| Indice |
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| 30-31.10.2004 |
| Domenica 31.10.2004 |
| Tutte le pagine |
Sabato 30 ottobre 2004
| XXXI domenica del tempo ordinario (C) – III |
| S. Quintino |
| Letture: |
| Sap 11,23 - 12,2 |
| Salmo 144: «La gloria di Dio è l'uomo vivente.» |
| 2 Ts 1,11 - 2,2 |
| Lc 19,1-10 |
Sabato 30 ottobre 2004 (messa parrocchiale ore 19.00)
« La preghiera del mattino degli Ebrei cominciava, e comincia tuttora per i credenti ebrei, con le parole: "Ricordati Israele". Ricordati che cosa? Che sei stato schiavo in Egitto, sei stato oppresso, hai sofferto, ma Dio ha avuto compassione di te ed è venuto a salvarti.
Si domandavano certi Ebrei perché il Signore fosse stato un po’ leggero nelle piaghe con cui ha afflitto l’Egitto perché gli Egiziani lasciassero liberi gli Ebrei. Veramente non sono state piaghe da poco, però avrebbero desiderato che Dio, nella sua onnipotenza, distruggesse l’Egitto con tutti gli Egiziani. Il saggio che ha scritto il libro della sapienza, nel passo che noi abbiamo letto dice i motivi per cui Dio non ha fatto questo.
Primo motivo. "Hai compassione di tutti perché tutto tu puoi". Il Signore, proprio perché è forte, ha compassione di tutti. Siamo noi, che siamo deboli, che siamo così fragili, così limitati nelle nostre possibilità, che abbiamo sempre paura; abbiamo paura che la cattiveria, la violenza che c’è nel mondo l’abbia di vinta e faccia scomparire del tutto il bene sulla terra; ci sentiamo insicuri davanti a certe prepotenze. Non è così Dio.
Per Dio l’universo intero è come un granellino di polvere sulla bilancia, una stilla di rugiada sulla terra al mattino. Noi rimaniamo ammirati davanti alla immensità dell’universo. Pensate che ci sono delle galassie che sono distanti quattordici miliardi di anni luce da noi, cioè la distanza che percorre la luce in quattordici miliardi di anni, correndo alla velocità di trecentomila chilometri al minuto secondo: una distanza sbalorditiva! Uno dei miei parrocchiani mi ha fatto vedere delle volte con un telescopio una galassia: era un puntino che si vedeva appena appena nel cielo; col telescopio si è vista proprio tutta la spirale della galassia, magari era una galassia dal diametro di centinaia di migliaia di anni luce. Come è grande l’universo! Per noi è grandissimo, per Dio è un granello di polvere sulla bilancia, "una stilla di rugiada mattutina".
Egli è forte, ha in polso la situazione e quindi sa che poi il bene l’avrà di vinta sul male. Ci potremmo chiedere: "Ma però, intanto, il male continua a mietere vittime, continuamente...". Il Signore provvede anche alle vittime innocenti dando loro la vita eterna, che non è poco! Non è cosa da poco! Il Signore sa provvedere. Noi non sappiamo provvedere, noi che uccidiamo i piccoli, noi che maltrattiamo la gente, noi che sfruttiamo le donne. Noi non sappiamo dare, ma il Signore Iddio sa dare a queste persone innocenti qualcosa in cambio; e attende con pazienza, perché Egli è onnipotente: può tutto. Sentite cosa dice, poco dopo, lo stesso passo del libro della sapienza: "Tu, padrone della forza, giudichi con mitezza, ci governi con molta indulgenza, perché il potere lo eserciti quando vuoi". Questo è il primo motivo.
Secondo motivo. "Hai compassione di tutti... non guardi ai peccati degli uomini, in vista del pentimento". E anche l’ultima frase del brano che abbiamo letto dice: "Per questo tu castighi poco alla volta i colpevoli e li ammonisci ricordando loro i propri peccati, perché, rinnegata la malvagità, credano in te, Signore". Quando, cioè, Dio eventualmente colpisce qualche malvagio lo fa non per vendetta ma come medicina, per correggerlo, per sanarlo, per portarlo a una revisione di vita, a un esame di coscienza perlomeno, a un ravvedimento. Lo fa per questo, non lo fa per condannare e per vendicarsi del male che hanno fatto.
