4.9.2005

Liturgia - Prediche del Don
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Domenica 4 settembre 2005

XXIII domenica del tempo ordin. (A) – III
S. Rosalia
Letture:
Ez 33,7-9
Salmo 94:
«Fà che ascoltiamo, Signore, la tua voce.»
Rm 13,8-10
Mt 18,15-20

Domenica 4 settembre 2005 (messa parrocchiale ore 10.30)

« Questa mattina comincio un po’ da lontano per fare una riflessione sulla prima lettura di oggi. Se noi, nella nostra vita, ammiriamo solo coloro che sono riusciti, coloro che hanno delle doti speciali, magari sono dei bravi atleti, sono dei bravi cantanti o addirittura cantautori, sono riusciti nella vita a fare molti soldi, a fare carriera; e verso chi invece è meno dotato abbiamo un atteggiamento e parole di disprezzo, quindi li consideriamo una zavorra che dobbiamo portarci dietro: gli handicappati, i vecchi, i malati, gli zingari che vengono a bussare alla porta per avere un’elemosina, o gli extra–comunitari, li consideriamo solo dei parassiti, un di più che noi dobbiamo trascinarci dietro ma a malincuore, non abbiamo – se siamo così – non abbiamo i sentimenti che ha Dio, perché Dio, invece, sceglie proprio gli ultimi, gli umili, i poveri, i piccoli.

Nel Deuteronomio, ad esempio, si legge che Dio dice a Israele: “Non ti ho scelto perché fossi un popolo guerriero e un popolo grande, potente; anzi, sei il più piccolo di tutti i popoli della terra, ma io ti amo”. Cioè, in altre parole, io ti ho scelto perché ti amo, non ti amo perché tu meritavi di essere scelto. E per mezzo di Isaia dice, ancora: “Tu sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima, io ti amo; ho scritto il tuo nome sul palmo della mia mano”. Vedete quali finezze usa il Signore Iddio verso un popolo umile, povero, impotente, in confronto alle grandi potenze che esistevano allora nel mondo.

E quello che dice per un popolo, lo dice anche per ogni singolo uomo. Egli è attento al povero, e tra i poveri, o meglio, preferisco dire tra i piccoli, i piccoli dei piccoli sono i peccatori. Quando parlo di peccatori non intendo coloro che commettono peccato perché questo lo facciamo tutti; intendo piuttosto coloro che amano il loro peccato, i viziosi che sono decisi a mantenere i loro vizi, i cattivi che si fanno un vanto di avere ucciso, di aver fatto del male; coloro che hanno come scopo della loro vita fare del male; sfruttare gli altri per sé, opprimerli e se necessario anche sopprimerli; parlo di coloro i quali volentieri dicono delle insolenze e delle bestemmie contro Dio. Parlo di costoro.

Allora costoro sono i più piccoli dei piccoli, i più poveri dei poveri; perché mentre gli altri mali – la malattia, la povertà, l’handicap – sono dei mali con la emme minuscola, nel senso che possono poi risultare anche... dei beni per noi, per coloro che hanno queste afflizioni. Il povero, ad esempio, è più facile che si apra proprio perché... – il povero materialmente – si apra a Dio, e chieda l’aiuto di Dio, che non il ricco; il malato più facilmente è attaccato a quello che è essenza della vita e non a tante bazzeccole e tante cose marginali.

Leggevo su un giornale, però non ricordo quale, se “Avvenire” o “la Libertà”, di una ragazza che a dieci anni... aveva una malattia congenita e a dieci anni l’ha resa paralizzata completamente, incapace di camminare, deve sempre essere su sedia a rotelle e deve essere trasportata da altri; ha una mamma e una nonna molto credenti, e queste indubbiamente hanno influito in lei; però questa estate si è diplomata a pieni voti e si è iscritta all’università nella facoltà di lettere, il ramo del giornalismo: vuole fare la giornalista, in questo sollecitata anche dall’“Osservatore romano” a cui ella ha mandato alcuni articoli. Questa ragazza parlava con disappunto dei suoi coetanei, tutti presi da dove andranno a mangiare la pizza stasera... in quale discoteca si porteranno... cioè tutti attaccati a delle cose futili, che passano, che non riguardano il senso vero della vita.

