24.3.2005

Liturgia - Prediche del Don
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Giovedì 24 marzo 2005

settimana santa (A) – P
Cena del Signore
Letture:
Es 12,1-8.11-14
Salmo 115:
«Il tuo calice, Signore, è dono di salvezza.»
1Cor 11,23-26
Gv 13,1-15

Giovedì 27 marzo 2005 (Mandriolo, ore 21.00, Messa «in coena Domini»)

« Voi sapete che il papa, in occasione del Giovedì Santo, invia a noi preti una lettera, tutti gli anni. Anche quest’anno l’ha fatta, ed è una lettera particolarmente sentita perché l’ha scritta dall’ospedale "Gemelli" dopo avere avuto la operazione di tracheotomia, ammalato tra i malati, ha scritto a noi questa stupenda lettera in cui fa alcune riflessioni sulla parte centrale, centralissima, dell’Eucaristia, cioè il racconto della consacrazione del pane e del vino.

Mi piace riferirmi a questa lettera anche perché penso che dica delle cose molto importanti anche per voi; se è vero, pensate, che c’è un sacerdozio ministeriale come è quello che ho io, o Don Piergiorgio, c’è anche un sacerdozio regale e santo, come ci insegna San Pietro nella sua prima lettera, che è di tutti i battezzati, in quanto siete stati santificati dallo Spirito di Dio e avete ricevuto il carattere cresimale che vi rende, appunto, partecipi del sacerdozio di Cristo; per cui si può dire che quando si celebra messa ci vuole il presidente (il prete, senza il prete non è possibile celebrare la messa), ma anche il prete ha bisogno dei fedeli, senza i fedeli non si può celebrare la messa.

Quindi voi siete con–celebranti. Ecco perché ritengo che alcune riflessioni vadano bene anche per voi. Mi dispiace che io non ve le faccio con quella spiritualità altissima che dimostra il papa in questa lettera. Farò con parole molto più povere, e mi riferisco alle prime e alle ultime parole della consacrazione.

[…] Dice il testo: "Gesù prese il pane e rese grazie" e più avanti dirà che beve il calice del vino "e rese grazie". Nella preghiera eucaristica che reciteremo questa sera – la prima preghiera eucaristica, il cosiddetto canone romano – dice: "Rese grazie con la preghiera di benedizione". Le ultime sono quelle che voi fedeli pronunciate quando il sacerdote acclama: "Mistero della fede", e voi dite: "Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua resurrezione, nell’attesa della tua venuta".

Dunque, anzitutto le prime: "rese grazie". E’ quel verbo da cui ha preso nome il mistero che celebriamo, cioè l’Eucaristia, che, come voi sapete, significa proprio "ringraziamento". Quindi il primo atteggiamento interiore che ha avuto il Signore Gesù celebrando, istituendo questo mistero, è stato un sentimento di gratitudine verso il Padre: "rese grazie". E lo stesso atteggiamento dovremmo avere noi quando veniamo a celebrare l’Eucaristia.

Vi sono, a mio avviso, soprattutto due difficoltà. La prima è che noi tante volte veniamo a celebrare l’Eucaristia e pensiamo alla nostra vita terrena, coi suoi problemi da risolvere, con le sue sofferenze, con le sue necessità, per cui è facile poi venire alla santa messa per poi chiedere la guarigione di una malattia, per chiedere che si risolva bene un’attività che abbiamo cominciato, per chiedere che vadano bene i nostri interessi… cioè siamo tutti proiettati sulla terra, sulla vita terrena.

Ora è giusto portare la vita terrena anche all’Eucaristia per innestarla nell’Eucaristia, in modo che assuma quella valenza soprannaturale ed eterna che dovrebbe avere anche la nostra vita terrena.

Noi, invece, dobbiamo rendere grazie a Dio perché ci ama; perché "ci ha scelto prima della creazione del mondo, perché fossimo santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi in Gesù Cristo" [Efesini 1,4 – n.d.r.]. Noi dovremmo essere grati a Dio perché ci dà il suo Figlio, noi veniamo qui per ricevere suo Figlio, che il Padre continua a darci tutte le volte che noi riceviamo l’Eucaristia. Dio ha tanto amato gli uomini da dare il suo Figlio. Nella lettera ai Romani, San Paolo […] che Dio non ha perdonato neppure al proprio Figlio, "ma lo ha dato per tutti noi, come non ci darà ogni cosa insieme con lui?". Però, ecco, questo "ogni cosa" non sono tanto i beni terreni quanto piuttosto il perdono dei peccati, la misericordia di Dio, l’effusione del suo Spirito, la grazia santificante; se ci ha dato Gesù, insieme a Gesù ci darà la salvezza integrale.