Non è che Dio ami il peccato, ama il peccatore; fa quella distinzione che, in questi ultimi tempi, aveva fatto il beato Giovanni XXIII°: la distinzione tra errore ed errante. Una distinzione che, peraltro, troviamo già nei padri della chiesa, negli scrittori ecclesiastici dei primi secoli. Noi dobbiamo sempre distinguere. Dio distingue, sa che anche il peccatore più incallito è capace di ravvedersi, e quindi attende con pazienza; perché Egli non gode – come dice il profeta Ezechiele – della morte del peccatore, ma che si converta e viva.
Terzo motivo per cui è paziente il Signore. "... tu ami tutte le cose ... e nulla disprezzi di quanto hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure creata". Questa frase è una frase potente, che ci fa quasi pensare che tutto quello che Dio ha creato lo salverà pure, se no non lo avrebbe neppure creato; che concederà a tutti, in qualche modo, la possibilità di ravvedersi, di pentirsi, e quindi di chiedere perdono e di avere poi la salvezza dal Signore. Egli, comunque, è amante della vita, ha creato perché tutto quello che ha creato viva, esista, perduri; non l’ha creato per distruggerlo. E’ interessante molto questa idea.
Sentite cosa dice, a riguardo degli Egiziani – perché di qui siam partiti, no? – il profeta Isaia: "Li benedirà il Signore degli eserciti" e dice "Benedetto sia l’Egiziano mio popolo, l’Assiro opera delle mie mani e Israele mia eredità". Cioè, Isaia prevede che alla fine dei tempi tutti i popoli, anche quelli che hanno odiato, fatto guerra a Israele, che l’hanno oppresso, l’hanno portato in esilio o in schiavitù, anche questi si convertiranno, perché tutti i popoli sono del Signore. E il profeta Malachia: "Non abbiamo forse tutti noi un solo padre? Forse non ci ha creati un unico Dio? Perché dunque agire con perfidia l’uno contro l’altro?". Il profeta Malachia prende occasione per dire: dobbiamo volerci bene come fratelli dal momento che Dio, che ci ha creato, ci ama come un padre. E’ questa la conclusione.
I rabbini – si narra, narravano – che quando gli Ebrei hanno passato il Mar Rosso e hanno intonato il cantico di ringraziamento, di lode, il cantico famoso che si trova in esodo 15, gli angeli volevano unirsi a questo coro degli Ebrei, e Iddio non lo ha permesso: "Come? Le mie creature stanno morendo, i flutti del mare li stanno annegando tutti e voi volete cantare un canto di lode?". Ecco l’animo del Signore; allora, voi capite la conclusione del brano che purtroppo non è stata messa nella lettura liturgica, ma che si trova, invece, nella bibbia: "Con tale modo di agire, hai insegnato al tuo popolo che il giusto deve amare gli uomini" – tutti, anche quelli che ci hanno offeso, anche quelli che ci hanno fatto del male, anche i peccatori – "inoltre hai reso i tuoi figli pieni di dolce speranza perché tu concedi, dopo i peccati, la possibilità di pentirsi".
Quindi per due motivi Dio agisce così.
Primo perché noi, che pure siamo peccatori, abbiamo sempre fiducia in Lui. Avessimo fatto anche i più gravi peccati, avessimo fatto un cumulo di peccati, non deve mai venire a meno la fiducia nella misericordia di Dio.
E poi perché noi imparassimo da Dio ad essere altrettanto misericordiosi verso gli altri come Dio è misericordioso per noi.
Guardate, siamo alla vigilia dei santi, no? Anche la presenza delle reliquie dice, appunto, che stiamo per celebrare tutti i santi. Chi sono i santi? I santi sono dei peccatori che hanno avuto molta fiducia nella misericordia di Dio e hanno cercato nella loro vita di esercitare la stessa misericordia, lo stesso amore verso gli altri di cui erano stati oggetto loro. Che il Signore ci aiuti e ci accompagni.
Sia lodato Gesù Cristo. »
Domenica 31 ottobre 2004 (messa parrocchiale ore 10.30)
« Appena prima dell’episodio che abbiamo letto nel vangelo oggi, Gesù, entrando in Gerico, aveva guarito un cieco il quale, sentito che stava passando Gesù di Nazareth, cominciò a gridare: "Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!". Anch’egli voleva vedere: dirà a Gesù "Signore, che io riabbia la vista". Anche Zaccheo voleva vedere. Il cieco voleva la vista dell’occhio, la vista materiale, per godere delle bellezze della natura; Zaccheo voleva vedere Gesù, aveva bisogno di vedere qualche cosa o qualcuno che va al di là delle nostre esigenze fisiche. Qualcuno che rispondesse ai bisogni psicologici e spirituali del suo animo.
