15.5.2005

Liturgia - Prediche del Don
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Domenica 15 maggio 2005

VII domenica del tempo ordinario (A) – P
Pentecoste
Letture:
At 2,1-11
Salmo 103:
«Manda il tuo Spirito, Signore,
a rinnovare la terra.»
1Cor 12,3b-7.12-13
Gv 20,19-23

Domenica 15 maggio 2005 (messa parrocchiale ore 10.30)

« Non ho intenzione di dirvi cose nuove. Ripeteremo concetti – io spero verità di fede – e farà bene la meditazione di queste verità, in questa solennità della Pentecoste.

Faccio una premessa. Voi avete sentito dal vangelo di oggi che l’evangelista Giovanni mette l’effusione dello Spirito Santo la sera stessa di Pasqua, la sera della resurrezione del Signore, mentre l’evangelista Luca, negli "Atti degli apostoli", dice che questo è avvenuto cinquanta giorni dopo, appunto, in occasione della Pentecoste ebraica. Perché Giovanni ci dice così?

Beh, ci sono anzitutto due ragioni. La prima è che l’effusione dello Spirito Santo può avvenire, e avviene di fatto, in molte occasioni. Noi ad esempio siamo stati rigenerati dall’acqua e dallo Spirito nel battesimo, abbiamo ricevuto la pienezza dello Spirito Santo nella cresima, e tutte le volte che riceviamo un sacramento o che preghiamo lo Spirito di Dio viene in noi coi suoi doni, colle sue grazie.

Ma c’è anche una seconda ragione. L’effusione dello Spirito Santo è un tutt’uno col mistero pasquale di Cristo. Cioè, la morte, resurrezione, ascensione al cielo ed effusione dello Spirito Santo fanno tutte parte del mistero pasquale. Voi sapete che i tre giorni della passione, morte, sepoltura e resurrezione del Signore è chiamato "triduo pasquale"; e il tempo pasquale va dalla domenica della resurrezione alla domenica di Pentecoste. Questa sera, se ci saranno dei giovani robusti che porteranno via candeliere, si toglierà il cero pasquale che noi abbiamo acceso nella veglia pasquale. La Pasqua, cioè, comprende tutti questi cinquanta giorni.

Sono quattro aspetti del mistero pasquale.

Con la sua morte e resurrezione il Signore Gesù ha salvato l’umanità e questo ha comportato per lui la glorificazione del suo corpo, della sua umanità al cielo, e per noi l’effusione dello Spirito di Dio. Questo, però, è avvenuto in giorni diversi e, dato che si tratta anche di aspetti diversi dello stesso mistero, ecco che vengono celebrati questi aspetti in giorni diversi.

Detto questo, guardiamo il testo evangelico.

Comincia così: "La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato...", mette in risalto che è il primo giorno dopo il sabato, quel giorno che già nell’Apocalisse si chiamerà "Dies dominica", giorno del Signore, e col nome di domenica continuerà per sempre, anche ora. È il giorno che ricorda la resurrezione del Signore, ecco perché è chiamato giorno del Signore. In quel giorno anche le prime comunità cristiane – lo sappiamo dal libro "Atti degli apostoli" e dalla prima lettera di San Paolo ai Corinzi – si radunarono a celebrare l’Eucaristia. Celebrando l’Eucaristia, i primi cristiani, e anche noi oggi, potevano incontrare, e possiamo incontrare, il Signore Gesù. Sia ben chiaro: non il Signore Gesù di Nazaret che ha vissuto in Palestina duemila anni fa, ma il Cristo Glorioso. Noi possiamo incontrare il Cristo Glorioso.

