5.3.2005

Liturgia - Prediche del Don
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Sabato 5 marzo 2005

IV domenica di Quaresima (A) – IV
S. Marziano
Letture:
1 Sam 16,1b.4.6-7.10-13a
Salmo 22:
«Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.»
Ef 5,8-14
Gv 9,1-41

Sabato 5 marzo 2005 (messa parrocchiale festiva ore 19.00)

« Fin dai primissimi tempi della chiesa, nella Quaresima si leggeva questo vangelo del cieco nato perché era un vangelo quanto mai adatto per la preparazione dei catecumeni a ricevere il battesimo nella veglia pasquale.

Cerchiamo anzitutto di ambientare storicamente il fatto. Il miracolo avviene subito dopo la festa delle capanne. La festa delle capanne era la festa più popolare e flokloristica che celebravano gli Ebrei; volevano celebrare per otto giorni il loro cammino nel deserto verso la terra promessa; e allora tutti quelli che potevano andavano a Gerusalemme – nelle piazze, nelle vie, nei dintorni di Gerusalemme – con delle frasche, con delle tende costruivano delle capanne dove passavano la notte, famiglia per famiglia; e poi c’erano canti, danze, funzioni; in modo particolare la città era piena di luci, di torce, specialmente la spianata del tempio; e poi ricordavano in quella occasione anche il miracolo dell’acqua dalla roccia: quel miracolo che abbiamo letto domenica scorsa come prima lettura, quando gli Ebrei contestarono Mosè, e attraverso Mosè contestarono Dio, e Dio diede loro l’acqua dalla roccia.

L’acqua, indubbiamente, era un bene prezioso per chi camminava nel deserto, quindi, ecco, ricordavano il dono dell’acqua. Nell’ultimo giorno della festa, infatti, il sacerdote andava processionalmente dal tempio alla piscina di Siloe, con un mestolo d’oro, prendeva dell’acqua dalla piscina, riempiva un bacile che veniva portato processionalmente al tempio.

Nell’ultimo giorno della festa, dice il vangelo di Giovanni, poco prima del racconto che abbiamo letto stasera, Gesù gridò nel tempio: "Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me". Questo diceva – aggiunge l’evangelista – dello Spirito che avrebbero ricevuto coloro che avrebbero creduto in lui. Quindi è sempre quell’acqua viva che zampilla per la vita eterna di cui Gesù aveva parlato alla Samaritana (l’abbiam letto domenica scorsa): lo Spirito che ci rende figli di Dio. E poi aggiunse anche, in quell’occasione, "Io sono la luce del mondo; chi mi segue non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita". Egli, cioè, si è fatto uomo e, con la sua presenza, con la sua attività, col suo insegnamento, ha tolto l’uomo dalle tenebre che avvolgono, e da tutto il mistero che avvolge la sua vita, e l’ha illuminato. Ecco, questo è il contesto in cui avviene questo miracolo.

"Gesù, passando" – dice – "vide un uomo cieco dalla nascita". Molto probabilmente, dato che abbiamo sentito, poco dopo, che chiedeva l’elemosina, molto probabilmente era seduto a una delle porte del tempio, là i genitori lo portavano e raccoglieva elemosine da chi entrava o da chi usciva. Ecco allora la prima questione che pongono i discepoli (è la ragione per cui avviene poi il miracolo). Chiedono a Gesù: ha peccato lui o i suoi genitori perché nascesse cieco? Riportavano un’idea che era abbastanza… che era comune allora, cioè che Dio su questa terra castigava il male e premiava il bene, per cui se a uno le cose andavano bene, era in piena salute, eccetera, voleva dire che era un galantuomo, un uomo di Dio, un timorato di Dio; se andavano male voleva dire che era un peccatore.

E’ un’idea che fa fatica a passare del tutto. Ricordo, non molto tempo fa, una mamma che si lamentava, in certo senso, di Dio, anzi ha detto che era stato ingiusto verso sua figlia perché era tutta casa e chiesa, e poi era iscritta anche al volontariato, faceva del volontariato… e, nonostante questo, gli è capitato un tumore di cui poi è morta. Quindi Dio era stato ingiusto con lei, e non meritava quello; ci sono tanti cattivi al mondo… perché non va a colpire loro?