Zaccheo, per ironia della sorte, significava in ebraico "il puro". Egli che era un pubblicano (e voi sapete, l’abbiamo già detto varie volte, i pubblicani erano gli esattori delle tasse che normalmente approfittavano del loro mestiere per rubare). Luca non dice semplicemente che era un pubblicano, ma era capo dei pubblicani (così traduce l’italiano). Luca conia un vocabolo nuovo nel greco che vuol dire "arci–pubblicano"; sarebbe come si potesse dire "arci–ladro", "arci–strozzino". Questi era Zaccheo, per niente puro, quindi, nonostante il suo nome. Ma, forse proprio per questo, non gradito alla cittadinanza di Gerico.
Era stato, si vede, una sanguisuga che aveva succhiato i risparmi di tanta gente. Infatti ci meraviglia che egli salga su un sicomoro. Le case in oriente erano, e tuttora sono quasi sempre, non col tetto come abbiamo noi ma col terrazzo. Perché non è andato su un terrazzo per vedere Gesù, o perlomeno, dato che c’è una scala esterna che sale al terrazzo, su qualche gradino per potere vedere Gesù? Ma quasi certamente nessuno ha permesso a lui di salire sul terrazzo o sul gradino, quindi egli si trova costretto a salire sulla pianta. Era piccolo di statura, dice il vangelo, molto probabilmente anche grassoccio, quindi abbastanza ridicolo anche fisicamente, e ancora più ridicolo, soggetto quindi ai lazzi della gente, quando l’hanno visto salire, arrampicarsi in qualche modo sul sicomoro per potere vedere Gesù. Il desiderio di vedere Gesù in lui, quindi, era un desiderio grande, profondo.
Non era come quello di Erode. Anche di Erode prima il vangelo aveva detto che "desiderava vedere Gesù", ma desiderava vedere Gesù per curiosità, lo riteneva un paranormale, un mago che faceva cose strabilianti, e di questo abbiamo testimonianza nella descrizione della passione del Signore che fa Luca quando Pilato manda Gesù incatenato da Erode: Erode spera di vederlo fare qualche miracolo davanti a lui. Gesù non lo accontenta per niente, non gli dice una parola, non fa nulla. Era una curiosità che non doveva essere saziata. E’ diversa, invece, la curiosità di Zaccheo. Eppure Zaccheo ha sentito dei giudizi di Gesù sulla ricchezza. Poco prima di arrivare a Gerico, Gesù aveva detto: "E’ più facile per un cammello entrare nella cruna di un ago che non per un ricco entrare nel regno di Dio". E sapeva però, Zaccheo, che Gesù era amico dei peccatori e dei pubblicani; quindi questo certamente l’ha spinto a voler vedere: "Chi è costui che così saggio, così puro, così potente, ama invece i pubblicani, e tante volte – ho sentito – va a cena e a pranzo da loro?".
Contro Zaccheo, così come contro il cieco, all’inizio, c’è la folla. Dobbiamo considerare questo: c’è la folla. Quando il cieco gridava: "Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!" la folla cercava di zittirlo. "Cosa vuole quel pezzente cieco lì?", dovevano ascoltare Gesù, volevano non perdere nessuna delle sue parole e quindi volevano fare tacere il cieco. E’ Gesù che si ferma e dice: "portatemelo qui" e poi lo guarisce. Anche la gente di Gerico non capisce non solo Zaccheo ma neanche Gesù. Infatti, quando Gesù andrà, poi, in casa di Zaccheo, dicono: "E’ andato ad alloggiare da un peccatore!", quindi lui pure si fa impuro andando ad alloggiare da un peccatore. Volevano distinguersi bene dai peccatori queste persone che accompagnavano Gesù e ascoltavano Gesù. Loro si ritenevano i puri; loro avevano una supponenza, un giudizio così perfetto di sé stessi che ritenevano di non doversi mescolare ai peccatori. Gesù ha fatto quindi male ad andare ad alloggiare in casa di un peccatore.
Ma oltre a Zaccheo e la folla, c’è appunto anche Gesù. C’è Gesù il quale, passando sotto al sicomoro dove si trova appollaiato Zaccheo, alza gli occhi, dice, alza lo sguardo, alzò lo sguardo. Più tardi, nel tempio, nel cortile del tempio, porteranno a Gesù un’adultera colta in flagrante adulterio, e chiederanno a Gesù: "Cosa dobbiamo fare di questa donna? Mosè, nella legge, prescrive di lapidarla. Tu cosa dici?". Facevano per mettere alla prova Gesù. E Gesù cosa fa? Si china per terra e scrive per terra col dito. Dato che ripetono la domanda, dice: "Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra". E tutti, uno a uno, se ne vanno (si vede che non avevano proprio la coscienza così pulita); rimane solo Gesù e la donna adultera. Gesù, dice il vangelo, alzò gli occhi. Anche nell’ultima cena, quando lava i piedi agli apostoli, Pietro fa lo schifiltoso, non vuole che il Signore gli lavi i piedi; allora Gesù alza gli occhi verso Pietro, gli dice: "Se non ti lavo, non avrai parte con me nel regno"; allora "... lavami tutto ...".
