Sabato 25 dicembre 2004
| Natale del Signore (A) – P |
| Letture: |
| Is 9, 1-3. 5-6 |
| Salmo 95: «Oggi è nato per noi il Salvatore.» |
| Tt 2, 11-14 |
| Lc 2, 1-14 |
Sabato 25 dicembre 2004, ore 0.00
(Natale del Signore, la messa dei pastori. Mezzanotte)
« La prima parola che Dio pronuncia quando crea è la parola "luce" (sia fatta la luce). Si può dire che, da quel momento, la luce è diventata per noi uomini simbolo di gioia e di vita; mentre le tenebre, che coprivano l’abisso quando Dio creò la luce, sono segno di timore, di paura, di morte. Anche il testo, l’oracolo bellissimo di Isaia che abbiamo letto questa sera, parla così: "Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse".
Quali sono queste tenebre? Qual è questa luce, che porta gioia ("Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia")? Era appena finita la guerra degli Assiri contro Aram, la Galilea, la Samaria; queste regioni erano state messe a ferro e fuoco dall’esercito assiro. Queste nazioni, che tentavano di invadere il regno di Giuda, sono state disfatte e annullate, praticamente. Ecco, allora, è finita la paura, è finito il terrore per il regno di Giuda e, soprattutto, per Gerusalemme; si ritorna alla tranquillità, alla pace, alla serenità, alla vita. Ecco perché "una grande luce è sorta per coloro che abitavano in luoghi tenebrosi".
Isaia, molto probabilmente, pensava al futuro re Ezechia, il figlio di Acaz (il re, allora, in Giuda), ma, come abbiamo detto domenica scorsa, Ezechia è stato un re pio, buono, saggio, che ha riportato alla purezza religiosa il suo popolo, ha distrutto l’idolatria creata, invece, da suo padre, è stato indubbiamente un buon re, ma nulla di eccezionale. Ecco perché noi pensiamo che questo oracolo e, prima di noi, Israele pensava che in questo oracolo ci fosse una profezia sul Messia. Ma qual è la gioia che ha portato? Come è questa gioia? Perché questa gioia?
"Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda". Riferendosi a esperienze tipiche del popolo d’allora, Isaia dice che sarà una gioia come quando la mietitura va bene e i granai si riempiono di frumento; come quando va bene la vendemmia e i tini traboccano di vino nuovo; è una gioia per la famiglia tutta, per coloro che hanno lavorato il terreno perché sanno che l’avvenire, l’anno, è sicuro, il necessario per vivere ci sarà; oppure come quando, dopo aver vinto una guerra, si può spogliare il nemico e le sue case, portare via arredi, utensili, cibarie, monili, oro e argento, in modo da arricchirsi; la ricchezza da sempre un senso di sicurezza, di tranquillità. Ecco, si gioisce – dice – come allora.
Perché? Qui accenna, la profezia, a due perché. Primo: "Poiché tu, come al tempo di Madian, hai spezzato il gioco che lo opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, il bastone dell’aguzzino". Isaia fa riferimento alla guerra che Gedeone compì e vinse contro i Madianiti; con un’astuzia suggeritagli da Domine Dio, con trecento uomini è riuscito a sbaragliare l’esercito madianita. Isaia vuole dire al popolo, allora, con questa profezia, che quello che è avvenuto è avvenuto per mano di Dio: è Dio che è intervenuto a togliere la paura, l’assedio a Gerusalemme, la perdita della tranquillità e della pace, è venuto e ha operato per il bene del suo popolo. Sono stati liberati come da una specie di schiavitù. Ora sono liberi.
Secondo motivo: "Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace". Qui veramente abbiamo dei titoli tanto altisonanti che andiamo oltre alla figura del re Ezechia. "Un bambino è nato per noi", perché viene dalla terra, dal grembo della Vergine Maria che proviene dalla terra, come tutti gli uomini; invece "Un figlio ci è stato dato", perché viene dall’alto: il Figlio di Dio. Sentite come Sant’Ambrogio commenta questa frase: "Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Bambino perché è nato dalla Vergine, figlio perché nato da Dio e apportatore di una grande luce. E’ nato per noi un bambino. Per noi che crediamo. Nato per noi, perché il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi. E’ nato per noi perché ha preso carne dalla Vergine, è nato come uomo da Maria. La sua carne nasce per noi. Il Verbo – Figlio di Dio – ci è donato; ciò che appartiene alla nostra natura è nato in mezzo a noi; ciò che la supera si è donato".
C’è un salmo, che abbiamo ripetuto spesso nell’ufficiatura dell’Avvento (il salmo 84), che dice ad un certo punto: "La verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo. Quando il Signore elargirà il suo bene, la nostra terra darà il suo frutto. Davanti a lui camminerà la giustizia
e sulla via dei suoi passi la salvezza". "La verità germoglierà dalla terra", perché Cristo, che è la verità, è il germoglio di Davide che è nato, appunto, da Maria; "La giustizia", che è la santità, che è la grazia santificante, un dono soprannaturale, ci viene dato dal cielo. "Quando il Signore elargirà il suo bene, la nostra terra darà il suo frutto". Non rammarichiamoci perché è nato solo una volta da Maria – Cristo – perché Cristo può nascere in noi tutti i giorni: siamo nell’anno eucaristico e io vi ricordo che, ricevendo Gesù nell’eucaristia, Gesù viene in noi, perché noi possiamo far nascere Cristo ancora nel mondo. L’ha detto anche Gesù: "Chi ascolta la mia parola e la mette in pratica è per me fratello, sorella e madre". Non diventiamo solo fratelli suoi, ma madri, madri nel senso che anche noi possiamo generare Cristo negli altri.
Questo, allora, ci fa capire una cosa. Perché dice che è "Consigliere ammirabile" (più dell’antenato Salomone)… "Dio potente" (quindi più potente di Davide, suo antenato)… "Padre per sempre" (più padre che i patriarchi antichi: Abramo, Isacco e Giacobbe)… "Principe della pace; grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e sempre"? Chi è questo… sembrano esagerate queste cose anche riferite a Cristo; perché, certo, Cristo è venuto e l’angelo ha annunciato che è apparso… in mezzo a una grande luce, ha annunciato ai pastori la salvezza: "Io vi annuncio una grande gioia, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore"; e gli altri hanno cantato: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Egli ama", però son duemila anni che è nato Gesù. La libertà dalla fame, la libertà dalla schiavitù, la libertà dalla guerra, dalla violenza, e quindi la pace, è venuta? "Cristo è la nostra pace" – ci dice San Paolo – ma è venuta questa pace?
Ecco, io credo che dobbiamo ricordare che porterà "il suo frutto", il bene elargito da Dio, se noi veramente ci innestiamo in Cristo e operiamo come ha operato Lui. Cioè, con Gesù Cristo è cominciato il regno di Dio, ora però Cristo lo compie attraverso noi. Siamo noi che dobbiamo liberare il mondo dalla fame. Diceva Paolo VI° nella "Populorum progressio" (un’enciclica di Paolo VI°): "I popoli della fame ci interpellano. Se noi popoli ricchi non risolveremo oggi il problema della fame, a un certo punto i poveri scoppieranno e faranno la rivoluzione dei poveri. Sarà una tragedia immane per tutti".
Vi ricordo… ho letto due statistiche – fra l’altro, molto diverse – una dice che sono oltre cinque milioni i bimbi che muoiono di fame nel mondo; l’altra, invece, che sono trenta; forse quella dei trenta aggiunge anche i bambini che, per denutrizione, cadono in malattie, non riescono a guarirle perché non hanno i mezzi per comprarsi le medicine ([…])… Fossero anche semplicemente cinque milioni, sono tanti! Gandhi diceva: "Finché un bambino muore di fame, nessuno ha il diritto di fare un pranzo più che normale".
Allora noi dobbiamo darci da fare: c’è il commercio eco–solidale, c’è la banca etica, ci sono tante associazioni – dobbiamo dirlo – che lavorano per questo motivo, per liberare i popoli dalla fame. Noi cosa facciamo? O non ci commuoviamo neanche davanti a un povero che viene a bussare davanti alla nostra porta? La libertà dalla schiavitù: io vi ricordo la schiavitù dei bimbi, la schiavitù delle donne; vi ricordo, allora, che esiste il telefono azzurro; che esiste la comunità "Giovanni XXIII°" di don Benzi per liberare le prostitute dalla loro schiavitù. Le aiutiamo queste associazioni? Facciamo qualcosa?
Dalla violenza e dalla guerra, questa è la cosa più difficile. L’Italia era… famosa nel mondo per avere la massima produzione delle mine anti–uomo che hanno prodotto milioni di morti e di mutilati in tutto il mondo. Adesso sono al bando, però più che andare in Cina a togliere l’embargo delle armi verso la Cina per potere trafficare e commerciare con la Cina, io metterei l’embargo a TUTTI i prodotti che vanno in Cina e di tutti i prodotti che dalla Cina vengono a noi! Perché la Cina schiavizza i suoi cittadini! Comunque io credo che dobbiamo lavorare molto perché vengano proibite le armi. E dobbiamo anche pregare.
Ci sono due frasi che io ho tralasciato di commentare. L’ultima: "Questo farà lo zelo del Signore". Allora noi dobbiamo anzitutto pregare, però non possiamo limitarci a pregare perché ormai Gesù salva attraverso noi. E allora (ecco l’altra frase) "Sulle sue spalle è il segno della sovranità". Cosa c’è stato sulle spalle di Cristo? La croce. E’ la croce il segno dell’amore di Dio per noi, il massimo segno: la sua incarnazione, la sua morte in croce. Allora noi dobbiamo ricordarci che con la croce, cioè rivestendoci dei sentimenti di amore totale di Cristo riusciremo a fare qualcosa per salvare l’uomo, per salvare il mondo. Solo così. Cristo ci ha amato di un amore serio, molto serio. E noi cosa facciamo per Lui e per il mondo? Se noi ci daremo da fare per questo, certamente contribuiamo alla salvezza del mondo.
Voi eravate venuti qui stasera per partecipare a una messa con delle belle melodie dolci?… E dopo la messa, andare in teatrino a guardare il presepio e dire: "Che bel presepio!"… e poi quando andrete a pranzo, quest’oggi, dire: "Come sono buoni questi tortellini!"… e poi se trovate un amico, dice: "Dove vai stasera? Io andrei a vedere quel tal film, è commovente, però dicono che è fatto bene, via, andiamo a vedere il film". E quando arrivate a sera credete di aver passato un buon Natale?
No, cari! Non è così che si passa il Natale, che si fa un buon Natale! Si fa un buon Natale se si impara ad amare come ci ha amato Cristo! Solo così noi daremo gloria a Dio e saremo portatori, operatori di pace per gli uomini amati da Dio. Cosi sia!
Sia lodato Gesù Cristo. »
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