Ecco, questi mali, allora, sono mali minori: l’handicap, la malattia, l’anzianità, la giovane età, la povertà... invece il peccato, quando è un peccato voluto, deciso molto liberamente da chi vuole fare il male, è il male con la emme maiuscola: “Stretta è la porta e angusta la via che conduce alla salvezza; larga invece è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione”. Ecco, i peccatori hanno imboccato la strada sbagliata, e andranno a finire male, andranno a finire male. A differenza degli altri, che hanno altri malanni. Quindi è il male per eccellenza il peccato. Ecco perché anche Gesù lo chiama piccolo il peccatore: dice che in cielo ci si rallegra anche per la conversione di uno solo di questi piccoli, e quando parla dei piccoli non parla dei bambini, parla dei peccatori, perché sono i più piccoli, sono i più poveri, quelli che hanno sbagliato completamente il senso della vita.

I rabbini dicevano che Iddio si rallegra della resurrezione dei giusti e gode, invece, della perdizione, della rovina, degli empi. Non così il Dio di Gesù Cristo il quale dice che c’è più festa in cielo per un peccatore che si converte che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione. Il nostro Dio è così: è un Dio che vuole bene a tutti. Vuole bene a tutti, anche i meno abbienti, i più poveri, gli acciaccati..., ma vuole bene anche ai peccatori, vuole che tutti si salvino. Iddio, in realtà, dice il libro della sapienza, non ha creato l’uomo per la morte, ma per l’immortalità, e la morte è entrata nel mondo ad opera del diavolo, per l’invidia del diavolo. Il Signore quindi vuole che tutti si salvino, e vuole tanto bene ai peccatori che addirittura – abbiamo sentito nella prima lettura di oggi – sceglie Ezechiele perché faccia la sentinella nei riguardi del popolo di Israele.

Il popolo di Israele, o meglio, quello di Giuda e gli abitanti di Gerusalemme stavano per subire l’assedio dei Caldei, la distruzione della città e del tempio, l’esilio; e allora il Signore vuole metterli in guardia, perché continuano nei loro peccati: l’infedeltà nell’uso del matrimonio; le bustarelle, le tangenti date ai magistrati e ai ministri del re per avere del favori; ci si inganna vicendevolmente..., cioè c’è il peccato, domina il peccato, in Gerusalemme e in Giuda. Allora chiama Ezechiele e vuole che avverta questi peccatori. Deve farlo, minacciandolo di morte: “Se non lo farai morirai anche tu come i peccatori”. Quindi è un impegno grave e anche difficile quello della sentinella. Deve essere come la sentinella.

Ora, la sentinella normalmente sta su un posto più elevato, e là avverte quando c’è un pericolo imminente. Così deve fare il profeta. Certo, potrebbe anche sbagliarsi e scambiare un stormire di fronde per un pericolo di un nemico che sta avvicinandosi alle mura della città, ma normalmente è colui che vede prima il pericolo e avverte, con il corno, con la tromba, gli abitanti perché stiano in guardia.

Anche oggi, nel nuovo popolo di Dio, Iddio ha messo delle sentinelle che debbono avvertire il popolo cristiano. Queste sentinelle chi sono? Sono soprattutto i vescovi, sono loro posti a reggere la chiesa di Dio, come dice San Paolo negli Atti degli apostoli; e in subordine sono i parroci, i preti, nelle parrocchie che debbono avvertire. Nell’avvertire questo, nel compiere, diciamo, questa missione di avvertire, ci può essere anche una difficoltà di carattere: c’è quel carattere che è meno curioso e non vuole sapere le cose degli altri; però in questo modo, forse, gli sfuggono certe magagne, certe scorrettezze, certi peccati che si commettono nella sua comunità; c’è quell’altro che è troppo curioso, vuole sapere di tutto, e corre il pericolo poi di sparlare anziché di correggere, come ci insegna Gesù nel vangelo di oggi. Ecco, l’equilibrio ci vuole anche qui, e il Signore ha messo qualcuno come sentinella.

