Mandriolo nella rete

Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

26.9.2004

E-mail Stampa

Domenica 26 settembre 2004

XXVI domenica del tempo ordinario (C) – II
Ss. Cosma e Corrado
Letture:
Am 6,1a.4-7
Salmo 145:
«Beati i poveri in spirito.»
1 Tm 6,11-16
Lc 16,19-31

Domenica 26 settembre 2004 (messa parrocchiale ore 10.30)

« C’è una prima interpretazione che si può dare al Vangelo che abbiamo appena letto, ed è questa: ci sono molti poveri sulla terra che muoiono di fame, hanno sì e no il sufficiente per vivere, vivono con degli stracci addosso, abitano in casupole, delle volte in baracche, o non hanno neanche dove posare il capo; e ci sono anche molti ricchi che hanno cibo in abbondanza, vestono alla moda, magari con abiti firmati, hanno case lussuose, magari hanno anche la seconda e la terza casa o ville, si possono permettere vizi e stravizi. Ma non si preoccupino molto – i poveri – perché verrà il tempo in cui chi è stato povero e ha sofferto sulla terra sarà beato in cielo; coloro che non hanno avuto compassione dei poveri, coloro che hanno goduto la vita quaggiù, meriteranno l’inferno.

Questa è la prima interpretazione. Un’interpretazione che è un’idea che trova spazio molto in molte ideologie che in tutti questi millenni si sono predicate sulla terra e che trovano la loro radice, per lo più, in concezioni religiose della vita. Ecco, se fosse così la interpretazione della parabola, avrebbe ragione Marx a dire che la religione è l’oppio dei popoli, perché con la lusinga di un paradiso futuro si nega la giustizia quaggiù. Anche i ricchi sono contenti di quest’idea perché possono godersi già il paradiso qui in terra. Questa è la prima interpretazione, che rifiutiamo – credo – tutti.

Seconda interpretazione. Si potrebbe dire che il ricco che banchettava lautamente e vestiva sfarzosamente non avesse poi fatto nulla di male: ha usato del suo, aveva dei soldi, ha cercato di godere la vita, come fanno tanti, ma non l’ha fatto attraverso delle ingiustizie, frodando il fisco, ingannando il prossimo, rubando. Da altra parte, anche il povero – Lazzaro – non è che abbia fatto molto: forse addirittura era ridotto in quelle condizioni perché non ha saputo amministrare bene i suoi beni, comunque giace là alla porta del ricco, poi dopo giace nel seno di Abramo, anche in paradiso è stato portato dagli angeli, lui non ha fatto molto, si direbbe. Dove sta il male allora? Sta nel fatto di non avere condiviso i beni della terra.

Dice Sant’Ambrogio: "Quando tu fai elemosina non credere di dare al povero del tuo, dai al povero del suo perché i beni della terra Iddio li ha creati per tutti". Quest’idea noi la troviamo, ad esempio, anche in San Basilio Magno, in San Giovanni Crisostomo, e vi sto parlando di padri della chiesa – i padri della chiesa, come sapete, sono gli scrittori dei primi secoli cristiani – di padri della chiesa, di... pezzi da novanta, insomma, di grandi calibri, di grandi padri della chiesa. Non tutti però anche i padri della chiesa pensavano così. In modo particolare si distingue Sant’Agostino che, se gli altri sono pezzi da novanta, questo è un pezzo da cento. Sant’Agostino, invece, difende l’idea che il denaro in sé non è un male, è l’uso del denaro che può essere cattivo o buono. Difende quindi la proprietà privata, Sant’Agostino, e con lui altri padri minori della chiesa. Quest’idea è stata quella vincente – diciamo così – nell’ambito della chiesa la quale, poi, anche nella dottrina sociale di questi ultimi tempi, difende il diritto alla proprietà privata ma predica un uso sociale della ricchezza. Ci deve essere, cioè, una certa condivisione dei beni della terra che di per sé sono stati creati per tutti. Questa è già un’interpretazione migliore.

C’è qualcuno che interpreta anche in questo senso: non è che il ricco abbia fatto qualcosa di male, però non ha fatto neanche del bene, che doveva fare. Doveva accorgersi di Lazzaro che giaceva alla porta con le piaghe, macilento, doveva accorgersene prima, non aspettare dopo la morte; doveva condividere con i poveri quello che aveva. In altre parole, in questa parabola Gesù anticiperebbe quello che poi insegnerà parlando del giudizio universale – voi lo ricordate questo discorso – quando dice che separerà i buoni dai cattivi, metterà i buoni alla destra, i cattivi alla sinistra; ai buoni dirà: "Venite benedetti dal Padre mio, perché avevo fame e mi avete dato da mangiare, eccetera…"; agli altri dirà: "Andate maledetti nel fuoco eterno preparato per il diavolo e i suoi seguaci perché avevo fame e non mi avete dato da mangiare". Cioè non dirà a loro: "Avete ucciso… avete rubato… siete stati dei violenti… avete bestemmiato…", dirà semplicemente: "Non avete fatto quel bene che potevate fare, e quindi dovevate fare. E’ un’interpretazione che mi piace già di più.

Io ve ne propongo però un’altra: cioè, tenendo presente queste ultime due interpretazioni, la condivisione dei beni, il fatto che uno è buono quando fa il bene, non solo quando non fa il male, è buono quando compie il bene; tenendo presente queste due ultime interpretazioni, dico che quello che è vero riguardo i beni materiali è vero, è ancora più vero, riguardo i beni spirituali.

