8.1.2006

Liturgia - Prediche del Don
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Domenica 8 gennaio 2006

Domenica 8 gennaio 2006 (B) – P
Battesimo di Gesù
Letture:
Is 55,1-11
Salmo: Is 12,2–6
«Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza.»
1Gv 5,1-9
Mc 1,7-11

Domenica 8 gennaio 2006 (messa parrocchiale ore 10.30)

« Allora, ragazzi, e anche adulti (quelli comunque che hanno questo foglio davanti possono seguirlo meglio). Nella pagina del vangelo che abbiamo appena letto ci sono due figure che corrispondono alle due parti del vangelo che abbiamo letto. Nella figura là in alto (parlo del vangelo, eh? Quindi nella terza pagina del foglio) c’è Giovanni, Giovanni Battista, che mentre battezza nell’acqua tutti quelli che accorrono a lui annuncia, però, che verrà uno che battezzerà nello Spirito Santo (vedete, rivolto verso il cielo, la luce, eccetera...); nella seconda figura, invece, quella in basso, è rappresentata la seconda parte del vangelo, cioè il battesimo di Gesù. In quell’occasione i cieli si aprirono, lo Spirito scese su Gesù in forma di colomba e si sentì una voce dal cielo: “Tu sei il figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto”.

Ecco, è Gesù quello che ha istituito il battesimo dall’acqua e dallo Spirito. “Se qualcuno non sarà rinato dall’acqua e dallo Spirito” – ha detto Gesù – “non può entrare nel regno di Dio”. E questi bimbi, che noi ricordiamo e vogliamo festeggiare quest’oggi, sono rinati dall’acqua e dallo Spirito, sicché anche su di loro si può rendere sicure quelle parole “Tu sei il figlio mio prediletto”; anche su di loro il Padre eterno ha pronunciato questo perché li ha resi suoi figli adottivi nel battesimo.

Come è avvenuto questo? Ce lo spiega bene – di per sé bene, però non credo che sia chiaro a tutti il senso delle cose che abbiamo letto – Giovanni nella sua prima lettera, nel brano della sua prima lettera che noi abbiamo letto. Vi leggo una frase: “Questi” – questi, cioè Gesù – “è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con acqua soltanto, ma con l’acqua e il sangue. Ed è lo Spirito che rende testimonianza”. Sono chiare queste parole davanti a voi? Dite sì o no. ... [alcuni bimbi – n.d.r.] Sì... sì... [Don Giancarlo – n.d.r.] Sì? Cosa voglion dire? ...

Allora, io mi rifaccio ai tempi di Giovanni l’apostolo. I primi eretici che ci sono stati nella Chiesa sono stati i docetisti, i quali affermavano che l’umanità di Gesù Cristo era un’umanità apparente, non vera, perché Dio non si può mutare, e tanto meno Dio può arrivare a soffrire e morire: Dio è l’eterno; quindi dicevano che la salvezza viene dall’acqua, perché Gesù ha detto con chiarezza: “Andate e predicate il vangelo a tutte le creature. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo ...” quindi bisogna battezzare, bisogna credere, avere la fede ed essere battezzati. Ma il sangue non c’entra niente..., perché il sangue che Gesù ha sparso sulla croce è tutta una messa in scena (secondo loro, secondo i docetisti). Perché non poteva né soffrire né morire.

San Giovanni ricorda che tutto, invece, è derivato dalla morte di Gesù in croce. Se voi ricordate, quando Gesù è morto in croce Longino, con la lancia, gli ha trapassato il cuore, e dal cuore è uscito sangue e acqua (è quello che è rappresentato un po’ lì in fondo, nella seconda pagina). Il sangue e l’acqua. Anzi, la fonte – diciamo così – della vita soprannaturale di figli di Dio viene proprio dalla passione e morte del Signore. Quando Giacomo e Giovanni, gli apostoli, hanno chiesto a Gesù di sedere uno alla destra e uno alla sinistra nel suo regno, Gesù ha risposto: – Ma voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere ed essere battezzati con il battesimo con cui io sarò battezzato? Io ardo dal desiderio di ricevere questo battesimo, e non vedo l’ora che si realizzi... Parlava del battesimo di sangue, cioè egli avrebbe dovuto spargere il sangue, e dalla sua morte deriva a noi la grazia santificante. La pienezza della vita divina che si trova in lui è comunicata a noi attraverso la sua morte. E’ la morte la causa efficiente della grazia per noi.

