo che naturalmente può salvarsi, con le sue sole forze naturali. Luomo si salva per mezzo della grazia: per grazia siete stati salvati. Questo vocabolo, grazia, è entrato anche nella teologia in questi duemila anni. I teologi dicono che è la grazia santificante quella che ci rende nuovi. La grazia santificante, per dirla con un esempio, è come linnesto che un contadino, un agricoltore fa in una vite selvatica, vi innesta un vitigno nuovo, di qualità eccellente; attraverso quellinnesto la vite farà dei frutti buoni; fa dei frutti buoni perché è innestata, è linnesto che fa questo. Altrettanto in noi, attraverso il battesimo, Iddio, col suo Spirito, mette in noi una vita nuova soprannaturale. Siamo infatti – dice il testo che abbiamo letto – opera sua, creati in Cristo Gesù – creati in Cristo Gesù! – per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo.
Allora, non sono le nostre azioni che ci salvano, è la grazia di Dio; però la grazia di Dio porta i suoi frutti; i frutti sono amore, pace, benevolenza, mitezza, pazienza, dominio di sé... queste sono i frutti dello Spirito Santo. Perché lo Spirito Santo viene nellanima nostra attraverso il battesimo e ci porta a questa vittoria – diciamo così – sul maligno e sulle nostre passioni, sulla nostra natura, e ci porta a fare queste opere buone.
Nel vangelo si parla... Gesù dice che come Mosè ha innalzato il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio delluomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio, infatti, ha mandato il suo figlio nel mondo non per giudicare e condannare il mondo, ma per salvarlo.
Voi ricorderete il fatto del serpente nel deserto: cerano serpenti velenosi che mordevano gli Israeliti che camminavano nel deserto, in quella zona, e allora hanno pregato Mosè: Intercedi tu per noi presso Dio perché ci liberi!. E Dio ordina a Mosè di elevare un palo e di metterci la figura di un serpente là in alto; chiunque avesse guardato quel serpente sarebbe stato salvo dai morsi velenosi.
Già il libro della sapienza dice: guardando a quel serpente non era lo sguardo che salvava ma eri tu che salvavi i tuoi figli, perché tu sei il salvatore di tutti. E allora, anche qui, è la morte di Cristo che ci ha redenti; però noi bisogna che ci avviciniamo alla morte di Cristo e alla sua risurrezione attraverso la fede. Sarà la fede in lui, nel suo amore per noi, che ci salverà.
Allora questa educazione alla fede e questa pratica cristiana, di opere buone, di frutti buoni, può avvenire solo attraverso lopera di voi, genitori di Dario, e di voi padrini che darete un aiuto ai genitori per questo. Cioè, come linnesto – torno allesempio di prima – non produrrà frutti buoni se il contadino non attende a questo, non cura il vitigno nuovo, altrettanto i bimbi non possono diventare cristiani con le opere se non cè qualcuno che attende a loro.
Il vescovo ci ha scritto nella lettera pastorale: Cristiani non si nasce ma si diventa. Anche questa frase è vera fino a un certo punto, perché di per sé Dario nasce come cristiano proprio col battesimo; è la grazia che ci salva; però è anche vero che, perché questa grazia porti i suoi frutti, ci vuole qualcuno, attorno a Dario, che lo aiuti a crescere da cristiano. E noi auguriamo questo ai genitori e pregheremo questoggi per lui.
Sia lodato Gesù Cristo. »
| < Prec. | Succ. > |
|---|