Ora Gesù ci ha insegnato che la remunerazione del bene e del male avviene al di là della nostra morte corporale. Questo non vuol dire che Dio non sia libero, alle volte, di dare una strigliatina all’umanità che va dietro a delle chimere, o crea degli assoluti, degli idoli che non ci sono, magari con un terremoto, con un’alluvione, con uno tsunami, con qualcosa, o con delle malattie; questo lo può sempre fare per riportarci alla nostra realtà, perché non ci illudiamo di avere qui una città permanente, ma la nostra patria è nei cieli. Allora, delle volte, Domine Dio, ci ricorda questo con qualche disgrazia che ci aiuta a ravvederci. Certo, dobbiamo riconoscere che tante volte i poveri sono più buoni dei ricchi e che i malati sono più saggi dei sani, quindi la cosa, di per sé, non è vera, insomma: la remunerazione del bene e del male avverrà dopo la nostra morte.

Anche qui il Signore dice la stessa cosa: "Né lui né i suoi genitori hanno peccato, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio". E cosa fa per compiere le opere di Dio? Sputa, fa un po’ di fango con la polvere del suolo e la spalma sugli occhi dei cieco (di per sé, se uno non era cieco diventava cieco a mettergli del fango sugli occhi, e quindi fa tutto il contrario di quello che bisognerebbe fare); e poi gli dice: va’ alla piscina di Siloe, lavati; ed egli obbedisce. Forse il Signore Gesù – dico "forse", lo dico io – ha voluto anche insegnarci questo: che era venuto a "ricreare" l’uomo. Come il primo uomo era stato fatto col fango della terra su cui Iddio aveva alitato la vita, così qui. Vi ricordo che, per gli Ebrei, la saliva era il concentrato dell’alito umano; e allora, ecco, Gesù prende della polvere, aggiunge la sua saliva, quasi a dire che "ricreava" l’uomo.

Quel cieco, però, non ci vede subito; deve andare alla piscina di Siloe, come avete sentito; e l’evangelista ci ricorda che "Siloe" significa "inviato", quindi la piscina dell’inviato. Chi è l’inviato? L’inviato è Gesù stesso, è lui mandato dal Padre, eh? E la sua piscina, dobbiamo forse dire che è il battesimo. Non è sufficiente, infatti, la fede ma è necessario il battesimo per rinascere a vita nuova. E lì riacquista la vista. Io vi ricordo che quando Costantino il grande fece costruire i primi battisteri, questi battisteri – allora la lingua greca era quella parlata – erano chiamati potistèria, cioè luoghi di illuminazione; e anche la lettera agli Ebrei chiama i battezzati "degli illuminati"; quindi la luce la raggiungono attraverso l’opera, la presenza di Cristo e attraverso il battesimo di Cristo.

Dopo il battesimo, quando uno prende atto del suo battesimo, quando uno si domanda che cosa vuol dire essere battezzato, avviene in lui un cambiamento, diciamo una conversione; ecco perché la gente che lo vede dice: E’ lui… non è lui… Cioè, in un certo senso è lui, però non è più lui come era prima; ha cambiato. Prima magari era burbero, iracondo, vizioso, violento, egoista; poi cambia, il contatto con Gesù cambia. E’ un contatto, però, ancora con Gesù uomo: "quell’uomo chiamato Gesù" – dice – "ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi, mi ha detto: va’ a Siloe e lavati". L’umanità di Cristo. Però quando gli chiedono: "Dov’è?", "Non lo so". Una delle prime cose per crescere nella luce della fede, è di riconoscere la nostra ignoranza di Cristo e di sentire sempre più il bisogno di aumentare la nostra conoscenza di Lui.

Allora, ecco, ci sono alcuni interrogatori nel racconto di questa sera. Il primo, appunto, è quello della gente che conosceva questo cieco nato; il secondo è quello dei farisei, che poi dopo dice che sono i Giudei (cioè, i farisei, un po’ presenti dappertutto, son quelli che vengono a saperlo per primi, ma poi certamente avran denunciato il fatto ai capi dei Giudei, forse al gran sinedrio stesso). Comunque questi capi hanno già la risposta in loro; loro sanno già tutto: non può essere… "Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato", e più avanti diranno: "Tu sarai suo discepolo, noi siamo discepoli di Mosè! Perchè a Mosè sappiamo che ha parlato Dio" e diranno ancora: "Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore". Come risponde il cieco, il cieco guarito? "Se sia un peccatore, non lo so; una cosa so: prima ero cieco, ora ci vedo", e poi dirà loro: "E’ strano che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi".