Quando dice: "..., mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei", dice... una nota dell’avvenimento, una nota storica, reale, concreta: erano sbarrati nel cenacolo, ricordiamo che Gesù era stato ucciso due giorni prima – eh? – perché è la sera di Pasqua che succede questo; erano sbarrati nel cenacolo per paura dei Giudei, per paura che i Giudei venissero a prendere anche loro e facessero fare a loro la stessa fine di Gesù Cristo. Quindi il motivo è certamente questo, però ha anche un senso teologico questa espressione delle porte chiuse. Perché, appunto, quello che appare loro non è più il Gesù di prima. È Gesù, ma non è più il Gesù di prima: è il Gesù glorioso. È il Gesù di prima perché mostrò loro le mani e il costato, e i discepoli gioirono al vedere il Signore (non certo gioirono perché era stato crocifisso, ma gioirono nel constatare che quello che appariva loro era veramente Gesù di prima); però appare in un modo diverso: il corpo glorioso ha delle caratteristiche tutte sue.

Sentite cosa dice San Paolo, ad esempio, nella prima ai Corinzi. "Si semina corruttibile, risorge incorruttibile; si semina ignobile, risorge glorioso, si semina debole, risorge pieno di forza; si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale". Ecco il corpo con cui è apparso nostro Signore Gesù Cristo; un corpo che noi, sotto le specie del pane e del vino, possiamo incontrare di nuovo ogni domenica qui. Ecco perché ha detto: "Io non vi lascerò orfani, vado e torno a voi"; e abbiamo letto domenica: "Io sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo". Noi abbiamo la possibilità di incontrare Gesù; la prima presenza di Gesù in mezzo a noi è quella dell’Eucaristia, in cui il suo corpo glorioso appare in mezzo a noi e vuole venire dentro di noi.

Ma poi... continuo la lettura, e dice per due volte: "Pace a voi". È commovente questo "pace a voi" messo in confronto con la paura che avevano i discepoli e pensando a quello che Gesù aveva patito e alla figuraccia che avevano fatto gli apostoli nei suoi confronti. Un apostolo lo aveva tradito, un altro l’aveva rinnegato, tutti erano scappati. Non avevano proprio fatto una gran bella figura; forse era il caso di lasciare andare questo gruppo di persone pavide, timorose, deboli, e farne un altro. Invece no: Gesù ridona fiducia ai suoi apostoli; "pace a voi" dice [...], anzi aggiunge: "Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi", cioè: io vi ridono fiducia; nonostante quello che voi avete fatto, siete voi che dovrete continuare la mia missione.

E come all’inizio della sua missione Gesù era stato annunciato come l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo, così Gesù dice: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi, a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi"; cioè: mando voi a liberare il mondo dal peccato e dal male; come son venuto io, adesso questa missione l’affido a voi. In un’altra occasione aveva detto: "Chi accoglie voi accoglie me; chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato": il Padre. Quindi c’è una continuità: il Padre manda il Figlio, il Figlio manda gli apostoli nel mondo, perché liberino il mondo dal peccato, dal male. Una seconda presenza, quindi, di Gesù è quella che avviene nei pastori della chiesa. I successori degli apostoli – il papa, i vescovi... – sono quelli che rappresentano in qualche modo Gesù in mezzo a noi, perché continuano la missione di Gesù.

Questo fatto di rimettere i peccati... bisogna che ci fermiamo un momento qui, eh? Rimettere i peccati non è solo la facoltà di assolvere dai peccati concessa agli apostoli e, attraverso gli apostoli, poi ai vescovi e ai presbiteri; ha un significato più pregnante questa parola "rimettere i peccati". Bisogna che ci riferiamo a quello che pensavano gli Ebrei. Gli Ebrei pensavano che tutto il male che c’è nel mondo – quindi non solo il peccato, ma anche le malattie, la morte, le disgrazie varie, i mali cosmici, sociali... – era tutto opera dello spirito del male, del demonio. Per questo noi, tante volte, leggiamo nei vangeli, ad esempio, che "Gesù ha liberato dal demonio" certe persone; qualche volta si è trattato veramente di possessione demoniaca, ma il più delle volte, se voi ci badate, si tratta di malati: di epilettici, di sordi, di lebbrosi, cioè erano malattie; però anche le malattie si riteneva – da parte degli Ebrei – che fossero opera del demonio. Allora mandare lo Spirito Santo, lo Spirito di Dio, perché sia liberato il mondo dal peccato vuol dire realizzare le profezie antiche.