E allora noi rendiamo grazie a Dio per questo, e grazie a Gesù che viene di nuovo in noi, nell’Eucaristia; grazie perché è stato così umile da inventare l’Eucaristia, da prendere la forma di cosa, anche di cibo, perché noi potessimo riceverlo dentro di noi, esaudendo, così, il desiderio del nostro cuore di essere un tutt’uno con la persona amata: lui.

Quindi noi, anzitutto, veniamo all’Eucaristia con questi sentimenti di gratitudine.

Per riuscire meglio… – perché noi corriamo sempre il pericolo, anche, di fare le cose per abitudine, anche le cose più sacrosante, purtroppo – allora, per riuscire meglio io ho trovato che è buona cosa attualizzare l’abitudine. Attualizzare l’abitudine non è una cosa che costa molto; vuol dire: mentre vado in chiesa per celebrare la messa, mentre ci […] viaggio per la messa, mentre in chiesa attendiamo che esca la messa, noi diciamo a Dio e a Gesù: grazie, per avermi raccolto qui davanti a te; grazie perché vuoi venire in me; io sono venuto soprattutto perché sento il bisogno di dirti tutto il mio amore, la mia gratitudine. Poi dopo può darsi che durante la santa messa qualche distrazione ci sia perché, appunto, l’abitudine ci rende… così… un po’ superficiali nelle nostre cose, però avrà un valore di Eucaristia vera, un vero ringraziamento che noi […]

Le ultime parole. Le ultime parole dicono che noi annunciamo il mistero pasquale di Cristo: la sua morte e resurrezione; e la memoria di questo mistero si fa, in noi, desiderio vivo e ardente di un incontro definitivo, pieno, con Gesù. Noi tendiamo alla vita eterna; noi tendiamo all’incontro finale con Cristo; noi abbiamo bisogno di lui; noi comprendiamo che senza di lui non possiamo vivere. Mi piace un passo della lettera del papa che dice: "Il sacerdote è uno che, nonostante il passare degli anni, continua ad irradiare giovinezza, quasi contagiando di essa le persone che incontra sul suo cammino. Il suo segreto sta nella passione che egli vive per Cristo". San Paolo diceva: "Per me il vivere è Cristo".

Magari riuscissi a rendere questa gioia e a contagiarvi. Mi è piaciuto questo passo perché mi ha ricordato… così… subito, per associazione di idee, quando celebravo la messa in latino e – qualcuno di voi forse lo ricorderà – e si cominciava ai piedi dell’altare: "In nomine Patris, et Filii, ed Spiritus Sancti. Amen. Introibo ad altare Dei. Ad Deum qui laetificat juventutem meam". "Andrò all’altare di Dio, a Dio che rende lieta e perenne la mia giovinezza". Bellissimo questo.

Noi, ricevendo Gesù, dimentichiamo, in un certo senso, il passato, e siamo protesi verso l’avvenire, come diceva San Paolo, puntando alla mèta che è Cristo. Questo […] Eucaristia. Ricevendo l’Eucaristia, noi vogliamo immedesimarci sempre più con Cristo; vogliamo conquistare lui perché siamo stati conquistati da lui. Sicché uscendo dalla messa – stavolta usciamo – dopo aver fatto la comunione, noi dovremmo irradiare Cristo: le nostre parole, i nostri atteggiamenti, i nostri comportamenti, il nostro modo di rapportarci con gli altri, dovrebbe essere un’irradiazione della gioia di avere conosciuto Cristo. Il segno e la gioia di Cristo, questo dovrebbe essere l’Eucaristia per ciascuno di noi.

Più che mai, direi, in questa serata – è una sera di Eucaristia e di tradimento nello stesso tempo – sento vere le parole della lettera agli Ebrei: "Anche voi andate incontro a Cristo, portandone l’obbrobrio, sapendo che non abbiamo qui una città permanente ma ne cerchiamo una futura". E’ questo che veniamo ad imparare da Gesù ricevendolo nell’Eucaristia: a portare noi il suo corpo e la sua croce; ad essere presenti anche noi nel suo amore, come è stato lui per noi; e dato che egli ha dato la vita per noi, noi siamo capaci di darla per gli altri. E’ questo che noi dobbiamo imparare da Gesù, in modo che chi ci vede deve respirare Gesù, vedendo noi.

Che il Signore ci aiuti a venire alla sua comunione e alla messa sempre con questo sentimento di gratitudine, e a portare via dalla messa la gioia di vivere che abbiamo perché abbiamo conosciuto Gesù. Così sia.

Sia lodato Gesù Cristo. »