Sabato 25 dicembre 2004
| Natale del Signore (A) – P |
| Letture: |
| Is 52,7-10 |
| Salmo 97: «Tutta la terra ha veduto la salvezza del Signore.» |
| Eb 1,1-6 |
| Gv 1,1-18 |
Sabato 25 dicembre 2004, ore 11.00.
« La mia riflessione verterà sulla seconda lettura che abbiamo fatto: il bellissimo inizio della lettera agli Ebrei.
La parola è il mezzo principale con cui noi ci rapportiamo con gli altri ed esprimiamo agli altri le nostre idee, i nostri sentimenti, il nostro animo. Però non c’è solo la parola: delle volte un viso rabbuiato, un sorriso, una stretta di mano, un abbraccio, un bacio, dicono qualcosa di più, forse, che le stesse parole; anzi, alle volte anche il silenzio parla. Così, ad esempio, di Elia si dice che quando è andato sul monte Oreb c’è stato un vento impetuoso, poi un terremoto, poi un fuoco... e Dio non era lì; poi c’è stato un mormorio di leggero silenzio e lì Elia ha potuto parlare con Dio. Indubbiamente la parola, però, è il mezzo principale. E come è che Dio si è rivelato a noi? Perché tutti noi, credo, abbiamo il desiderio di sentire Dio, di vedere Dio, di toccare Dio, se questo Dio c’è.
Beh, la prima parola di Dio, indubbiamente, è stata la creazione. Un sole che sorge o tramonta, la vastità del mare, i colori dei fiori; anche la nostra pianura, così verde e piena di fiori in primavera, i colori belli dell’autunno; poi i ghiacciai... Ci sono tante cose che parlano all’uomo di Dio. C’è stato uno scienziato inglese, un biologo – [Liu?] – che proprio in questi giorni è arrivato alla fede in Dio. Aveva sempre negato l’esistenza di Dio; nei suoi studi non aveva mai trovato Dio. Poi ha studiato a fondo il DNA e ha trovato che è talmente complicato e talmente perfetto che solo un’intelligenza infinita poteva inventarlo. "Quindi" – dice – "chiedo scusa a tutti i credenti perché ho detto contro Dio, mentre adesso credo fermamente in Dio".
Anche la natura, quindi, parla a noi. Quelli che non credono in Dio perché non riescono a vedere nella natura l’impronta di Dio, la manifestazione di Dio, dalla bibbia non sono chiamati empi, malvagi, ma "stolti", cioè insipienti, incapaci di cogliere il senso vero e la gioia della vita. Sentite, ad esempio, cosa dice il libro della sapienza: "Davvero stolti per natura tutti gli uomini che vivevano nell’ignoranza di Dio, e dai beni visibili non riconobbero colui che è, non riconobbero l’artefice, pur considerandone le opere. ... Se, stupiti per la loro bellezza, li hanno presi per dèi, pensino quanto è superiore il loro Signore, perché li ha creati lo stesso autore della bellezza. Se sono colpiti dalla loro potenza e attività, pensino da ciò quanto è più potente colui che li ha formati. Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si conosce l’autore".
Ma poi, come dicevo, credo che ciascuno di noi abbia desiderato in cuor suo che Dio parlasse, che Dio si manifestasse anche sensibilmente. E lo ha fatto. Dio è venuto incontro a questa esigenza dell’uomo, e si è manifestato. Si è manifestato soprattutto al popolo ebreo attraverso i profeti. Sentite cosa dice il profeta Amos: "In verità, il Signore non fa cosa alcuna senza aver rivelato il suo consiglio ai suoi servitori, i profeti". E allora, ecco, già da Abramo, ma soprattutto da Mosè in avanti, abbiamo avuto tutta una serie di profeti che hanno parlato a nome di Dio. Assieme a questi profeti io metterei anche gli agiografi, cioè gli scrittori sacri, coloro che hanno scritto i libri della bibbia. Dice infatti San Paolo: "Tutta la Scrittura ... è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona". Dunque i profeti e poi gli agiografi hanno parlato in nome di Dio, e noi possiamo ascoltare la parola di Dio leggendo la bibbia, ascoltando i profeti.
Dal IV° secolo avanti Cristo fino a Cristo, però, non sono più sorti profeti in Israele. Si direbbe che Dio, irritato per le continue infedeltà del suo popolo, per le mancanze di fedeltà – appunto – all’alleanza fatta con Dio, abbia taciuto; c’è stato il silenzio di Dio. E allora ecco uno che dice: "Oh, squarciassi il cielo e scendessi!" (Isaia 63:19 – n.d.r.). E Dio ha squarciato il cielo ed è sceso, è sceso in mezzo a noi. Iddio stesso, in forma umana: è Gesù Cristo. Gesù Cristo è la rivelazione di Dio. Gesù Cristo – dice qui il testo (Ebrei 1:1 – n.d.r.) – "Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio".
Allora, di Gesù Cristo, qui dice, nel testo, tre cose.
Primo: che è il Figlio di Dio. Il Figlio non in senso generico, come diciamo noi alle volte, per il fatto che siamo tutti creature di Dio... e allora si dice, diciamo: tutti figli di Dio, il senso che dà a questa parola, "figli di Dio", il profeta Malachia quando dice: "Non è Egli – Dio – nostro padre? Non siamo stati creati tutti da Lui?", ecco, è il senso più generico. Non è neanche "figlio" semplicemente nel senso di figlio adottivo, quello che avviene per noi: nel battesimo noi siamo stati adottati come figli di Dio; nell’eucaristia la nostra... (siamo nell’anno eucaristico, ricordo anche questo) nell’eucaristia questa vita soprannaturale viene alimentata, accresciuta, perfezionata, sviluppata. Non è semplicemente in questo senso. Ma in senso proprio e naturale. Cioè, Egli è stato generato da Dio.
La fede della chiesa la esprime così: "... generato, non creato, della stessa sostanza del Padre", ma qui dice: "Il Figlio che ha costituito erede di tutte le cose, per mezzo del quale ha fatto anche il mondo"; e anche nel vangelo abbiam letto che "tutto è stato fatto per mezzo di Lui, e niente, di tutto ciò che esiste, esiste senza di Lui", e... "Egli sostiene tutto" – dice ancora il testo – "con la potenza della sua parola"; e, raffrontando Cristo con gli angeli, dice: "A quale degli angeli ha mai detto: Tu sei mio figlio; oggi ti ho generato?"; e di nuovo, quando introduce il primogenito nel mondo dice: "Lo adorino tutti gli angeli di Dio", quel Dio, cioè, che ha detto, in antico: "Non avrai altri dei di fronte a me, non ti prostrerai davanti a loro" qui, invece, dice: "Lo adorino tutti gli angeli di Dio". L’adorazione è un atto di idolatria e si rende solo a Dio, quindi, quando Dio dice, introducendo il suo primogenito nel mondo, "Lo adorino tutti gli angeli di Dio" intende dire che è della sua stessa natura e sostanza. Dunque Gesù è anzitutto il Figlio di Dio, il Figlio naturale di Dio.
Ma poi si dice, nel testo che abbiamo letto, che "dopo avere compiuto la purificazione dei peccati si è assiso alla destra della maestà nell’alto dei cieli". Quindi Egli è venuto anche come Salvatore (l’abbiamo meditato un po’ questa notte: "ci ha salvato dalla fame, dalla schiavitù, dalla violenza", dal peccato, diciamo), però dopo avere compiuto l’espiazione dei nostri peccati è salito al cielo e adesso, anche con la sua umanità, è nella gloria e nella vita divina.