Sempre però si dice che Gesù "alza gli occhi", perché Gesù si è fatto servo. Da Signore che era, da Dio, si è fatto servo, e allora mentre Zaccheo lo guarda dall’alto in basso, mentre tanta gente, come noi, guardano gli altri dall’alto in basso, egli li guarda dal basso verso l’alto; perché è venuto per servire, non per essere servito; è venuto per salvare, non per perdere. Ecco Gesù. E Gesù, quindi, era venuto proprio per andare in casa di Zaccheo. Lo dice chiaramente lui: "Scendi subito perché oggi devo fermarmi a casa tua" (notate questo verbo, eh? "devo"). "Devo", cioè egli è venuto per andare in casa di Zaccheo. Io debbo; ho il dovere di andare a cercare la pecora perduta; ho il dovere di salvare quello che era perduto. E va in casa di Zaccheo.
Qual è il risultato di quest’incontro di Gesù con Zaccheo? Qui è raccontato molto succintamente; certamente a tavola avranno parlato, Gesù e Zaccheo, e gli altri che eventualmente erano presenti al pranzo; infatti dice: "Zaccheo, alzatosi" – se si è alzato vuol dire che prima era a sedere; hanno mangiato del resto: Gesù è andato in casa di Zaccheo e Zaccheo è corso subito a casa a far preparare un buon pranzetto, perché veniva Gesù in casa sua, tutto lieto pieno di gioia. La conversazione tra Gesù e Zaccheo ha portato a questo risultato: che Zaccheo alla fine si alza e dice – "ecco Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri e se ho frodato qualcuno restituisco quattro volte tanto". Io, tra parentesi, per inciso dico: doveva avere rubato molto, questo Zaccheo, se può permettersi di rendere quattro volte tanto a coloro che egli aveva derubato, poi dopo metà dei suoi beni li dava ai poveri, e gliene saran rimasti anche per lui, quindi è stato un truffatore e uno strozzino notevole! Chiusa la parentesi.
Quello che interessa è la conversione del cuore di Zaccheo. Cioè, Zaccheo ha trovato veramente in Gesù la soluzione dei suoi problemi spirituali. Perché uno può essere ricco, e si crede che, essendo ricco, ha tutto, ha da essere felice su questa terra; invece non è così. Voi ricorderete – mi dispiace in un certo senso ricordarlo – il figlio di Gianni Agnelli, che si è buttato giù da un ponte, si è ucciso, e aveva dei soldi, certamente; però non sono i soldi quelli che riempiono il cuore dell’uomo e rispondono alle esigenze più profonde della sua mente e del suo cuore (si commuove... – n.d.r.). Quindi, noi troviamo in Gesù la salvezza. Zaccheo ha trovato la salvezza.
Che cosa ci dice tutto questo racconto? Per me dice due cose connesse tra di loro.
Primo. Non tenerci Gesù e coccolarcelo per conto nostro; non accorgendoci degli altri, non vedendo gli altri, perché sennò i veri ciechi siamo noi; noi che non vediamo il cieco che grida e chiede salute: dovevano ascoltare Gesù; noi che riteniamo di essere i puri, quelli adatti a stare con Gesù, e non i peccatori; noi ci teniamo Gesù per conto nostro: ce lo adoriamo, lo preghiamo, facciamo meditazioni, ritiri spirituali, lo teniamo... Se tutto questo finisce lì e non ci porta a vedere le tante miserie spirituali e temporali che ci sono nel mondo, non abbiamo capito Gesù, lo abbiamo tenuto come un tesoro nostro.
Seconda cosa che ci insegna: non permetterci mai di giudicare gli altri, perché al di là di quello che si vede ci sono delle virtù e delle sofferenze nell’animo umano, in ogni animo umano, che noi tante volte non riusciamo a vedere, però sforziamoci di avere questa empatia; di capire, cioè, l’animo degli altri e di avere questa carità per cui non ci permettiamo mai ne di giudicare e tantomeno di condannare il prossimo. Così sia.
Sia lodato Gesù Cristo. »
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