Domenica 9 gennaio 2005
| I domenica del tempo ordinario (A) – P |
| Battesimo del Signore |
| Letture: |
| Is 42,1-4.6-7 |
| Salmo 28: «Gloria e lode al tuo nome, o Signore.» |
| At 10,34-38 |
| Mt 3,13-17 |
Domenica 9 gennaio 2005 (messa parrocchiale ore 10.30)
« Nella seconda parte del libro del profeta Isaia appare un personaggio diciamo pure un po’ strano che è chiamato il servo di Jahvé, in italiano normalmente tradotto "il servo del Signore". Di questo servo del Signore, il profeta, ne parla in quattro brani che sono chiamati anche carmi – appunto – del servo di Jahvé. Chi è questo servo del Signore? E’ un personaggio concreto o è solo l’immagine del popolo di Israele, che sarebbe il servo di Jahvé?
I biblisti non sono d’accordo nell’interpretazione di questo personaggio (e noi li lasciamo discutere). A me sembra che si parli di un personaggio ben concreto, nel senso che di lui si dicono cose precise. Ad esempio: "la sua morte è tra i malfattori… la sua tomba è quella di un ricco", non so, delle cose che mi sembra difficile poterle attribuire a Israele: "radunerà tutte le tribù d’Israele, di Giacobbe…", allora non è Israele, per me. Però, insomma, voi prendetela come volete. A noi interessa poi relativamente la cosa. Quello che ci interessa è che questo servo del Signore, i primi discepoli, gli apostoli, l’hanno identificato con Gesù.
Perché l’hanno identificato con Gesù? Direi che tutto è cominciato da quel venerdì 7 aprile dell’anno 30 quando Gesù è stato crocifisso ed è morto. Allora gli apostoli si sono chiesti: "Ma come è possibile che un uomo così buono, un uomo che ha fatto solo del bene, un uomo – come dicono i due discepoli di Emmaus – potente in opere e in parole sia finito… fallito, condannato addirittura dall’autorità religiosa come un bestemmiatore? Allora Dio ha confermato la sentenza del sinedrio?! Allora ci siamo illusi anche noi? Speravamo che lui fosse il liberatore di Israele, invece…?". Quando Gesù è apparso ai discepoli di Emmaus e, nella serata della sua resurrezione, a tutti gli apostoli nel cenacolo ha aperto loro la mente a intendere le scritture e dal quel momento essi attribuiscono – gli apostoli – attribuiscono a Gesù i carmi del servo di Jahvè; vedono realizzato in pieno, tante volte, in certi dettagli, alla lettera, quello che Isaia aveva scritto del servo del Signore.
Di lui, il testo che noi abbiamo letto dice – è il primo dei carmi del servo di Jahvè – dice: "Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio". E’ una persona eletta, scelta. Debbo dire che la parola "eletta" ci piace fino a un certo punto perché ci richiama alla mente… certi "cocchini" che erano prediletti dai maestri a scuola, mentre altri erano disprezzati, accantonati, trascurati; poi ci richiama alla mente quella follia provocata dalla certezza di essere una razza eletta e che ha provocato dei drammi, delle tragedie così grandi nella seconda guerra mondiale; per cui l’espressione anche "popolo eletto", "stirpe eletta"… ci piace fino a un certo punto. Però dobbiamo dire anche che per Dio la elezione è qualcosa che va al di là, che è ben diversa. Quando Dio sceglie una persona, sceglie per dargli un incarico, per dargli un servizio da compiere, una missione.
Del resto è così anche in psicologia: in psicologia si insegna che l’élite è per la massa. Se alcuni che formano il gruppo elitario – i più istruiti, i più sapienti, i più potenti, i più ricchi, gli aristocratici – tengono solo per sé stesso quello che sono, quello che hanno, quello che sanno, e non lo comunicano agli altri, diventano un circolo chiuso, che si auto–incensa, si auto–loda, si auto–onorifica, e poi, alle volte, molti di questi eletti, poi, sono come in una torre d’avorio, e nessuno soffre tanto la solitudine come loro; proprio perché sono boriosi e sprezzanti degli altri.
Dio, invece, sceglie perché uno compia una missione. E anche questo "eletto", questo servo di Dio, che è chiamato sempre servo, mai signore, è scelto da Dio per compiere questa missione che è di luce delle genti tutte e di salvezza del popolo Israele. Come farà questo servo del Signore a compiere la sua missione? Perché noi siamo carne, siamo fragili, siamo deboli. "Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni". Ecco come sarà atto a compiere la sua missione, perché in lui infonderà il suo Spirito. San Pietro, nel brano degli "Atti degli apostoli" che abbiamo letto quest’oggi, e che riporta il discorso di San Pietro nella casa del centurione Cornelio, dice: "Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret". E’ potenza, cioè la [Gua?].
Questo servo di Jahvé, attraverso lo Spirito di Dio, sarebbe stato in grado di compiere la sua missione. Una missione che non compie per dominare sugli altri, per vincere i nemici, per eliminarli, ma anzi… "non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta", cioè avrà molta attenzione ai più fragili, ai più deboli, ai peccatori, avrà misericordia di loro. Purché questa misericordia non la confondiamo con l’irenismo: con l’andare d’accordo con tutti, col dare ragione a tutti, con lo scusare sempre tutti. Perché è anche fermo questo servo del Signore: "Proclamerà il diritto con fermezza; non verrà meno e non si abbatterà", cioè sarà fermo nei princìpi e misericordioso con le persone. Nello stesso tempo lo può prendere anche lo scoraggiamento ma egli continua imperterrito.
"Non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra". Queste frasi che riguardano il Salvatore sono vere un po’ anche per ciascuno dei vostri figli, cari genitori; perché anche i vostri figli sono stati scelti da Dio; scelti fin da prima della creazione del mondo, e sono stati santificati nel battesimo; anche in loro è stato infuso lo Spirito di Dio. Perché? Perché compiano anch’essi una missione nella vita.
Voi, del resto, da parte vostra avete eletto questi bimbi: sono i vostri "cocchini", i vostri tesori, ed è giusto che voi cerchiate che raggiungano il massimo di realizzazione si sé stessi attraverso i doni, le capacità che hanno in sé stessi. Però dobbiamo anche dire: cercate di fare in modo che non cerchino mai di prevalere sugli altri, di disprezzare quelli che hanno meno di loro; anzi, rendeteli attenti a quelli che sono più sprovvisti di risorse, di capacità umane, psicologiche, spirituali o fisiche; cercate di fare in modo che ci sia fin dall’inizio questa attenzione agli altri e non ci siano mai, nelle loro parole, disprezzo per gli altri; rendete anche loro fermi, però, sui princìpi morali – è una cosa molto importante oggigiorno più che mai – fermi sui princìpi morali; ma molto misericordiosi verso quelli che sbagliano.
Voi, nei vostri figli, penso, sogniate un futuro roseo, bello, ed è giusto che si sogni sempre così. Però tenete presente che non c’è futuro per tutti noi senza Gesù. Noi abbiamo appena cominciato l’anno, ma non sogniamo giorni nuovi carichi di esperienze perlopiù banali, vacue, magari pensiamo di chiuderci in una cella, la cella delle nostre abitudini, anch’esse piuttosto meschine, piccole piccole, che però ci danno la sensazione di esistere, di vivere; ci danno la sensazione di sicurezza, ma la nostra vita non possiamo pensarla intrappolata nel tempo, in questo breve lasso di tempo che va da gennaio a dicembre, dalla nascita alla morte, perché si arriverà presto a delle rughe, a dei rimpianti, all’infermità del corpo e, Dio non voglia, della mente. Allora non può essere questo il futuro.
E non può essere un futuro neanche semplicemente di uomo, fatto di istinzione, di conoscenze, di cultura, di professionalità, di successo, di carriera, forse di potere. Non può essere questo il futuro di un cristiano. Il futuro di cristiano è Gesù. San Paolo ci avverte che Dio ci ha predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo. Ci ha pre–destinati, cioè ci ha destinati prima che lo decidessimo noi, perché anche Lui ha avuto un progetto, appunto, su ciascuno di noi. Noi abbiamo la dignità e la libertà di dire sì o no al progetto di Dio, questo rimane sempre vero. Però faccio anche presente che se diciamo no non riusciamo a realizzare noi stessi, perché Dio ci ha fatto per quello scopo, e ciascuno di noi, quindi, a suo modo, deve riflettere Cristo, nella vita; deve riflettere quel Gesù nella cui divinità noi già crediamo, ma nella cui umanità noi ancora non viviamo!
Noi dobbiamo allora – ecco, lo raccomando a voi genitori – parlate, allora, di Gesù ai vostri bimbi, parlatene subito, fin da adesso, parlatene sempre, parlatene con calore, parlatene con passione, parlate con convinzione; e appena potete, appena saranno in grado di poterlo capire, fate vedere a loro qualche video–cassetta, qualche libro illustrato su Gesù; e quando saranno in grado di farlo, abituateli a leggere il vangelo, a cibarsi del vangelo; che il vangelo diventi il pane quotidiano della loro anima, in modo da assimilare pian piano Gesù; che lo leggano, che lo rileggano, che lo meditino questo vangelo di Gesù, in modo da diventare veramente l’immagine di Gesù.
Sentite cosa dice San Paolo in un momento, certamente, di elevazione: "Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore; quanto a noi, siamo i vostri servitori per amore di Gesù. E Dio che disse: Rifulga la luce dalle tenebre, rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria divina che rifulge sul volto di Cristo. … E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore" (2 Corinzi – n.d.r.).
Ecco, noi dobbiamo considerare i nostri bimbi come dei fiori – no? – dei fiori… i fiori, in un giardino, sono tutti diversi per forma e per colore, anche se son sempre affascinanti. E poi San Paolo, sempre nella seconda lettera ai Corinzi, dice che noi siamo il profumo di Cristo. Allora, fate in modo che la loro vita rifletta la luce del Signore; in forme e colori diversi, perché ciascuno avrà la sua vocazione, la professione diversa, le situazioni diverse in cui dovranno vivere, quindi risplenderà della luce del Signore in modo diverso, ma che risplendano della luce del Signore; che propaghino il profumo di Cristo nel mondo, in modo che chi passa vicino a loro, chi li accosta, possa esultare, cioè trovare la gioia di vivere. E’ questo che noi vi auguriamo con tutto il cuore.
Sia lodato Gesù Cristo. »
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