Terza cosa che dice di Gesù: che Egli è l’irradiazione della gloria del Padre; è l’impronta della sua sostanza. Cioè Egli è proprio l’immagine di Dio in forma umana. Questo è Gesù Cristo, ed è su questo che io vorrei che meditassimo quest’oggi, non solo adesso in questo momento ma durante tutta la giornata. Gesù è venuto a rivelarci Dio, a dirci chi è Dio in sé, chi è Dio per noi, chi siamo noi per Lui, qual è il senso della nostra vita; Egli è venuto a rivelarci questo. Cosa vuol dire "è venuto a rivelarci questo"? Che non solo la sua parola ma tutta la sua vita è una manifestazione di Dio e dei valori veri che ci sono nell’esistenza umana: l’equilibrio, l’umiltà, la bontà, la misericordia, la giustizia... questi ha vissuto Gesù Cristo, ed è per noi la rivelazione di Dio.
Allora, ecco noi ci rivolgiamo a Gesù con la preghiera della Beata Madre Teresa di Calcutta, quella preghiera che mettemmo nel ricordino pasquale di quest’anno: "Signore,", parla a Gesù, "Tu sei la vita che voglio vivere, la luce che voglio riflettere, il cammino che conduce al Padre, l’amore che voglio amare, la gioia che voglio condividere, la gioia che voglio seminare attorno a me. Gesù, Tu sei tutto per me, senza di Te non posso nulla. Tu sei il Pane di vita che la chiesa mi dà, se è per Te, con Te, in Te che posso vivere". Mi sofferto su questa ultima frase: "Tu sei il Pane di vita che la chiesa mi dà", perché noi, ricevendo Cristo, facciamo sì che Cristo venga in noi e noi lo possiamo generare. Voi sapete che la preghiera eucaristica termina sempre con quella dossologia: "Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a Te, Dio Padre onnipotente, nell’unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria", ebbene qui si dice: "Per Te, con Te, in Te io posso vivere".
Chiediamo che sia così. Cioè quella manifestazione di Dio che è avvenuta in Gesù Cristo deve continuare in noi. Quel Gesù che ha detto "io sono la luce del mondo" ha detto anche ai suoi discepoli "voi siete la luce del mondo; risplendano le vostre opere davanti agli uomini e glorifichino il Padre che è nei cieli". E noi lo dobbiamo fare, questo, non solo come singoli ma anche come comunità.
Noi abbiamo letto, sia questa notte sia, soprattutto, domenica scorsa, la profezia dell’Emmanuele. Ebbene, Isaia dice ad Acaz anche questo: "Se non crederete non potrete sussistere", ed è la parola che io dico a voi: se noi non viviamo di fede, come comunità cristiana, se noi non siamo un’irradiazione della gloria di Dio, come comunità cristiana, non potremo sussistere; la parrocchia diventerà come uno dei tanti club che esistono: nascono, vivono, muoiono; così sarà la nostra parrocchia se noi non viviamo il vangelo fino in fondo, anche come comunità.
E vi volevo leggere un brevissimo brano di una confessione di una donna, che è in questo giornalino; una donna che ha avuto tante peripezie, fallimenti e sofferenze nella vita. Non vi leggo tutto, vi leggo solo la cosa che mi interessa ai fini di quello che stavo dicendo.
"Un giorno, non so perché, entro in una chiesa dove non mettevo più piede da quando ero ragazza. Non riesco a dire niente, piango soltanto. Uscendo sento dentro una grande pace: era Lui, Dio, mi dava la possibilità di ricominciare. Riprendo a frequentare la chiesa superando la vergogna iniziale. Lì trovo una comunità parrocchiale viva, trovo calore, accoglienza; e lo stile di vita, quell’amore scambievole che è il comandamento nuovo di Gesù; scopro un cristianesimo vivo, concreto. Con quattro figli da mantenere, al momento opportuno è sempre arrivato quello di cui avevamo bisogno: un vestito, una riparazione gratuita, una somma per delle spese impreviste, eccetera".
Ecco, volevo sottolineare questo fatto: ha incontrato Dio, ma l’ha incontrato in una comunità cristiana viva, concreta, attiva, che viveva il comandamento del Signore.
In questo Natale auguro a me stesso, che sono il parroco, e a tutti voi di essere questa comunità viva, cristiana, che riflette la luce di Cristo nel mondo. Così sia.
Sia lodato Gesù Cristo. »
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