Vi ricordo che Sant’Agostino – una frase che vi ho detto altre volte – dice ai suoi fedeli: “Io con voi sono figlio di Dio; per voi sono vescovo. Preferisco quello che sono con voi che non quello che sono per voi”, cioè preferisce essere cristiano che non essere vescovo, perché è un impegno gravoso quello di essere sentinella che avverte del male che viene. Direi che, insieme ai vescovi e ai preti, anche tutti gli educatori, cominciando dai genitori, in primis, ma poi i catechisti, gli insegnanti, tutti coloro che sono educatori, hanno il compito di avvisare; se non avvertono, se non correggono, vengono meno al loro impegno di salvaguardare la moralità della gente.

A Napoleone Bonaparte – quindi andiamo indietro circa due secoli – fu chiesto una volta da parte di qualcuno (di qualche generale poco cristiano) di smantellare tutta la organizzazione della chiesa, le varie diocesi, le varie parrocchie. Mettere soltanto presso le prefetture un addetto per il culto che dà il permesso di fare certe funzioni. E Napoleone ha risposto: “Ma lo sapete che i parroci sono quelli che mantengono la moralità nei paesi? Molto dipende da loro. Se essi sono dei bravi preti, mantengono la moralità nel paese attraverso la catechesi, attraverso la confessione, attraverso la loro presenza, i loro consigli. Io non smantellerò mai un’organizzazione del genere”. E notate che Napoleone Bonaparte non era uno stinco di santo: con tutte le guerre che ha fatto, tutto il sangue che ha sparso, tutte le ruberie che ha fatto, specialmente nella nostra Italia, non era certamente un santo; però ha capito che era necessario conservare la moralità attraverso queste sentinelle. E altrettanto nelle famiglie sono importanti molto i genitori.

Dicevo... ricordavo ieri una frase di Jean Cocteau (Jean Cocteau è stato un poeta e un romanziere del secolo scorso, francese) e nel suo romanzo “I ragazzi terribili” dice questo, a un certo punto: “I ragazzi del giorno d’oggi godono di un tale libertà che non provano neanche più la soddisfazione di disobbedire”. Ed è vero – eh? – però gli effetti sono davanti a noi; perché, appunto, il proverbio dice: quando manca la correzione abbonda la corruzione. E se oggi abbonda nel mondo la corruzione è perché noi, sentinelle, non abbiamo fatto il nostro dovere.

Gli educatori, a cominciare dai preti e dai vescovi, e poi i genitori, e poi gli insegnanti a scuola, non abbiamo fatto il nostro dovere. E oggi è inutile piangere sul latte versato. Oggi dobbiamo rimboccarci le maniche e stare attenti a cambiare il mondo di nuovo, anche se sarà un compito più difficile che non conservare certi valori, però diamoci da fare, stiamo svegli. Se vogliamo possiamo: l’ultimo referendum ce l’ha dimostrato. Però anche a questo riguardo, io vi ricordo che coloro i quali non volevano queste regole troveranno dei marchingegni tecnici, dei cavilli giuridici, per fare lo stesso quello che, invece, la legge o il referendum ha stabilito di non fare. E’ sempre così, eh?

Noi, quindi, dobbiamo essere vigili, e quest’oggi pregheremo – pregate anche voi ragazzi, eh? – per i preti, per i genitori, per coloro che debbono educare, perché sappiano educare bene. Così sia.

Sia lodato Gesù Cristo. »