Domenica 13 febbraio 2005
| I domenica di quaresima (A) – I |
| S. Maura |
| Letture: |
| Gn 2,7-9; 3,1-7 |
| Salmo 50: «Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.» |
| Rm 5,12-19 |
| Mt 4,1-11 |
Domenica 13 febbraio 2005 (messa parrocchiale ore 10.30)
« Abbiamo letto questa mattina, come prima lettura, il racconto del peccato originale. E’ un racconto che, così come si svolge, sembra abbastanza comprensibile, facile, e invece è di difficile interpretazione questo racconto. Io cercherò di darvi la interpretazione della chiesa cattolica, basata sulla scrittura e su quello che è stato il pensiero cattolico in questi duemila anni.
Prima cosa: Adamo ed Eva. Adamo – "Adam" vuol dire "uomo" – … c’è qualcuno che ha pensato che non si tratti quindi di una persona singola ma che si tratti dell’umanità intera, di ogni uomo, in certo senso, che è tentato.
A parte i testi della Genesi che parlano di Adamo ed Eva come se fossero un uomo e una donna singoli (si dice di loro che dopo Caino, poi generano Abele, poi generano Set e altri figli ancora), a parte questo; a parte che Tobia dice che tutto il genere umano viene da un’unica coppia: Adamo ed Eva; a parte che San Paolo, nell’areopago di Atene, dice che Iddio ha voluto che tutto il genere umano nascesse da uno solo, fosse originato da uno solo: Adamo, a parte questo; noi abbiamo la pagina della lettera ai Romani che abbiamo letto come seconda lettura quest’oggi. Perché voi sapete che nei tempi forti, cioè l’Avvento e la Quaresima, anche la seconda lettura è coordinata come tema alle altre due letture. Ebbene l’interpretazione l’abbiamo proprio nella seconda lettura di oggi.
Io ho provato a contare: sono nove volte che San Paolo, nel brano che noi abbiamo letto, parla: "a causa di uno solo …", "per colpa di uno solo …", "per la disobbedienza di uno solo …", "per la caduta di uno solo …", "per il peccato di uno solo …", cioè parla di Adamo come di una persona; e quindi per noi Adamo ed Eva sono due persone singole, i procreatori del genere umano.
Seconda cosa: il serpente. Il serpente che parla non è certamente un serpente. Tutti i primi capitoli della bibbia specialmente sono pieni di metafore, di immagini, e il serpente si è sempre pensato nella chiesa cattolica che sia l’immagine del diavolo, del demonio. Questo fatto (del peccato originale), dobbiamo dire non è trattato molto, poi, in seguito in tutto l’antico testamento; però da due secoli avanti Cristo si cominciò a parlarne – almeno appare che cominciarono a parlarne allora, forse ne avran parlato anche prima, quasi certamente, però noi lo sappiamo con precisione dal talmut e dalla bibbia che si cominciò a parlare del peccato originale – e il serpente è identificato con Satana.
Sentite cosa dice, ad esempio, il libro della Sapienza: "Non provocate la morte con gli errori della vostra vita, non attiratevi la rovina con le opere delle vostre mani, perché Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi. Egli infatti ha creato tutto per l’esistenza … Sì, Dio ha creato l’uomo per l’immortalità; lo fece a immagine della propria natura. Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo; e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono". Ma soprattutto il libro dell’Apocalisse è chiarissimo a questo riguardo; dice: "Il drago" – parla di un drago rosso che combatte contro la sposa di Cristo e Cristo stesso – "Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli". Dal libro dell’Apocalisse, quindi, abbiamo con sicurezza che il serpente è il diavolo, è il demonio, il demonio che seduce.
Certo, noi dobbiamo anche considerare che è vero che quello che successe ad Adamo ed Eva succede anche a noi, cioè ogni uomo può essere tentato al male, e non solo dal demonio, ma dai suoi vizi, dalle istintività prepotenti che trova nel suo corpo, dalla mentalità comune del mondo, può essere tentato al male; quindi dobbiamo sempre anche noi stare molto attenti. Però il racconto parla di Adamo ed Eva, i nostri progenitori, che sono tentati dal demonio.
Terza cosa: l’albero della conoscenza del bene del male. Nel mezzo del giardino di Eden, come avete sentito, c’era l’albero della vita e l’albero della conoscenza del bene del male. Naturalmente non sono alberi, tipo quelli che hanno piantato qui attorno alla chiesa i nostri uomini in questi giorni (sistemazione generale del sagrato – n.d.r.), non sono alberi. L’albero della conoscenza del bene e del male accenna certamente a qualcos’altro. Infatti dice che "la donna vide che l’albero era buono da mangiare" – non so come uno "vedendo" si accorga che è buono da mangiare – "gradito agli occhi, desiderabile per acquistare saggezza" (non c’è nessun frutto che dia la saggezza, frutto materiale).
L’albero della vita è pure esso un’immagine, infatti nell’Apocalisse si legge che al vincitore, a colui cioè che sarà stato fedele a Gesù Cristo, sarà dato il frutto dell’albero della vita; la vita, cioè, immortale la raggiungerà pienamente nella seconda fase della nostra esistenza, quella che è oltre la morte corporale. Però c’è l’albero della conoscenza del bene e del male. L’albero della conoscenza del bene e del male, ecco, questo fin dal vecchio testamento, è stato considerato il desiderio, la voglia dell’uomo di stabilire lui ciò che è bene e ciò che è male. Sentite cosa dice Isaia: "Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro. Guai a coloro che si credono sapienti e si reputano intelligenti", a coloro che vogliono capire tutto, saperla più lunga di Dio, per cui anche se Dio dice: "Vai di lì che c’è il bene, non andare di là che c’è il male", dicono: "Adesso voglio sperimentare io, vedere io quello che è bene e quello che è male". Per Adamo ed Eva il peccato è consistito in questa superbia: di non riconoscersi creature, quindi limitati, e di non essere soggetti alla volontà divina. Questo è stato il peccato per Adamo ed Eva.