Tra tutte le profezie – ce ne sono tante su questo argomento – la più classica è quella di Ezechiele 36 che dice così: "Vi prenderò dalle genti e vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo. Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi ...". Ecco perché Gesù dice: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi".

Non dice solo questo Gesù. Dice il vangelo che "alitò su di loro e disse: ‘Ricevete lo Spirito Santo’", cioè ha fatto il gesto che ha fatto Dio quando ha creato l’uomo: l’ha creato dal fango della terrà e alitò nelle sue narici lo spirito di vita, e l’uomo divenne un essere vivente. Ora Gesù alita sui suoi apostoli e ricrea l’umanità, crea un’umanità nuova. Abbiamo letto nel salmo responsoriale di oggi (salmo 103): "Manda il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra".

Ma, l’ha rinnovata davvero? Cerchiamo di approfondire ancora di più questo concetto. L’ha rinnovata davvero? San Paolo, che era battezzato, era un apostolo – e che razza di apostolo! – scrive così nella lettera ai Romani: "Sappiamo infatti che la legge è spirituale, mentre io sono di carne, venduto come schiavo del peccato. Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto. Ora, se faccio quello che non voglio, io riconosco che la legge è buona; quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio". Allora come la mettiamo? Credo che sia una esperienza che tutti noi abbiamo fatto, perlomeno gli adulti, questa... questa prepotenza dei nostri istinti, delle nostre passioni, della mentalità mondana che ci circonda, comunque del demonio che ci tenta, per cui difficilmente noi riusciamo a resistere al male: sentiamo dentro di noi una forza che ci attira al male.

Lo Spirito Santo è una forza che ci attira al bene. Sentite cosa dice San Giovanni nella sua prima lettera: "Chiunque è nato da Dio non commette peccato, perché un germe divino dimora in lui, e non può peccare perché è nato da Dio. ... E da questo conosciamo che dimora in noi: dallo Spirito che ci ha dato".

Allora, ci sono due forze: una che ci attira al male, l’altra che ci attira al bene (ed è lo Spirito Santo [...]). Allora, credo che nel capitolo otto della lettera ai Romani, che abbiamo letto ieri sera nella messa della vigilia della Pentecoste, ci sia un po’ la soluzione del problema. Dice (vi leggo solo alcuni versetti): "Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; ... anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo" – cioè la liberazione del nostro corpo – "Poiché nella speranza noi siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se visto, non è più speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe ancora sperarlo? Ma se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza".

Allora, San Paolo ci dice che noi siamo nella condizione del bimbo nel grembo materno: siamo una creatura nuova distinta dalla madre, eppure dipende completamente dalla madre; e tutto quello che avviene nella madre si ripercuote nel figlio (la salute, la fatica, il riposo, l’ansia...), tutto quello che in qualche modo fa parte del mondo della mamma, fisicamente e psichicamente, si ripercuote nel figlio che porta in grembo. E noi siamo così: un po’ attaccati alla natura vecchia, per la quale noi siamo soggetti alle tentazioni del demonio e al male; un po’ siamo creature nuove, perché lo Spirito di Dio ci è già stato dato, e se noi ci affidiamo allo Spirito di Dio riusciamo a vincere le forze del male. Dice San Paolo, in quel brano che io ho appena finito di leggere, che anche lo Spirito "geme" dentro di noi; geme con gemiti inenarrabili, quindi non geme nel senso di essere oppresso anche lui dallo spirito del male (è Dio... ci mancherebbe altro!), ma geme nel senso che sospira Dio, prega Dio, ci ispira le giuste preghiere che noi dobbiamo rivolgere a Dio.

Allora io vi lascio questo pensiero come conclusione: preghiamo lo Spirito Santo, non dimentichiamoci dello Spirito Santo; e soprattutto quando andiamo alla preghiera raccogliamoci qualche secondo, qualche momento, a chiedere allo Spirito Santo che indirizzi lui la nostra preghiera; che ci illumini, che ci ispiri, che ci dia forza, che ci dia la capacità di esprimere a Dio tutto il nostro amore, la nostra gratitudine, e di ottenere quelle grazie di cui abbiamo bisogno. Così sia.

Sia lodato Gesù Cristo. »