Perché dico così? Dico così perché San Luca ci dice che Gesù disse ai farisei (sta parlando ai farisei, i farisei erano quelli che… – fariseo vuol dire separato – che si ritenevano separati da tutti gli altri, gli altri erano i peccatori, loro erano i giusti, i puri, loro erano a posto, loro osservavano la legge a puntino, praticavano la religione, ogni sabato, digiunavano due volte la settimana, partecipavano alle feste, celebravano le feste religiose, erano a posto, si ritenevano completamente a posto), sentite come introduce San Luca questa parabola. I farisei si fanno beffe di Gesù, deridevano Gesù. Egli disse (Gesù): "Voi vi ritenete giusti davanti agli uomini ma Dio conosce i vostri cuori. Ciò che è esaltato fra gli uomini è cosa detestabile davanti a Dio. La legge e i profeti fino a Giovanni" – Giovanni Battista – "da allora in poi viene annunciato il regno di Dio e ognuno si sforza di entrarvi".

Allora… mi sembra che, appunto, pur non ripudiando l’interpretazione che vede soprattutto nella condivisione dei beni materiali il significato della parabola, ed è indubbiamente – devo essere onesto – è indubbiamente quello cui tende la liturgia di oggi: abbiamo sentito Amos, il versetto alleluiatico "Beati voi che ora avete fame, dice il Signore, perché sarete saziati", cioè la liturgia tende a questa interpretazione, ma io penso che sia ancora più esatta, personalmente, almeno, penso che sia ancora più esatta la interpretazione che vede, sia pure attraverso l’immagine di ricchezze e di povertà materiali, la necessità di condividere quello che abbiamo spiritualmente.

Io vi faccio notare che anche il profeta Amos dice: "Guai agli spensierati di Sion… a quelli che si considerano sicuri sulla montagna di Samaria!". La montagna di Samaria era il […] dove c’era il tempio dove i Samaritani andavano ad adorare Dio, e questi ricchi, lo sappiamo anche dallo stesso profeta Amos, erano assidui alle feste religiose, all’osservanza dei sabati, però avete sentito che vita spensierata da buontemponi facevano.

Ecco, noi abbiamo una ricchezza spirituale, siamo qui che ascoltiamo la parola di Dio, riceveremo Cristo nella Santa Eucaristia, riceviamo i sacramenti, abbiamo avuto il dono della fede, per mezzo di questo dono ci dedichiamo alle volte alla preghiera e troviamo tanto conforto, tanta luce, tanta forza in questi mezzi che ci sono stati dati. Abbiamo il coraggio, abbiamo lo zelo missionario, da predicare la parola di Dio anche a chi non crede o, perlomeno, a chi non pratica?

Io vi faccio notare che nella parabola hanno compassione di Lazzaro i cani. Con questo nome, "cani", i farisei, e i giudei in genere, intendevano i pagani. Quindi Gesù vuol fare vedere che non solo i peccatori ma anche i pagani hanno diritto a partecipare a questa ricchezza spirituale. Noi dobbiamo fare parte di quello che abbiamo ricevuto spiritualmente agli altri. Questi altri si trovano, tante volte, in uno stato di depressione, di angoscia, perché hanno perso la bussola, hanno perso il senso della vita, e allora, che siano ricchi o poveri materialmente, sono sempre dei disperati un po’. E costoro, certo se hanno operato il male no, ma se hanno semplicemente sofferto e avuto pazienza nelle sofferenze nella vita, si troveranno un giorno al banchetto celeste; mentre forse quelli che egoisticamente hanno ritenuto per sé i beni spirituali che hanno ricevuto si troveranno condannati.

E’ un po’ l’insegnamento che ci viene anche da altre parabole e discorsi di Cristo. Voi ricorderete qualche domenica fa, io penso in agosto, quando abbiamo letto della porta stretta… che cercheranno di entrare poi, quando chiudono la porta, rimangono fuori, bussano alla porta e dicono: "Signore aprici!" … "Non vi conosco!" … "Ma tu hai parlato nei nostri convegni, nelle nostre piazze, noi abbiamo partecipato alla tua mensa…", vedete? "In verità non vi conosco". Oppure ricorderete quello che abbiamo letto nelle parabole della misericordia quindici giorni fa: entrerà a far parte del banchetto del padre il figlio scapestrato; quell’altro che è stato ligio ai suoi comandi, che ha sempre osservato tutto quello che il padre gli diceva rimane fuori.

Ecco io penso che ci sia anche, perlomeno, questo significato che noi dobbiamo cogliere. Infatti parla della legge e dei profeti. Davanti al ricco che dice: manda Lazzaro, almeno, dai miei fratelli perché sappiano le cose come stanno e non vengano anche loro in questo luogo di tormento, dice: "Hanno Mosè e i profeti, ascoltino loro". Cioè, se ascoltano e mettono in pratica la parola di Dio capiscono che debbono essere zelanti verso tutti. "No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti sarebbero persuasi", e qui indubbiamente Gesù accenna alla sua risurrezione. Cioè, se non ascoltano la parola di Dio, egli può anche risuscitare dai morti ma non vi crederanno. E quindi in regno di Dio, che dopo Giovanni ha predicato e in cui la gente si sforza di entrare, esiste dalla risurrezione del Signore. Però quelli che si ritengono già giusti per conto proprio va a finire che non vi entreranno. Vi entreranno coloro i quali avranno sofferto, avranno cercato di vivere secondo la propria coscienza, hanno pazientato nelle sofferenze della vita, costoro saranno degni del banchetto del regno celeste.

Così sia.

Sia lodato Gesù Cristo. »



 

Aggiungi un commento

Il tuo nome:
Indirizzo email:
Commento: