21.11.2004

Liturgia - Prediche del Don
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Domenica 21 novembre 2004

XXXIV settimana del tempo ordinario (C) – II
Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo
Letture:
2 Sam 5,1-3
Salmo 121:
«Regna la pace dove regna il Signore.»
Col 1,12-20
Lc 23,35-43

Domenica 21 novembre 2004 (messa parrocchiale ore 10.30)

« La liturgia ci ha fatto leggere, come prima lettura, l’incoronazione di Davide come re d’Israele per ricordarci che nelle profezie antiche c’era scritto che il Messia sarebbe stato un discendente di Davide, il quale avrebbe portato il regno di Dio da mare a mare, dal fiume fino ai confini della terra; e gli Ebrei s’immaginavano, quindi, che quando sarebbe venuto il Messia, tutti i popoli sarebbero venuti a Gerusalemme a prostrarsi davanti al re; il popolo ebreo avrebbe dominato sugli altri popoli; tutti si sarebbero inchinati a baciare i piedi al Messia; egli sarebbe stato su un trono d’oro, vestito con paludamenti lussuosi, circondato dai suoi generali e dai suoi ministri.

Il brano di evangelo che noi abbiamo letto è la risposta di Dio a queste attese degli Ebrei.

Ma come? Il Messia sarebbe quello lì, quell’uomo lì, che è crocifisso? E nudo! Senza paludamenti alcuno; davanti a lui ci sono i suoi crocifissori che lo irridono e lo insultano; ha di fianco due briganti. Vi ricordate quando Giovanni e Giacomo chiedono a Gesù di sedere uno alla destra e uno alla sinistra del trono del suo regno. Aveva ragione Gesù a dire: "Ma voi non sapete quel che chiedete!", perché sarebbero stati crocifissi, insieme con lui, al posto dei ladroni.

Dunque, il Messia è quello lì? Sembra quasi impossibile! Incredibile! Guardiamo il brano evangelico. Nel brano evangelico io trovo tre scene. La prima, quella di coloro che sono ai piedi della croce; la seconda, quella di ciò che sta sopra alla croce; la terza, quelli che stanno di fianco alla croce di Gesù.

Sotto la croce di Gesù abbiamo tre categorie di persone.

Prima: il popolo. Il popolo stava a vedere, dice il vangelo di Luca. Stava a vedere perché… il popolo semplice, che ha conosciuto Gesù, ha ricevuto forse dei miracoli, e comunque ha sentito parlare della sua bontà, della sua attenzione ai malati, ai poveri, agli ultimi, conosce il suo messaggio di bontà e rimane lì, incredulo, stupito di quello che sta avvenendo. Dirà – poco dopo il brano che noi abbiamo letto – Luca dirà che tutte le folle che erano accorse a questo spettacolo (pensate, la crocifissione di Gesù uno spettacolo) se ne tornarono battendosi il petto. Questo popolo che non fa niente di bene e niente di male, che sta lì in silenzio a guardare, rappresenta delle volte un po’ noi, quando, davanti ai molti crocifissi del mondo stiamo inerti a guardare; al limite qualche lamento, qualche "Gesù mio, misericordia"… tutto lì, non sappiamo fare altro. Non siamo responsabili forse direttamente del male che c’è nel mondo, ma indirettamente, implicitamente, sì, come è stato responsabile quel popolo che non ha saputo intervenire al momento giusto per testimoniare a pro di Gesù. Questa è la prima categoria di persone.

La seconda categoria è data dai capi. I capi, invece, schernivano Gesù dicendo: "Ha salvato gli altri, salvi sé stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto". Questi sono i capi religiosi del popolo ebreo. Sono i sacerdoti, gli scribi, i notabili del popolo, il gran sinedrio, i sinedriti, i responsabili della morte di Gesù i quali, per la loro insolenza, per la loro arroganza, per la loro superbia, per la loro cattiveria, non solo hanno ucciso hanno ucciso Gesù, ma adesso lo insultano pure e lo deridono, tronfi, contenti di averlo finalmente eliminato e di vederlo morente. Questi capi si aspettavano proprio più degli altri il Messia. Il Messia che avrebbe eletto qualcuno di loro come suo ministro, come suo collaboratore, che avrebbe reso grande il loro nome, e magari avrebbe rimpinzito le loro casse. Non potevano accettare che fosse Messia Gesù di Nazareth.

Davanti agli insulti di queste persone, chi di noi, se fosse stato Gesù in croce, non avrebbe almeno schiodato i piedi e lanciato un calcione in faccia a quella gente lì? Gesù non l’ha fatto, e non è sceso dalla croce. Perché non è sceso dalla croce? Avrebbe dimostrato, così, davanti a tutti, che era veramente il Messia promesso; avrebbero dovuto accettarlo come il Messia. Egli non lo fa perché avrebbe dato, non solo ai capi ma a tutto il popolo spettatore, e in seguito poi anche a tutti noi, un’idea di Dio diversa da quella che voleva comunicare lui, e quindi è rimasto sulla croce.

Assieme ai capi, a dileggiare nostro Signore ci sono anche i soldati. I soldati sono dei poveri diavoli, hanno lasciato la moglie, i figli, gli amici a Roma, o nelle vicinanze, per andare a vigilare su questo popolo, un popolo irrequieto, un popolo diverso da tutti gli altri popoli, che aveva una religione, una lingua, costumanze, tradizioni diverse, e dovevano continuamente sedare anche delle rivolte, erano là praticamente per fare la guerra; e nella guerra i soldati normalmente stanno dalla parte del vincitore. I vincitori qui erano i sinedriti, non era certamente Gesù, quindi si accodano ai sinedriti per insultare il Signore, e invece disprezzano Cristo. Addirittura se ha sete gli offrono dell’aceto, come se l’aceto dissetasse. Questa è la prima scena, la scena di coloro che sono ai piedi della croce.

Sopra la croce, dice il vangelo, stava una scritta: "Questi è il re dei Giudei". Credo che Luca l’abbia scritto questo per insegnare ai suoi lettori, quindi anche a noi oggi, che il nostro re è un re crocifisso. Perché andiamo in cerca di successo? Perché abbiamo la bramosia di primeggiare sugli altri? Perché ci riteniamo tanto importanti se riusciamo ad avere qualche posto di comando? Perché vogliamo avere posti di onore e di supremazia nel mondo, nella vita terrena, dal momento che il nostro re è un re crocifisso? Noi siamo i suoi sudditi o, se la parola non è più di moda, siamo i suoi discepoli. Ricordiamocelo: dobbiamo seguire un re crocifisso.

Poi c’è la terza scena. La terza scena mette in campo coloro che sono di fianco a Gesù. Gesù è crocifisso, ma alla destra e alla sinistra stanno altri due briganti, malfattori. Uno dei due si associa ai capi religiosi e ai soldati a insultare il Signore; spera forse che se Gesù è davvero quel taumaturgo, quell’uomo eccezionale che sa fare anche dei miracoli riesca a schiodare sé stesso dalla croce e anche lui, e quindi lo insulta.

Solo il cosiddetto buon ladrone dimostra di avere fede. Il buon ladrone dimostra di avere una fede eccezionale. Credo che sia il più grande, certamente uno dei più grandi, atti di fede, espressioni di fede che noi troviamo in tutti gli evangeli: egli riconosce, in Gesù crocifisso, Dio. "Neanche tu hai timore di Dio, benché condannato alla stessa pena?". Badate che riconoscere che quel crocifisso nudo, disprezzato, agonizzante, era Dio… ci vuole una fede enorme, e il buon ladrone ha questa fede. Forse perché l’ha sentito poco prima – lo dice proprio il vangelo di Luca, non è riportato nella lettura liturgica, però è appena prima nel vangelo – Gesù, dall’alto della croce dice: "Padre perdonali perché non sanno quello che fanno". Ha perdonato ai suoi crocifissori e li ha pure scusati. Capisce che è davanti a un uomo eccezionale.

Anche il centurione romano, quello che ha comandato lo crocifissione ai soldati, si inginocchierà quando Gesù muore, e dirà: "Veramente quest’uomo era figlio di Dio". Ecco il buon ladrone riconosce in Gesù il figlio di Dio, e mentre lo riconosce come figlio di Dio lo tratta, però, come da compagno di sventura, lo nomina col suo nome: "Gesù ricordati di me quando entrerai nel tuo regno"; e la risposta di Gesù: "In verità ti dico oggi sarai con me in paradiso". Questo buon ladrone dovrebbe essere l’immagine, il segno, il simbolo di ciascuno di noi. Ciascuno di noi dovrebbe dire: Gesù, mio Dio e mio tutto, io credo in te; e tu adesso che sei entrato già nel tuo regno, nella fase finale e perfetta nel tuo regno, nella gloria del Padre, dì anche per noi "vieni in paradiso"; ricorda al Padre e ripeti a lui quelle parole "perdonali Padre, perché non sanno quello che fanno".

Ciascuno di noi, infatti, è un po’ un malvagio. Tutti noi abbiamo peccato ("Chi è senza peccato scagli la prima pietra"), tutti noi abbiamo peccato, tutti noi continuiamo a peccare; allora abbiamo bisogno di qualcuno che ci perdoni o che chieda per noi il perdono. Che chieda per noi il perdono perché anche noi tante volte siamo stati come i capi degli Ebrei, come i sinedriti: abbiamo creduto che il regno di Dio trionfasse quando i grandi del mondo avevano rispetto e s’inchinavano davanti ai capi della Chiesa.

Noi crediamo (penso di parlare a delle persone intelligenti) crediamo che il regno di Dio avrebbe trionfato se nella costituzione europea avessero messo le radici cristiane dell’Europa. Noi vogliamo sempre trionfare. Anzi, noi abbiam fatto anche qualcosa di più: abbiamo preso la croce di Cristo, ma non la croce ruvida di legno dove è morto Gesù, no, abbiamo preso delle croci di oro massiccio, di metalli preziosi, cesellati, sbalzati a mano, ne abbiamo fatto delle opere artistiche, li abbiamo tempestati di gemme, di pietre dure, di diamanti, ne abbiamo fatti delle cose preziose; forse l’abbiamo fatto anche per dire il nostro affetto a Gesù, la nostra fede in lui che è stato crocifisso per noi, però ne abbiamo fatto e ne facciamo anche degli oggetti della nostra espressione e della nostra vanità, indubbiamente. Non è più la croce di Cristo quella.

Il crocifisso, poi, oggi è oggetto di grande discussione, voi lo sapete, sia in Italia che in Europa: vogliono togliere i crocifissi. Io credo che li vogliano togliere per varie ragioni. La prima ragione è che vogliono togliere dalla loro vista l’immagine di quel figlio di Dio che si è fatto uomo perché ci rimprovera continuamente che quando egli si è fatto uomo noi l’abbiamo crocifisso. La seconda ragione è perché vogliono continuare a perseguitare Gesù nei suoi discepoli, nella sua chiesa. La terza ragione, specialmente quando lo vogliono togliere dalle scuole, è perché i bimbi e i ragazzi, non guardino troppo al crocifisso e lo vedano come simbolo della vita, cioè dell’amore, il modello supremo: un crocifisso; no, i bambini oggi debbono imparare che la vita è potere, avere e godere, basta, devono fermarsi lì. Non amare, non amare con la croce.

Allora noi dobbiamo chiedere a Gesù che non parli solo a suo Padre nel cielo, ma che parli anche a noi, che ci ricordi quella parola di Giovanni, dell’apostolo Giovanni: Iddio è più grande del nostro cuore, qualsiasi cosa il nostro cuore ci possa rimproverare. E che ci ricordi anche l’altra parola che Gesù stesso disse un giorno: se qualcuno vuole essere mio discepolo, prenda la sua croce e mi segua. Così sia.

Sia lodato Gesù Cristo. »