E noi cosa c’entriamo?
Ecco, la dottrina cattolica dice che questo peccato si è trasmesso nella natura umana e attraverso la natura umana. Io non starei molto a fare le considerazioni che hanno fatto i teologi… lì c’era presente tutta la natura umana perché esistevano solo loro due, quindi han peccato non solo come persona ma come natura, e quindi tutta la natura è stata coinvolta… Domine Dio ha stabilito così, e quindi è finito che il male che essi hanno fatto ha procurato del male anche a noi. Voglio però precisare subito una cosa: il peccato nel senso vero e proprio, cioè come disobbedienza a Dio, come atto di superbia, è stato di Adamo e di Eva, di nessun altro, noi non abbiamo peccato in questo senso.
E allora perché si dice che nasciamo col peccato originale ed è necessario il battesimo per rimettere questo peccato? Per noi – secondo la dottrina cattolica – il peccato consiste nell’assenza, nella privazione della grazia santificante; quella grazia, cioè, che Adamo ed Eva avevano già ricevuto, per cui erano immagini di Dio, figli di Dio, avevano familiarità con l’Altissimo, è cessata non solo per loro ma anche per noi, ed è stata riacquistata da Gesù Cristo; anzi, se noi avessimo letto un altro versetto oltre i molti che ci han fatto leggere come seconda lettura, il versetto che viene appena dopo dice: "Dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia", cioè Gesù ci ha meritato al di là di quello che Adamo aveva perso; e noi col battesimo riceviamo la grazia santificante. Questo è il nostro peccato originale, per noi il peccato originale è questa privazione della grazia divina.
Certo, oltre la privazione della grazia divina, dobbiamo dire siamo scesi in uno stato di debolezza, di ignoranza, di facilità al male, quasi di tendenza al male, appunto per la prepotenza dei nostri istinti e per l’orgoglio e l’egoismo che in noi, nel nostro spirito, hanno prevalso. Ecco perché la disobbedienza di Adamo ed Eva, per loro, è stato un peccato gravissimo, perché essi l’han fatto quando erano in uno stato di giustizia originale; mentre noi, anche quando commettiamo dei peccati personali attuali, abbiamo sempre tutti questi condizionamenti che ci derivano dal nostro corpo, dal nostro orgoglio istintivo, dalla mentalità del mondo in cui viviamo… per cui abbiamo molte più scusanti noi che non loro. Noi ci troviamo in questo stato di debolezza, anche, oltre l’assenza della grazia santificante.
Direi che a precisare meglio il concetto di peccato originale per noi sono intervenuti degli eretici. Nel quinto secolo Pelagio il quale ha predicato che il peccato di Adamo ed Eva è stato per noi un cattivo esempio, e come i figli seguono il cattivo esempio dei genitori, così tutto il genere umano segue questo cattivo esempio che han dato Adamo ed Eva; ne più ne meno che un cattivo esempio. La dottrina di Pelagio è stata condannata nel concilio di Orange nel 529.
Mille anni dopo, circa, Martin Lutero cade nel fosso dall’altra parte e dice che il peccato originale ha corrotto la natura umana, sicché noi non siamo più capaci di fare il bene: la concupiscenza – che vuol dire, appunto, questa prepotenza degli istinti in noi, dell’orgoglio e dell’egoismo – la concupiscenza ha sostituito la nostra libertà, sicché noi, anche se ci crediamo liberi, non siamo più liberi di fare il bene; necessariamente facciamo il male perché la nostra natura è stata corrotta. La dottrina di Martin Lutero è stata condannata nel concilio di Trento nel 1546.
Allora, queste due condanne precisano ancora meglio, appunto, quello che è il peccato originale dell’uomo: una grande debolezza, una debilitazione della natura umana e la privazione della grazia santificante.
Vi leggo solo alcune frasi del concilio ecumenico Vaticano II°, nella "Gaudium et spes". "Costituito da Dio in uno stato di giustizia, l'uomo però, tentato dal Maligno, fin dagli inizi della storia abusò della libertà, erigendosi contro Dio e bramando di conseguire il suo fine al di fuori di lui. Pur avendo conosciuto Dio, gli uomini " non gli hanno reso l'onore dovuto... ma si è ottenebrato il loro cuore insipiente "... e preferirono servire la creatura piuttosto che il Creatore. Quel che ci viene manifestato dalla rivelazione divina concorda con la stessa esperienza. Infatti l'uomo, se guarda dentro al suo cuore, si scopre inclinato anche al male e immerso in tante miserie, che non possono certo derivare dal Creatore, che è buono. Spesso, rifiutando di riconoscere Dio quale suo principio, l'uomo ha infranto il debito ordine in rapporto al suo fine ultimo, e al tempo stesso tutta l'armonia, sia in rapporto a se stesso, sia in rapporto agli altri uomini e a tutta la creazione".
Ecco, noi celebreremo a momenti l’Eucaristia. Nell’Eucaristia il sacerdote, poco prima della comunione, leva l’ostia e dice: "Ecco l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo". E’ nell’Eucaristia soprattutto; nel battesimo ci viene perdonato il peccato, ci viene ridonata la grazia santificante; ma è nell’Eucaristia soprattutto che noi troviamo la forza per combattere il peccato nella nostra vita. Così sia.
Sia lodato Gesù Cristo. »
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