3.4.2006

Liturgia - Prediche del Don
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Sabato 4 marzo 2006

I domenica di quaresima (B) – I
S. Olivia di Brescia
Letture:
Gen 9,8-15
Salmo 24:
«Le vie del Signore sono verità e grazia.»
1Pt 3,18-22
Mc 1,12-15

Sabato 4 marzo 2006 (messa parrocchiale, festiva, ore 19.00)

« I geofisici ci dicono che, dopo l’ultima glaciazione, allo scioglimento dei ghiacci c’è stato un aumento dell’acqua nel globo terrestre alto circa un centinaio di metri, e questo ha procurato cataclismi enormi e grandi alluvioni un po’ dappertutto.

Le mitologie del medio–oriente, dell’Egitto, della Grecia, ricordano tutti questo fatto del diluvio; la bibbia non è la prima a ricordarlo; c’è un’edizione in lingua sumerica che risale a quasi tremila anni prima di Cristo. In tutte queste mitologie il diluvio è interpretato come un castigo della divinità nei riguardi dei popoli, alle volte con interpretazioni anche un po’ ridicole (cioè il rumore fatto dagli uomini, il chiasso degli uomini, ha disturbato la divinità nell’alto dei cieli...).

Anche la bibbia interpreta il diluvio in questo senso: come un castigo di Dio ai peccati dell’uomo. Sentite cosa dice, prima di mandare il diluvio, il Signore Iddio: “Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male. E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. Il Signore disse: «Sterminerò dalla terra l’uomo che ho creato: con l’uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito d’averli fatti». ... Allora Dio disse a Noè: «È venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ... »”.

Sono tra le frasi più shockanti che noi troviamo nei testi sacri: Iddio che si pente di aver creato l’uomo; Iddio che prova dolore per questo che ha fatto. E allora mi viene da dire: – Ma Dio che sa tutto, anche il futuro, non sapeva che andava a finire così? Indubbiamente il linguaggio usato nella bibbia è un linguaggio umano come se Dio potesse pentirsi e addolorarsi, eccetera. La sostanza però è questa: che Dio è stanco dell’uomo e vuole, in certo senso, distruggere l’umanità attraverso il diluvio. Questo è l’inizio del racconto del diluvio.

La fine noi la sentiamo, invece, nel brano che abbiamo letto questa sera come prima lettura, che dice proprio così: “Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutto nessun vivente dalle acque del diluvio, né più il diluvio devasterà la terra”, cioè Dio fa ricorso alla sua misericordia. Vi faccio notare che non dice: – A condizione che vi pentiate dei vostri peccati e vi mettiate ad agire bene, io il diluvio non lo mando più... No. E’ una affermazione assoluta: – Io non manderò più il diluvio. Io non castigherò più l’uomo. Si potrebbe dire che è la prima dichiarazione che troviamo nella bibbia della salvezza universale promessa, appunto, a tutti. Faccio notare che Noè è vissuto alcune migliaia di anni prima di Abramo, quindi non era affatto un Ebreo, e tantomeno un cristiano o un musulmano. Rappresenta l’origine della nuova umanità creata dopo il diluvio. E Dio promette la salvezza a Noè, ai suoi figli e a tutti i suoi discendenti. E dà anche un segno: l’arcobaleno.

Mentre nelle sculture antiche noi troviamo delle volte le divinità con l’arco in mano per distruggere i popoli che invocavano quella divinità, proprio per il loro male, per il loro peccato, per i loro vizi, qui invece il Signore Iddio stabilisce un altro arco: l’arcobaleno, il segno luminoso... che unisce il cielo alla terra, quasi una carezza del cielo alla terra, una cosa anche bella molto da vedere. E finché ci sarà l’arcobaleno (quindi, finché dura questo globo terrestre certamente durerà anche l’arcobaleno), questo sarà un segno dell’alleanza di Dio con l’uomo.

San Pietro – ecco perché mi riferisco alle prime due letture, perché abbiamo un battesimo qui, da fare – San Pietro vede il diluvio come un’immagine del battesimo: – “Figura, questa, del battesimo, che ora salva voi; esso non è rimozione di sporcizia del corpo, ma invocazione di salvezza rivolta a Dio da parte di una buona coscienza, in virtù della risurrezione di Gesù Cristo”. All’inizio del brano che abbiamo letto, San Pietro aveva detto: – “Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio”.

Allora, Dio promette la sua misericordia perché ci sarà un giusto che riparerà il peccato di tutti. Ed è tanto vero (che Gesù vuole salvare tutti), che nel periodo tra la sua morte e la sua risurrezione – a sentire San Pietro – è andato “ad annunziare la salvezza anche agli spiriti che attendevano in prigione” e, tra questi spiriti, del vecchio testamento, le anime di coloro che erano vissuti prima di Cristo, ricorda in modo particolare, come i peccatori più perversi, quelli che sono vissuti al tempo del diluvio: “essi avevano un tempo rifiutato di credere, quando la magnanimità di Dio pazientava nei giorni di Noè”, Gesù va ad annunziare la salvezza anche a questi.

Gesù vuole salvi tutti, e il battesimo non è per noi, quindi, soltanto un rito esterno, un rito con l’acqua, ma è rinnovamento dell’animo umano, direi una creazione nuova, come dice San Paolo nella seconda ai Corinzi: – “Le cose vecchie sono passate, ne sono nate di nuove”, chi è in Cristo è una nuova creatura. E Gesù stesso aveva detto: – “Se uno non rinascerà dall’acqua e dallo spirito non può entrare nel regno di Dio”. Ecco, allora, la bellezza del battesimo.

Nel battesimo si usa l’acqua, così come nell’eucaristia si usa il pane e il vino, perché il Signore è fedele alla nostra natura; la nostra natura è fatta di corpo e anima; e come lui, quindi, è sceso sulla terra, si è fatto uomo – oltre che Dio, si è fatto uomo, visibile, tangibile – altrettanto ha voluto dei segni che portassero la sua salvezza alle anime, che fossero visibili. Ecco, allora, l’acqua. Ma non è tanto l’acqua – che, di per sé, sarebbe solo adatta a togliere la sporcizia del corpo – quanto piuttosto l’acqua vivificata dallo Spirito Santo. E’ questo che ci fa rinascere a vita nuova.

E’ però una nascita – ricordo soprattutto ai genitori e, in second’ordine, anche ai padrini, per quanto dipenderà da loro – cioè voi, nella vita naturale, a Liborio [Abbruscato, il bimbo che sarà battezzato poco dopo – n.d.r.] non vi siete accontentati di dare la nascita: lo curate, lo amate, lo coccolate, lo pulite, gli date da mangiare, lo vestite..., domani cercate di dargli una posizione nella vita..., cioè vi consumate per il suo bene. Altrettanto dovete fare per la vita soprannaturale: il vostro esempio, l’amore che regnerà nella vostra casa, i vostri consigli, i vostri insegnamenti..., faranno crescere quella vita che sta per nascere nell’anima di Liborio Walter attraverso il santo battesimo. Così sia.

Sia lodato Gesù Cristo. »