Poi egli ha istituito i sacramenti per distribuire a noi questa grazia attraverso dei segni reali, concreti, che ciascuno di noi può ricevere. Ecco perché dice il sangue e l’acqua. Non è venuto con l’acqua solo – dice Giovanni – ma con l’acqua e il sangue.

E oltre l’acqua e il sangue San Giovanni ricorda anche lo Spirito di Dio, perché proprio morendo e risuscitando Gesù ci ha donato il suo Spirito, e noi siamo rinati dall’acqua e dallo Spirito perché Gesù è morto per noi.

Morendo per noi, Gesù ci ha insegnato una cosa grande: che l’esigenza dell’amore è che noi moriamo per far vivere altri; se non moriamo, nel senso, diciamo, più immediato della parola, perlomeno ci consumiamo perché gli altri si realizzino. Direi che colui che ci ha redenti, anche ci ha creati, e già nella natura aveva messo questo: non è vero che voi genitori vivete, vi consumate, per la felicità dei vostri figli, perché si realizzino i vostri figli, perché abbiano la gioia i vostri figli? Vedete? E’ sempre lo stesso che ci ha redenti che ci ha fatto nella natura così.

Però che cosa può succedere? Può succedere che noi... abbiamo molti limiti, molte fragilità... poi c’è tutta una mentalità comune, nel mondo, che... non ci permette di vivere l’amore pienamente: è una mentalità egoistica, individualistica, e noi siamo figli della nostra civiltà, viviamo in questo mondo, respiriamo questo mondo, per il quale quello che conta è l’avere, il potere e il piacere. Noi viviamo qui.

Allora San Giovanni ci ricorda anche: “Chiunque crede che Gesù è il Cristo, è nato da Dio; e chi ama colui che ha generato,” (chi ama Dio) “ama anche chi da lui è stato generato” (gli uomini). Il grande profeta della fraternità umana è stato indubbiamente Gesù. Ma Gesù ci ha amato fino alla fine, fino alla perfezione, fino a donare la vita, ed è questo che vuole da noi, perché creiamo un mondo dove regni veramente il rispetto reciproco e l’amore. Questo è il suo comandamento, ci dice Giovanni: che ci amiamo gli uni gli altri.

Per riuscire a vincere, allora, la mentalità del mondo è necessaria la fede. Molto importante. “E’ questa la vittoria che ha sconfitto il mondo:”, ci dice ancora Giovanni in una lettura bellissima, “la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio?”. Cioè, noi oggi abbiamo la prova del nove, direi: venuta a meno la fede – una fede vera, una fede viva, una pratica religiosa – siamo caduti nel paganesimo ancora, nell’individualismo, nell’egoismo, nella superbia e nella boria umana. Siamo caduti lì.

Ecco perché è necessario, allora, alimentare la fede. Ci dice nella prima lettura oggi la liturgia: “Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro patrimonio per ciò che non sazia?
Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti”
. Ecco, perché perseguire, appunto, il potere, l’avere, il piacere, quando questi poi ci lasciano il cuore vuoto, la vita stanca... Noi da Dio abbiamo ricevuto la vita vera, un pane che ci sazia; e allora dobbiamo rivolgerci a lui. I nostri pensieri non sono i suoi pensieri, le nostre vie non sono le sue vie, ma egli, però, ci ha dato la sua parola: “Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e voi vivrete”. E aggiunge: “Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, ... così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata”.

Ecco la necessità, allora, per voi, cari genitori, di leggere e meditare, di gustare e vivere la parola di Dio, in modo che sia una mentalità cristiana che, pian piano, create nel seno della famiglia e nei rapporti tra di voi e tra voi e i vostri figli. E’ molto importante, perché solo questa mentalità di fede è quella che ci farà vincere il mondo, cioè ci fare vincere la mentalità del mondo; ci farà essere capaci di quella correttezza, di quella attenzione agli altri, di quella fraternità, di quel dono generoso e gratuito di noi stessi che è l’essenza della nostra vita. Così sia.

Sia lodato Gesù Cristo. »