Loro, però, sono chiusi nella loro mentalità. Cioè, se voi avete notato, questi Giudei, giudicano… hanno dei parametri, hanno delle condizioni nelle quali uno deve entrare, se no… se no è extra, se no è estromesso, se no è scomunicato, se no non fa parte di loro. I Giudei – li sentiamo dopo – con i genitori avevano già deciso che chi riconosceva Gesù come il Cristo sarebbe stato allontanato dalla sinagoga, cioè scomunicato. Loro sanno già tutto; loro non si interrogano se vengono a sapere di nuove dottrine, se ci sono dei problemi da risolvere; loro hanno già la soluzione in tasca per tutto; e chi è come loro è buono e bravo, un pio Israelita, merita il paradiso; chi non è come loro è scomunicato.

Sono tanto sicuri di sé stessi che confondono le loro idee con quelle di Dio. Allora un altro insegnamento ci è dato: di stare attenti ad essere più duttili, più capaci di ascoltare anche gli altri, più capaci di vedere quei raggi di verità, di bene che ci sono negli altri. Noi dobbiamo essere sicuri della nostra fede ma nello stesso tempo attenti, capaci di confronto e di dialogo.

Poi c’è l’altro interrogatorio, quello che i Giudei fanno coi genitori del ragazzo che è stato guarito. I genitori – avete notato nel vangelo? – non è che escono in esclamazioni di gioia, abbracciano il figlio che finalmente è nato cieco e adesso ci vede… che bello, chi è stato… come è stato… No. No, no. Dicono: "Ma… noi sappiamo che questo è nostro figlio che è nato cieco; come ora ci veda non lo sappiamo; chi è stato a guarirlo non lo sappiamo. Chiedetelo a lui, ha la sua età… risponderà lui…". Questo dicevano – dice il vangelo – perché non volevano urtarsi con i capi che avevano già stabilito che chi riconosceva Gesù come il Cristo sarebbe stato cacciato dalla sinagoga.

Allora, ecco un’altra cosa che noi dobbiamo imparare: stare attenti a non fare troppo i leccapiedi o i baciamano dei capi; stare attenti a non vivere plaudendo coloro che hanno potere, che hanno denaro, che hanno possibilità di aiutarci, di favorirci, di farci crescere, di mandarci avanti nella posizione sociale o nell’ufficio. Noi dobbiamo stare attenti anche – adesso siamo in regime democratico, quindi forse più che ai potenti si guarda alla mentalità comune – a non lasciarci inquinare dalla mentalità comune, per non dispiacere agli altri, "pro–bono–pacis" si dice, si tace… e si accetta la mentalità degli altri.

Ultimo interrogatorio: tornano a chiamare il cieco nato, guarito. Ecco, in questa occasione io ho ammirato molto la sincerità, il coraggio, la maturità di questo ragazzo (dico ragazzo perché molto probabilmente era un adolescente ancora). Egli non compromette la sua coscienza per dar ragione ai grandi; egli dice quello che pensa, e quello che non sa dice che non lo sa. "Dov’è quel tale", "Non lo so". "Da’ gloria a Dio: noi sappiamo che questo è un peccatore", "Che sia un peccatore non lo so. Questo è strano: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi".

E anche quando Gesù, dopo, lo incontra, Gesù gli chiede: "Credi tu nel Figlio dell’uomo?" ("Figlio dell’uomo" è un’espressione per dire "il Messia", no, che noi troviamo nei profeti antichi), e lui cosa dice? "Chi è perché io gli creda?". Cioè, quel che non sa lo dice chiaramente, ma quello che capisce, questo lo professa e non guarda in faccia a nessuno; per cui Gesù, prima, è semplicemente un uomo, poi diventa un profeta, poi diventa un uomo di Dio, poi diventa il Messia, poi diventa Dio: dà un nome divino. Quando Gesù gli dice: "Tu l’hai visto: colui che parla con te è proprio lui", ed egli disse: "Io credo, Signore!". E gli si prostrò dinanzi. Vi ricordo che quando i battezzati si avvicinavano alla vasca battesimale, nei primi secoli della chiesa, l’ultima cosa che si chiedeva loro: "Credi tu in Gesù?", e lui rispondeva "Io credo che Gesù è il Signore", cioè è Dio; poi allora entrava nella vasca battesimale e veniva battezzato.

Questo uomo, oltre la vista del corpo, ha acquistato la piena fede dell’anima, quindi la vista dell’anima; e tutto il racconto – a mio avviso, non so cosa pensate, a mio avviso – è un po’ un iter, un itinerario di quello che dovrebbe fare un cristiano, da quando ha incontrato Cristo, è stato battezzato, fino a godere della visione di Lui.

Sia lodato Gesù Cristo. »